ESPLORATORI CATTOLICI

ESPLORATORI CATTOLICI. - Movimento per l'educazione fisica e la formazione morale del carattere, creato da Roberto Baden-Powell e perfezionato, adattando al pensiero educativo cattolico.

L. La creazione di R. Baden-Powell. -

I. Origine

R. Baden-Powell, considerando da un lato le proprie esperienze fatte durante la guerra coloniale del Transvaal, dove aveva ammirato l'energia e la forza d'animo dei piccoli Boeri, che riuscivano a dare grande aiuto ai genitori nelle operazioni di guerra, e dall'altro l'insufficienza del'opera formativa della famiglia e della scuola nei quartieri bassi di Londra, ideò un movimento che raccogliesse e addestrasse i ragazzi e li educasse facendo leva sul senso di iniziativa e di responsabilità, che ciascuno deve avere. Donde il suo boy scout movement, in cui il termine scout (esploratore), sta ad indicare che ogni ragazzo o giovane del movimento deve possedere tutte le qualità dell'esploratore.

2. Principi e metodo

Lo scoutismo vuole sviluppare nei giovani: il carattere e l'intelligenza; il lavoro manuale e la destrezza; la salute e la forza; l'aiuto dei prossimi. I mezzi tecnici per raggiungere questo scopo non sono elencati in una ordinata esposizione, perché Baden-Powell, uomo per eccellenza pratico, non li ha escogitati a tavolino, ma li ha sperimentati intuendoli ed applicandoli, man mano che se ne presentava l'opportunità.

La tecnica scout, con l'infondere piena fiducia all'educando chiamarlo a superare concrete difficoltà, proporzionale alla sua età e alle sue capacità, contribuisce all'educazione del giudizio e dell'intelligenza. La vita all'aria aperta e la costante cura che ogni ragazzo deve

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ESPLORATORI - Lo scout Davide Carlo Western (della scuola Derwentwater, Acton, Londra) mostra alla sorellina la "Medaglia Albert" ricevuta dal Re, al palazzo Buckingham (2 nov. 1948), per aver tratto il salvo due compagni caduti nel lago gelato di Osterley Park.

E' presente sano e forte, influiscono beneficamente sulla sua formazione morale. Il proposito di essere "sempre pronto" a servire il prossimo è anche un mezzo di educare il cuore del giovane a divenire un uomo generoso ed utile. Il giuoco che, diverso secondo le età, è sempre serio ai pari di un lavoro, è il mezzo naturale per addestrare il ragazzo a quelle abilità che gli permetteranno, nella vita, di superare ogni ostacolo ed offre insieme occasione al capo di esaminare i suoi giovani per vedere cosa son capaci di fare. Le specialità che vengono proposte all'esploratore già esperte, sono mezzi per saggiare la sua vocazione per fargli trovare la via nella quale egli potrà maggiormente rendersi utile nella società.

3. La promessa e la legge

All'atto della sua aggregazione ufficiale, l'esploratore pronuncia la seguente formula: "I prometto sul mio onore di fare tutto il mio meglio: 1° per compiere il mio dovere verso Dio e verso il Re; 2° per aiutare gli altri in ogni occasione; 3° per osservare la legge dell'esploratore."

La quale legge, che contiene i germi della educazione morale propria del movimento, è formata da dieci articoli: 1) "L'esploratore non può essere il suo onore nel meritare fiducia; 2) l'esploratore è leale; 3) l'esploratore è sempre pronto a servire il prossimo; 4) l'esploratore è amico di tutti e fratello di ogni altro esploratore; 5) l'esploratore è costretto a cavalerosco; 6) l'esploratore vede Dio nella natura, rispetta le piante e gli animali; 7) l'esploratore obbedisce agli ordini; 8) l'esploratore sorride e canta nelle difficoltà; 9) l'esploratore è laborioso ed economico; 10) l'esploratore è puro di pensiero, di parola e di azioni; 11) l'esploratore è un onore di lavoro, che non deve lasciarsi passare giorno senza che abbia coscienza di avere compiuto un'opera buona o verso di sé, o verso gli altri o verso le bestie.

Lo scoutismo è pertanto un sistema di vita, che va congiunto con una tecnica e una didattica formativa, la quale mira a far conquistare un senso di responsabilità, un tono di virilità, uno spirito di iniziativa e di inventiva, una disciplina ferma e forte nel dominio di sé; e questo non per insegnamento di precetti, o teoria; ma per virtù

e coscienza di sforzo personale. Formazione, tuttavia, parziale, di non troppo alta perfezione spirituale; la si potrebbe anzi chiamare semplicemente naturalistica, per quanto permeata da un senso di calda umanità e partnerità. Tuttavia, qualora venisse osservata, cleverebbe di già per molti il tono del vivere civile.

II. IL MOVIMENTO DEGLI E. C. - La novità dell'istituzione, l'aspetto militare e disciplinato che presenta, per quanto non sia affatto ordinata, forme dei soldatini, il carattere eminente, temente pratico, lo scopo di risanamento e di miglioramento della gioventù, attraverso l'attenzione e il favore di tutte le classi, e naturalmente dei giovani e dei ragazzi, che sentono l'istinto dinamico del soldato e massime del soldato volontario, per gioco, per divertimento, e conobbero un meraviglioso successo. Anche i ragazzi cattolici vi si sentirono presi; ma in campo cattolico sorsero anche giuste diffidenze per un metodo che da troppi elementi prescindeva, che pure son considereati di importanza capitale nel concetto educativo cattolico. Di qui nacquero i gruppi e le associazioni di soli e c., in cui si ebbe cura di menare la manchevole legge di Baden-Powell, con l'elenco soprannaturale, che conserva alla vita il senso di servizio; servizio, però, che consiste nel conoscere, amare, servire Dio in un clima di Grazia soprannaturale. Ciò avviene assai presto in Inghilterra, in Belgio, in Francia, in Germania, e anche in Italia.

XXIV. IL MOVIMENTO DEGLI E. C. - La novità dell'istituzione, l'aspetto militare e disciplinato che presenta, per quanto non sia affatto ordinata, forme dei soldatini, il carattere eminente, temente pratico, lo scopo di risanamento e di miglioramento della gioventù, attraverso l'attenzione e il favore di tutte le classi, e naturalmente dei giovani e dei ragazzi, che sentono l'istinto dinamico del soldato volontario, per gioco, per divertimento, e conobbero un meraviglioso successo. Anche i ragazzi cattolici vi si sentirono presi; ma in campo cattolico sorsero anche giuste diffidenze per un metodo che da troppi elementi prescindeva, che pure son considereati di import

das un capoequadriglia che ne ha la responsabilità effettiva; il «lan», formato di 2 o più pattuglie composte di un numero da 4 a 6 rovers. E formano, riunite insieme, il gruppo 2, che rappresenta l'unità completa per tutto il ciclo educativo. Branco, reparto, clan vivono però, come è facile a capirsi, una loro vita propria, diretta dal capo-branco, nel primo caso, dalla corte d'onore composta dai capi del reparto e dai capisquadriglia, nel secondo, dal «capitolo del clan» nel terzo. I gruppi residenti in una località fanno capo ad un commissariato di settore, e questi con altri di una medesima diocesi o provincia, ad un commissariato di zona. I commissariati di zona di una medesima regione sono seguiti dal rispettivo commissariato regionale. In campo nazionale vi è un «commissariato centrale» formato da 12 commissari eletti biennalmente dai commissari e assistenti regionali. - Vedi tav. XLII.

Bran.: M. Barbera, Il movimento dei «boys scouts», in Ciu. Cau., 1913, 111, pp. 562-578; id., I giovani esploratori, ibid., 1913, 111, pp. 569-582; id., Gli e, ibid., 1917, 111, pp. 509-514; M. Mazza, Storia della sommitismo, in L'esplosione, 1913, 111, pp. 1-7; Pinson Rieur, Activités, costume et formation du caractère, Verriers 1946, con sangue di bibliografia adatta per l'e. c. (pp. 167-193); da scagliare soprattutto l'elenco delle opere di Baden-Powell (p. 171) e sulle scostino (pp. 171-172, 177, 190-191); R. Baden-Powell, Lo scudismo per ragazzi, vers. II, Firenze 1947; L. Braun, Toi. C. P., et ta patronelle, Tournai 1948, con bibliografia (pp. 212-218). La bibliografia italiana sul soggetto è povera, data la parentesi della «conversione» (1928-44) ed è per ora costituita prevalentemente da traduzioni e da opuscoli di propaganda. Come pensiero-viatico alla vita dell'e. c., cfr. il discorso di Pio XII per il primo raduno nazionale dell'A.S.C.I., 1928, 1946, in Discorsi e radionessaggi di S.S. Pio XII, VIII, Roma 1947, pp. 221-25. Celestino Testore-Salvatore Salvatori

ESPOSIZIONE DEL S.MO SACRAMENTO.

Rito, con il quale si espone all'adorazione dei fedeli l'Ostia consacrata, o scoperta nell'ostensorio o racche nella pisside, L'origine della e. non pare risalga con sicurezza al di là del sec. XIV e si riconnette alla festa del Corpus Domini e specialmente alla processione eucaristica di quel giorno. Rientrata la processione in chiesa, il S.mo Sacramento, invece di essere riposto entro il suo tabernacolo o custodia, si lasciava esposto sull'altare maggiore o su di un altare laterale, mentre seguiva la Messa. Se ne trova una indicazione per la città di Minden, in Germania, agli inizi del 1300, dove l'Ostia consacrata era esposta anche durante l'Ufficio. Nell'Ordinarium della chiesa di Strasburgo del 1364, si trova prescritto: ponatur Corpus Christi super altare in prima vespera et in maluinis et in Missa. L'uso dovette ben presto estendersi ad altri luoghi e ad altri giorni dell'anno. Così nel 1372 il vescovo Dietrich di Brandeburgo permetteva l'e. durante la Messa nelle sei principali feste dell'anno (Natale, Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, Dedicazione della Chiesa, Tutti i Santi). Nel sec. XIV in Germania era comune l'e. nel giovedì, in memoria della istituzione dell'Eucaristia. Con il generalizzarsi dell'uso nel sec. XV in Germania, Olanda e Ungheria, nacquero facilmente abusi e in-discrezioni, cui la Chiesa cercò subito di riparare, come fece nel Concilio provinciale di Colonia del 1452, nel quale sotto l'ispirazione del card. legato, Niccolò di Cusa, fu vietata l'e., fatta eccezione della festa ed ottava del Corpus Domini, propter reverentiam divinisimo Eucharistiae sacramentum exibem-dam et ne populi fidelis devotio ex frequenti eius visione tepserat. Tuttavia a questa precisa disposizione si trovarono evasioni: in molti luoghi, infatti, l'e. si faceva con la pisside chiusa, con l'ostensorio coperto da un velo; in altri si costruirono edicole eucaristiche, o specie di tabernacoli monumentali, che dalla loro porticina gli griglia lasciavano intravedere l'ostensorio o la pisside. In Italia, Francia e Spagna l'e. penetrò adagio, finché non si giunse a

Quarantore (v.), in memoria della 40 ore in cui, secondo s. Agostino, il corpo di Gesù rimase nel sepolcro.

L'e., che è sempre seguita dalla benedizione, si distingue in pubblica e privata, secondo che si fa con l'ostensorio e con la pisside. La pubblica poi è solenne e solennissima. La prima ha una certa durata, mentre la seconda è quella propria delle Quarantore. In alcune chiese poi v'è l'e. perpetua per speciale privilegio. L'e. privata può aver luogo per un giusto motivo e senza il permesso dell'Ordinario in qualunque chiesa ed oratorio dove si conserva il S.mo Sacramento, in tutti i giorni dell'anno, meno dal mattino del Giovedì Santo alla Messa del Sabato Santo, nelle ore diurne. L'e. pubblica o solenne si può fare solo per una causa pubblica e con il permesso dell'Ordinario, ad eccezione della festa ed ottava del Corpus Domini (CIC, can. 1274) in cui non si richiede nessun permesso. Ministro ne è il sacerdote o il diaconato, ma quest'ultimo non può dare la benedizione con l'ostensorio se non in caso di necessità e con il permesso dell'Ordinario del parroco. L'e. non si può fare dalla messa del Giovedì Santo alla Messa del Sabato Santo, e nel tempo in cui in chiesa è canta o si recita l'Ufficio e si celebra la Messa dei defunti (S. Rit. Congr. Decr. 3479). L'ostensorio contenente l'Ostia santa si colloca sull'altare sotto il baldacchino o sul trento appositamente preparato. Si usa l'incenso appena esposto il Sacramento e al canto del Genitori. All'altare dove è esposto il Sacramento è proibita la celebrazione della Messa. Occorrono almeno 12 candele per l'e. pubblica. Davanti al Sacramento esposto si fa la genuflessione con ambedue le ginocchia e non si fa riverenza a chicchessia. Non è lecito, senza uno speciale permesso, fare l'e. prima dell'alba e protrarla oltre l'Ave Maria. Per la e. e repozizione del Sacramento il sacerdote deve indossare corta e stola bianca: per la benedizione occorre il piviale ed il velo omorale.

Bran.: A. Ratti, Contribuzione alla storia eucaristica di Milano, in Scuola cattolica, 2 (1898), p. 204-225; L. Gougaud, Diction et pratiques ascétiques du moyen-âge, Parigi 1935, p. 59-61; L. Dumoutet, Le désir de voir l'Hostie, Parigi 1925; C. Cordomies, Le culte du St Sacrement, études historiques, Parigi 1925; E. Alston e M. Thurston, Origines Eucharistiae, A study of the origins and development of the eucharistic liturgy, Norwich 1932; P. Browe, Die Verleihung der Eucharistie im Mittelalter, Monaco 1933; A. Coelho, Corso di liturgia romana, V. Torino-Roma 1939, pp. 214-234; E. Dumoutet, Corpus Domini, aux sources de la piété eucharistique médiévale, Parigi 1942; N. Righieri, Storia liturgica, III, Milano 1949, pp. 458-506. Silvestro Mattei