EURICO, re dei Vissicoti. - N. verso il 420, m. nel sett. del 485, fu il fondatore della potenza vi-sigotica in Francia ed in Spagna. Forte e astuto, sali al trono nel 466 dopo aver eliminato con la violenza il fratello Teodorico II. Approfitto delle lotte interne e delle rivoluzioni in cui si andava dissolvendo l'Impero romano per occupare, nel 474, tutto il territorio tra la Loira e il Mediterraneo, eccettuata l'Alvernia che, malgrado l'accanita resistenza opposta dagli abitanti, fu ceduta da Giulio Nepote nel trattato di pace. Dal 481 al 484 riuscì a conquistare Arles, Marsiglia e tutta la Provenza.
Associatoi quindi ad altri capi barbari occupò gran parte della Spagna. Respinse con facilità un attacco dei Burgundi, che gli avevano mosso guerra preoccupati del suo crescente potere, e perseguito con accanimento i pirati che devastavano le coste. Fu il più gran re barbaro del tempo e non soltanto per le sue conquiste, ma anche e soprattutto perché redasse, verso il 480, il primo codice di leggi viagotiche. Si valse a tale scopo dell'opera di giuristi romani e particolarmente di Leone che era anche suo primo ministro. I frammenti che ci restano del codice di E. mostrano le stesse leggi romane appena modificata dall'introduzione delle tradizioni nazionali visi-gotiche. Fu giusto nel governare i popoli sottoposti, ma, pur senza perseguitare costantemente i cattolici, dimostrò diffidenza verso il clero ed esiliò anche due vescovi.
Europa. - Uno dei cinque continenti della terra.
I. GEOGRAFIA.
È la più piccola delle tre parti tradizionalmente riconosciute nel continente antico. Forma di questo
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I'estrema penisola occidentale, mal definibile con limiti fisici dalla massa asiatica su cui si impianta con larga base dall'Artico al Mediterraneo. Con i 10 milioni di kmq. che di solito le si attribuiscono rappresenta appena il 6,7% delle terre emerse, il 12% del continente antico. Il 65% della sua superficie spetta al tronco, il 27% alle penisole, l'8% alle isole: ne consegue che è la più articolata di tutte le parti della terra, come quella che è più profondamente penetrata dal mare. Tuttavia questo suo carattere si attenua procedendo da O. ad E.: il cosiddetto «timo porto-batlico» di Riga e Odessa; permette di distinguere dal settore oceanico-mediterraneo, a contorno assai mosso, un blocco continentale pressoché segregato dal diretto influsso marittimo. L'E. occupa una posizione centrale rispetto alla maggior parte delle terre emerse, ed è quasi per intero compresa nella zona temperata (appena il 7% a N. del circolo polare). I suoi limiti estremi cadono in 17° e 11° (capo Nord), e 34° e 48° (18° isola Gozzo) N.; 10° 25' O. (capo Dunmore in Irlanda) e 68° 5' E. Greven, (Golfo di Kara); il suo territorio è perciò esteso 36° 23' in latitudine e 78° 30' in longitudine.
Con le modeste dimensioni del continente contrastano la complessità della sua storia geologica e la varietà che ne consegue nelle forme superficiali. In breve spazio si succedono e si alternano piacere e montagne, valli e colline, con una piastra generalmente frammentaria, ricca di trapassi e di sfumature. Solo la sua notte orientale, dove dilata fino agli Urali con ampio basso-piano, partecipa del carattere di massiccia uniformità proprio del continente asiatico. Questo bassopiano, quasi tutto inferiore ai 200 m. di altezza, si continua ad occidente nelle pianure germanica e francese, non interrotte neppur rilevo ancor fresco e vigoroso, con vette che oltrepassano i 3500-4000 m.: tutta una serie di «catene» la percorre, dallo stretto di Gibilterra all'Egeo ed al Mar Nero (Sierra Nevada, Pirinei, Alpi, Appennini, Carpani, Balcani), chiudendo tra i plessi corrugati ed inarcati, dove frammenti di più antiche masse sollevate (Sierre mediane spagnole), dove depressionsi un tempo invase dal mare od occupate da laghi, e più tardi in tutto od in parte colmate. Le altezze massime dell'E. si trovano in questa zona (Monte Bianco, m. 4180 nelle Alpi, Monte Mulhacen, m. 3481 nella Sierra Nevada spagnola); nelle altre due i valori più elevati rimangono notevolmente al di sotto (Monte Glitterind: m. 2478, in Norvegia; Monte Dore: m. 1886, in Alvernia).
Quando si escludano la ristretta cimosa peristatica e le regioni di alta montagna, tutta l'E. è nel dominio di climi temperati. I paesi attorno al Mediterraneo sono caratterizzati da inverni mici e brevi, estati calde e lunghe, pioggia in prevalenza invernali, siccità estiva e grande luminosità atmosferica. Nei rimanenti settori si trascorre per gradualità passaggi dal clima tipicamente oceanico dell'E. occidentale, con estati fresche, inverni mici, deboli escursioni termiche, piogge copiose e distribuite in ogni stagione, a quello nettamente continentale del bassopiano sarmatico, dove gli inverni si fanno rigidi e lunghi, brevi le estati, elevati i contrasti diurni ed annui delle temperature e diminuiscono le precipitazioni, che cadono prevalentemente d'estate. Le condizioni estreme preannunciano, anche in questo caso, il comportamento dei finitimi settori asiatici (Siberia), ai quali del pari (Asia centrale) ci richiama la depressione circumpacifica, dove le escursioni termiche permangono fortissime e le piogge, quasi tutte primaverili, si riducono a valori minimi.
La vegetazione naturale rifletteva bene, in origine, nel suo aspetto paesistico, la complicata gamma di queste variazioni: la lunga occupazione umana ha tuttavia cancellato il terreno in modo notevole quasi dovunque.

Ecropa - Portulano pernamenacen per i muni numel. Discesso a penna e mieldure del sec. zvi.
can il disboscamento e le colture, le condizioni primitive. A parte l'esile fascia di tundre che frangia l'area circumpolare, il territorio europeo rientra per la maggior parte nel dominio della foresta (di conifere nella regione settentrionale, mista e di latifoglie nell'E. media), mentre verso SE. si stendono zone prive d'alberi che trapassano a vere steppe nel settore circumcapisco. I paesi rimittimi del Mediterraneo sono invece rivestiti dalla cosiddetta macchia, formata da basse boscaglie di piante sempre verdi e di piccoli alberi: caratteristica soprattutto vi è la diffusione dell'olivo e della querce.
La popolazione assoluta dell'E. si aggira oggi su 540 milioni di ab.: meno di metà di quella del continente asiatico e poco più di 1/3 (22,7% nel 1948) di quella di tutta la terra. Negli ultimi due secoli è quasi quadruplata: era di 100 milioni a mezzo il sec. XVII, 173 all'inizio del XIX, oltre 400 al principio del successivo e pressa poco identica all'attuale prima delle due guerre mondiali, nel 1914 e nel 1940. La cifra della densità (53 ab. kmq.) è di gran lunga la più alta fra quelle delle parti del mondo (ca. 6 volte quella dell'Asia, più che 9 volte quella dell'Africa e dell'America del Sud); ma tale valore medio risulta da massimi (282 ab. a kmq. nel Belgio, 250 in Olanda, 207 nel Regno Unito) e minimi (10 in Norvegia, 13 in Finlandia, 15 in Svezia) assai lontani. Tanto la densità quanto l'agglomerazione in centri urbani tendono a decrescere, grosso modo, da O. verso E., mostrandosi più elevate nelle regioni dove fiorisce la grande industria L'E. annovera 16 delle 41 città con oltre 1 milione, e 30 delle 72 con oltre 500 mila ab. che sono in tutto il mondo (intorno al 1948).
L'attuale (1950) situazione politica è riassunta nella sottostante tabella.
Sebbene questa situazione debba considerarsi in alcuni casi (Germania, Trieste) ancora fluida, la tabella permette di rilevare subito i profondi mutamenti politici determinati dalla seconda guerra mondiale: solo 13 dei 31 Stati europei (escludendo, cioè, la Turchia ed il Territorio Libero di Trieste, destinato a scomparire) non denunciano variazioni territoriali. Non meno notevoli gli spostamenti, volontari o conti, di popolazione (soprattutto tedesche e polacche) che hanno preveduto, accompagnato e seguito gli eventi bellici; nonché l'ingrandimento territoriale e demografico dell'U.R.S.S., che ora assorbe nelle sue frontiere più di 7 della superficie del oltre 1/4 della popolazione d'E. Quanto alla ripartizione di quest'ultima nei tre principali gruppi etnico-linguistici neo-latin, germanico e slavo, l'equilibrio numerico registrato un secolo fa (1/3 ab. per ciascuno) si è ormai rotto a beneficio degli Slavi, che da soli fronteggiano, con circa metà del totale, i due altri gruppi riuniti.
Che nell'ultimo trentennio, soprattutto come conseguenza delle due grandi guerre mondiali, si sia operato, un profondo rivolgimento nell'economia europea, è palese ma è forse prematuro tentare di precisare questo rivolgimento in termini statistici, anche perché, a parte la difficoltà di tenere conto della nuova sistemazione politica, fanno difetto i dati relativi al settore europeo dell'U.R.S.S. La necessità di richiamarsi alle condizioni prebelliche è tuttavia giustificata dalla rapida ripresa ormai in atto in tutti i settori di questa economia, anche se il suo valore risulti decisamente diminuito nella nuova fisionomia dei rapporti internazionali.
All'incirca 1/2 del suolo europeo è coltivato (massimo 7% nei paesi di bassopiano); meno di 1/3 rivestito di foreste (regioni del N. e dell'E.) e di macchie (paesi mediterranee); pressa poco 1/10 tenuto a prati naturali ed a pascoli (a N.); il resto è improduttivo (massimo 7% nelle zone NE). Prima della seconda grande configurazione bellica l'E. partecipava alla produzione mondiale con il 90-95% della seggia, 18-25% dell'olio di oliva, oltre 18% dell'avea, del lino e della barbabietola da zucchero; il 75% del lino, il 60% del frumento e dell'orzo, ecc., mentre per altre colture (mais, riso, tabacco, cotone) i quantitativi erano modesti. Ancora oggi la maggior parte di quei primati continentali è mantenuto a sta per essere riguadagnata, ma l'aumentato consumo ha imposto un maggior volume di importazioni, essendo l'E. anche prima della guerra, nettamente deficitaria, nel suo complesso, per quanto riguarda le materie prime d'origine vegetale, soprattutto nel settore destinato alle industrie (tessili e semi oleogenosi).
L'E. prebellica allevava il 25% dei bovini (U.R.S.S., Germania, Francia), il 33% degli ovini (U.R.S.S., Irlanda, E. mediterranea) il 40% dei suini (U.R.S.S., Germania, Polonia, Francia), il 40% degli equini (U.R.S.S., Polonia, Germania) di tutto il mondo; patrimonio fatidico dalla guerra, ma ormai quasi tutto ricostituito ed in via di ricostituzione (eccetto che per i suini). Si contano oggi probabilmente 150 milioni, all'invinca, di capi bovini, 140 di ovini, 50 di suini, 25-30 di caprini e 20 di cavalli. Quanto alla pesca, i soli paesi atlantici d'E. realizzano un prodotto pari a poco meno di 1/3 di quello mondiale.
Benché pova di genune di metalli preziosi, l'E. giurava in modo notevole anche nel campo delle attività esterne, in quanto i suoi terreni geologicamente più antichi celano cospicue riserve di
ca. i 3/5 di questi scambi, oggi esse sono discese probabilmente ad appena 1/3, con l'aggiunta che quasi tutti gli Stati del continente presentano una bilancia commerciale passiva.
Il commercio europeo è prevalentemente marittimo: nel periodo prebellico i 2/3 della marina mercantile mondiale spettavano all'É. Le forti perdite causate dalla guerra ne hanno ridotto la consistenza e meno di 1/2, ed hanno anche alterato la gerarchia dei suoi porti, 3 dei quali (Londra, Rotterdam, Anversa) registravano in tempi normali oltre 20 milioni di tonnellate (nette) annue di mercati entrate ed uscite. Vi accade sfruttate dal traffico internazionale sono solo a N. dell'É. mediterranea (Danubio, Reno). Nella sola parte europea dell'U.R.S.S. si contano 38 mila kmq. di vie fluviali navigabili, che servono in sostanza al traffico interno. La più importante rete di comunicazioni europee è quella ferroviaria, la cui densità è massima nei paesi centrali ed occidentali (12 kmq. ogni 100 kmq.). In complesso il continente conta oggi 420 mila kmq. (31,5% del totale mondiale) di ferrovie; il dopo guerra ha visto estendersi queste comunicazioni soprattutto nell'É. orientale (Polonia, Ucraina, Russia centrale). Sempre nel dopoguerra si sono grandemente sviluppati i traffici aerei, che assicurano ormai comunicazioni regolari e rapide non solo fra tutti i paesi del continente, ma anche fra questi e le altre parti del mondo (10-12 ore di volo transoceanico tra l'É. e l'America settentrionale; da notare la crescita importanza, sotto questo riguardo, del Mediterraneo antico).
Balu: C. Wallis, Europe, Londra 1924; A. Demangeon, L'Asile de l'Europe, Parigi 1936; A. Meillet-L. Tesnière, Les langues dans l'Europe navale, 1928; J. Machatschek, E. als Gans, in Enzyklopädie der Erdkunde, di O. Kende, Vienna 1929; E. von Schildt, E. (senza la Germanità), Breslavia 1931; G. Dainelli, Le ragaoli geografiche di una civiltà europea unitaria, Roma 1933; M. Eckert, E. (Nénes Lehrbuch der Geographie), 2, Berlino 1933; U. Adinolfi, Stati d'É. e d'Estremo Oriente, Milano 1935; D. G. Glass, Population policies and movements in Europe, Oxford 1940; F. Friedensburg, Die Rohstoffe und Energiesysteme in neuen E., Oldenburg in O. 1943; J. H. Schechtman, Europe population transfers 1939-43, Nuova York 1946; N. Lahovary, Les populations européennes, Neuchâtel 1946; E. M. Kulischer, Europe on the move, War and population changes 1917-47, Londra 1947.
II. STORIA.
I. NELL'ETÀ CLASSICA GRECO-ROMANA
L'É. è un complesso geografico con una sua configurazione plastica, avente una propria distinzione nel rilievo del suolo, nei corsi d'acqua, nel clima. Ma l'É. è anche un complesso storico, con una sua configurazione morale, avente caratteri propri di tradizioni, di memorie, di costumi, di gusto, di arte, di religiosità, di pensiero, di cultura. Il concetto di queste due É., fissa l'una, spirituale l'altra, si venne formando e sviluppando lentamente, in progresso di tempo, sia