ELISABETTA della S.M.A. TRINITÀ, venerabile. – Mistica carmelitana scalza, al secolo Marie Joséphine Elisabeth Catez, n. il 18 luglio 1880 in Avord (Cher), dal 1901 carmelitana di Digione ove morì in concetto di santità il 9 nov. 1906. Riusci a realizzare meravigliosamente una vita di intima e continua comunione con Dio Uno e Trino, e giunse ad altissima contemplazione. La causa della sua beatificazione è introdotta.
Le notizie della sua vita e della sua vita interiore, tante dai suoi scritti, furono pubblicate dalle consorelle di Digione sotto il titolo: Soeur Elisabeth de la Trinité, religieuse carmélite, Souvenirs (Digione 1915, 1918, 1930, 1935, Parigi 1927), in vers. II. (Firenze 1926) in vers. inglese (Londra 1912).
Bibl.: M. V. Greifensein, Schwestern Elisabeth von der Hl. Dreißigjährig, Sarajewo 1914; A. Beschin, Lettres de direction du breton (Castro de Reto) à la mère Elisabeth, 1914
ELISABETTA DI TURINGIA - ELISABETTA D'UNGHERIA
ELISABETTA di TURINGIA, santa - Chiesa di S. E., iniziata nel 1235, consacrata nel 1283 - Marburgo.
scolare Corrado di Marburgo, che più tardi si fece terziario francescano. In giovanissima età rimaneva vedova per la morte di Ludovico (12 sett. 1277), avvenuta nel mezzogiorno d'Italia, mentre si creava, al seguito di Federico II, crociato in Terra Santa. Durante l'assenza del marito, per una grande carestia verificatasi nel paese, sostenuto con mezzi pubblici, anche contro il volere dei Grandi, molte centinaia di poveri servendo anche personalmente gli infermi di Eisenach. È accertato oggi, contro le ipotesi del Wenck e del Michael, che E., rimasta vedova, fu cacciata violentemente dal castello di Wartburg nell'inverno del 1227. Recatasi in quella notte al convento francescano di Eisenach, pregò i frati di cantare il Te Deum per la sua tribolazione. Ero qualche tempo in grande penuria e mendicando; fu accolta di aiutata dall'abbandessa di Kitzingen sua parente di dallo zio Egberto vescovo di Bamberg, che pensava rimaritala. Tornati a cavalieri crociati con le ossa di Ludovico, mutarono al- quanto le sue condizioni, specialmente con l'istituzione, da parte di Gregorio IX, di Corrado quale suo « difensore ». Ma già E., dedicandosi ad una vita ascetica, nel 1228 rinunziava solennemente al mondo nella chiesa dei Minori di Eisenach. Vestiva, nelle mani di Corrado, l'abito grigio di terziaria, e con i beni che le furono assegnati a sostentamento della sua vedovanza, costruì l'ospedale di Marburgo, la cui cappella dedicò a S. Francesco appena canonizzato. Morì, a 24 anni, stremata di forze soprastrutto per il costante servizio ai poveri, malati, lebbrosi, il 16 nov. 1231. Si narra che S. Francesco stesso le inviasse un suo mantello che si conserverebbe nella parrocchia di Oberwalluf presso Magonza. Fu se- volta nel duomo di Marburgo.
I miracoli che subito dopo la sua morte si effettuarono, fecero promuovere il processo di canonizzazione che si concluse il 27 maggio 1235 con la proclamazione a santa, fatta da Gregorio IX a Perugia. Alla traslazione assistette, con gran seguito di principi, Federico II, il quale poi sull'avvenimento scrisse una lettera al generale dell'Ordine francescano, frate Elia (Acta Imperii medica, ed. E. Winckelmann, I, Innsbruck 1880, p. 299 sg.). Il duomo di Marburgo fu metà di pellegrinaggi finché, al tempo della riforma protestante, Filippo d'Assia disperso le reliquie di E., che oggi in parte si conservano a Vienna. Di dubbia autenticità è il capo che si conserva in Besançon (cf. Rev. d'hist. franciscaine, 2 [1923], p. 275). Numerose congregazioni religiose, specialmente terziarie francescane, s'intitolano a lei. La Conferenze di S. E. furono fondate per la prima volta a Treviri nel 1840 (W. Liese, Gesch. d. Caritas, Priburgo 1922; la lettera di Pio XI per il centenario della morte in AAS, 23 [1931], pp. 525-27). Festa il 19 nov.
Le rappresentazioni iconografiche di S. E. sono numerosissime in tutta Europa (cf. S.'Elsner, in Frauciskianische Studien, 18 [1931], pp. 205-237). La Santa viene raffigurata distruttuendo il pane con un povero al fianco, o, dopo il Quattrocento, nascondendo in grembo un mazzo di rose, in riferimento a un miracolo d'aver trasformato in rose il pane che non voleva far conoscere che portava ai poveri (cf. L. Lemmens, Zum Rosenwunder, in Katholik, 24 [1922], 381-84). Segno di un pronto diffondersi del culto di S. E. in Italia è il ciclo pittorico trecentesco nella chiesa di S. Maria Donna Regina di Napoli. - Vedi tav. XL.
BIBL.: Fonti: Le fonti della vita di S. E. sono enunciate con le loro edizioni in Arch. Franc. hist., 2 (1909), pp. 243-49. Fra esse una lettera di Gregorio IX mentre E. era ancora in vita. Corrado di Marburgo che lavorava per il processo della sua beatificazione scrisse una Epistola de vita ad papam, nel 1232: i Ditta IV Ancilia, prima del 1244, sviluppata nel Libellus edito da A. Huyskens, Der sog. Libellus de dictis IV Ancilia, Monaco 1911; la Vita scritta da Cesario di Heisterbach, prima del 1237, ed. da Huyskens, Colonia 1908; BHL, no. 2488-2514; U. Chevalier, Bibliothèque, I, 2a ed., Parigi 1913, coll. 1304-1307. Biografie moderne: E. Horn, S. E. de Hongrie, Parigi 1902, vers. II. Milano 1924; M. Maresch, E. Landgröfia von Thüringen, Monaco-Gladbach 1921; K. Adam-Kappert, E. von Thüringen, Vienna 1929; P. Dörfler, Die heilige E., Monaco 1930; J. Ancellet-Hustache, Ste Elisabeth de H., Parigi 1947; Studi: L. Crick, Culte de S. E. de Hongrie en Belgique, Ste E. de Hongrie, Parigi 1902, vers. it., Milano 1924; St. V. Durnin-Borkowski, Die hl. E., in der Kircbe zu Bonn, in Katholik, 49 (1917), pp. 218-23; G. Haselbeck, Die hl. E. und ihre Beichtvater Br. Rodeger u. Konrad V.
Marburg, in Frans. Stud., 18 (1931), pp. 294-308; id., Die hl. E. in ihrem seelischen Wachsen u. Werden, in Thüringen, Franc., 15 (1931), pp. 108-57; id., Das religiöse Wollen der hl. E., ibid., 15 (1931), pp. 247-77; E. Hernelink, Ein fahrtrundet Elizabetiforschung, in Theol. Rundschau, 4 (1932), pp. 121-38. Ottocaro Bonmann.