ESEQUIE, - L'antichissima tradizione di suffragare con particolari preghiere l'anima dei morti è stata ininterrottamente sostenuta dalla Chiesa e osservata quasi istintivamente dalla pietà dei parenti dei defunti. Il CIC, benché supponga le ... (can. 1204, 1215, 1231, ecc.), pure non le descrive, rimandando per queste al Rituale Romano che ne parla al titolo VI. Le c. strettamente parlando cominciano con le preghiere stabilite per l'ingresso del cadavere in chiesa in finiscono con quelle che ne accom-pagnano l'uscita dalla medesima; non comprendono quindi né il trasporto del cadavere dall'abitazione alla chiesa, né il trasferimento di esso da questa al cimitero.
Tutti i fedeli indistintamente dopo la morte devono essere trasportati in chiesa per le e. e detto obbligo in via generale è grave (can. 1215; Rit. Rom., tit. VI, cap. 1, n. 4). Hanno diritto alle e. oltre ai battezzati, anche i catecumeni che siano incolpevolmente morti senza il Battesimo; ne sono esclusi i soli non battezzati (can. 1239; Rit. Rom., tit. VI, cap. 2). In pena sono privati del diritto alle e., benché battezzati, gli apostati, gli eretici, gli scismatici, i massoni e gli appartenenti a simili società, alcune specie di scomunicati, i suicidi, i morti in duello, coloro che dispone di essere cremati a morte avvenuta, e i pubblici peccatori, sempre che dette
esquie - esercito della salvezza
azioni costituiscono concretamente una colpa grave. Comunque anche a questi sono concesso le c. se prima di morire abbiano dato qualche segno di pentimento (cann. 1240-41; Rit. Rom., tit. VI, cap. 2).
Nella svolgimento delle c., pur avendo un posto di preminenza la celebrazione della Messa (Rit. Rom., Tit. VI, cap. 1, n. 7) e la recita dell'Ufficio divino (ibid., cap. 3-4) che ne sono la parte principale, non mancano altre preghiere tra le quali quelle che accompagnano l'ingresso del cadavere in chiesa e la sua uscita. In casi particolari è ammessa l'eventualità di un'ufficiatura meno solenne e semplice, ma è assolutamente sempre preferibile e per sé obbligatorio, specie per quanto concerne la Messa, che fa faccia quella solenne ossia cantata. Quando circostanze gravi non permettono il trasferimento del morto in chiesa le c. si fanno assente il cadavere e in qualche giorno: ordinariamente nel terzo, settimo, tri-gesimo, anniversario (ibid., cap. 5). In questi casi è avvio che sono da omettersi le parti riguardanti l'ingresso e l'uscita del cadavere dalla chiesa. Distinte e, sono decisi, e ai bambini morti prima dell'uso della ragione (ibid., cap. 8); per quelli più che tristezza la Chiesa manifesta compiacimento, quasi allegria, per l'innocenza da loro certamente non perduta e per la vita eterna alla quale già appartengono. Anche il suono delle campane, che in un certo senso, fa parte delle c. è lugubre per gli adulti, festivo per i bambini.
La legislazione ecclesiastica attuale determina molto dettagliatamente il luogo dove si devono fare le c. Esso, per norma generale, è costituito dalla chiesa parrocchiale del defunto qualora questi ne avesse una sola (can. 1216 § 1) o, avendone diverse, da quella di esse nel cui territorio è morto (ibid., § 2); anche nel caso di morte avvenuta altrove, per le c. il cadavere dovrà essere trasportato, se ciò è comodamente fattibile, e sempre, se i parenti del defunto volessero farlo a loro spese, alla chiesa parrocchiale (can. 1218 § 1-3). Ciò non ostante ogni fedele, compresa la moglie e i figli puberi (can. 1223 § 2), hanno il diritto di scegliersi un'altra chiesa, diversa dalla parrocchiale, per i propri funerali (can. 1216 § 1). Solo per gli impuberi nelle scelta è riservata al loro genitori o ai loro tutori (can. 1224 n. 1).
Il diritto di scelta della chiesa per le c. trova nell'attuale legislazione alcune restrizioni, nel senso che a norma del can. 1225, perché l'elezione di una chiesa diversa dalla propria parrocchiale abbia effetto, è tassativamente necessario che essa sia un'altra chiesa parrocchiale, o una chiesa appartenente a regolari strettamente detti, esclusi gli altri religiosi e ogni specie di religione, monache comprese, o che sia la chiesa patronale (per i soli patroni), oppure un'altra chiesa che abbia uno speciale privilegio in merito. Leggi particolari poi determinano che la chiesa eseguite per i cardinali defunti viene scelta volta per volta personalmente dal papa qualora essi siano morti in Roma, mentre dovrà essere la più insigne della città, salvo il caso di scelta diversa fatta da loro medesimi, se avvenuta altrove (can. 1219 § 1). Parimenti, salva sempre diversa scelta, i vescovi residenziali, anche se cardinali, gli abati e prelati nullius devono essere trasportati per le c. nella loro cattedrale (can. 1219 § 2). Per i religiosi vi ordinaria è stabilito (can. 1221) che debbano avere le c. nella chiesa ove risiedono comunque in una della loro religione; né è loro permesso, salvo che siano vescovi o solo novizi, di eleggersene un'altra (can. 1224 n. 2). Per quanto riguarda le persone defunte negli ospedali, case di cura, manicomii, ricoveri, orfanotrofi, case di educazione, carceri, ecc., salvo che esse abbiano acquisito i vivi di domicilio o i quali domiciliato a norma del can. 92, o che per indulto speciale i detti luoghi siano stati esentati dalla giurisdizione parrocchiale a norma del can. 1248 § 2 per altra via, la chiesa per le c. è quella stabilita dalle norme generali fin qui esposte.
La responsabilità è il diritto delle c., tenute presenti le eccezioni precedenti, generalmente cadono sul parroco del defunto, anche se questi è morto altrove, qualora possa comodamente trasportarsi nella sua parrocchia (can. 1230 §§ 1-2). È obbligo grave per quel parroco di fare gratuitamente le c. per i fedeli defunti che siano veramente poveri (v. DEFUNTI).
Esercito della salvezza (Salvation Army). - Organizzazione di tipo militare, ordinata a scopi religiosi e sociali. Fu fondata nel 1878 da Guglielmo Booth (1829-1912), ex ministro della chiesa metodista inglese, per sostituire la «Missione cristiana» fondata dallo stesso Booth nel 1865. Il Booth con il titolo di «generale» diresse la sua opera fino al 1912. Alla sua morte gli successe nel generato suo figlio Guglielmo Bramwell Booth fino al 1929, quando fu sostituito da E. J. Higgins, a cui nel 1934 successe la figlia del fondatore Evan-gelina Booth; dal 1939 è generale G. Lyndon Carpenter.
Il grande sviluppo che l'E. della s. ha avuto la sua propagazione a più di 80 nazioni, con le istituzioni sociali e filantropiche per ogni sorta di derelitti e bisognosi, con le sue scuole, con i suoi giornali quasi tutti con il nome di «Il grido di guerra», dimostrando la solida organizzazione e lo spirito di filantropia e di sacrificio del quale sono animati molti dei suoi soci. È da notare però che il maggior incremento si ebbe nei paesi protestanti di missioni, dove si sentiva gran bisogno delle opere da esso promosse. Nei paesi cattolici, le istituzioni di carità sostenute da religiosi di ambedue i sessi o da laici, sotto la direzione della Chiesa, hanno reso il rendono tuttora inutili, o quasi, tutti gli sforzi dei salutisti, ai quali inoltre si oppone lo spirito cattolico, che non capisce quella specie di filantropia religiosa senza Sacramenti senza Sacerdoti. Quanto alla dottrina, i salutisti professano alcune delle verità fondamentali del cristianesimo, come la Trinità, la divinità di Gesù Cristo, il peccato originale, l'immortalità dell'anima, ecc.; e sono concordi con i protestanti nel riconoscere la Bibbia come unica regola di fede. Insistono specialmente sulla conversione manifestata per mezzo della confessione pubblica di essere capotato. A questo fine hanno introdotto un costume, che può essere considerato la caratteristica delle loro riunioni pubbliche, il «banco dei penitenti» o «banco di misericordia» (Mercy Seat). In dette riunioni i primi banchi, detti dei penitenti, sono lasciati vuoti; dopo un po' di canto di musica, un ufficiale racconta dallo scenario la sua conversione, mostrando pentimento dei falli passati a londano la misericordia di Dio, e invita gli uditori a sentirsi del loro peccati. Se qualcuno si sente mosso a fare lo stesso e a parlare, è invitato allo scenario, dove fa la sua confessione, che è poi commentata dall'ufficiale. Trattanto altri ufficiali sparsi tra l'uditorio osservano se qualcuno dà segni di emozione, e allora s'inginocchiano accanto a lui, se lo vedono disposto lo invitano a passare al banco dei penitenti, quale segno pubblico di riconoscersi peccatore. Hanno poi cura di visitarlo con frequenza e di aiutarlo nei suoi propositi. Sulla giustificazione parte- cipano della dottrina metodista, che il Booth aveva da principio professata. Tra le altre cose ammettono che l'uomo può evitare tutti i peccati, ed è il 7° degli «arti» coliti di guerra». In quanto ai Sacramenti, nel loro manuale di dottrina, dopo aver detto che la parola Sacramento