ELEZIONI POLITICHE

ELEZIONI POLITICHE. - In regime di demo-crazia rappresentativa ogni cittadino, che abbia i requisiti stabiliti dalla legge, è chiamato a parteci-pare al governo della cosa pubblio-ca e a scegliere i propri legislatori mediante il voto elettorale politico che è l'espressione della personale de-terminazione nella scelta delle persone incaricate di esercitare il potere pub-blico (per la storia del diritto e la tec-nica del voto, V. VOTO).

L'esercizio del voto è una funzione pubblica, perché compiuta dai citta-dini per il bene del-la collettività; ed è di somma impor-tanza, perché esso serve alla sostitu-zione di organi es-senziali alla vita dello Stato e indi-spensabili per il mantenimento del-l'ordine sociale e per la tutela dei di-ritti e degli inter-essi dei cittadini. Il Parlamento usci-to dalla consulta-zione elettorale fa le leggi, dalle quali dipendono il benes-sere o la sventura delle comunità nazionale, indirizza e controlla la po-litica interna ed esterna del governo, cura i supremi interessi di tutto il popolo e dei singoli cittadini. Un Parlamento non formato da persone capaci e oneste e un cattivo governo compromettono il bene di tutti.

Procurare alla società, in quanto tale, il bene ad essa dovuto dai suoi membri e impedirne il male, sono i due atti integrali di una speciale virtù, chiamata giustizia so-ciale. Ora la giustizia tiene un posto preminente sulla altre virtù morali; tra le diverse specie di giustizia quella sociale ha il primato, perché il bene comune, suo oggetto proprio, prevale sul bene privato. Il cittadino poi può violare la giustizia sociale in due modi: 1) non procu-rando alla società il bene ad essa dovuto (nel caso nostro-astendenosi dal voto senza giusto motivo); 2) causandole il male opposto (votando male, ossia abusando del voto).

Ma l'uomo non appartiene solo alla società civile; egli è anche membro, per volontà positiva di Dio, della Chiesa cattolica. E come cittadino di questa società reli-giosa ha il dovere di tutelare gli interessi anche per mezzo del voto elettorale politico. È un pregiudizio assai diffuso che nelle e. p. la religione non c'entra. Il sofisma è pro-pagato da chi ha interesse di illudere i cattolici per car-

pime i voti; ed è creduto da chi non ha una nozione esatta della religione cattolica o non riflette che oggi, in molti paesi e particolarmente in Italia, i partiti politici non hanno solo programmi di tecnica politica più o meno estranei alla religione, ma ispirano la loro azione a principi, massime, ideologie (e quali toccano e investono, anche direttamente, la dottrina e la morale cristiana, la vita della Chiesa e gli interessi dei cattolici. La religione cattolica non è una credenza astratta o una pratica di culto estranea alla vita sociale, ma è un complesso di dottrine, di precetti morali, di pratiche collettive, di istituzioni, di costumi che hanno incessanti e necessari rapporti con le più importanti manifestazioni della vita pubblica. Religione e politica sono certamente due categorie specificamente distinte, e Stato e Chiesa sono due poteri aventi ciascuno la propria sfera indipendente d'azione; ma distinzione non vuol dire superamento. La politica deve necessariamente occuparsi di molti problemi che riguardano la vita cattolica; e la Chiesa si incontra inevitabilmente con lo Stato nell'esercizio del culto, nella tutela della santità e unità delle famiglie cristiane, nella educazione della gioventù cattolica, nella difesa della pubblica moralità, nella realizzazione della civiltà cristiana. D'altra parte l'insegnamento e l'azione della Chiesa sono necessari allo Stato: ragione ed esperienza dimostrano che la religione cattolica è la più potente forza sociale e la migliore garanzia del progresso civile; mentre invece un popolo senza religione finisce, presto o tardi, nella rivoluzione, nell'amicizia o nella schiavitù. Perciò il voto elettorale, oltre essere un dovere civico, come sancisce la Costituzione della Repubblica italiana (art. 48), è anche un dovere religioso. E ciò spiega e giustifica l'interessamento del Papa, dei vescovi, del clero e dell'Azione Cattolica per le p. p. Dipende infatti da coloro che arrivano al Parlamento e al governo, se la religione sarà favorita o perseguitata, se la missione spirituale della Chiesa sarà agevolata o ostacolata, se i suoi legittimi diritti saranno rispettati o conculcati; e basta pensare ai gravissimi danni che le cattive leggi e l'azione ostile dei pubblici poteri hanno recato in passato alla Chiesa, al clero, alle istituzioni religiose, alla scuola cattolica ecc., per comprendere quanti e quali interessi cattolici sono connessi con le c. p.

Ogni cittadino dovrebbe essere conscio del valore della sua scheda elettorale, simbolo della sua dignità di uomo politicamente libero, garanzia di libertà anche per i più umili, potente arma di difesa contro gli abusi dei poteri pubblici, strumento necessario per imporre la propria volontà per il bene comune e per decidere l'indirizzo legislativo del proprio paese. Molti invece non esercitano il diritto di voto, considerandolo non una funzione sociale ma un diritto meramente privato e facoltativo, di cui si può disporre o non disporre a proprio arbitrio e illudendosi che, astenendosi dal voto, non facciano né bene né male. In realtà un voto sottratto con l'assensione ad un buon candidato raddoppia automaticamente quello dato da un altro elettore al cattivo candidato avversario; così che l'assensione dal voto a danno di un buon candidato equivale a votare per il cattivo candidato suo avversario.

La gravità della colpa di chi si astiene dal voto senza giustificato motivo varia secondo le circostanze. Come norma generale, per legittimare l'assensione si richiede una causa tanto più grave quanto più incerta è l'elezione di un buon candidato e quanto più importanti sono gli interessi civili, sociali, morali e religiosi in gioco in una determinata votazione. In Italia, nelle attuali circostanze, la diserzione dalle urne politiche è di per sé una colpa grave. «Nelle presenti circostanze, ha ammonito Pio XII, è stretto obbligo per quanti ne hanno il diritto, uomini e donne, di prendere parte alle elezioni. Chi se ne astiene, specialmente per indolenza o per viltà, commette per sé peccato grave, una colpa mortale» (Pio XII, Discorso ai parroci e ai quaresimalisti di Roma, 10 marzo 1948. Cf. Osservatore Romano, 11 marzo 1948). È i cattolici devono riflettere che in Italia, paese a maggioranza cattolica in tutte le sue circoscrizioni elettorali, ogni membro antisociale e anticattolico del Parlamento deve la sua elezione all'assentimento o all'abuso del voto da parte degli stessi cattolici.

Bisogna dunque votare e votare secondo coscienza, cioè eleggere candidati capaci ed onesti. Nel cattolico discorso Pio XII aggiungeva: «Ognuno ha il dovere di votare secondo il dettame della propria coscienza. E la voce della coscienza impone ad ogni sincero cattolico di dare il proprio voto a quei candidati o a quella lista di candidati che offrono garanzie veramente sufficienti per la tutela dei diritti di Dio e delle anime e per il vero bene dei singoli, delle famiglie e della società, secondo la legge di Dio e la dottrina morale cristiana». Gli interessi particolari, individuati o locali, devono essere subordinati al bene generale della comunità nazionale e i beni spirituali devono tenere il primato su quelli materiali. Chi scientemente ed efficacemente vota per candidati indegni, commette una colpa grave di coppia e di male, assume la responsabilità indiretta di tutto il male compiuto dai suoi eletti nell'esercizio del loro mandato politico e contra anche l'obbligo di riparare ai danni che ne derivano alla Chiesa, alla società, alle famiglie e ai singoli cittadini. E la colpa sarebbe gravissima se si votasse per cattivi candidati con l'intenzione di affidare loro il potere legislativo, per attuare le loro teorie antisociali e anticristiane, coinvolgendo una tale cooperazione anche l'adesione a perverse dottrine.

Più responsabili ancora del singolo elettore sono coloro che nel periodo elettorale fanno propaganda per un cattivo candidato o gli procurano voti, ingannando gli elettori con false promesse e intrighi o corrompendoli con il danaro o altri vantaggi materiali, o spargendo menzogne e calunnie contro i buoni candidati, o ricorrendo alla violenza e alle minacce per ostacolare il libero esercizio del diritto elettorale, o annullando voti regolarmente dati ai candidati avversari, o usando altre frodi e brogli elettorali. Costoro commettono una triplice grave ingiustizia: l'una contro l'elettore che ha diritto di votare con piena libertà, l'altra contro il candidato al quale quell'elettore avrebbe dato il voto, la terza contro il bene della collettività, in servizio della quale il voto è stato istituito.

Tutti i buoni cittadini devono dignitosamente difendere l'indipendenza della propria coscienza, resistere ad ogni tentativo di corruzione, intimidazione o violenza, diffidare della stampa interessata, non lasciarsi sedurre dalla retorica piazzaiuola, fare convergere compatti le loro forze soltanto su quei candidati che sembrano meglio provvedere al bene della religione e della patria.

Bibl.: Cf. i manuali di teologia morale (Noldin-Schmidt, Pfr. P. 1. Mann, 11. 1. 1945); Il dovere elettorale. Roma 1945; Luzz, Devo votare, Asti 1946. Giuseppe Monti