ESDRA. - Sacerdote e scriba (ebr. 'Esrā'; Settanta 'Eσ[ē]σ[ē] = 'E[σ]σ; Volgata Esdras) che ebbe parte prevalente nella restaurazione giudaica in Gerusalemme dopo l'esilio. La sua attività, svoltasi in circostanze difficili, è riferita nei libri di Esdra e Neemia. I due libri, che continuano la storia dei Paralipomeni, più che due opere diverse sono due parti della medesima. Gli antichi li hanno considerati come un solo libro (Fl. Giuseppe, Melitone di Sardi, Origene, Epifanio, Girolamo); i Settanta li riuniscono. Unico ne è l'argomento: restaurazione della
nazione israelitica dopo l'esilio babilonese; identico ne è il fine: proclamare la fedeltà di Dio e raccomandare l'osservanza della legge; lo stesso carattere si ritrova nei 23 capitoli che formano l'intero racconto.
I. ARGOMENTO
I due libri abbracciano il periodo dal 537 al 433 o, secondo altri, al 398 a. C., oltre ad aggiunte posteriori. L'autore non presenta una storia continua di questo periodo, ma riferisce solo alcuni fatti: primo ritorno degli esuli guidati da Zorobabel e ricostruzione del Tempio (Estd. 1-6); secondo rimpatrio di esuli condotti da E., l'anno 7° di Artaserse, e restaurazione religiosa (Estd. 7-10); ricostruzione delle mura della città per opera di Neemia fra molte opposizioni (Neh. 1-6) e organizzazione politica e religiosa della comunità giudaica (Neh. 7-13). Vari cataloghi (Estd. 2, 1-70; 8, 1-20; 10, 18-44; Neh. 3, 1-31; 7, 6-69; 10, 1-27; 11, 4-12, 25) elencano le famiglie reduci, i ricostruttori delle mura, i sottoscrittori della rinnovata alleanza.II. AUTORE
Sta per E. la tradizione giudaica (Bābha' Bāthra', 15; Sanhedhrin, 93b), seguita da Lamy, Kaulen, Cornely-Hagen, Hetzenauer, Seisenberger, Vigouroux, Fillion, Pelt, Sales, Hoberg. Non pochi però ritengono che all'opera di E. siano state fatte aggiunte, che Hoberg, p. es., assegna al periodo ellenistico. Ma è più probabile (Herbst, Haneberg, Bertheau, Fischer, Mangenot, Höpfl, Cornely-Merk) che l'opera sia stata compilata in tempo posteriore ad E. con documenti storici del tempo di E. e di Neemia. Si parla infatti dei «giorni di Neemia capo e di E. sacerdote» (Neh. 12, 26) e dei «giorni di Zorobabel e di Neemia» (Neh. 12, 46) come di un tempo passato; Dario persiano (Neh. 12, 22) è Dario III Codomano (335-330); E. è lodato «scriba esperto nella Legge» (Estd. 7, 6, 11). La tradizione giudaica si sarà ispirata alle fonti esdrine riportate (Estd. 7, 1-10, 44; Neh. 7, 73-10, 4).III. CRONOLOGIA
E. viene in Palestina l'anno 7° di Artaserse; Neemia l'anno 20° e poi l'anno 32° di Artaserse. II (v.). Comunemente si ammetteva che E. fosse venuto l'anno 7° di Artaserse I Longimano (458 a. C.), e Neemia il 445 e il 433 (anni 20° e 32° dello stesso re). A. van Hoonacker (seguito da Torrey, Klamath, Touzard, Sales, Ricciotti) nel 1890 avanzò l'ipotesi che primo a venire a Gerusalemme sarebbe stato Neemia, l'anno 20° di Artaserse I (445 a. C.), come prefetto della provincia; ivi con E. rinnovò l'alleanza (Neh. 8-10); poi E. ritornò in Babilonia, donde partì a capo di reduci esiliati l'anno 7° di Artaserse II (398 a. C.). Le principali ragioni addotte da van Hoonacker sono: 1. quando Neemia tratta con Artaserse e quando parla di rimpatriati, prima di lui, non fa cenno di E.; 2. Neemia accusa apertamente i governatori e capi anteriori a lui di essere angariatori e sfruttatori: E. poteva così essere condannato?; 3. quando Neemia arriva a Gerusalemme, le mura della città giacciono ancora a terra in rovina, mentre ai tempi di E. vi è un dato (Estd. 9, 9) che presuppone compiuta la cinta delle mura; 4. in quel tempo spadroneggiano, a Gerusalemme, Sanabaliat horonita, Tobia ammonita, ecc.: di essi non è traccia sotto E.; 5. E. fa contemporaneo di Iohanan figlio di Eliasib (Estd. 10, 6), il quale è probabilmente il terzo della lista dei sommi sacerdoti, di cui in Neh. 12, 22. Ma tali motivi non sembrano sufficienti per ammettere uno spostamento così notevole nel testo sacro. Al tempo di Neemia infatti i giudei provvedevano al culto sacro a spese proprie (Neh. 10, 32 agg.); sotto E. invece la colonia dei giudei era così povera da doversi provvedere al culto con l'erario regio (Estd. 7, 20), povertà che meglio si spiega in un tempo anteriore a Neemia. La soluzione dei matrimoni miati suppone l'attuale ordine, e se in Neemia non si parla della precedente opera di E., lo si deve all'esito poco felice. Né si prova che Iohanan, figlio di Eliasib
(da A. Brückner, Polybiota Knöchel - Werfer, Berlin 1939, par. 3, fig. 1)
IV. AUTORITÀ STORICA
L'autorità storica di Esdra-Neemia è attestata dai documenti allegati e dalla concordanza perfetta con la storia persiana. Le differenze di nomi nelle liste degli esuli si spiegano con le solite oscillazioni nella trascrizione dei nomi.CIPRO (v.) e l'accordo con espressioni protocolari che si riscontrano altrove ci assicurano della storicità dell'editto di liberazione in cui si nomina Jahweh. Il silenzio di Esch. 44-50 non deve sorprendere più dell'omissione di Asa e Iosaphat re di Giuda. La tradizione giudaica e cristiana, che ammette l'autorità divina di Esdra-Neemia, a fortiori ammette quella storica; a ben a ragione. I papiri di Elefantina, documenti tanto affini a Esdra-Neemia, per contenuto e fraseologia, ne convalidano la storicità.
V. L'ATTIVITÀ DI E
E., sacerdote e scriba, svolse la sua attività in circostanze difficili. Dopo il decreto di liberazione dato da Ciro (a. 538), nel 537, sembra di primavera, parti il primo nucleo di esiliati, sotto la guida di Zorobabel e del sommo sacerdote Giosuè. Furono subito iniziati i lavori per il nuovo tempio (v. AGGRO).Dai tempi di Dario I (a. 521) in poi la comunità giudaica di Gerusalemme continuò ad essere governata dai due capi: il gehāh « prefetto », e il sommo sacerdote. Sotto questi capi la comunità visse in maniera oscura sino alla metà del sec. V. Le condizioni economiche erano difficili e quelle morali poco prospere. Incoraggiato da un benevolo decreto (Estd. 7, 11-26) di Artaserse I (a. 7° = 458 a. C.), E. venne da Babilonia a capo del secondo stuolo di esuli rimpatriati. Possibile lo spirito jahvistico; la sua missione era principalmente religiosa. La carovana, di ca. 1800 uomini, partì il 12 nīshān 458. E. eliminò il grave abuso dei mattinoni misti, invalsi presso i maggiorenti. Al Tempio e innanzi al popolo E. confessò a Jahweh il grave delitto pubblico. Commosso, il popolo
giurò, a cominciare dai sacerdoti e leviti colpevoli, di rimandare subito le donne straniere con i loro figl
i. Per la difficoltà di rinviare le donne e i bambini subito e nella stagione delle piogge (20 hīshēn = nov
dic.), una commissione presieduta da E. decise sui singoli casi. Ma sembra che, spendosi il primo entusiasmo, il successo non fu grande, come suggerisce la chiusa brusca di Esdra e come conferma Neemia (9, 2; 10, 30; 13, 3).Iddio mandò presto ad E. un aiuto in Neemia, l'anno 20° di Artaserse. Ricostruite in 52 giorni le mura, le porte e le torri di Gerusalemme, E. (Neh. 8), nella festa di capo d'anno, lesse al popolo convenuto la Legge caduta in disuso. Aggiunse delle raccomandazioni. Durante la successiva festa dei Tabernacoli (Neh. 9, 13 agg.) per 8 giorni a ebbe la lettura quotidiana della Legge. Il popolo e i leviti si iniziarono di nuovo alle prescrizioni mosaiche. Preparatosi con il digiuno, la penitenza, la confessione e la preghiera, Israele rinnovò l'alleanza. Con tale ripristino sembra aver termine la missione di E.
Secondo la tradizione giudaica, E. raccolse i libri sacri; sarebbe poi morto nella Persia, dove è ancora mostrata la sua tomba in el-'Osejr o el-'Esr (« E. ») sul Tigri, a 40 km. dalla confluenza con l'Eufrate; ma El. Giuseppe ne pone la morte a Gerusalemme. E da presumersi che con Neemia (II Mach. 3, 13) E. si sia occupato di conservare e sistemare il deposito dei libri ispirati (v. LIBRO di).
BIBLI: A. van Hoonacker, Néhémie et Esdras, in La Muséna, 9 (1890), pp. 151-84; id., La succession chronologique Néhémie-Esdras, in Revue biblique, 32 (1923), p. 481 agg.; 33 (1924), p. 33 agg.; J. Nikel, Die Wiederherstellung des jüd. Consumen nach dem babil. Esl. (Bibl. Studien, 5, 11-11), Friburgo 1900; L. W. Batten, The books of Esra and Nehemiah, Edimburgo 1913; H. Schaefer, Eine der Schreiber, Tubinga 1930; G. Riebert, Storia d'Israele, II, Torino 1934, p. 125 agg.; id., s. V. in Soc. Ital., XIV (1932), p. 307 ag.; R. De Vaux, Les décrets de Cyrus et de Darius sur la reconstruction du Temple, in Revue bibl., 26 (1937), pp. 29-57. Vincenzo M. Jacono