ELISABETTA DI TURINGIA, SANTA

ELISABETTA di TURINGIA, santa. - Patrona principale del Terz'ordine francescano, e delle opere caritative cattoliche.

I. VITA

N. nel 1207 da Andrea II d'Ungheria e da Geltrude di Andechs-Merano, fidanzata dai genitori a Ludovico IV di Turingia già nel 1211, veniva condotta ad Eisenach, nel castello di Wartburg. Nel 1221 sposava Ludovico, da cui ebbe tre figli. Fu sotto la rigida disciplina spirituale del sacerdote

Article illustration
ELISABETTA di TURINGIA, santa - Affresco di Simone Martini (1322-26) - Assisi, chiesa inferiore di S. Francesco.
(fot. Alinari)
Article illustration
(fot. Marburg) ELISABETTA di TURINGIA, santa - Chiesa di S. E., iniziata nel 1235, conserata nel 1283 - Marburgo.
secolare Corrado di Marburgo, che più tardi si fece terziario francescano. In giovanissima età rimaneva vedova per la morte di Ludovico (12 sett. 1227), avvenuta nel mezzogiorno d'Italia, mentre si recava, al seguito di Federico II, crociato in Terra Santa. Durante l'assenza del marito, per una grande carestia verificatasi nel paese, sostentò con mezzi pubblici, anche contro il volere dei Grandi, molte centinaia di poveri servendo anche personalmente gli infermi di Eisenach. È accertato oggi, contro le ipotesi del Wenck e del Michael, che E., rimasta vedova, fu cacciata violentemente dal castello di Wartburg nell'inverno del 1227. Recatasi in quella notte al convento francescano di Eisenach, pregò i frati di cantare il Te Deum per la sua tribolazione. Errò qualche tempo in grande penuria e mendicando; fu accolta a aiutata dall'abbadessa di Kitzingen sua parente a dallo zio Egberto vescovo di Bamberga, che pensava rimaritarla. Tornati i cavalieri crociati con le ossa di Ludovico, mutarono alquanto le sue condizioni, specialmente con l'istituzione, da parte di Gregorio IX, di Corrado quale suo « difensore ». Ma già E., dedicandosi ad una vita ascetica, nel 1228 rinunziava solennemente al mondo nella chiesa dei Minori di Eisenach. Vestiva, nelle mani di Corrado, l'abito grigio di terziaria, e con i beni che le furono assegnati a sostentamento della sua vedovanza, costruì l'ospedale di Marburgo, la cui cappella dedicò a s. Francesco appena canonizzato. Morì, a 24 anni, stremata di forze soprattutto per il costante servizio ai poveri, malati, lebbrosi, il 16 nov. 1231. Si narra che s. Francesco stesso le inviasse un suo mantello che si conserverebbe nella parrocchia di Oberwalluf presso Magonza. Fu sepolta nel duomo di Marburgo.

II. CULTO

I miracoli che subito dopo la sua morte si effettuarono, fecero promuovere il processo di canonizzazione che si concluse il 27 maggio 1235 con la proclamazione a santa, fatta da Gregorio IX a Perugia. Alla traslazione assistente, con gran seguito di principi, Federico II, il quale poi sull'avvenimento scrisse una lettera al generale dell'Ordine francescano, frate Elia (Acta Imperii inedita, ed. E. Winckelmann, I, Innsbruck 1880, p. 299 sg.). Il duomo di Marburgo fu meta di pellegrinaggi finché, al tempo della riforma protestante, Filippo d'Assia disperse le reliquie di E., che oggi in parte si conservano a Vienna. Di dubbia autenticità è il capo che si conserva a Besançon (cf. Rev. d'hist. franciscaine, 2 [1923], p. 273). Numerose congregazioni religiose, specialmente terziarie francescone, s'intitolano a lei. Le Conferenze di S. E. furono fondate per la prima volta a Treviri nel 1840 (W. Liese, Gesch. d. Caritas, Friburgo 1922; la lettera di Pio XI per il centenario della morte in AAS, 23 [1931], pp. 525-27). Festa il 19 nov.

III. ICONOGRAFIA

Le rappresentazioni iconografiche di s. E. sono numerosissime in tutta Europa (cf. S. Elsner, in Franziskanische Studien, 18 [1931], pp. 205-231). La Senta viene raffigurata distribuendo il pane con un povero al fianco, o, dopo il Quattrocento, nascondendo in grembo un mazzo di rose, in riferimento a un miracolo d'aver trasformato in rose il pane che non voleva far conoscere che portava ai poveri (cf. L. Lemmens, Zum Rosenswunder, in Katholik, 24 [1902], 381-82). Segno di un pronto diffondersi del culto di s. E. in Italia è il ciclo pittorico trecentesco nella chiesa di S. Maria Donna Regina di Napoli. - Vedi tav. XX.

BIBLI: Fonsi: Le fonti della vita di s. E. sono enumerate con le loro edizioni in Arch. Franc. hist., 2 (1909), pp. 243-49. Fra esse una lettera di Gregorio IX mentre E. era ancora in vita. Corrado di Marburgo che lavorava per il processo della sua beatificazione scrisse una Epistola de vita ad დავით, nel 1232: i Dieta IV Ancillarum, prima del 1244, sviluppati nel Libellus edito da A. Huyskens, Der sog. Libellus de dictis IV Ancillarum, Monaco 1911; la Vita scritta da Cesario di Heiberbach, prima del 1237, ed. da Huyskens, Colonia 1908; BBL, nn. 2488-2514; U. Chevalier, Biobibliog., I, 2ª ed., Parigi 1913, coll. 1304-1307. Biografie moderne: E. Horn, Sr. E. de Hongrie, Parigi 1902, vers. II. Milano 1924; M. Maresch, E. Landgrölln von Thüringen, Monaco-Gladbach 1921; K. Adam-Kappert, E. von Thüringen Vienna 1929; P. Dörfler, Die heilige E., Monaco 1930; J. Ancelot-Hustache, Ste Elisabeth de H., Parigi 1947. Studi: L. Crick, Culte de ste E. de Hongrie en Belgique, ste E. de Hongrie, Parigi 1902, vers. it., Milano 1924; St. V. Dumin-Borkowski, Die hl. E., in der E. kirche zu Bonn, in Katholik, 49 (1917), pp. 218-23; G. Hassibock, Die hl. E. und ihre Beichtsäter Br. Rodeger u. Konrad u. Marburg, in Frana. Stud., 18 (1931), pp. 294-308; id., Die hl. E. in ihrem seelischen Wachsen u. Werden, in Thuring. Fran., 15 (1931), pp. 108-57; id., Das religiöse Wollen der hl. E., ibid., 15 (1935), pp. 247-77; E. Hermelink, Ein Jahrhundert Elisabethforschung, in Theol. Rundschau, 4 (1932), pp. 121-38. Ottocato Bonmanno

Cite this article

“ELISABETTA DI TURINGIA, SANTA.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 173. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/elisabetta-di-turingia-santa.