ECBATANE - Hamadán, colle Musallah, sul sito dell'antica E.
ad Articulos sibi impositos (1326). L'Opus tripartitum doveva abbracciare l'opus propositionum di cui si conosce il pieno esposto nei Prologi ed una tesi svolta (Esse est Deus), l'opus quaestionum di lezioni e discussioni, l'opus expositionum di passi del testo biblico e di materiali per prediche (opus sermonum, ed. Benz, 1937). L'opus expositionum consta di prologi, di spiegazioni In Gen. 1 (I forma), In Eccli. XXIV, In Sap. (ed. G. Théry, 1928-29), In Gen. 1 (II forma), In Ex. (II forma), In Gen. 2 (Liber parabolarum Genesis), In Io. (edd. K. Christ e J. Koch 1936 sgg.). Degli scritti latini (cf. Faggin, M. E., pp. 68-75, 377-79) studiati dal Denise in poi s'occupano due edizioni recenti, l'una capitanata da G. Théry (Lipsia 1933, finora 3 fasc.), l'altra promossa dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft per cura di J. Koch, B. Geyer, K. Weiss, K. Christ, R. Benz, R. Seeberg (Stoccarda-Berlino 1936 sgg., finora 10 fasc.).
Il pensiero d'E. si svolge intorno a 3 problemi preferiti: Dio, l'origine delle cose da Dio, il ritorno delle creature spirituali a Dio, apportando alla loro soluzione, oltre elementi neoplatonici, pseudo-dionisiaci ed altri, le dovizie della scuola classica di s. Tommaso con il contributo d'una mente originale ed ardita.
« Esse est Deus », nel senso di essere assoluto, non nel senso di essere inerente, creato. La creatura è non-essere, essere relativo, umbrale; l'essere creato è niente senza l'essere di Dio. « Deus non habet esse » significa che in Dio è la pienezza, la perfezione e la purità dell'essere. Essere e essenza si distinguono realmente. Usando i procedimenti e le formole della teologia negativa, E. predica che Dio è senza nome, che Dio non è buono, cioè secondo la bontà creata. L'essere così definito è per E. la deitò, distinta dal Dio trino della Rivelazione. La Trinità è spiegata per mezzo d'un processo d'autoconoscenza dell'essenza divina, evitando però il senso attribuitogli falsamente da J. W. Preger d'una successione temporale di potenza a atto. L'essere eminente di Dio E. lo predica come metafisico e come mistico. Lo stesso vale del suo pensare e parlare degli attributi divini: unità, semplicità, spiritualità, ecc. L'atto creativo di Dio è eterno, non la creatura. Per il suo chiaro concetto della creazione E. è per molte miglia distante dal panteismo (F. Pelster).
Quanto più il pensiero umano si rende conto della sublimità di Dio, tanto meno raggiungibile gli apparisce l'ultimo fine che è Dio. Eppure il mistico insiste sul raggiungimento di Dio. Si richiama alla psicologia. L'anima umana è immagine di Dio, immediatamente creata da lui. Forma cor-

Domandandosi il perché delle buone opere, del culto, del mondo, dell'Incarnazione, E. risponde: affinché Dio nasca nell'anima e l'anima in Dio. Questa « Gottesgeburt » è un'idea e un fatto centrale del mondo, collegata alla nascita del Figlio dal Padre nel seno della S.ma Trinità. La trasformazione nel Figlio non fa perdere all'uomo la sua esistenza, ma il suo egoismo; non spinge al quietismo, ma alla pienezza interiore delle opere di carità e di assistenza sociale. Il lato negativo della nascita di Dio nell'anima è la ritiratezza che assurge però a funzione positiva: « nihil apponendo, sed subtrahendo, in anima invenitur Deus ». L'informazione di Dio in noi, la perdita della « forma » di tutto ciò che in noi contrasta alla forma divina, l'abbandono a Dio, l'unione « passiva » con Dio, fanno l'anima docile e duttile sotto la luce e l'azione di Dio; essa ascolta e vede senza immagini ed opara senza fatica. Lasciando se stesso, l'uomo lascia tutte le cose, fonda in sé la vera libertà per Dio.
E. intese servire la vita, esigendo che l'uomo sia un ricercatore di Dio in ogni tempo, forte della rinunzia e della riconquista incessante di sé attraverso la rinnegazione del non-essere. Predicatore dell'interiorità contro ogni formalismo farinico, E. incita alla formazione dell'uomo a figlio di Dio. Proprietà e purezza dell'espressione, chiarezza della sintassi ed altezza di concetto costituiscono il fascino del suo dire, potenziato dal suo atteggiamento di religiosità sentita e vissuta. Egli occupa nella letteratura tedesca il posto che all'Alighieri spetta nelle lettere italiane. Esimio dialettico, E. ama i paradossi nel pensiero e nel parlare come mezzi di effetti profondi; è tipicamente dinamico, anzi quasi « esistenzialista ». Uomo d'alta mente e di generoso ministero, E. fu venerato dagli uni, come Taulero ed il b. Enrico Susone che lo chiama il « santo maestro », e da altri ritenuto sospetto nella dottrina, nel linguaggio e negli scritti. Allorché E., figlio devoto della Chiesa, non eretico formale, sembrò accostarsi troppo al precipizio, la Chiesa richiamò e lui e i suoi contemporanei.

pp. 552, 561-71, 779-80; A. Dempf, M. E., Lipsia 1934; id., Studien zum « Mythos des XX. Jahrhunderts », in Kirchl. Anzeiger J. d. Erzbistum Köln, 1934, pp. 113-42 e passim; J. Koch, s. V. in Verfasserlexikon, I, coll. 405-502; id., Ein neuer E. Fund: der Seutenzenkommentar, in Forschungen u. Fortschritte, 19 (1943), pp. 20-23; cf. G. Meersseman, in Studia medievocatio in honorem p. R. J. Martin, Bruges s. d., pp. 383, 389, 397-404; H. Piesch, M. E., Vienna 1946; G. Paggin, M. E. e la mistica tedesca preprotestante, Milano 1946. Angelo Walz