DEMOGRAFIA. - È, in senso lato, l'applicazione dei metodi statistici, cioè quantitativi, ai fenomeni della popolazione: essa si concreta, quindi, fondamentalmente in metodi ritenuti fecondi o che sono, comunque, largamente impiegati nello studio quantitativo dei fenomeni demografici (natalità, mortalità, nuzialità, migrazione, ecc.).
Il carattere investigativo della d. si configura nello studio e nella ricerca delle leggi, cioè delle regolarità statistiche, che la morfologia e le funzioni biologica-sociali della popolazione possono manifestare: studio e ricerca, che sono generalmente opera dello scienziato, condotti su dati oggetti prevalentemente rilevati, elaborati ed esposti da organi statistici nazionali ed internazionali secondo una tecnica che assume distintamente stato della popolazione e movimento della popolazione.
Allo studio dello stato della popolazione, cioè della consistenza numerica di essa in un dato momento, della sua composizione interna secondo i caratteri individuali ed in rapporto ad un determinato territorio, giovano principalmente i censimenti: grande diesse inchieste demografiche che, in passato saltuarie, nei tempi moderni vengono nei paesi civili condotte ad eguali intervalli di tempo, comprendono tutto il territorio di uno Stato e tutte le persone che ad un dato momento l'abitano. Assumono cioè tre caratteri principali: la periodicità, l'universalità e la simultaneità.
Dalle originarie statistiche della popolazione ad un dato momento, ad es., numero delle persone viventi, è facile trarre altri dati, perciò detti derivativi, che rappresentano egualmente uno stato di cose attuale, ad esempio la mascolinità, il rapporto cioè del numero dei maschi a quello delle femmine all'atto del censimento.
Il movimento della popolazione consiste nel processo di variazione dello stato della popolazione in conseguenza di movimenti: a) interni: nascite e morti; b) esterni: migrazioni all'entrata ed all'uscita. Solo in essi s'individuano i diretti elementi attivi e passivi dal cui saldo risulta l'equilibrio demografico del paese: onde si chiamano pure variazioni costitutive.
Una distribuzione dei viventi è l'effetto del gioco combinato della natalità, della mortalità e dei movimenti migratori. Evidentemente, si varcano i confini assegnati alla espressione «movimento della popolazione», ove si segua la consuetudine delle fonti statistiche di porre, accanto ai movimenti interni, taluni fatti (matrimoni, divorzi, legittimazioni, e così via) che modificano l'essenza dei rapporti qualitativi, giuridico-sociali, dei membri della collettività osservata, ma la lasciano quantitativamente invariata. L'origine di detta consuetudine si deve ricercare nella comunanza dei registri cosiddetti dello stato civile e degli organi - uffici di stato civile - d'ordinario carattere ufficiale, che curano la rilevazione di variazioni quantitative e di variazioni qualitative.
Orbene, la d., in termini più generali di quelli precedentemente fissati, indaga la posizione e la risoluzione dei problemi statistici che riguardano la forma e l'attività biologica e sociale delle collettività umane: problemi che *grosso modo* possono essere guardati da un duplice punto di vista, e cioè, considerando i fenomeni della popolazione nelle loro manifestazioni globali, oppure cercando di intendersi come effetto complessivo di un insieme di circostanze elementari, che risiedono nelle qualità e proprietà degli individui. In concreto nelle indagini demografiche non vi è nulla di assoluto: si utilizzano rilevazioni dinamiche (proprie dei servizi dello stato civile) spesso congiuntamente a rilevazioni statistiche (fatte con i censimenti: operazioni di origine antichissima, aventi, all'inizio, scopi fiscali, o militari, o, più tardi, quando i concili milanesi sotto s. Carlo Borromeo prescrissero la formazione periodica degli «stati d'anime», religiosi).
Metodi diretti e metodi indiretti escogitati poi per il calcolo della popolazione negli intervalli intercensuari sono sovente applicati con alquanti rimaneggiamenti, variabili specialmente secondo le ipotesi che si ammettono sulla legge di variazione della popolazione tra due successivi stati noti.
Estendendo poi (con appropriati procedimenti estrapolatori) al futuro gli andamenti della natalità e della mortalità accertati nel passato per gruppi di popolazione scelti secondo l'età e secondo il sesso accertati nel passato - più o meno prossimo secondo l'ampiezza del futuro al quale si vogliono estendere le previsioni - si ricavano ipotetici dati intorno all'ammontare globale ed alla composizione delle popolazioni nell'avvenire. Le previsioni sono, ovviamente, diversamente attendibili secondo le ipotesi assunte e queste variano grandemente in funzione della dinamica demografica, spesso diversissima da paese a paese (popolazioni progressive, regressive, stazionarie).
Però quali che siano le caratteristiche di sviluppo delle diverse popolazioni, è ormai un dato di fatto acquisito nelle indagini demografiche - sia microscopiche, che riguardano cioè popolazioni di territori relativamente ristretti, sia macroscopiche, che riguardano cioè popolazioni di territori comparativamente ampi - la discesa, attraverso il tempo, dei quozienti fondamentali della dinamica demografica, cioè dei quozienti di natalità e dei quozienti di mortalità: dalla cui differenza in successivi intervalli di tempo risulta il saggio di sviluppo di una popolazione.
Ma, poiché il campo di variazione del quoziente di natalità è più ampio di quello del quoziente di mortalità (la natalità può essere persino eguale a zero in caso di piena applicazione di pratiche anticoncezionali nella creazione; la mortalità non può scendere al disotto del limite imposto dalla natura dell'organismo umano), nel-
l’ultimo secolo mentre notevolmente si è abbassato il
quoziente di mortalità per perfezionamenti igienici, sa-
nitari, terapeutici ecc., ben più notevolmente è disceso
il quoziente di natalità per il sempre più largo ricorso
alla volontaria limitazione della prole (alla quale, secondo
taluni, si accompagnerebbe una depressione della ca-
pacità riproduttiva della specie) : in definitiva si viene
assistendo ad una sempre minore eccedenza annuale, in
cifre assolute, delle nascite sulle morti nei più diversi
paesi del mondo, particolarmente nei paesi dell’Europa
occidentale.
Il tedesco G. P. Süssmilch (1707-67), l’italiano G. M.
Ortes (1713-90) e l’inglese T. R. Malthus (1766-1834)
hanno costruito il centro di un sistema di criteri di studio
dello sviluppo delle popolazioni avente fondamento in
un ordine divino ed in fattori umani idonei a secondarlo
(la diradazione o la posticipazione dei matrimoni e la
castità) : così che sia assicurato l’equilibrio tra sviluppo
della popolazione e sviluppo dei mezzi di sussistenza e
sia debellata l’altrimenti ineluttabile miseria.
Con una non sempre involontaria degenerazione
morale di questo complesso di principi (specie dege-
nerando il principio contenuto nelle proposizioni del
Malthus) si è voluta legittimare la stessa pratica del
controllo dei concepimenti o, infine, del controllo
delle nascite (come appare ben evidente dalla diminu-
zione, attraverso il tempo, della fecondità delle donne
coniugate e dall’estendersi sempre più crescente della
volontaria limitazione della prole dagli strati sociali
più elevati agli strati economicamente e professio-
nalmente meno dotati). Così che la dinamica demo-
grafica si evolve con variazioni chiaramente infe-
riori a quelle della dinamica economica e si viene
determinando un grave squilibrio economico-demo-
grafico, frutto di quella che è stata definita la «fi-
losofia della paura», della preoccupazione cioè di
uno squilibrio tra il saggio di accrescimento della
popolazione e quello di accrescimento delle sussi-
stenze nel senso che lo sviluppo di queste non possa
consentire uno sviluppo di quella. È una filosofia
che, accanto ad una sistematica diminuzione della
popolazione globale dei diversi paesi, viene condu-
cendo soprattutto ad un assottigliamento della popo-
lazione economicamente attiva e, con l’invecchia-
mento delle popolazioni, ad un aggravamento del
carico sociale sui gruppi degli economicamente at-
tivi in conseguenza del numero di vecchi, cioè di
economicamente inattivi, che è in via di accresci-
mento.
L’infacchimento della vitalità, come un esame
della natalità nei diversi dipartimenti francesi e delle
diverse regioni italiane starebbe a porre in luce, è
frutto dell’abbassato vigore del senso religioso e mo-
rale in taluni territori.
Quando la religione non sostiene nel sopportare
il peso della prole, la donna rifugge dalla maternità
e l’uomo dalle cure del focolare domestico. Da que-
sto punto si pensa meno all’avvenire che a se stessi,
meno a migliorarsi che a godere, ed ogni ambizione
che richieda energia si annulla. La vita si abbassa
di tono; si riduce all’amore della materia e si finisce
con lo scordare che divina arte è la continuazione
della specie. Per vivere cioè si perde la ragione
di vivere : «et propter vitam vivendi perdere
causas».
BIBL. : G. Lasorsa, La fecondità legittima della donna secondo
l’età, Padova 1934; id., Lo spopolamento della Francia, Milano
1934; M. Boldrini, D., ivi 1946; G. Lasorsa, D., 4° ed., Bari
1948; id., Statistiche del lavoro, ivi 1948. Giovanni Lasorsa