ESAU (ebr. Èfaw). - Primogenito di Isacco e di Rebecca.
La Bibbia spiega questo nome, il cui significato etimologico scientifico ci sfugge, con una caratteristica fisiologica del personaggio, che nacque ricoperto di peli rossi. Allo stesso modo è interpretato l'altro suo nome «Edom» (Gen. 25, 30), che in ebraico ('édhōn) vuol dire precisamente «rossiccio» (= 'adhnōn).
I due gemelli - E. Giacobbe (v.) - già prima della loro nascita vengono assunti a simbolo di due nazioni in ostilità fra di loro (ibid., 25, 23). Difatti subito si palesano i loro caratteri diversi; mentre Giacobbe è presentato come «placido e casalingo», E. è descritto come instabile ed avventuroso. Egli


(in B'ityri, Sarcologi, Iar. 1B, 1)
E. formula il proposito di un fratricidio (ibid., 27, 41), ma la sagacia di Rebecca ne impedisce l'esecuzione. Con la primogenitura e secondo i disegni divini Giacobbe, di cui « descrive ampiamente la storia, diventa l'erede delle promesse patriarcali. E. è costretto ad una vita grama di cacciatore (ibid., 27, 39). In seguito i due fratelli si rappacificano; ma per evitare possibili dissensi si separano. E. si ritira fra i monti e le steppe di Seir, antico nome dell'Idumea; Giacobbe, invece, si reca a Siciliani in Samaria. E., perciò, è considerato come caposipite degli Edomati, disprezzati dagli Ebrei come discendenti da un personaggio che aveva perduto i suoi diritti patriarcali e da donne cananee (ibid., 36, 1 agg.).
E. così scomparve dalla storia ebraica per divenire il simbolo di un popolo perverso e riprovato da Dio (cf. Ibid. 1, 2, 30; Rom. 9, 11) e come tale rimane il protagonista di numerose leggende rabbiniche.
Bist.: E. bin Gorion - M. Katten, a. V. ENOCH. Iud., VI, pp. 261-65. Angelo Penna