EPISTOLARIO

EPISTOLARIO. - Per c. (epistolare, epistolarium [-ius] e anche epistolium) s'intende il libro che contiene le lezioni e le epistole della Messa nel corso dell'anno liturgico. Nella sua storia ha avuto anche altri nomi, di cui i principali sono: apostolus, liber comitis o canacus o più semplicemente comes (già nella charta Cornuttiana del 471), e capitulare lectionum, lectionarium [-ius]. Apostolus è il nome più antico; comes e lectionarium indicano, secondo i casi, la raccolta di sole epistole, o di soli Vangeli o delle une e degli altri insieme.

I. ORIONI

La lettura scritturale nelle adunanze liturgiche non ebbe da principio un particolare ordinamento. L'opinione contraria dell'Israelita romena L. Venetianer (Der Ursprung und die Bedeutung der Prophetenlektionen, in Zeitschr. d. deutsche Mag. Gesellschaft, 63 [1909], pp. 103-70), secondo il quale la Chiesa primitiva avrebbe adottato l'ordinamento lezionale della Sinagoga, per quanto suggestiva, non ha avuto seguito,

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EPISTOLARIO - Capitulare Epistolarium s. Paoli della prima metà del sec. VIII. L'associazione, di mano del sec. VIII-IX, indica l'epistola per la vigilia di s. Giovanni, Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 9, f. 63.
(Ist. Biblioteca Vaticana)
contraddetta da A. Baumstark (Liturgie comparée, Chevetogne 1940, p. 137).

I libri sacri si leggevano, a puntate, in continuazione (lectio continua): «ex ordine» dice s. Agostino (In epist. Johann. ad Parthos, prol.: PL 35, 1977), prendendone il testo direttamente dal volume della Bibbia (la «bibliotheca» del medioevo), dietro indicazione dell'antistei, che presiedeva l'assemblea e per il tempo che egli credeva, o «prout tempus fert» (s. Giustino, Apol., I, cap. 67, ed. Th. Klauser [*Floril. patrist., 7], Bonn 1935, p. 19; Contra Tryph.*, cap. 118: PG 6, 749).

Quest'uso restò in vigore parecchio tempo e lo troviamo ancora al principio del sec. IV in Africa e a metà del sec. V a Ravenna con s. Pier Crisologo (m. nel 450 es.; cf. G. Lucchesi, Nuove note agiografiche ravennati, Faenza 1943, p. 110). Anche Roma ebbe la sua lectio continua, e se ne possono scorgere le tracce nell'antico ordinamento delle pericopi evangeliche dell'Avvento (lettura dei sinottici) e del ciclo pasquale (Vangelo di s. Giovanni: cf. P. Alfonzo, La «lectio continua» nei sinottici, in Rivista liturgica, 25 [1938], pp. 131-37). È chiaro però che, fin dai primi tempi, si dovette pensare all'opportunità di leggere in determinati periodi dell'anno, come in Quaresima e nelle Tempora, o nelle grandi solennità del Signore: Pasqua, Pentecoste, Natale, Epifania, dei libri sacri e brani biblici, che avessero relazione più diretta con il tempo liturgico o con il mistero celebrato. Di letture proprie in tempi e feste particolari fanno cenno i Padri dei secc. III e IV: la Genesi in Quaresima (s. Ambrogio, De mysteriis, I, 1: PL 16, 380) Giona e Giobbe nella Settimana Santa (id., Epist. XX, ad Marcell., capp. 14 e 25: ibid., 1040, 1044); a Pasqua il racconto della Risurrezione, che in Africa si leggeva nel testo dei quattro evangelisti (s. Agostino, Sermo 86, Tract. de quarta feria post Pascha, in Miscellanea agostiniana, I, Roma 1930, p. 324). Tra Pasqua e Pentecoste gli Atti degli Apostoli (id., Sermo 315, 1: PL 38-39, 1426; Tract. VI in Johann., cap. 18: ibid., 35, 1433). Anche nelle solennità dei martiri si sospendava, almeno in alcune parti, come

in Africa, la lectio continua, per leggere il racconto delle loro gesta (cf. id., Sermo XVI, In natali sanctorum martyrum Scillitanorum, in Miscellanea agostiniana, I, Roma 1930, p. 80; vedi anche ibid., p. 67, s. Cipriano).

L'indicazione del passo da leggersi si segnava in margine alle pagine della S. Scrittura; poi, in un secondo tempo, fu redatto un indice degli initia dei brani, numerati progressivamente (capitula, da cui capitulare) e l'elenco veniva posto all'inizio del volume sacro, mentre nel testo si scriveva in calce solo il numero corrispondente alla lista, contrassegnando con una crocetta la fine della pericope. Sono i primi abbozzi di lezionari. Solo molto tardi (secc. VII-VIII) le pericopi lezionali furono ricoplate per intero e si ebbero i primi lezionari plenari (tipico il lezionario di Luxeuil), che divennero il vero e proprio libro liturgico, ancora oggi usato nelle cattedrali e nelle chiese più ordinate.

Si leggevano, dunque, libri determinati in determinati periodi dell'anno, ma non ne segue che questa letture fossero già ripartite in pericopi fisse. I liturgisti medievali, basandosi sulla Epistula ad Constantium, che ritenevano di s. Girolamo, assegnarono la paternità d'un primo lezionario al Dottore di Strigonia. Ma la lettera è apocrifa. Morin ne fa autore s. Vittore, vescovo di Capua (m. nel 554; cf. G. Morin, L'auteur de la « Lettre à Constantine », in Revue bénédictine, 7 [1890], pp. 416-23).

I primi tentativi, storicamente certi, di sistematiche raccolte scritturali per uso liturgico appaiono in Gallia nel sec. V. Gennadio di Marsiglia (m. nel 452) racconta che il presbitero Museus « hortans sancti Venerii episcopi (m. nel 452) excerptit ex sacris scripturis lectiones totius anni festivis diebus » (De scriptoribus ecclesiasticis, cap. 79: PL 58, 1104). Un po' più tardi Claudio Mamerto, prete della chiesa di Vienne (m. nel 473), compote anche lui un lezionario (Sidonio Apollonio, Epist., I, IV, 11: ibid., 516). Ma dell'uno e dell'altro non ne è restato che il ricordo.

L'inventario della chiesa di Cornutum (una parrocchietta rurale presso Tivoli), nel 471, elenca tra i codices che le appartengono: « Evangelie IIII apostolorum (apostolum?), psalterium et comiteus ». Si tratta d'un lezionario proprio (cosa abbastanza improbabile) o del lezionario di Roma? La seconda alternativa non recherà meraviglia se si pensa che proprio nel sec. v a Roma si manifesta un'attività liturgica fecondissima. I due cicli che polarizzano tutto l'anno ecclesiastico ebbero in questo periodo la loro organizzazione, l'Avvento per opera di papa Gelasio (m. nel 489), che trasportò le letture delle Tempora mensis decimi a quelle di Quaresima e fissò in dic. la lettura di Isaia, e la Quaresima per opera di papa Ilaro (m. nel 468).

Si è, comunque, ancora nel campo delle congetture, anche se molto fondate. Per il periodo pregregoriano l'unico documento sicuro è il lezionario di Capua. Si tratta d'un elenco numerato di 77 pericopi epistolari, disposte secondo l'ordine dell'anno liturgico, messo a capo del celebre codex Fuldensis delle lettere Paoline. In margine ai fogli del testo il principio della pericope è richiamato con il numero corrispondente nella lista. La lista fu scritta da Vittore, vescovo di Capua, nel 546-47. Questa lista di pericopi dà così la fisionomia dell'anno liturgico a Capua a metà del sec. VI.

II. PERIODO DI FORMAZIONE

Alla fine del sec. V la lectio continua aveva ormai definitivamente ceduto il posto a pericopi fisse. La scomparsa dei catecumeni, ai quali essa era principalmente destinata come prima istruzione cristiana, e lo sviluppo del ciclo liturgico, che andava sempre più nettamente delineandosi intorno ai grandi Misteri della Redenzione e alle prime feste dei martiri, determinarono la scelta definitiva delle pericopi scritturali da leggersi nella Messa e il formarsi di vari sistemi, secondo le peculiarità delle diverse Chiese. Anche i libri liturgici

acquistarono una loro particolare fisionomia e, nel caso che qui si tratta, si accentuò sempre più la divisione e la differenza tra e. ed evangelario. Per riguardo al primo si possono distinguere i seguenti sistemi:

1. Sistema macarabico

Il documento più antico è il liber conicus (edito da G. Morin, in Anecdota Maredolana, I, Maredsous 1893), che rappresenta probabilmente l'uso di Toledo al tempo di s. Ildefonso (m. nel 667). L'avvento è di 5 settimane, la Quaresima ha ogni giorno letture proprie, eccetto martedì e giovedì delle prime tre settimane, non ha la serie delle domeniche dopo l'Epifania e la Pentecoste, ma, in compenso, termina con 32 « dominicis apostidianis ». Il santorale è limitatissimo. Le letture sono tre.

2. Sistema gallicano

Ha come principali rappresentanti il lezionario di Luxeuil e il Messale di Bobbio. Il primo (pubblicato recentemente da P. Salmon, Le lectionnaire de Luxeuil, Roma 1944), è un libro gallicano con pochissima influenza romana, della fine del sec. VII o degli inizi dell'VIII. Il secondo, quasi contemporaneo del primo, rappresenta la liturgia della Gallia al tempo dei Merovingi, con influenza visigotiche, irlandesi e romane (edizione fototipica con introduzione critica: C. Mohlberg, Missale Gothicum. Das gallikanische Sakramentar, Augusta 1929). Note caratteristiche del sistema gallicano di letture sono: tre lezioni alla Messa, lettura degli atti dei martiri, Cantico di Daniele tra le letture nei giorni di festa, Atti e Apocalisse nel tempo pasquale. L'avvento è di 6 settimane, la Quaresima di s. Particolarità interessante dei documenti gallicani è la presenza di serie più o meno lunghe di lezioni « quotidiana » o « domenicali » destinate a servire nei giorni in cui non c'è formulario proprio, specialmente le domeniche fuori dei cicli fissi (cioè le nostre « dominicae per annum »).

3. Sistema ambrosiano

Lo si trovi essenzialmente nel Sacramentario di Bergamo (edito da P. Gagin, in Anctarium Solesmense, series liturgica, I, Solesmes 1900) secondo un manoscritto del secc. X-XI appartenente alla biblioteca di S. Alessandro in Colonna a Bergamo. Il codice non contiene le letture profetiche (Vecchio Testamento), che la liturgia ambrosiana conserva ancora, e perciò il Sacramentarium Bergomense è stato completato dal Gagin con manoscritto del sec. XIII appartenente alla cattedrale di Milano (ibid., pp. 193-207). Per parecchio tempo è stato ritenuto di grande importanza per le studio del lezionario ambrosiano il celebre Capitulare Epistolarum s. Pauli (cod. Vatic. regin. 9) della prima metà del sec. VIII. Ma il Morin (Un système inédit de lectures liturgiques en usage en VIIe-VIIIe siècle dans une église inconnue de Haute-Italie, in Revue bénédictine, 20 [1903] pp. 375-86), seguito recentemente dal Borella (cf. M. Righetti, Storia liturgica, III, Milano 1949, pp. 514-15), ha dimostrato che questo documento non riflette il rito ambrosiano in uso a Milano, ma in altra chiesa dell'Italia settentrionale. Nel Bergomense la struttura dell'anno liturgico ambrosiano è già ben delineata: l'Avvento è di 6 settimane, 5 seguono la festa dell'Epifania, la prequaresima ha le solite tre domeniche, regolare pure è la Quaresima, la cui prima domenica porta ancora la denominazione in caput Quadragesimae. Dopo Pasqua ci sono 5 settimane, 22 dopo Pentecoste, 2 post dedicationem ecclesiae. Il santorale si presenta molto sviluppato.

4. Sistema romano

È indubbiamente il più importante e quello che ha documenti più numerosi. Punto sicuro di partenza è l'opera di s. Gregori, il cui biografo Giovanni Diacono afferma che precisamente il lezionario sarebbe stata la base della sua riforma del Sacramentario gelasiano (Vita s. Gregorii, II, 17: PL 75, 94). Le fonti principali del lezionario gregoriano e postgregoriano sono i comes di Würzburg, di Alcuino e di Murbach.

Il comes di Würzburg pubblicato da G. Morin (in Revue bénédictine, 27 [1910], pp. 41-47), da un codice dell'Università di Würzburg del sec. VIII, è definito dal suo editore « il più antico lezionario della chiesa romana ». L'ordinamento lezionale è quello stesso che doveva es-

sere alla fine del sec. VI, quando s. Gregorio orientò verso di esso il suo genio organizzatore. Mancano tutti gli uffici introdotti nel sec. VII, come l'ottava di Natale, le quattro feste della Madonna, quella della Croce, le messe dei giovedì di Quaresima e degli altri giorni anticamente aliturgici.

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Un formulario di questo tipo di comes fu preso come base da Alcuino per il suo famoso Comes emendatus (edito prima da J. M. Tommasi, Opera omnia, V, ed F. Vezzosi, Roma 1750, pp. 297-423 e di recente da A. Wilmart, Le lectionnaire d'Alcuin, in Ephemerides liturgicae, 50 [1937], pp. 136-197). Fu redatto negli sa. 782-84, prima, dunque, che papa Adriano (m. nel 793) inviasse a Carlomagno il Sacramentario gregoriano, da lui riveduto e facente legge a Roma. L'archetipo del lezionario d'Alcuino si può mettere tra la fine del sec. VII e l'inizio dell'VIII, comunque prima della morte di Gregorio II (m. nel 731) istitutore dei giovedì quaresimali, che nel comes emendatus non appaiono ancora.

In tutto il documento c'è un ordine perfetto nella distribuzione delle epistole; da Pasqua alla festa degli apostoli Pietro e Paolo si leggono le epistole cattoliche, nelle cinque settimane post Apostolorum, Lettera ai Romani, nelle cinque domeniche post S. Laurentii, Lettere ai Corinti e ai Galati, per le domeniche del 7° mese e post S. Angeli, Lettere agli Ejesi, Filippesi e Colosseti, nella settimana di Pentecoste gli Atti. Si noti l'ordine della successione canonica dei libri sacri (Rom., Cor., Gal., Ef., Fil., Col.), e la denominazione delle domeniche secondo la tradizione romana, contrariamente all'uso gallicano.

Nel sec. IX al comes d'Alcuino fu aggiunto un supplemento, preceduto da una prefazione anonima: Bunc codicem. L'autore di questa prefazione dichiara che la revisione del comes fu fatta per ordine di Carlomagno, per metterlo in armonia con il Sacramentario gregoriano. Le aggiunte sono state fatte particolarmente « in vigiliis Paschae vel in feriis atque in aliis quibusque ecclesiasticis officio ». L'autore di questo supplemento probabilmente fu Helissachos, cancellere e confidente di Ludovico il Pio fino all'819. Nei manoscritti posteriori il supplemento venne fuso con il comes (cf. G. Morin, Une rédaction inédite de la préfece au supplément du « Comes » d'Alcuin, in Revue bénédictine, 20 [1912], pp. 340-48).

Il terzo documento fondamentale del lezionario romano è il comes di Murbach, scritto per l'abbazia di Murbach (in Alsazis) alla fine del sec. VIII, ore nella Biblioteca municipale di Besançon (ed. A. Wilmart, Le « comes » de Murbach, in Revue bénédictine, 30 [1913], pp. 25-69). Il piuttosto un capitolare perché dà soltanto le prime e le ultime parole di ciascuna pericope. L'ordinamento delle lezioni è quello divenuto poi definitivo nel Missale Romanum di s. Pio V. L'organizzazione del ciclo domenicale è completa: 5 domeniche dopo l'Epifania, 4 dopo l'ottava di Pasqua, 1 dopo l'Ascensione, 25 dopo Pentecoste, 5 prima di Natale. Due giorni la settimana, mercoledì e venerdì, sono provvisti di letture proprie. Conosce il giovedì quaresimale, ma le letture sono tutte differenti da quello di Alcuino. Assegna 12 letture alla vigilia di Pasqua e 6 a quelle di Pentecoste. Il calendario è quello del Messale gelasiano del sec. VIII; sicché è lecito concludere con il suo editore che il comes è « un adattamento dell'antico lezionario romano al Messale composto in Gallia verso la metà del sec. VIII con l'unione di due autentici Messali romani del secc. VI e VII, il gelasiano e il gregoriano ».

Il comes di Murbach e il supplemento al comes alcuiniano rappresentano lo studio di evoluzione più vicino al Missale Romanum del sec. XVI. Le modifiche apportanvi dal sec. IX al XVI sono poche e non rilevanti. Le principali sono: una seconda lettura presa da Isaia la vigilia di Natale, quattro lezioni al sabato precedente la domenica delle Palme, originariamente giorno aliturgico, aggiunta di altre tre lezioni prese dalla J. Pt. 5 a da Ier. 20 alle Regezioni. Le Tempora d'estate, che avevano perso il loro posto primitivo, cioè nell'ottava di Pentecoste, lo riacquistarono nel 1098 con Gregorio VII, riportandovi anche le loro letture originali, tranne le due del mercoledì. Di queste modifiche alcune rimasero, altre compar-

(Int. Enc. Cett.)

EPITRACHELIO - Pont. collegio Rusico di S. Teresa del R. Gesù - Roma.

vero e scomparvero prima che entrassero nell'uso comune. Inoltre la fissazione della festa della S.ma Trinità portò alla soppressione della domenica che segue Pentecoste, le domeniche d'Avvento furono ridotte a quattro, le Messe proprie nelle ferie « infra hebdomadam » sparirono con il progressivo aumento delle feste dei santi.

Il Missale Romanum, che Pio V con la bolla Quo primum del 14 luglio 1570 prescriveva alla Chiesa universale, non fece che consacrare lo stato di cose formatosi attraverso i secoli fino allora. Di modo che, nonostante le modifiche, soppressioni, aggiunte di 16 secoli, il nostro Messale si riallaccia sostanzialmente alle più antiche tradizioni della Chiesa romana. - Vedi tav. XXXV.

BIBL.: Tutti i documenti relativi all'e., oltre che nelle fonti citate volta per volta, sono raccolti da G. Godu, Epitres, in DACL, V, coll. 245-344 e da H. Ledercq, Lectionnaire, ibid., VIII, coll. 2270-2306; cf. J. M. Tommasi, Opera omnia, V, ed. F. Vezzosi, Roma 1750, pp. 297-427; E. Ranke, Das kirchliche Pericopentyston aus den ältesten Urkunden der römischen Liturgie, Berlino 1847; S. Beissel, Entstehung der Perikopen des römischen Messbuches, Friburgo in Br. 1907; J. Baudot, Les lectionnaires, Parigi 1908; W. H. Frere, Studies in early roman liturgy; III. The roman epistle-lectionary, Oxford 1935; B. Capelle, Note sur le lectionnaire romain de la Messe avant et Grégoire, in Revue d'histoire ecclésiastique, 34 (1938), pp. 556-59. Annibale Bugnini
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“EPISTOLARIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 293. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/epistolario.