ESDRA, 11 LIBRO di. - Libro apocrifo, la cui materia si ritrova quasi tutta nei libri canonici: II Par. 35, 1-36, 21 = cap. 1; Esd. 1, 1-11 = 2, 1-14; Esd. 4, 7-24 = 2, 15-25; Esd. 2, 1-4, 5 = 5, 7-79; Esd. 5-6 = 6-7; Esd. 7-10 = 8, 1-9, 36; Neb. 7, 37-8, 13 = 9, 37-55. Ha in proprio solo 3, 1-5, 6.
III Esd. 3, 1-5, è norma che tre guardie personali di Dario I (521-458 a. C.) discutono innanzi al Re per sapere che cosa sia più forte: il vino, il re, la donna o la verità. Il giudeo Zorobabel sta per la verità: "A lui appartenne la dominazione, la forza e la gloria, per tutta l'eternità. Lodato sia Iddio dell'evità" (4, 40). A questo parola il Re, ammirato, premia Zorobabel promettendogli di restituire ai giudei i vasi sacri del "tempio e di ricostruire il santuario. Lo stile di questo brano differisce dagli altri, anzi è con essi in contraddizione, poiché secondo 5, 8, 66-7; Zorobabel ritorna in Giuda sotto Ciro. Non si sa dende il redattore dell'opera abbia attinto questo brano; è probabile che sia stato aggiunto posteriore (C. C. Torrey).
Il rimanente del libro contiene la storia della celebrazione della Pasqua al tempio di Giosia (m. nel 609) sino alla riedificazione del Tempio dopo l'esilio e la restaurazione del culto divino con Esdra. È evidente la mancanza di ordine cronologico: "parla successivamente di Ciro persiano (538-29), d'Artasere (405-25), di Dario (521-485), e una seconda volta di Ciro, di Dario e di Artasere. Questo libro, come Esd. A, o J. Esd. è incluso nei Settanta e nelle versioni dipendenti quale l'antica latina, tra i libri canonici e precede Esdra-Neemia, riuniti in un sol libro" (v. ESDRA. B o II).
Quanto all'origine, si ritiene da molti che III E. sia la versione dei Settanta del libro ebraico delle Cronache dopo l'esilio, mentre Esd. B sarebbe la versione di Toccazione. Altri pensano a una compilazione posteriore di testi greci canonici. Molto probabilmente, secondo E. Schürer, St. Székely, M.-J. Lagrange, J.-B. Frey, il testo rispondente a brani canonici è una versione del
testo originale ebraico-aramaico, che differiva in parecchi luoghi dal testo masoretico. Anzi, secondo alcuni critici recenti, come H. H. Howorth, C. C. Torrey, P. Riessler, quest'opera semitica sarebbe il testo originale del libro canónico di Esdra, più antico del masoretico. Ma J. B. Frey e S. Fischer ritengono un paradosso l'opinione di Howorth.
La questione più grave riguarda la canonicità del libro. Già il Calmet scriveva: «Si può ritenere sicuro che prima della versione di S. Girolamo tutta la Chiesa ammetteva il III E. come autentico ». Anche il Corneley ritiene: «Può a stento negarsi che nella Chiesa greca e latina sino al sec. V sia stata attribuita autorità divina a Esdra greco ». I protestanti, come Howorth e Charles, hanno accusato S. Girolamo e i Concili di Firenze e di Trento di avere ingiustamente omesso questo libro. La decisione della Chiesa invece corrisponde ai veri dati tradizionali. Non può infatti parlarsi di tradizione antica veramente unanime, favorevole alla canonicità del libro. Non si trovano certamente nei classici dieci elenchi che Padri e scrittori ecclesiastici (da S. Melitone del sec. II e Origen, a Leonzio Bizantino e Giunilio Africano [ca. 550]) ci hanno tramandato quasi ex officio. È vero che sino al sec. V alcuni Padri, come Dionigi d'Alessandro, Atanasio, Basilio, Cipriano, Agostino, citano come ispirate alcune frasi del III E., ma questo fatto non è decisivo. I Padri spesso in pratica si mostrano più larghi di quanto non fossero in teoria; e pur fissando il canone dei libri sacri secondo l'insegnamento della Chiesa, citano come sacri dei passi apocrifi. Il fatto che il III E. si trovano in molti manoscritti biblici e la grande affinità con i libri realmente canonici li avrà spinti anche a riconoscere praticamente l'autorità. «Non potevano essi citarlo come un documento di autorità storica indiscutibile, anche attribuirgli un certo valore profetico, senza però classificarlo tra i libri canonici?» (J. B. Frey). La dottrina comune del sec. V in poi, secondo la quale è da ritenersi apocrifo, è certamente la vera.
Questo libro fu composto prima dell'era cristiana, fra la metà del sec. II e l'inizio del sec. I. Flavio Giuseppe ne fa largo uso. Il Fischer sta per il 124. La leggenda di Zorobabel sembra scritta a scopo apologetico.
La liturgia cattolica latina si scrive di III Esd. 5, 40 nella Messa «pro eligendo Sunno Pontifice».