ESCULAPIO ("ΑΣΚΛΗΠΤΙΚΌΣ")

ESCULAPIO ("Ασκληπτικός"). - Dio greco della medicina. Numerose etimologie sono state proposte per spiegarne il nome, sia dal greco che dalle lingue semitiche; alcuni hanno anche supposto un'origine preellenica.

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(da Enc. Eur. Am., XX, p. 868)

ESCORIALLE - Pianta del Reale Monasterio di S. Lorenzo, Escorial, G. B. Castello, F. de Herrera (1638-83).

Secondo altri E. sarebbe stato un antico dio ctonio (sotterraneo) che aveva culto in una grotta presso Tricca in Tessaglia, forse sotto forma di serpente, e là avrebbe dato oracoli. Poi si sarebbe diffuso nella Eocide e in Messenia; a Delfi Apollo sarebbe divenuto padre di E., e ad Epidaurio il culto di E. avrebbe acquistato notevole importanza. Ambedue le ipotesi presentano difficoltà. Certo è che per ragioni sconosciute, siano esse causali - crente, come si è preteso, dall'ebile propaganda dei sacerdoti locali, E. diventò dio importante ad Epidaurio verso la fine del sec. VI e l'inizio del V a. C. e si diffuse rapidamente. Sorsero numerose filiali di Epidaurio in Grecia, in Asia Minore e nelle colonie. Dopo il 480 a. C. fu fondata quella di Sicione; nel 1224 quella di Egina; nel 1200 quella di Atene, dove il serpente sacro, trasportato con un carro da Epidaurio, fu ospitato nell'Eleusinion finché non fu pronto il santuario sotto l'Acropoli. La filiale di Munichia è ricordata nel Pluto di Aristofane, quella di Coco sembra risalire al sec. IV a. C., mentre è incerta la fondazione del santuario di Pergamo, salito a grande fama nei sec. I-II d. C.: l'attribuzione al sec. IV è incerta. Le filiali non danneggiarono Epidaurio che rimase sempre la località più famosa. In molti luoghi E. sostituì e mise nell'ombra divinità preesistenti: a Epidaurio, come già detto, Apollo Malcata, che le più antiche iscrizioni ricordano insieme ad E.; a Munichia gli dèi ricordati nel sacrificio preparatorio; a Coco Apollo. Non si sa se le divinità sostituite fossero anch'esse divinità salutari, ma sembra verosimile almeno per Munichia.

I santuari per E. erano detti Asclepiei. Centro del culto era la fonte sacra al dio, inclusa nel tempio di cui costituiva la parte più segreta (adytum). Presso il tempio erano i porticati destinati ai malati ed ai fedeli. Era praticato il rito della incubazione; dopo digiuni e sacrifizi il malato era rinchiuso nell'adytum e vi passava la notte: il sogno che faceva, interpretato dai sacerdoti, decideva la cura, a meno che il malato si risvegliasse guarito. Pausania vide ad Epidaurio sei stelle coperte dalle iscrizioni che ricordavano i sogni e le guarigioni avvenute; tre di queste e frammenti di una quarta sono state ritrovate: narrano guarigioni istantane e miracolose ed erano destinate ad edificare e in convincere i fedeli della potenza del dio. Tuttavia non si tratta unicamente di suggestione, di chiarantieri, o miracolo: negli Asclepiei eseguivano lunghe cure e operazioni chirurgiche; erano veri e propri luoghi di cura, spesso in località elevata con boschi e clima sano che esercitavano un benefico influsso sugli ammalati. Non sempre i sacerdoti erano medici, ma in ogni caso erano in possesso di cure e ricette empiriche, spesso efficaci, come ad es., a Coco quelle contro il morso dei serpenti.

Da Podalirio a Macaone, i due figli di E. ricordati nell'Italie, discendevano gli Asclepici, famosi nell'arte medica. Agli Asclepici di Cnido appartiene Ippocrate, il padre della medicina greca. La leggenda conosce numerosi figli e figlie di E., Panacea, Telesforo, ecc.; la più conosciuta è Igiea raffigurata insieme al padre su numerosi rilievi votivi.

In onore di E. si celebravano le feste Asclepie; in Epidaurio le grandi Asclepie avevano agoni inneschi e musicali. Fra i culti di E. sono caratteristici quelli dell'Arcadia con templi dedicati a E. fanciullo; quello di Titano nell'Argolide, dove manca ogni cura medica e le serpi sono oggetto di paura. Il simulacro di E. era vestito di chitone e mantello di lana, quello di Igiea era completamente coperto dai capelli che le donne si tagliavano in suo onore.

In seguito all'epidemia del 293 a. C., dietro consultazione dei Libri sibillini, il culto di E. fu introdotto a Roma: il tempio era nell'Isola Tiberina e fu dedicato il 19° genn. 189. Il serpente sacro, portato da Epidaurio, si sarebbe rifugiato nell'Isola per indicare che là doveva essere costruito il tempio. Anche qui vigeva l'incubazione ed i malati esplicavano la loro riconoscenza con iscrizioni e doni votivi. Il culto di E. non si diffuse fuori di Roma: rare sono le iscrizioni votive in Italia e nelle province occidentali, dove dio salutare rimase soprattutto Apollo.

Gli antichi rappresentavano E. come un uomo ma-

nura, barbato, con volto dolce e benigno, talvolta pieno di compassione. Attributo errato il bastone e il serpente.

BIBL. R. Herzog, Die Wunderheitungen von Epidaurus, Lipsia 1931; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, i. Monaco 1941, pp. 762-64. Per Roma: M. Besnier, L'Italie Tibérian dans l'antiquité, Paris 1902, pp. 133-144; A. Bartoli, Una notizia di Primo relativa all'introduzione in Roma del culto d'E., in Rendiconti Arredamenti del Lincei, 26 (1917), pp. 373-58. Per la Sicilia: E. Caccetti, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Palermo 1911, pp. 228-32.