EURASISMO. - Orientamento politico-spirituale sviluppatosi in seno all'emigrazione russa, ma che trova i suoi addentellati e riflessi anche nell'U. R.S.S. Si può considerare l'e. nello stesso tempo come uno sviluppo ed una negazione della dottrina slavofila. Gli slavofili credevano ad una grande missione spirituale, religiosa e politica della Russia, più o meno strettamente congiunta ai rimanenti popoli slavi, che avrebbero dovuto «scrastare» i loro elementi stranieri, sedimento di secolari dominazioni di altri popoli. Gli eurasisti invece, pur contrapponendo anch'essi la Russia all'Europa, negano o attenuano i legami di stirpe con gli altri popoli slavi (che sembrano loro profondamente occidentalizzati): gli eurasisti vedono l'originalità della Russia proprio nel confluire delle molte stirpi asiatiche con l'elemento russo. L'e. riprende dunque, con un maggior sviluppo di problemi culturali e spirituali, una delle fondamentali tradizioni della politica russa: la tendenza verso l'Asia, un distacco almeno momentaneo e più o meno parziale dalle direttive di Pietro il Grande e dall'occidentalismo.
L'e. si riconnette assai strettamente al pensiero dal Leon'ev, acuto anche se paradossale pensatore russo del secondo Ottocento. Sono anche innegabili i legami tra l'e. ed un movimento artistico e filosofico dei primi decenni del presente secolo, il movimento degli «Sciti», che si richiamava ad una famosa poesia di Vladimir Solov'ev (Solovjov), Pannongolismo. L'e., pur essendosi sviluppato, come si è detto, nell'emigrazione, si richiamava poi alle correnti di filosofia religiosa che ebbero così notevole sviluppo tra gli intettuali russi prima della Rivoluzione bolscevica e nei primissimi anni del regime sovietico: un'ondata di confuso o spesso turbide misticismo condusse infatti molti intellettuali verso il comunismo, nel convincimento che dalla distruzione dei «beni materiali» sarebbero scaturiti elevatissimi «beni spirituali». Occorre qui ricordare specialmente due poemetti di A. Blok: Gli Sciti ed I dodici, esaltazione il
primo di una Russia euroasiatica e curioso miscuglio di comunismo e di spunti cristiani il secondo; ma si può anche ricordare a questo proposito la famosa espressione dei poeta Belyj che la rivoluzione recava «la cultura dell'eternità».
Al gruppo dei seguaci dell'e. aderirono tra altri il principe N. S. Trubeckoj, il geografo P. Savickij, il critico letterario D. Svjatopolk-Mirskij (successivamente passato al bolscevismo), lo storico G. V. Vernadskij, l'orientalista V. P. Nikitin e più ecletticamente e saluaramente il filosofo P. Karavin e lo storico G. Florovskij. Il regime sovietico vide ufficialmente nell'e. un'ideologia romantica, confusa e antimarsista, tuttavia seppe approfittare talvolta assai abilmente tanto del gonfio misticismo sinistreggiante di «filosofi» e di poeti, quanto degli spunti di neonazionalismo insiti nella dottrina eurasista vera e propria. Infatti il neonazionalismo sovietico, pur ricalcando sotto vari aspetti le orme del vecchio imperialismo russo, vede il nuovo Stato e concepisce il nuovo patriottismo come simbiosi delle stirpi europee ed asiatiche costituenti l'U.R.S.S. Si tratta qui di un importante (anche se non dell'unico) punto di confluenza fra la curiosa e complessa ideologia eurasista germogliata ancora del seno della vecchia «intellighenzia» e la concreta realtà sovietica.