ESARCATO D'ITALIA (DI RAVENNA)

ESARCATO D'ITALIA (DI RAVENNA). - Restituita l'Italia all'Impero dopo la caduta del Regno degli Ostrogoti, ne tenne il governo il condottiero bizantino, che aveva conseguita la vittoria finale, Narseto, con poteri praticamente illimitati anche nell'ambito dell'amministrazione civile. Rimosso Narseto, intorno al 568, dall'imperatore Giustino II, non gli fu dato un successore con le stesse attribuzioni, e la penisola italiana ebbe soltanto un governatore civile, il praefectus praeterio Italiae, con sede a Ravenna e un comando militare supremo per le truppe in Italia cessò di esistere. Ma non tardò a manifestarsi evidente la necessità di ricostituirlo, con poteri preminenti su quelli dei funzionari civili,

quando il rapido dilagare dell'invasione longobarda sino all'Italia meridionale mostrò quanto fosse necessaria una direzione militare unica delle operazioni belliche, capace di far convergere tutte le risorse amministrative della penisola ai bisogni connessi con il rinnovato stato di guerra. Perciò nel 584 l'imperatore Maurizio investì del comando militare supremo in Italia, un alto dignitario della sua corte, che inviò a Ravenna con il titolo di esarca.

L'esarca (exarchus, traslitterazione latina del termine greco ἐξάρχος, «colui che è primo») ebbe anch'egli sede fissa a Ravenna, nel palatium che era stato residenza successivamente di Onorio e degli ultimi imperatori in Occidente, di Odoacre e di Teodorico e suoi successori. Di nomina sovrana, era di norma insignito della dignità eminente di patrizio; aveva giurisdizione militare sulla penisola italiana, ed un effettivo controllo sulla amministrazione civile. La denominazione esatta di questo dignitario è dunque «esarca d'Italia» («esarcato d'Italia»), non «esarca di Ravenna» («esarcato

di Ravenna»), come comunemente si dice. È anche infondata l'opinione generalmente accettata, che il primo esarca si chiamasse Decio, perché in realtà la serie degli esarchi d'Italia si apre con Smaragdo, mentre solo per errore si attribuì questa carica anche a un Decio. Nel corso del sec. VII, scomparso il praefectus praetoria, l'esarca riunì definitivamente nelle sue mani anche i poteri civili, ed assumisse la figura di un vero e proprio luogotenente dell'imperatore nella penisola, ed in certi periodi ebbe persino l'autorità di confermare le elezioni papali. Nella prima metà del sec. VIII la ripresa delle conquiste longobarde per opera di Liutprando ridusse l'esarca a far sentire in modo continuativo e concreto la sua autorità solo su quelli, dei territori della penisola rimasti all'Impero, che erano a contatto immediato con la sua residenza. Allora soltanto apparve la denominazione «exarchatus Ravennae, Ravennantium», che si trova per la prima volta nella biografia di Stefano II (752-57) del Liber Pontificalis. Derivava non da una innovazione introdotta nella terminologia ufficiale bizantina ma dall'uso invalso nei circoli della Chiesa di Roma di indicare così i territori appunto, sui quali negli ultimi decenni l'esarca aveva avuto vera giurisdizione diretta cioè all'Emilia orientale, fra la destra del Panaro e l'Adriatico, fra la zona Po di Volano-Valli di Comacchio e la zona della Pentapoli sulla sinistra del Musone. Erano i territori che, già caduti in gran parte in potere di Liutprando, furono completamente conquistati nel 750-51 da Astolfo, che il 4 luglio 751 datò un suo privilegio dal palatium di Ravenna, dopo fatto prigioniero l'esarca Eutichio, ultimo della serie. La maggior parte di questi territori fu trasferita al governo temporale della Chiesa di Roma per effetto delle donazioni carolingie a cominciare da Pipino. La storia dell'esarcato, non più d'Italia, ma di Ravenna, dal 750-51 non più bizantino,

del 756-57 in poi è un capitolo della storia dei domini temporali della Chiesa di Roma.

BIBLIOTHEK: Ch. Diehl, Einheit zur Administration byzantine dans l'exarchat de Ravenna (602-751), Parigi 1888; L. M. Hammann, Untersuchungen zur Geschichte der byzantinischen Verwaltung in Italie (549-750), Lipsia 1889; E. Caspar, Pippin und die Römische Kirche, Berlino 1914, pp. 123-30; K. Heldmann, Das Kaisertum Nazis der Grossen, Weimar 1928, pp. 124-31, 140, 202-204; M. Uhlitz, Die Restitution des Exarchates R. durch die Ottonen, in Mittel. d. Oesterr. Jutt. I. Geschichtsforsch., 50 (1936), pp. 1-34; R. Cessi, Le prime conseguenze della caduta dell'E. nel 751, in Atti del V Congresso interno di studi bizantini, Roma 1939, pp. 79-84; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna [1941-42], V. indice; id., Le prime manifestazioni concrete del potere temporale dei papi sull'E. di R. (756-57), in Atti dell'Istituto veneto, Cl. di scienze mor. e lett., 106 (1947-48), pp. 280-300.

Onorino Bertolini

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“ESARCATO D'ITALIA (DI RAVENNA).” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 339. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/esarcato-d-italia-di-ravenna.