ESPOSIZIONE DEL S.MO SACRAMENTO

ESPOSIZIONE DEL S.MO SACRAMENTO. -
Rim, con il quale si espone all'adorazione dei fedeli
l'Ostia consacrata, o scoperta nell'ostensorio o rac-
chiusa nella pisside. L'origine della e. non pare ri-
salga con sicurezza al di là del sec. xiv e si riconnette
alla festa del Corpus Domini e specialmente alla pro-
cessione eucaristica di quel giorno. Rientrata la pro-
cessione in chiesa, il S.mo Sacramento, invece di
essere riposto entro il suo tabernacolo o custodia, si
lasciava esposto sull'altare maggiore o su di un altare
laterale, mentre seguiva la Messa. Se ne trova una
indicazione per la città di Minden, in Germania,
agli inizi del 1300, dove l'Ostia consacrata era espo-
sta anche durante l'Ufficio. Nell'Ordinarium della
chiesa di Strasburgo del 1364, si trova prescritto:
ponatur Corpus Christi super altare in prima vespera
et in matutinis et in Misra. L'uso dovette ben presto
estendersi ad altri luoghi e ad altri giorni dell'anno.
Così nel 1372 il vescovo Dietrich di Brandeburgo
permetteva l'e. durante la Messa nelle sei principali
feste dell'anno (Natale, Pasqua, Pentecoste, Corpus
Domini, Dedicazione della Chiesa, Tutti i Santi).
Nel sec. xiv in Germania era comune l'e. nel giovedì,
in memoria della istituzione dell'Eucaristia. Con il
generalizzarsi dell'uso nel sec. xv in Germania,
Olanda e Ungheria, nacquero facilmente abusi e in-
discrezioni, cui la Chiesa cercò subito di riparare,
come fece nel Concilio provinciale di Colonia del
1452, nel quale sotto l'ispirazione del card. legato,
Niccolò di Cusa, fu vietata l'e., fatta eccezione della
festa ed ottava del Corpus Domini, a propter reve-
rentiam divinissimo Eucharistiae sacramento exiben-
dam et ne populi fidelis devorio ex frequenti eius vi-
sione tapescae. Tuttavia a questa precisa disposi-
zione si trovarono evasioni: in molti luoghi, infatti,
l'e. si faceva con la pisside chiusa, con l'ostensorio
coperto da un velo; in altri si costruirono edicole
eucaristiche, o specie di tabernacoli monumentali,
che dalla loro porticina a griglia lasciavano intrav-
vedere l'ostensorio o la pisside. In Italia, Francia e
Spagna l'e. penetrò adagio, finché non si giunse a

Quarantore (v.), in
memoria delle 40 ore in cui, secondo s. Agostino, il
corpo di Gesù rimase nel sepolcro.

L'e., che è sempre seguita dalla benedizione, si di-
stingue in pubblica e privata, secondo che si fa con
l'ostensorio e con la pisside. La pubblica poi è solenne
e solennissima. La prima ha una certa durata, mentre
la seconda è quella propria delle Quarantore. In alcune
chiese poi v'è l'e. perpetua per speciale privilegio. L'e.
privata può aver luogo per un giusto motivo e senza il
permesso dell'Ordinario in qualunque chiesa ed oratorio
dove si conserva il S.mo Sacramento, in tutti i giorni
dell'anno, meno dal mattino del Giovedì Santo alla Messa
del Sabato Santo, nelle ore diurne. L'e. pubblica o solenne
si può fare solo per una causa pubblica e con il permesso
dell'Ordinario, ad eccezione della festa ed ottava del
Corpus Domini (CIC, can. 1274) in cui non si richiede
nessun permesso. Ministro ne è il sacerdote o il dia-
cono, ma quest'ultimo non può dare la benedizione con
l'ostensorio se non in caso di necessità e con il per-
messo dell'Ordinario e del parroco. L'e. non si può fare dalla
mattina del Giovedì Santo alla Messa del Sabato Santo, e
nel tempo in cui in chiesa si canta o si recita l'Ufficio
e si celebra la Messa dei defunti (S. Rit. Congr. Decr.
3479). L'ostensorio contenente l'Ostia santa si colloca sul-
l'altare sotto il baldacchino o sul tronetto appositamente
preparato. Si usa l'incentro appena esposto il Sacramento
e al canto del Genitori. All'altare dove è esposto il Sa-
cramento è proibita la celebrazione della Messa. Occor-
rono almeno 12 candele per l'e. pubblica. Davanti al
Sacramento esposto si fa la genuflessione con ambedue
le ginocchia e non si fa riverenza a chicchessia. Non
è lecito, senza uno speciale permesso, fare l'e. prima
dell'alba e protrarla oltre l'Ave Maria. Per la e. e repos-
izione del Sacramento il sacerdote deve indossare cotta
e stola bianca: per la benedizione occorre il piviale ed
il velo omerale.

BIBL.: A. Ratti, Contribuzione alla storia eucaristica di Mi- lano, in Scuola cattolica, 2 (1898), p. 204-222; L. Gougoud, Décorisme et pratiques auctiques du moyen-dge, Parigi 1925, p. 50-52; B. Dumoutet, Le désir de voir l'Italie, Parigi 1926; C. Cordonnies, Le culte du St Sacrement, études historiques, Parigi 1928; E. Alston e M. Thurston, Origines Eucharistiae, A study of the origins and developments of the eucharistic liturgy, Norwich 1932; P. Brown, Die Verehrung der Eucharistie im Mittelalter, Monaco 1933; A. Cobelo, Corso di liturgia romana, V. Torino-Roma 1938, pp. 214-34; E. Dumoutet, Corpus Do- mini, aux sources de la piété eucharistique médiévale, Parigi 1942; N. Righetti, Storia liturgica, III, Milano 1949, pp. 485-506. Silverio Mattei
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“ESPOSIZIONE DEL S.MO SACRAMENTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 383. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/esposizione-del-s-mo-sacramento.