ACCADEMIE. - Scuole e libere associazioni di dotti con scopi letterari o scientifici, considerate come centri irradiatori di studi.
**
#### I. L'A. GRECA.
A. è il nome con cui si è fissata nella storia la scuola di Platone. Ritornato questi nel 387 ad Atene, dopo il fallimento dei primi suoi tentativi politici a Siracusa, fondò la sua scuola in una proprietà da lui comprata a 6 stadi a nord-ovest di Atene. È probabile che il nome sia derivato da Ἀκάδημος, eroe eponimo di quella regione. La posizione era splendida: vi fiorivano olivi, che la leggenda diceva esser derivati dall'olivo sacro fatto nascere da Minerva là dove poi sorse l'Eretteo. Platone fece costruire altari in onore di Zeus, delle Muse e di Eros: l'edificio si adornava di un gran parco a cui si accedeva per splendidi viali; magnifica era la palestra. È probabile che la descrizione del luogo, quale si trova al principio del Fedro, come scena in cui il dialogo si svolge, si possa riferire alle bellezze naturali dell'A. Platone legò il possesso alla scuola e questa vi si mantenne, con alterne
vicende, per ca. dieci secoli, fino cioè alla chiusura, ordinata nel 520 d. C. da Giustiniano.
La scuola era retta dallo scolarca; non era però questi il solo insegnante, che non mancavano le lezioni di assistenti scelti come i più idonei al magistero nell'ambito della scuola. Si può dire che tutto lo scibile era oggetto di studi e di ricerche, dalla filosofia alle scienze, specialmente a carattere ed intonazione matematica. Lo stesso Platone, che tanto aveva attinto al pitagorismo - forse anche l'idea di una scuola che arieggiasse il contentus pitagorico - di ciò diede l'esempio, specie nell'ultima fase del suo pensiero, come si può arguire dalla sua teoria delle idee-numeri.
In tanti secoli di vita ben si comprende come l'indirizzo, segnato da Platone, abbia subito oscillazioni, deviazioni e negazioni. Di solito, la vita plurisecolare dell'A. si divide in cinque periodi, che però Cicerone e Varrone riducevano a due: l'antica e la nuova A. Il primo periodo, dopo la direzione del fondatore, va da Speusippo scolarca (dal 347 a. C., anno della morte di Platone) ad Arcesilao (m. nel 241). In tale periodo si susseguirono nella direzione Senocrate (339-314), Polemone (314-270), Cratete e Crantore. L'indirizzo dell'A. in quel primo periodo, costituente anche per Cicerone la cosiddetta antica A., si mantenne abbastanza coerente agli insegnamenti del fondatore, sottolineandosi dapprima il matematismo pitagorico, il problema morale poi, specie con Cratete e con Crantore. Però l'impeto geniale di Platone venne ben presto a mancare in questi suoi primi successori, che attesero piuttosto all'organizzazione e sistematizzazione dello scibile, da cui uscì ben netta la distinzione tra dialettica, fisica ed estetica, che in Platone si trovano in un certo senso commiste.
La seconda A. s'inizia con lo scolarcato di Arcesilao e segna anche il principio della più grande deviazione che la scuola abbia mai sofferto, e cioè della deviazione verso lo scetticismo. S'iniziò con questo scolarca il dissidio contro il dogmatismo gnoseologico stoico. È infatti al problema della conoscenza che Arcesilao rivolse le sue ricerche per approdare ad una posizione di dubbio, riparabile, agli effetti dell'azione, dal cosiddetto senso comune. I diretti successori di Arcesilao, e cioè Lacide, Telecle, Evandro ed Egesino, si mantennero fedeli al nuovo indirizzo, che si sviluppò in pieno, e cioè in esplicito scetticismo, appena temperato da un probabilismo teoretico-pratico, presso Carneade (214-129), con cui si iniziò la cosiddetta terza A., intesa a combattere in modo decisivo il dogmatismo stoico, quale si era affermato specie in Crisippo.
L'indirizzo scettico, più o meno mascherato, durò nella storia dell'A. anche sotto gli scolarati di Carneade junior, Cratete di Tarso, Clitomaco di Cartagine. La cosiddetta quarta A. ebbe inizio col diretto successore di Clitomaco (m. nel 110 a. C.), Filone di Larissa (m. nell'80 a. C.). Questi abbandonò la posizione di scetticismo esplicito, senza però approdare ad una concezione dogmatica precisa: si trattò solo di una specie di compromesso tra il dubbio di Carneade e la gnoseologia stoica, tutto riducendosi alla affermazione di una possibilità generica di conoscenza. La quinta A. fu fondata dal successore di Filone, Antioco di Ascalona, amico di Cicerone (m. nel 68 a. C.). Tale fase non significò che scetticismo (la posizione filosofica di Cicerone). Il proposito di Antioco, infatti, fu di dimostrare il sostanziale accordo tra le dottrine accademiche, peripatetiche e stoiche.
Ben poco sappiamo della vita ulteriore dell'A. quale

II. SGUARDO GENERALE SULLE A. MODERNE IN ITALIA.
SOMMARIO:
1. Le varie istituzioni
2. Le A. e la Chiesa. - 3. Le A. Romano e Pontificie.2. LE VARIE ISTITUZIONI
L'umanesimo si servì, nel '400, di libere associazioni di dotti come centri diffusori di studi classici, dando così origine alle a. moderne. Il riaveglio della cultura, la passione per gli autori antichi, il bisogno d'incontrarsi per comunicarsi i risultati di studi e ricerche, hanno generato i convegni - i «cenacoli», diremmo oggi - che gradatamente presero carattere di associazioni di cultura con organismo e gerarchia.Tra le prime manifestazioni del genere può annoverarsi quella del card. Bessarione (1440 ca.), se a. può chiamarsi. La casa del Bessarione divenne il ritrovo dei più illustri umanisti di Grecia e d'Italia. Tipica e modello di altre deve considerarsi l'a. fondata (ca. il 1460) in Roma dall'umanista Pomponio Leto, che, adunando intorno a sé alcuni amici, ferventi nel culto dell'antico, diede vita al celebre sodalizio detto A. romana (v. n. V, 3) o pomponiana, in cui si disputava di poesia, arte, filosofia, filologia.
In varie città d'Italia sorsero in quel tempo altre a. con vita più o meno breve, dovute alla fama e importanza degli umanisti che vi risiedevano e al favore dei principi. Da ricordare l'A. pontoniana (v. n. V, 2) di Gioviano Pontano, già all'ottina o del Panormita, in Napoli, che ebbe lo stesso indirizzo della pomponiana; l'A. platonica (v. n. V, 1) del Ficino in Firenze, la quale con nuovo indirizzo si propose di fare assorbire dal cristianesimo lo spirito di Platone, e l'A. aldina di Venezia, che si orientò verso l'archeologia e la filologia.
Gli umanisti, anche nelle a., camuflavano costumanze e nomi cristiani con paludamenti classici; ma non erano animati in genere da spirito anticristiano.
Verso la metà del sec. XVI le a. si vanno radicalmente trasformando: col tramonto dell'umanesimo la lingua italiana prende gradatamente il posto della latina e gli scopi culturali di tali sodalizi si vanno sempre allargando, con prevalenza però letteraria. L'A. della Cruca (1582) (v.) ebbe il merito di promuovere gelosamente il culto della lingua nazionale.
Nei secc. XVII e XVIII si accentua il fenomeno della diffusione delle a., perfino nei piccoli centri della penisola. Esse assecondano l'indirizzo letterario del tempo, e divengono verbose e declamatorie nel '600 e stucchevolmente pastorali nel '700 ARALDICA (v.) e le sue numerose «colonie». Tuttavia, non si può negare all'istituzione di essere stata, nelle sue migliori manifestazioni, veicolo di cultura. Infatti, particolarmente in Roma, tali sodalizi venivano considerati come centri di studi, non solo letterari, ma storici, scientifici, giuridici, teologici, artistici. Si ha anzi, proprio nel '600, quasi a compenso del decadimento delle lettere, il glo-
rioso periodo delle ricerche scientifiche, che dà nuovo indirizzo e nuovi scopi alle organizzazioni accademiche con i Lincei (v. n. III, 3; n. V, 5) Cimento (v.) di Firenze.
Intanto la fungaia delle a. andava moltiplicandosi. Il Maylender nei suoi cinque volumi ne elenca, dandone notizia più o meno ampia, ben 2750, delle quali la maggior parte esistite nel '600 e '700. Di molte non si conosce che il nome e l'insegna. La fortuna e il progresso della maggior parte di tali associazioni erano legati alla vita e alla personale attività dei fondatori; pertanto di molte può dirsi che si sa come siano nate, ma non si sa quando e come siano morte.
Né poteva essere altrimenti per quelle a. fondate da colti buontemponi, per i quali l'organizzazione in sodalizio era motivo di cordiale ritrovo, sia pure condito di recite di poesie e di disquisizioni letterarie. I nomi stessi ne fanno fede: Accesi (molte città), Acerbi (Roma 1619 ca.), Animosi (Roma 1576, e varie città), Eccentrici (Perugia 1650 ca.), Intrepidi (Roma 1560 ca. e varie città), Fulminati (Torino 1650 ca.), Innominati (varie città), Illuminati (Roma 1598 ca.), Umoristi (Roma 1500 ca.), Cioccolataria (Roma 1770 ca. di cui furono membri V. MARONITI, N. Spedalieri, il card. Pacca).
Agli inizi del sec. XIX la Rivoluzione spazzò via in Italia la lussureggiante vegetazione accademica. Resistettero solo i più saldi sodalizi, che per vivere si fusero con istituzioni affini, orientandosi specialmente verso la storia, la filosofia, l'archeologia e le scienze sperimentali. L'interesse per le a. nei tempi moderni andò sempre affievolendosi sia per la disistima in cui erano cadute, sia per il sorgere di nuove e più dinamiche forme di collaborazione intellettuale. Il processo poi di unificazione dell'Italia soppresse molti piccoli «cenacoli» nei singoli Stati, mentre corroborò i più gloriosi tronchi accademici, dando ad essi un indirizzo più serio ed una voce ben più autorevole nella cultura nazionale. Ricordiamo la Società Reale di Napoli, gli Istituti Lombardo, Veneto e di Bologna.
Le a. hanno, quanto al loro funzionamento, un organismo gerarchico, di cui le linee principali comunemente sono: un capo (chiamato Principe, Custode, Arcicconsolo, Presidente, ecc.), un consiglio direttivo e i membri: accademici onorari o effettivi, i quali di solito all'ingresso nel sodalizio assumevano un nome coniato per lo più sui classici. Vi sono adunanze periodiche e proprie feste sociali. Nei tempi passati non mancavano i patroni celesti e qualche volta i protettori, come principi o cardinali. Ciascuna a. si contraddistingue con una insegna e un motto.
Esempio originale di coccificazione accademica è il Linceografo (costituzioni dei Lincei), scritto dal fondatore F. Cesi. Esso arieggia gli statuti degli Ordini religiosi: gli accademici debbono «recte pieque simul vivere» e «rerum cognitionem et sapientiam adquirere» (Maylender, III, pp. 456-59).
2. LE A. E LA CHIESA. - Le più importanti e serie a. apportavano un reale contributo agli studi sacri, letterari, scientifici e alle arti. La Chiesa pertanto vi rivolse particolari cure e interesse. Molti papi intervennero con atti diretti e solenni (costituzioni, brevi) non solo per regolarne la vita, ma per erigerne di nuove. Paolo III, Pio IV, Paolo V vollero essere «virtuosi d'onore» dell'A. dei Virtuosi del Pantheon (v. n. III, 5). È noto ARALDICA (v.); seguendo l'esempio di Alessandro VIII, molti papi vi appartennero col titolo di «Pastore Massimo». Alcune a. devono la loro fondazione all'iniziativa di prelati, sacerdoti secolari e regolari; altre, per il loro specifico scopo, erano riservate agli ecclesiastici, come quelle di teologia, diritto, storia della Chiesa: esse portarono alle scienze sacre un incremento degno di rilievo.
3. A. ROMANE E PONTIFICIE. - Menzioniamo le più celebri.
L'A. delle Notti Vaticane fu fondata da s. Carlo Borromeo (1560 ca.) ad imitazione delle « Notti Attiche » di Aulo Gellio. Il Borromeo, assorbito durante il giorno dagli affari della Chiesa, adunava di notte, nelle case di S. Marta in Vaticano, ecclesiastici e laici allo scopo di coltivare, con intento morale, lo studio delle lettere e di curare l'esercizio della predicazione, trascurato allora dagli alti dignitari della Curia. L'A. ebbe membri illustri, tra cui il futuro Gregorio XIII. Protetta dal fondatore, anche da Milano, si estinse con la sua morte.
Nell'edizione delle Conelie di s. Carlo (Augusta 1750) sono inclusi i suoi sermoni tenuti alle « Noctes Vaticanae », preceduti dal Convivium Noctium Vaticanarum del cardinale A. Valerio, vescovo di Verona. Il card. Federigo Borromeo sul modello di tale a. fondò (1580 ca.) l'A. degli Accurati di Pavia (Maylender, IV, pp. 78-81).
Pio V fondò (1566) l'A. dei Musici, che ebbe vita fino a Pio IX; passò poi sotto il governo italiano (1870) col nome di A. di S. Cecilia (v. n. VI, 2). L'A. di S. Luca (v. n. VI, 3) ebbe particolari cure dai pontefici. Gregorio XIII la riconobbe con breve (13 ott. 1577). Dell'A. dei Concili si ebbero - per così dire - due edizioni. La prima, istituita (1632) presso la chiesa dei SS. Cosma e Damiano da P. A. Garini, per la trattazione di temi storici, dogmatici, canonici. La seconda, più celebre, fondata da mons. G. G. Ciampini (1671), si adunava nel collegio di Propaganda Fide per trattare questioni di storia ecclesiastica in rapporto alle decisioni dei concili. Era frequentata da cardinali e prelati. Innocenzo XI l'ebbe cara; Benedetto XIV ne ordinò il rinnovamento (Maylender, II, pp. 40-43).
Preludio all'A. reale di Cristina di Svezia e all'Arcadia può considerarsi l'A. degli Infecondi, sorta (1650) come sodalizio mariano, che ebbe poi manifestazioni letterarie in onore della Madonna. Prelati e altri dignitari ne furono « Principi ». Alessandro VII e Clemente IX la protessero. Dopo la fondazione dell'Arcadia decadde (Maylender, III, pp. 253-60).
L'A. fisico-matematica, fondata (1677) da monsignore G. G. Ciampini, seguì l'indirizzo dei Lincei. Ne furono membri i più rinomati professori di scienze di Roma. Vi si trattavano le questioni scientifiche più importanti. Ne fu membro mons. Albani, poi papa Clemente XI (Maylender, III, pp. 11-17).
Esclusivamente diretta agli studi teologici fu l'A. dei Dogmi (1694), composta di soli ecclesiastici (24 secolari e 24 regolari). Ebbe sede prima presso la chiesa di S. Paolo alla Regola, si trasferì poi alla Sapienza. Vi si trattavano temi dogmatici, morali, biblici. Aveva per patrono celeste s. Paolo, per protettore un cardinale (Maylender, II, pp. 220-21).
Analoga a questa, ma con maggior sviluppo, fu l'A. teologica, fondata e dotata con 10 mila scudi dall'abate R. Girolami (1695), approvata poi, con sede nell'Archiginnasio di Roma e concessioni di privilegi, da Clemente XI (costituzione Inscrutabili, 23 apr. 1718, in Bullarium Rom., XXI, Torino 1871, pp. 785-88). Secondo la citata costituzione, per iscriversi all'A. era necessario avere compiuto almeno un quadriennio di studi teologici. Si tenevano due dispute settimanali, alternamente di teologia e di storia ecclesiastica. Si teneva prima una breve esposizione della questione e poi si svolgeva la discussione per un'ora. I lettori di teologia della Sapienza, erano di diritto censori dell'A. Gli accademici erano, coeteris paribus, preferiti nel conferimento delle dignità e benefici in Roma e fuori. Benedetto XIII, già accademico, confermò e accrebbe i privilegi e fondò 20 borse di studio in favore di 20 sacerdoti poveri da iscriversi al sodalizio (costituzione Inscedia Sedis Apostolicae, 6 maggio 1726, in Bullar. Rom., XXII, Torino 1871, pp. 349-52). Clemente XIV, già cardinale protettore, vi aggiunse il privilegio di conferire ogni anno, per mezzo del maestro del Sacro Palazzo, una laurea dottorale (costituzione Ex commisso Nobis, 27 apr. 1770, in Bull. Rom., Continuatio, V, Prato 1845, pp. 170-72). (Maylender, V, pp. 299-302).
Forma caratteristica, perché riservata ad una partico-
lare categoria di persone, ebbe l'A. degli Inaspettati (inaugurata nel 1696), che aveva lo scopo di riempire gli ozi dei segretari dei cardinali, ambasciatori e alti dignitari, nell'attesa dei rispettivi superiori durante concistori o riunioni. Ebbe sede nella sagrestia di S. Carlo al Corso (Maylender, III, p. 185-86).
Sotto gli auspici di Clemente XI sorse a Bologna (1709) l'A. Clementina per pittori, scultori e architetti. Con la costituzione Militantis (18 ott. 1711, in Bullar. Rom., XXI, pp. 440-50) essa veniva assimilata alle università secolari di Bologna e se ne approvavano gli statuti. Il gonfaloniere della città, in rappresentanza del senato, ne era il protettore; la patrona, s. Caterina de' Vigri; gli accademici, « veri e buoni cattolici romani », oltre gli aggiunti, erano 40. Ogni pittore, nuovo aggregato, doveva dare un saggio della sua arte dipingendo un quadro. L'A. poteva acquistare e ricevere donazioni e legati. Ad essa era affidata la « pubblica scuola del nudo ».
Anche in Bologna sorse l'Istituto delle Scienze, approvato da Clemente XI (1711) e arricchito dal conte F. L. Marsili « di rari intronenti per le matematiche e filosofia sperimentale, d'un museo di fossili, di una biblioteca », ecc. Vi fu aggregata poi l'A. degli Inquieti, prendendo nome di A. delle Scienze dell'Istituto bolognese (costituzione Superni, 12 giugno 1715, in Bullar. Rom., XXI, pp. 681-694). In questa costituzione (loc. cit., p. 684) si ricorda che Clemente XI « fomentò l'A. romana degli Arcadi, esaltò ai suoi primi gradi l'A. di Roma delle tre arti liberali di pittura, scultura e architettura ». Egli nominò l'arcade Cristoforo Battelli suo bibliotecario e segretario dei brevi e ascoltava volentieri le produzioni poetiche degli Arcadi. Diede anche una costituzione all'A. di S. Luca, ordinando fin dal 1702 l'esposizione dei lavori sul Campidoglio con premiazione alla presenza del Papa, dei cardinali e degli arcadi, che recitavano discorsi e poesie.
Clemente XI fondò anche (1701) la Pontificia A. dei Nobili Ecclesiastici ora A. Pontificia ecclesiastica (v. n. III, 6).
Grande interesse portò alle a. Benedetto XIV, che rinnovò quella dei Concili, fondata dal Ciampini, e ne istituì tre nuove con indirizzo scientifico: di Storia ecclesiastica, di Storia romana e Antichità, di Liturgia. I membri (12; per quella di Storia romana 14) scelti tra i dotti, furono nominati per la prima volta, insieme ai cardinali protettori e ai segretari, dal Papa. Le sedute erano mensili e l'elenco dei temi da trattare in italiano (per l'A. dei Concili, con sede a Propaganda, in latino) si stampava ogni anno (Archiv. Stor. Ital., ser. 4a, 20 [1887], p. 369; relazioni sulle prime sedute dell'anno 1741). Nel 1745 il Papa, rimanendo invisibile agli accademici, fuorché all'oratore, assisté per la prima volta a una seduta dell'A. di Storia ecclesiastica, presso il Quirinale, e, in seguito, a molte tornate delle altre a. Alla fine si intratteneva con l'oratore e con i presenti sul tema trattato. Con lodi e premi si incoraggiava la serietà scientifica delle trattazioni.
L. A. Muratori salutò con plauso le nuove a. e la nomina di dotti, come Bianchini e Valesio, a segretari, per l'onore che ne sarebbe derivato alla S. Sede.
Benedetto XIV incoraggiò anche il progetto del governo spagnolo di fondare una a. per lo studio della storia ecclesiastica della penisola iberica e mise a disposizione le fonti d'archivio.
Diamo un cenno a parte delle tre a.:
L'A. di Storia ecclesiastica, con sede presso i Padri dell'Oratorio, dove il Baronio scrisse i celebri Annali, contribuì al risveglio degli studi storici sulla Chiesa e sui papi, con molte serie pubblicazioni di accademici, come la storia di Paolo IV del teatino B. Carrara, la biografia di Sisto V del francescano C. Tempesta, la biografia di Niccolò V dell'agostiniano D. Giorgi.
L. A. Muratori rivolse (5 nov. 1740) a mons. Bianchini, primo segretario di questa A., preziosi consigli sul modo di trattare la storia ecclesiastica (Epp., ed. Campori, IX, 4074); l'A. abbia la necessaria libertà, si glorifichino pure le gesta dei papi, ma senza adulazioni; sia permessa una sana critica su libri, autori, leggendo. « Meglio è - prosegue il Muratori - che la diciamo noi la verità, piuttosto che sentirci detta con ischerno dai ne-
mici... Veggo l'immortale Baronio che va molte volte assai franco. Per grazia di Dio la Chiesa santa non ha bisogno di menzogne, né ha paura della verità.
L'A. di Storia romana e Antichità (o Archeologia) ebbe sede in Campidoglio, e si estinse con la morte del Papa fondatore. Fu restaurata da Napoleone I. Pio VII la dotò dal pubblico erario; anche Pio VIII e Gregorio XVI le furono larghi di aiuti e incoraggiamenti. Oltre le proprie adunanze ne aveva una solenne annuale con l'A. di S. Luca il 21 apr. (cf. Maylender, V, pp. 36-38). Oggi vive ancora con il nome di Pontificia A. romana di Archeologia (v. n. III.4).
L'A. di Liturgia ebbe da Benedetto XIV un indirizzo storico-scientifico.
Benedetto XIV inoltre istituì per i giovani poveri un'altra scuola particolare, «gymnasium publicum seu academia» di pittura e di scultura, denominata «del nudo», con sede in Campidoglio (costituzione Iuter curat, 17 marzo 1754, in Bullat. Bened. XIV, III, II, Prato 1847, pp. 178-81). Tale scuola seguì nelle sue peregrinazioni l'A. di S. Luca, cui fu affidata (G. Collini, Notizia delle e, mette in Roma per ordine della S. d. N. S. papa Benedetto XIV, Roma 1740).
L'A. degli Aborigemi, fondata dal can. F. Turris, fu approvata da Pio VI e inaugurata il 13 ott. 1777 sotto l'egida di Maria S.ma e s. Tommaso d'Aquino. Per il suo scopo di coltivare gli studi letterari, scientifici, teologici, canonici, può chiamarsi a tipo misto. Insegna: una canna agitata dal vento. Motto: Sto quia debilis, cambiata poi in Agitata stresco. Ebbe grande diffusione e, a somiglianza dell'Arcadia, anche «colonie». Vi furono iscritti molti cardinali, tra cui Giacinto Gerdil con il nome di Solone Ateniese (Maylender, I, pp. 7-23).
L'A. della pia Unione di S. Paolo non fu vera a., ma ebbe ordinamento accademico. Fondata nel 1799 e approvata da Pio VI (1797), aveva per scopo lo studio delle scienze sacre. Pio VII l'approvò sotto il nome di «Diramazione degli ecclesiastici studenti dell'Unione di S. Paolo» (costituzione Ex quo aeternae, 30 ag. 1822, in Bull. Rom. Continuatio, VII, II, Prato 1852, pp. 2280-86). Il sacerdote marchese F. Filonardi la dotò di una rendita di 2000 scudi annui (Maylender, V, pp. 292-394).
Risulta quindi che le a. si sovrapponevano, perdendo spesso la netta distinzione degli scopi; spesso intriativano dopo un breve periodo di rigoglio, dovuto all'entusiasmo dei fondatori. Si rendeva quindi necessario un intervento di autorità per eliminare sodalizi non più vitali e per impedire nuove fondazioni. Leone XII regolò allora le pullulanti a. romane, dedicando ad esse il titolo XXVII della costituzione Quod dicina Sapientia (28 ag. 1824, in Bull. Rom. Contin., VIII, Prato 1854, pp. 95-117) con la quale istituiva la Congregazione degli Studi, al cui controllo sottoponeva le a. con le seguenti disposizioni: 1) non si possono erigere nuove a. di scienze, lettere e arti senza l'autorizzazione della predetta S. Congregazione; 2) le a. esistenti, per continuare a vivere, dovranno essere confermate dalla medesima S. Congregazione; 3) le a. delle arti e di archeologia cristiana continueranno ad essere soggette al cardinale camerlengo; nelle a. siano rispettate la religione, i buoni costumi e l'ordine sociale.
Sono tuttavia da ricordarsi i seguenti sodalizi sorti nel sec. XIX.
L'A. di Religione cattolica fu istituita (1800) con lo scopo di difendere la religione, particolarmente contro gli errori diffusi dalla Rivoluzione Francese. Pio VII la riconobbe con il breve Perlatum ad Nos (27 genn. 1801, in Bull. Rom. Contin., VII, I, Prato 1850, p. 93). Pio XI l'uni (10 genn. 1934) all'A. romana di s. Tommaso d'Aquino (v. n. III, 2).
L'A. tiberina fu fondata dall'abate Gaetano Celie e da un gruppo di amici (1813). Il suo scopo era di coltivare gli studi storici su Roma e di compilare una storia civile da Odoacere a Clemente XIV. Fu rispettata dalle leggi re-
strittive di Leone XII in grazia della sua vitalità; ebbe anzi il benestare della S. Congregazione degli Studi perché si orientasse verso l'agricoltura, le arti e il commercio. Nel 1838 concretò meglio il suo indirizzo: coltivare le scienze, lettere e studi riguardanti Roma, promuovere l'agricoltura con particolare riguardo all'Agro romano. Ebbe gran numero di pubblicazioni e opuscoli. Fin dal 1860 si freglava del titolo di «pontificia» (Maylender, V, pp. 310-317).
L'A. latina fu istituita (1814) in Roma da un gruppo di letterati, tra i quali vari prelati, con lo scopo di coltivare e diffondere lo studio del latino. Gregorio XVI e molti cardinali ne fecero parte.
L'A. dei Quiriti fu fondata (1821) da V. Diotallevi con lo scopo di coltivare «ciascun ramo di scienze, lettere e arti liberali». Nel 1865 i Quiriti (Sezione scienze sacre) attendevano alla compilazione degli Acta RR. Pontificum. Era inoltre nei loro piani la preparazione di una Storia universale e di un dizionario latino. Fu soppressa per ragioni politiche nel 1867 (Maylender, IV, pp. 359-60).
L'A. dell'Immacolata Concezione della B. V. Maria accolae, fin dagli inizi (1835), uomini di scienze, lettere e arti, che offrirono a Maria l'omaggio del loro sapere. Pio IX la decorò del titolo «pontificia» (17 genn. 1865), ne volle far parte e presenziò la solenne tornata annuale. Benedetto XV la riorganizzò dandole nuove impulso. Accademici e cultori di mariologia vi tengono dal 1943 corsi annuali di conferenze, facendo dell'A. un centro di studi mariani: Studium Mariae.
Tra le otto a. pontificie recensite nell'Annuario pontificio come viventi trova posto anche il Collegium Cultorum Martyrum.
Per notizie e apprezzamenti circa l'influsso delle a. nella cultura nazionale, vedi i volumi della Storia letteraria d'Italia, edita da Fr. Vallardi; F. Flamini, Il Cinquecento, Milano 1902; G. Toffanin, Il Cinquecento, ivi 1929; A. Belloni, Il Seicento, ivi 1929; G. Natali, Il Settecento, ivi 1929; V. Rossi, Il Quattrocento, 3ª ed., ivi 1933. Francesco Tinello
III. A. PONTIFICIE.
SOMMARIO: 1. P. A. Liturgica. - 2. P. A. Romana di S. Tommaso d'Aquino e di Religione cattolica. - 3. P. A. delle Scienze. - 4. P. A. Romana di Archeologia. - 5. P. A. dei Virtuosi al Pantheon. - 6. P. A. Ecclesiastica.
1. P. A. LITURGICA. - Fondata da Benedetto XIV nel 1748, ma venuta meno dopo la sua morte, risorse nel 1840, presso la Casa della Missione a Montecitorio, ricevendo da Gregorio XVI un annuo assegno (rescritto 28 sett. 1842). La primitiva forma accademica delle adunanze, con lettura di dissertazioni puramente storiche ed erudite, fu allora mutata con l'introdurre la discussione di questioni liturgiche pratiche come anche aveva prescritto, per il clero romano, il Concilio celebrato da Benedetto XIII. Nel 1854 l'A. ebbe il suo regolamento. Posta sotto la presidenza del cardinale vicario pro tempore e diretta da un prete della Missione, essa è costituita da accademici (sacerdoti secolari e regolari, in numero indeterminato) e da censori (quaranta, al massimo), i quali esprimono nelle adunanze il proprio parere (censura) sopra le soluzioni proposte dai primi. Un'epitome conclude le trattazioni. L'A. si riunisce ora dodici volte all'anno nel Collegio Leoniano. Le questioni da discutersi si pubblicano al principio dell'anno e le soluzioni vengono stampate nella rivista Ephemerides liturgicae.
2. P. A. ROMANA DI S. TOMMASO D'AQUINO E DI RELIGIONE CATTOLICA. - L'A. venne fondata da Leone XIII il 15 ott. 1879, con il fine di promuovere lo studio della filosofia tomistica, conformemente al programma tracciato qualche mese avanti nell'enciclica Aeterni Patris (4 ag. 1879); e la sua costituzione e attività, furono regolate successivamente da atti dello stesso Pontefice (9 maggio 1895), di Pio X (23 genn. 1904), di Benedetto XV (31 dic. 1914) e di Pio XI (10 genn.
1934), il quale fuse con essa l'A. di Religione cattolica, fondata nel 1801. Nel 1945 gli accademici, che risiedono in Roma ed altrove, furono aumentati di numero e distribuiti in tre sezioni: teologica, filosofica, giuridico-economica (queste ultime discipline non prima rappresentate). Dal dic. 1942, l'A. ha sede nel Palazzo della Cancelleria Apostolica.
La storia dell'A. si inserisce in quella della restaurazione della filosofia tomistica nella seconda metà del sec. XIX, e tra i suoi membri si ritrovano le figure più rappresentative di quel rinnovamento (tra i molti:
Giuseppe Pecci, Tommaso Zigliara, Francesco Satolli, Benedetto Lorenzelli, Giuseppe Prisco, Desiderato Mercier, Ludovico Billot, poi cardinali; e inoltre, Giovanni Maria Cornoldi, Matteo Liberatore, Tommaso Gaudenzi, Nunzio Signoriello, Salvatore Talamo, Guido Mattiussi, Alberto Lepidi, Edoardo Hugon, Tommaso Pègues, ecc.). Ebbe un tempo la facoltà di erigere cattedre di filosofia tomistica nelle varie università e collegi di Roma e di conferire gradi accademici. Aggrega a sé alcune altre a. tomistiche e indice concorsi a premi. Tra le più importanti manifestazioni recenti della sua attività sono da ricordare le Settimane di studi tomistici (19-25 nov. 1923) e agostiniano-tomistici (23-30 apr. 1930), il primo e secondo Congresso tomistico internazionale (tenuti rispettivamente dal 15 al 20 apr. 1925 e dal 23 al 28 nov. 1936), una Settimana di studi sull'esistenzialismo (8-13 apr. 1947).
Pubblico dal 1880 al 1889 il periodico semestrale L'A. romana di s. Tommaso d'Aquino, che si fuse per breve tempo con La scienza italiana dell'A. tomistica bolognese, e prese quindi forma di volume annuale di atti, cessando nel '95.
Nel 1934 si iniziarono gli Acta Pontificiae Academiae s. Thomae Aquinatis et Religionis catholicae, annuali. Un indice generale di questa nuova serie si trova nel vol. 9 (1944). Dal 1948 si pubblica un periodico quadrimestrale, con il titolo Doctor Communis, Acta et commentationes.
3. P. A. DELLE SCIENZE. - La presente Pontificia A. delle Scienze, ricostituita da Pio XI con il motu proprio: In multis solaciis (28 ott. 1936), risale per la sua lontana origine all'A. dei Lincei fondata nel 1603 in Roma dal giovane principe Federico Cesi e da tre suoi compagni, Giovanni Heck, Francesco Stelluti e Anastasio De Filiis, al fine di promuovere lo studio delle scienze naturali e le relazioni tra i dotti dei vari paesi. Una concezione altamente religiosa e morale in-
formò l'istituzione, che prescelse l'emblema della Lince e il motto: Sagacius ista. Questa prima A., che si sviluppò specialmente dopo il 1609, ebbe dal Cesi, elettone principe, la sede nel suo stesso palazzo, dotazione di strumenti di ricerca, fondi per la stampa di opere. Nel 1610 essa ebbe la gloria di accogliere come socio Galileo, delle scoperte del quale si fece propagatrice. Ma tale attività non andò molto al di là della vita del fondatore, m. nel 1630. Non è certa una restaurazione dell'A. a opera di Benedetto XIV, nel 1740; tentativi di farla risorgere si ebbero
più tardi privatamente, fino a che i Papi la assunsero sotto la loro protezione. Leone XII nel 1826 le assegnò una sede in Campidoglio, ordinando la costruzione di una specola. Nel 1838 Gregorio XVI dichiarò pontificia l'A., della quale Pio IX, in una nuova restaurazione del 1847, confermò il titolo dei «Nuovi Lincei». Lo Stato italiano, nel 1870, ritenne come propria l'istituzione, che si nominò «A. Nazionale dei Lincei» (v. n. V, 5), mentre quella Pontificia continuò a svolgere in forma ridotta la sua attività. Leone XIII fissò a 40 il numero dei soci ordinari, tra cui anche non residenti in Roma. Pio XI, finalmente, con l'atto sopra citato, rinnovò l'antica A., alla quale diede con il nome nuovi statuti. Gli accademici sono in numero di settanta, di nomina pontificia; appartengono a nazioni diverse e comprendono anche non cattolici. Essi portano il titolo di «eccellenza». Si aggiungono alcuni soprannumerari, in ragione del loro ufficio (prefetti della Biblioteca e dell'Archivio Vaticani, del Laboratorio astrofisico della Specola Vaticana, direttori del P. Museo Missionario Etnologico Lateranense e della Specola Vaticana). L'A. promuove lo studio e il progresso delle scienze fisiche, matematiche e naturali e della loro storia. Dal 1922 ha sede nella Casina di Pio IV nei giardini Vaticani.
L'attività accademica si svolge mediante la pubblicazione delle due serie principali: Acta e Commentationes. Dopo la guerra si è intrapresa una serie di ragguagli dei progressi scientifici conseguiti nei vari campi, con il ti-

4. P. A. ROMANA DI ARCHEOLOGIA. - È antica tradizione che l'A. abbia la sua lontana origine in quella quattrocentesca di Pomponio Leto (v. n. V, 3). Di fatto essa fu istituita nel 1740 da Benedetto XIV (insieme ad altre tre), e si intitolò A. delle romane antichità; ma già nel discorso inaugurale che tenne il socio Ridolfino Venuti in Campidoglio il 1° febbr. 1741, si parlava di rinnovata A. e in una Notizia delle A. erette in Roma per ordine della Santità di N. S. Papa Benedetto decimoquarto (Roma 1740), la si considera esplicitamente come una restaurazione di quella Pomponiana. Ebbe sede prima in Campidoglio e subito dopo in Quirinale; e alle sue tornate frequentemente assisteva, non visto, il dotto pontefice. Della sua attività danno scarso ragguaglio gli Argomenti de' discorsi da farsi, nelle diverse accademie, di Benedetto XIV, a seguito della citata Notizia (e poi in opuscoli separati per gli anni dal 1742 al 1756, meno il '45, il '49 e il '53), e le Dissertazioni sopra vari punti interessanti d'istoria romana, dell'abate Gaetano Cenni, raccolte e pubblicate ora per la prima volta da Gio. Bartolomeo Colti nipote dell'autore (in due volumi, Pistoia 1778-1779: non tutte di carattere antiquario). Morto Benedetto XIV, sembra che anche questa A., come le altre, abbia cessato la sua attività. Soltanto il 4 ott. 1810 essa tornò in vita per opera del filosofo e uomo politico lionese barone de Gerando (o Degerando),
sotto la dominazione napoleonica di Roma: si stamparono allora gli Statuti dell'A. Romana di Archeologia (Roma 1813); se ne disegnò lo stemma e si scelse il motto. Sede fu prima il Palazzo Corsini, poi il Campidoglio. Tornato Pio VII a Roma, l'A. passò nuovamente sotto la protezione dei papi; nel 1829, Pio VIII le concesse la qualifica di pontificia. Gregorio XVI le assegnò la sede nell'aula dell'Archiginnasio. Nei tempi recenti ebbe varie sedi, tra cui il Palazzo della Cancelleria Apostolica, dove per ultimo è tornata a insediarsi.
L'A. ha per precipuo campo di studio l'antichità classica, ma spesso le sue ricerche si estendono da una parte fino alla preistoria, dall'altra fino al Rinascimento. I soci si distinguono in onorari, effettivi (in numero massimo di trenta, di qualunque nazionalità ma residenti in Roma) e corrispondenti (italiani e stranieri, in numero massimo di centoventi, di cui trenta residenti). Protettore è il cardinale segretario di Stato e presidente d'onore il Sommo Pontefice. L'A. si aduna ogni mese, dal novembre al giugno, in sedute scientifiche pubbliche, durante le quali si svolgono non meno di due dissertazioni. Si bandiscono concorsi a premi (al presente tre). Stemma dell'A. è il cosiddetto tempio di Vesta al Foro Boario, col motto: In apricum proferet.
Le dissertazioni vengono divulgate nei Rendiconti e nelle Memorie; i primi, pubblicati regolarmente ogni anno, sono giunti nel 1928 al XXII volume; le seconde, al VII. Queste pubblicazioni costituiscono la terza serie. Le due precedenti, con il titolo Dissertazioni, vanno rispettivamente dal 1821 al 1864 e dal 1881 al 1920, l'una e l'altra di quindici tomi. Un indice generale delle dissertazioni dal 1821 al 1938, per autori e materie, è pubblicato

(fot. Enc. Catt.)
5. P. A. DEI VIRTUOSI AL PANTHEON. — Fondata nel 1543 come Congregazione per iniziativa di Desiderio d'Adiutorio, monaco cistercense, con l'adesione di un gruppo di artisti, tra i quali Antonio da Sangallo e Pierin del Vaga, ebbe sede, che tuttora conserva, nel Pantheon, in una cappella alla quale furono aggiunti altri locali. Lo statuto fu letto e approvato nel 1546, e i sodali vennero designati col titolo di « Virtuosi » in quanto « professavano le arti belle a decoro e in gloria della Fede ». Alla scelta del Pantheon non fu estraneo il fatto che pochi anni prima vi era stata tumulata la salma di Raffaello, che può ben dirsi il genio tutelare della istituzione. Caratteristica attività dell'A. fu un'annuale esposizione di dipinti nella ricorrenza della festa del suo patrono s. Giuseppe. Il sodalizio, che nel corso dei secoli si è onorato del nome dei più grandi artisti, visse con alterne fortune rispecchiate da successivi statuti con uno dei quali (1928) la S. Sede lo innalzava ad A. Lo statuto attuale, pubblicato nel 1947, stabilisce la denominazione di « Pontificia Insigne A. Artistica dei Virtuosi al Pantheon » e precisa come scopo: « favorire lo studio, l'esercizio e il perfezionamento delle arti belle, con particolare riguardo all'arte sacra, e promuovere l'elevazione spirituale degli artisti », scopo che viene attuato con adunanze, concorsi, conferenze. L'A. è posta sotto la protezione di un cardinale, e si compone di accademici Virtuosi di merito e di onore; quelli di merito sono divisi in due gruppi: residenti e corrispondenti, ciascuno di 60 membri, ripartiti in quattro classi: 1) architetti; 2) pittori; 3) scultori; 4) musicisti, archeologi, storici, liturgisti, ecc. Possono farne parte anche le donne. Dal 1945, oltre alla sede del Pantheon, ha locali nel palazzo della Cancelleria.
6. P. A. ECCLESIASTICA. — Già intitolata Pontificia A. dei nobili ecclesiastici, è un istituto di studi superiori alle dirette dipendenze della Segreteria di Stato di Sua Santità, con lo scopo di preparare giovani ecclesiastici al servizio diplomatico della S. Sede. Eretta nel 1701 da Clemente XI, ebbe da Pio VI le facoltà di teologia, diritto e storia. Leone XIII ne riordinò gli studi, dando ad essi il peculiare carattere diplomatico che tuttora conservano. Ebbe assegnato da Pio XI, nel 1937, come cardinale protettore, il segretario di Stato « pro tempore », ed è diretta da un presidente. Gli alunni, dopo la laurea in diritto canonico, vi seguono un corso biennale di studi, al termine del quale ottengono il diploma che li abilita al servizio della Segreteria di Stato come « addetti ».
L'A. Ecclesiastica ha dato alla Chiesa quattro pontefici: Clemente XIII, Leone XII, Leone XIII, Benedetto XV, ed una lunga serie di insigni personalità tra cui i cardd. Consalvi, Pacca, Rampolla, Merry del Val, Maglione. Il pontefice Pio XII vi insegnò diplomazia e ne fu cardinale protettore.
IV. A. ECCLESIASTICHE IN RUSSIA.
Furono fondate sotto Pietro il Grande con il carattere di vere università di studi teologici. Il loro numero, un po' vario, fu sempre molto ristretto. Quando nel 1917 la rivoluzione bolscevica abolì le
istituzioni zariste, vennero soppresse le quattro a. allora esistenti di Kiev, Mosca, Pietroburgo e Kazan'.
A. di Kiev. — Nel 1627 Pietro Moghila, ancora archimandrita, vi fondò il suo « collegio » riconosciuto dalla Polonia nel 1635. Agli studi umanistici si aggiunsero nel 1685 quelli della filosofia, e nel 1690 quelli della teologia. Con l'annessione di Kiev all'Impero russo, venne dato all'A. il titolo di « A. Ecclesiastica », conservatosi fino alla fine del regime zaristico. L'A. di Kiev è stata il principale centro di studi ecclesiastici dei dissidenti russi, poiché in essa si formarono anche i professori delle altre.
A. di Mosca. — Il patriarca Filareto aprì a Mosca nel 1619 una « Scuola greco-latina », che nel 1685 ad opera dei fratelli Likhudes diventò « A. Greca », poi nel 1700 « A. Latina » ovvero « A. Slavo-latina ». Finalmente nel 1815 prese il titolo definitivo di « A. Ecclesiastica »: in realtà lo era già dal 1700.
A. di Pietroburgo. — Apparve nel 1721 come modesta « Scuola Slava ». Caterina I la trasformò in Seminario Slavo-greco-latino. Nel 1797 ottenne i privilegi universitari con il titolo di « A. di Alessandro Nevskij » ovvero « A. Ecclesiastica » come incominciò a dirsi dal 1809.
A. di Kazan'. — Lo zar Paolo I concesse il titolo di A. al Seminario di Kazan', fondato dal metropolita Tichon nel 1723: perduto il titolo poco dopo, lo riacquistò nel 1842.
Il numero degli studenti delle a. fu sempre molto ridotto. Ma i suoi professori ed allievi ebbero grande influsso nella vita ecclesiastica russa. Le a. erano sottoposte al Regolamento Ecclesiastico di Pietro il Grande. Infatti la loro storia è un susseguirsi di riforme a tendenza sempre più liberale e laicizzante.
Le a. sono rimaste chiuse dall'avvento del bolscevismo fino al 1945 in cui venne autorizzata dal governo sovietico la riapertura di quelle di Mosca e Leningrado con un esiguo numero di studenti.
V. A. LETTERARIE, FILOSOFICHE E SCIENTIFICHE.
SOMMARIO: 1. A. Platonica. — 2. A. Pontanian. — 3. A. Romana. — 4. A. scientifiche. — 5. A. Nazionale dei Lincei. — 6. R. A. d'Italia.
1. A. PLATONICA. — Il ravvivarsi degli studi umanistici nel '400 apportò anche la rinascita delle a. nel senso greco. Si ebbe così a Firenze l'A. detta più tardi Platonica, promossa da Cosimo il Vecchio, e di cui fu capo Marsilio Ficino (1433-99). Francesco de' Vieri nel Compendio della dottrina di Platone (Firenze 1577) racconta che il « Gran Cosmo » udendo più volte il filosofo greco Giorgio Gemisto detto Platone disputare « degli altissimi misteri platonici », ne fu rapito, e concepì l'idea di far rivivere a Firenze l'A. Platonica. A Marsilio Ficino nel 1463 dette l'incarico di tradurre tutte le opere di Platone e pensò anche a dargli un asilo tranquillo, donandogli la villa di Montevecchio a Careggi. Il Ficino chiamò A. la sua villa: e il 7 nov. 1474 vi celebrò con nove platonici, tanti quanti le Muse, la commemorazione di Platone, che fu annualmente ripetuta. « Academici » o « Academica familia » eran detti frequentatori. Nella mente del Ficino, « pater platonicae familiae », l'antica A. ateniese era così risorta attorno a lui, Platone redivivo. Ma nella coscienza dei contemporanei e degli stessi sodali quelle riunioni non erano altro che uno dei tanti ritrovi eruditi ormai consueti a Firenze. Vi parteciparono non solo i fedeli
di Platone, ma anche filosofi d'altro scuole, letterati, giuristi, poeti, uomini di stato e scienziati. Lo stesso Ficino li annovera in una lettera a Martino Preninger, cancelliere del vescovo di Costanza. Erano il Poliziano, Lorenzo il Magnifico, il geografo Francesco Berlinghieri, Pier Leoni da Spoleto medico, Naldo Naldi, Ugolino Verini, Giovanni Neri, Pier Soderini, Amerigo Corsino e altri. Pochi, dunque, i filosofi, e di essi uno solo che abbia lasciato nella storia del pensiero tracce durevoli, Giovanni Pico conte della Mirandola e di Concordia.
L'A. fiorentina, che raggiunse il massimo splendore durante la giovinezza di Lorenzo e di Giuliano de' Medici, visse fino al 1522, risorgendo più tardi sotto il nome e la diversa natura di «Crusca». Per opera di essa, nel nome di Platone, si compì in Toscana il risorgimento filosofico. Il platonismo era giunto in Firenze fin dal 1396 con la venuta di Emanuele Crisolora, e meglio nel 1423, per il ritorno da Costantinopoli dell'Aurispa e del Traversari, con il primo Platone completo e i principali neoplatonici. Leonardo Bruni poi e altri umanisti, con traduzioni parziali, avevano procurata di Platone una conoscenza almeno filologica, mentre Giorgio Gemisto ne celebrava la divina virtù speculativa. Tuttavia il card. Bessarione, ancora dopo il 1460, poteva dire che Platone era pressoché sconosciuto in Italia. Marsilio Ficino, traduttore ed interprete del filosofo ateniese, ne elaborò filosoficamente la dottrina e la inasì elaborata nello svolgimento originale dello spirito italiano. Nella Theologia platonica, ch'è la maggiore opera sua, si sforzò di fondere il platonismo e il cristianesimo, raggiungendo però «un platoneggiamento del cristianesimo», pericoloso in quanto finì «con l'annegare il cristianesimo nella comune religione naturale».
2. A. PONTANIANA. - Sorta a Napoli sotto gli auspici di Alfonso d'Aragona, ebbe a fondatore Antonio Beccadelli detto il Panormita dalla città nativa (Panormus, Palermo), che ospitava gli accademici nella sua casa in via dei Tribunali o nella sua villa «Plinianus» a Resina, o li riuniva in quel Porticus Antoniana che serbò il nome del Panormita stesso. Fu centro di studi essenzialmente filologici, meno paganeggiante e più vicina alla vita contemporanea che non le A. fiorentina e romana. Il Panormita guidava le discussioni animandole col suo brio, e alla sua morte, nel 1471, quale capo dell'A. gli succedette Giovanni (Giovanni) Pontano, legislatore e ordinatore del sodalizio, il poeta più originale del periodo umanistico. L'A. da Alfonsina fu detta così Pontoniana. Raccolse i migliori ingegni del Regno: il Sannazzaro, denominato Actius Syncerus; Gabriele Altilio, elegante poeta latino e autore di un famoso epistolario; Tristano Caracciolo e l'Acquaviva, guerriero insieme e letterato. Con questi e con altri molti nella nuova sede in via del Purgatorio ad Arco, convenivano Michele Marullo, Pietro Summonte, editore delle opere del Pontano, Luigi Galluccio e il medico di Ferdinando I, Antonio de Ferrariis. Il Pontano, riverito ed amato quale maestro, «esercitava un'azione efficace sulle inclinazioni letterarie e sugli avviamenti intellettuali di tutti». I suoi dialoghi riflettono quei convegni e quelle discussioni. Quando
mori, l'A. decadde; rifiori poi con Jacopo Sannazzaro e con Scipione Capece per disciogliersi verso la metà del Cinquecento. Risorse infine durante il regno di Gioacchino Murat, ma con mutato indirizzo.
3. A. ROMANA. - Fu istituita da Giulio Pomponio Leto, discendente illegittimo dei Sanseverino principi di Salerno, nella sua casa in riva al Tevere. Umanisti di vario temperamento, dai nomi latineggianti, vi convenivano a ragionare d'arte, di filologia, di filosofia e d'archicologia. Tutti dedicati al culto del mondo classico, si consideravano antichi redivivi; datavano le loro scritture ab urbe condita, e ogni anno celebravano il 21 apr., giorno tradizionalmente ritenuto della fondazione di Roma. Ogni membro era «sacerdos Academiae Romanae» e il loro capo assumeva il titolo di «Pontifex maximus». Dopo Pomponio Leto, che fu l'animatore, si distingueva nell'A. romana Bartolomeo Sacchi da Pisdena, detto perciò il Platina, che attese alla Storia di Mantova, alla vita di Enea Silvio Piccolomini, e a quel Liber de vita Christi ac omnium Pontificum che più degli altri raccomanda il suo nome. E col Platina sono da ricordare Filippo Buonaccorsi da S. Gimignano che assume il nome di Callimaco Esperiente e Marcantonio Cocci da Vicovaro detto il Sabellico. Nel loro amore per l'antichità non sdegnarono neppure le antichità cristiane. Giambattista De Rossi dalle catacombe di Callisto e Priscilla trasse alcune iscrizioni che attestano aver gli accademici visitato quei luoghi. Forse attuavano così quella contemporaneità di cristiano e di pagano, ch'era nel loro spirito. Parve tuttavia che gli umanisti romani volessero rinnegare il cristianesimo per riprendere l'idolatria pagana. In realtà, se il tono dell'A. era apertamente paganeggiante, il problema religioso non fu veramente affrontato da quegli umanisti; si trattava piuttosto di «un atteggiamento che oggi chiameremmo di estetismo». Se non che, nel 1468 furono accusati di congiurare contro il Papa e di voler togliere Roma «de la subiectione de' preti», e per ordine di Paolo II, già per se stesso poco favorevole all'Umanesimo, il Leto e il Platina furono imprigionati. L'A. venne così sciolta. Si ricostituì poi sotto il pontificato di Sisto IV, in una casa che Pomponio Leto ebbe sul Quirinale e dove egli raccolse antiche opere d'arte, iscrizioni e manoscritti; gli accademici ripresero i loro riti, e ogni anno celebrarono le Poliliae; ma ebbero cura di tornare con maggior cautela all'indirizzo primitivo, mitigando quel culto superstizioso ed esagerato dell'antichità.
4. A. SCIENTIFICHE. - Ai primi esempi delle a. filosofiche e letterarie quattrocentesche, si aggiunsero, nel sec. XVI e più ancora nel XVII, quelle scientifiche, di cui l'A. dei Segreti, fondata a Napoli da G. B. della Porta (1545?-1615) può essere ritenuta il primo significativo esempio. Il nome fu determinato dal fatto che vi si accoglievano soltanto coloro che avevano scoperto qualche «segreto» o ritrovato speciale, che portasse utilità alla medicina o alla scienza. L'A. dei Segreti non ebbe però vita lunga, nè si rese in realtà benemerita nel campo scientifico, per cui deve ritenersi come un semplice abbozzo di quanto in seguito doveva avere ben altro sviluppo.
Nel sec. XVII il bisogno di unire le forze di più elementi per tentare problemi di difficile soluzione con spirito libero da legami scolastici e quello di regolare propri piani di ricerca secondo criteri dettati dal comune desiderio di speculazione, dette un maggiore e più valido impulso allo sviluppo accademico.
La prima a. scientifica veramente degna fu quella detta dei Lincei (v. sotto). Segui, cronologicamente, quella detta del Cimento (v.). All'estero, nel 1645 si fondò a Londra una società che prese il nome degli Invisibili ad opera di Hook, Hartlieb, Boyle, Wren, Peltz ed altri, ma ebbe reale valore scientifico quando Carlo II nel 1662 la mutò nella Reale Società, riunendo la Società filosofica di Oxford e quella degli Invisibili. Sua pubblicazione fu il periodico Philosophical Transactions iniziato nel 1665.
In Francia, il card. A.-G. di Richelieu fondò a Parigi nel 1635 la Académie Française, ente che per altro non aveva intendimento scientifico, mentre nel 1665 G. B. Colbert fondò la Académie des Sciences.
In Germania, a Erfurt, G. Lorenzo Bausch fondò nel 1652 una Gesellschaft naturforschender Aerzte che nel 1677 fu trasformata nella celebre A. Leopoldino Carolina Cesarea naturae curiosorum.
A queste prime a. moltissime altre fecero seguito.
Il sorgere delle a. scientifiche coincide con quel momento critico nel quale la nuova corrente ebbe il primo contatto con il pensiero religioso; momento di eccezionale importanza, male interpretato da coloro che vorrebbero trarre da esso osservazioni generali deducendone un'azione inibitrice della Chiesa rispetto al progresso scientifico. A questa, che aveva avuto da troppo poco tempo l'esempio di quel che poteva produrre un'eccessivamente libera interpretazione (eresia luterana), ben conveniva di stare in guardia contro ogni movimento che potesse indurre nel campo teologico riflessi non desiderabili. Di qui si spiega quell'atteggiamento iniziale che fu improntato a diffidenza. Ma tale atteggiamento, chiaritosi gli intenti, si muterà ben presto in accoglimento e in incremento fino a far divenire gli stessi principi della Chiesa promotori e persino fondatori di A. scientifiche.
5. A. NAZIONALE DEI LINCESI. — Per i precedenti V. P. A. delle Scienze. La presente fase storica risale al 1871 quando, divenuta Roma capitale d'Italia, fu ripristinato, per iniziativa di Quintino Sella, il nome dell'antico sodalizio con la nuova qualifica di nazionale.
Lo statuto (14 febbr. 1875) aggiunse alla Classe di scienze fisiche e matematiche quella di scienze morali, storiche e filologiche. Nel 1883 il Governo cedette in uso all'A. il Palazzo Corsini, costruzione dell'architetto Fuga (sec. XVIII) la quale ospita anche la Biblioteca Corsiniana e il Gabinetto delle Stampe, donati all'A. dal principe Tommaso Corsini. Alla Corsiniana vanno aggiunte la raccolta accademica, forse la più ricca di periodici scientifici che vanti l'Europa, e quella orientalistica della Fondazione Caetani, dovuta alla munificenza di D. Leone Caetani (1923). Riforme dell'istituto si ebbero nel 1883, 1920, 1925, 1934-35, finché, con decreto 8 giugno 1939, i Lincei furono assorbiti dall'A. d'Italia (v. sotto). Caduto il fascismo, questa venne soppressa e patrimonio e funzioni furono devolute alla ripristinata A. dei Lincei (D. L. L. 28 sett. 1944, n. 359 e 28 sett. 1944, n. 363). Con decreto 16 nov. 1945 fu introdotta nella Classe
di scienze morali una nuova categoria di « critici delle arti e delle lettere ».
Presentemente l'A. è retta dal suo vecchio statuto del 15 genn. 1920, modificato con decreto 1° ott. 1925; ed è composta delle due predette Classi, le quali constano ciascuna di 72 soci nazionali, 72 corrispondenti e 72 stranieri, ripartiti nella prima in cinque categorie e nella seconda in sei. Il consiglio di presidenza è costituito da un presidente, un vice-presidente, due segretari aggiunti, un amministratore e un amministratore aggiunto. L'A., riconosciuta corpo morale autonomo, gode di uno stanziamento finanziario sul bilancio del Ministero della pubblica istruzione. Grazie a doni e a lasciti di enti e di privati l'A. amministra fondazioni, elargisce premi, bandisce concorsi, promuove convegni. Tra le fondazioni sono cospicue la « Alessandro Volta », la « Feltrinelli », la « Donegani ».
Dal 1870 l'A. ha pubblicato sette serie di Rendiconti e di Memorie della Classe di scienze fisiche e della Classe di scienze morali, e inoltre sei serie di Notizie degli scavi di antichità. Altre notevoli pubblicazioni in proprio o affidate a editori: i Monumenti antichi, raccolta iniziata nel 1890, gli Atti delle Assemblee costituzionali italiane, i Classici greci e latini, la Forma Urbis Romae, il Codice Atlantico di Leonardo, ecc.
6. REALE A. D'ITALIA. — Istituita in Roma il 7 genn. 1926, inaugurata il 28 ott. 1929, soppressa il 28 sett. 1944. Aveva per scopo di « promuovere e coordinare il movimento intellettuale italiano », con una serie di attività specificate dal primo articolo dello statuto, tra le quali: dare pareri al governo sui più importanti problemi della cultura, promuovere esplorazioni, conferire premi e borse di studio, aiutare con sussidi e pensioni studiosi benemeriti. Si suddivideva in quattro classi: scienze morali e storiche; scienze fisiche, matematiche e naturali; lettere; arti. Ogni classe era formata da 15 accademici, portati, nel 1939, a 20. Gli accademici erano considerati grandi ufficiali dello Stato. Del consesso fecero parte anche il card. Gasparri e mons. Perosi. Annesse all'A. sorsero, per munificenza di enti e privati, cospicue istituzioni: le Fondazioni: « Volta », promotrice dei « Convegni internazionali Volta », « Feltrinelli », « Novaro », e altre minori; i centri di studio per l'Africa Orientale Italiana, per l'Albania, per la Svizzera italiana. Sotto il patronato dell'A. si svolsero importanti esplorazioni nell'Africa e quelle di G. Tucci nel Tibet. L'attività editoriale si concretò in venti collezioni di opere scientifiche, letterarie e artistiche. Come sede lo Stato aveva ceduto in proprietà all'A. la villa « Farnesina », celebre per gli affreschi di Raffaello. Nel 1939 l'A. d'Italia aveva assorbito quella dei Lincei; ma nel 1944 avvenne il processo inverso: l'A. d'Italia fu soppressa; patrimonio, attività e funzioni furono devoluti alla ricostituita A. Nazionale dei Lincei (v. SORA).
#### VI. A. ARTISTICHE E MUSICALI.
SOMMARIO: 1. A. artistiche. - 2. A. di S. Cecilia. - 3. A. di S. Luca.
1. A. ARTISTICHE. — Ebbero questo nome, sulla fine del Cinquecento, le scuole d'arte che, in sostituzione delle antiche botteghe, alcuni artisti aprirono nei loro studi (ad es. l'A. degli Incamminati, tenuta a Bologna dai Carracci). Più specialmente però vennero denominate a. quelle associazioni di artisti che, prendendo
l'eredità delle antiche università, compagnie e studi, si proposero l'incremento e lo studio delle belle arti. Riconosciute da pontefici e da governanti, furono spesso investite di pubbliche funzioni.
A Firenze, dall'antica compagnia di S. Luca, nacque nel 1563 l'A. del Disegno. Nel 1573 ne sorse una analoga a Perugia. Su tutte eccelle la romana A. di S. Luca, sorta da una preesistente università di pittori che, con statuti del 1479, mirava specialmente a scopi religiosi ed a mutuo soccorso. Detta A. fu riconosciuta nel 1577 da Gregorio XIII, e Urbano VIII ne sancì le funzioni di magistratura soprastante alle varie corporazioni artistiche; gli statuti risalgono al 1592, quando ne era presidente Federico Zuccari. Sotto il Canova ottenne l'insegnamento ufficiale dell'arte e lo mantenne fino al 1874.
Nel 1600 e nel 1700 quasi tutte le città d'Italia vollero la loro a.; ricordiamo Torino (A. Albertina), Bologna (A. Clementina), Lucca, Venezia, Genova, Parma, Verona, Carrara, Milano (Brera), Modena, Bergamo (Carrara), Napoli, ecc.
Molte altre a., spesso su imitazione di quelle italiane, sorsero per iniziativa di altre nazioni, come l'A. Reale di pittura e scultura a Parigi (1648), l'A. di Francia a Roma (1666), l'A. di S. Fernando a Madrid (1744), l'A. Reale di Londra (1766), l'A. di Spagna in Roma (1873).
Notevole è il contributo che le a. hanno dato all'incremento dell'arte con le discussioni teoriche, l'insegnamento pratico, la tutela morale degli artisti, l'amministrazione di lasciti, la pubblicazione di «memorie», il bando di concorsi, la custodia di archivi e collezioni. Certe deviazioni cui si è dato il nome di accademico (v.) non possono far dimenticare tutte queste benemerenze; e se è vero che oggi i compiti delle a. storiche sono molto ridotti, non sarebbe giusto considerarne del tutto esaurita la funzione. Parecchie di esse, con scuole libere serali, continuano ad ammaestrare i giovani, per quanto l'insegnamento ufficiale dell'arte sia stato ormai assunto dal Governo che vi provvede con i Licei artistici, istituti secondari, e con nove istituti superiori, funzionanti a Carrara, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, cui è stato dato il nome di A. di Belle Arti.
Un tentativo di ridare importanza ad un grande organismo accademico fu attuato nel 1926 con la poi soppressa A. d'Italia, (v. col. 180, n. 6), della quale faceva parte anche una classe delle arti.
Merita qui un cenno particolare la P. A. dei Virtuosi al Pantheon che, sorta nel 1543 come congregazione degli artisti operanti in Roma, si occupa in modo speciale dell'arte sacra (v. n. III, 5).
2. A. DI S. CECILIA, Roma. — I primordi dell'istituzione si possono connettere con le disposizioni del Concilio di Trento, per la musica sacra (XXII sessione, 17 sett. 1562). Nel 1566, i maestri di cappella di Roma si riunirono con i cantori ed esecutori in un sodalizio, che ebbe a capo Pier Luigi da Palestrina, il grande artefice di quell'opera restauratrice. Nel 1584 Gregorio XIII lo eresse canonicamente in confraternita con il titolo di «Congregazione dei musici di Roma sotto l'invocazione di s. Cecilia», che Urbano VIII con la bolla Pietatis et christianae charitatis del 20 nov. 1624 approvò in perpetuo. Altri pontefici, tra cui principalmente Clemente XI con il breve Ad pastoralis dignitatis officium (1716), Pio VI con il breve Supremi dispositione consilii (1794), Pio VIII con il breve Quoniam vero vocum concentus (1830), ne accrebbero e determinarono via via le prerogative, che si estesero all'esame e assunzione dei maestri ed esecutori, alle scuole di musica, alla licenza di stampa
dei libri musicali. Per quanto tale giurisdizione non sia stata sempre ugualmente in vigore attraverso i tempi, si deve in larga parte all'azione del sodalizio la formazione della gloriosa scuola musicale romana. Nel 1839 si unì alla Congregazione un'A., che nel titolo finì con il prevalere, e ottenne da Pio IX la qualifica di Pontificia.
Una completa ricostituzione dell'A. ebbe luogo nel 1875 da parte del governo italiano, che l'assunse ufficialmente, e in particolare si svilupparono i suoi corsi d'insegnamento, con un Liceo musicale che divenne poi Conservatorio, diretto dallo stesso presidente dell'A. La quale promuove ora, con diversi mezzi, l'arte, la cultura e l'educazione musicale; e ha fondato la «Unione Nazionale: Concerti» (1922) e la «Federazione Internazionale dei Concerti» (1929). Riforme successive dello statuto si effettuarono nel 1897, 1912 e 1934. L'A. è costituita presentemente da 100 accademici effettivi (italiani) e da 50 onorari (stranieri). Possiede una ricca raccolta di stampati e manoscritti, dal 1911 denominata «Biblioteca musicale governativa di S. Cecilia». La festa della santa patrona (22 nov.), per la quale l'antica Congregazione fondò una cappella nella chiesa di S. Carlo ai Catinari, si celebra ancora ufficialmente con una Messa solenne.
Nello Vian
3. A. DI S. LUCA, Roma. — Suo periodo iniziale si considera quello della Università o corporazione romana delle arti, che esisteva sulla fine del sec. XV, retta da statuti conservati in un codice del 1478. L'A. intitolata a s. Luca fu cresta da Gregorio XIII con breve in data 15 ott. 1577, e ottenne da una bolla di Sisto V del 1588 la conferma dei privilegi e la sede nella chiesa di S. Martina al Foro Romano. Come corpo distinto, sorse fino dalle origini accanto all'A., costituita dagli artisti maggiori, la Compagnia o Confraternita, accogliente gli artisti minori, con la sola esclusione dei garzoni e lavoratori. Protettore munifico dell'A. fu, ai suoi primordi, il card. Federico Borromeo; animatore e legislatore, il pittore Federico Zuccari, nominato suo «principe» nel 1593. Successivi statuti vennero dati nel 1607, 1714, 1788, 1817, 1907 e 1934 al sodalizio, al quale appartennero tutti i più illustri artisti italiani e i maggiori stranieri; e si aggregarono altre A. sorte in vari luoghi secondo il suo modello. Dell'universale prestigio goduto dall'arte italiana, nei secoli del suo perdurante splendore, l'A. fu espressione e strumento. Le sue attività più notevoli si svolsero nell'educazione e protezione dei giovani artisti, nella conservazione e difesa dell'antico patrimonio d'arte, nell'indizione di concorsi, dei quali forma più solenne ebbe quello fondato da Clemente XI. Fino a tutto il periodo del governo pontificio, essa esercitò anche l'insegnamento nel campo delle arti.
L'A. è composta di tre classi: pittura, scultura, architettura, ciascuna delle quali conta 12 accademici di merito effettivi e 24 corrispondenti. Comprende inoltre accademici di onore in numero non superiore a 90, scelti tra letterati, scrittori d'arte, scienziati, protettori delle belle arti. Numerosi sono ancora i concorsi delle sue 40 fondazioni. Arricchiscono il patrimonio dell'A. la Biblioteca d'arte Sarti, la Galleria di pittura, collezioni di disegni e di documenti. Sede accademica restò fino al 1932 l'edificio annesso alla
chiesa di S. Martino al Foro Romano; demolito il quale, essa si trasferì nel palazzo Carpegna in Via della Stamperia. - Vedi Tav. XV.