DISOCCUPAZIONE. - Intendesi la condizione del lavoratore che, contro volontà, si trova senza occupazione remunerata. Il fenomeno assume rilevanza di problema sociale nell'età moderna particolarmente nei paesi industriali, organizzati ad economia di mercato.
Il termine generico può essere opportunamente precisato distinguendo: 1) la d. normale o di fondo, costituita dai lavoratori che hanno abbandonato una precedente sistemazione ed ancora non ne hanno trovata un'altra adeguata, e da lavoratori che non hanno i requisiti richiesti per il lavoro ancora disponibile. Per i singoli ha carattere temporaneo, nel complesso forma una specie di riserva di lavoro che non scende sotto un certo livello anche nei momenti di più forte ricerca di lavoratori. 2) La d. stagionale, caratteristica di alcune attività che si svolgono saltuariamente nel tempo (ad es., edilizia, bracciantato agricolo). 3) La d. tecnica connessa con trasformazioni degli strumenti tecnici di produzione, che permettono una diversa combinazione di capitale e lavoro, sostituendo la mano d'opera con mezzi meccanici. Di solito questa forma di d. ha carattere temporaneo. 4) La d. congiunturale, connessa con le fasi cicliche di espansione e di depressione dell'attività produttiva che hanno preso particolare rilievo a partire dalla prima guerra mondiale nei paesi a regime capitalistico. Nei momenti di depressione la collettività impiega in investimenti meno di quanto risparmia, lasciando inutilizzati beni strumentali e forze di lavoro. 5) La d. strutturale, di carattere permanente, la quale si verifica nei paesi nei quali difettano, in confronto alle forze di lavoro disponibili, beni strumentali cui applicarle. Essa può essere connessa con uno sviluppo della popolazione più rapido di quello del reddito, e quindi ad una insufficiente formazione di risparmio e di investimenti produttivi.
Dall'elencazione fatta risulta che molteplici sono le cause del permanere di una forte d.
Oltre alle circostanze sopra indicate, essa può dipendere da una difettosa distribuzione di lavoro, connessa con l'ignoranza circa la domanda di lavoro nei vari settori, e con i costi di trasferimento; può dipendere anche da una eccessiva rigidità dei salari, caratteristica delle zone ove è molto forte l'organizzazione sindacale, e che, in regime di mercato, limita le occasioni di lavoro. In questo caso il mantenimento di un alto livello dei salari si può tradurre in una minore occupazione.
Non si deve infine dimenticare che la gravità del fenomeno nell'attuale periodo è accentuata dagli
DISEGNO - Disegno di Michelangelo per una Crocifissione (ca. 1550) - Londra, British Museum, gabinetto dei disegni.
Cio sono pervenuti d. eseguiti su pergamena o su carta, a penna, a punta d'argento, a matita, a carboncino, a sanguigna (non prima del '500); con lumeggiature a biacca, a gessetto, ecc. Antiche miniature medievali, su pergamena a solo contorno senza colore, potrebbero, a rigore, definirsi veri e propri d. In realtà solo nel '300 la distinzione tra d. e miniatura appare netta. Tra i maggiori disegnatori dal sec. XIV al XVIII, vanno ricordati: Taddeo Gaddi, Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Lorenzo di Credi, Botticelli, Filippino Lippi, Andrea Man-tegna, Giovanni Bellini, Alberto Dürer, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Andrea del Sarto, Pontormo, Guer- cino, Rembrandt, G. B. Tiepolo, Francesco Guardi. - Vedi tav. C.
DISERDEAZIONE: V. EREDITÀ; SUCCESSIONE; TESTAMENTO.

Disegno - Disegno di Michelangelo per una Crocifissione (ca. 1350) - Londra, British Museum, gabinetto dei disegni.