EPISTOLA

EPISTOLA. - È quel brano delle Lettere degli Apostoli o di qualche altro libro della S. Scrittura che il sacerdote legge nella Messa prima del Vangelo. L'uso delle letture nelle assemblee liturgiche la Chiesa lo ha ereditato dalla Sinagoga; però mentre in questa si leggevano i Profeti e la Legge, nella Chiesa si aggiunsero le Lettere degli Apostoli, i Vangeli, le lettere dei vescovi e gli Atti dei martiri.

Delle molte letture in uso nella Chiesa primitiva oggi non restano che pochi esempi, poiché due sole ordinariamente sono quelle della Messa attuale: l'E. ed il Vangelo. Così, ad es., le 12 profezie del Sabato Santo e le 6 della vigilia di Pentecoste sono un residuo delle letture che si facevano nella antica vigilia notturna, dalla quale poi son venuti il Matutino e la Messa dei catecumeni. La 5 letture del sabato delle Quattro Tempora sono il risultato della fusione della vigilia con la Messa dei catecumeni, mentre nel mercoledì delle Quattro Tempora c'è una sola lettura prima di quella della E. In antico tutte queste letture erano fatte dal lettore sugli amboni che si elevavano all'entrata del presbiterio, ed erano spesso declamate con certe cadenze melodiche di cui abbiamo ancor oggi qualche raro avanzo. Quando la celebrazione della Messa incominciò ad essere quotidiana e si intese la necessità di abbreviare il rito pontificale, si introdussero poco a poco brevi passi scelti delle Lettere degli Apostoli o di altri libri della S. Scrittura che avessero una qualche attinenza con la festa e con il mistero che si celebrava.

Per dimostrare poi l'intimo nesso fra la liturgia sacrificale o quella laudativa, l'E. venne ad essere un intercalare nelle Ore dell'Ufficio; di modo che qualche volta essa non è soltanto parte del testo che si legge nel primo notturno, ma secondo un'antica regola esistente in Roma primo di s. Benedetto, l'E. si ripete in parte nei capitoli delle Ore canoniche e nella lectio brevis di Prima. In generale la S. Scrittura nella E. viene citata integralmente e senza variazioni. Qualche volta però si omettono alcuni versi e si aggiunge all'inizio un Fratres e alla fine In Christo Jesu Domino nostro (Domenica IV dopo Pentecoste); qui est benedictus in saecula saeculorum. Amos (Domenica XVIII dopo Pentecoste). Alle Profezie poi si aggiunge a volte: Atti Dominus omnipotens. Qualche legge alla situazione nel testo si può verificare per un migliore adattamento al mistero celebrato, come nel sabato di Passione (Ier. 17, 8).

BIBLI: S. Brünel, Entstehung der Perikopen der römischen Menschen. Veburen in Br. 1907; A. Rabis, Die altstatuumlichen Lehtonen der griechischen Kirche, ivi 1915; A. Baumstark, Nichtvermeidliche syrische Perikopenordnungen des 1. Jahrtausends. Mörner 1921; P. Basifol, Lexus sur la Messe, Parigi 1927; F. Cabrol, Le titre de la prière antique, Tours 1929; G. Destelo, La S. Messe nella liturgia romana, Torino 1935, pp. 450-83; G. Godr. Éditions, in DACL. V. 245-244. Filippo Oppenheim

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“EPISTOLA.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 293. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/epistola.