EUSEBIO DI VERCELLI, SANTO

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EUSEBIO di Vercelli, santo. - N. in Sardegna. Nella Chiesa di Roma ebbe l'ufficio di lettore e in seguito, verso il 345, fu nominato vescovo di Vercelli. È considerato come l'apostolo del Pietro; per primo in occidente introdusse la vita regolare nel clero diocesano.

Contro l'arianesimo che si diffondeva sempre più, favorito protetto dall'imperatore Costanzo che, vinto Magnenzio a Nursa nel 351, aveva esteso la sua autorità sulle terre d'occidente, egli con coraggio e fermezza si levò a difesa dell'ortodossa dottrina della Chiesa cristiana trovando un valido aiuto in Ilario di Poitiers. Nell'a. 354 fu inviato dal papa Liberio insieme a Lucifero vescovo di Cagliari ad Arles presso l'imperatore Costanzo perché, essendo stato condannato Atanasio da prelati ligi ai voleri imperiali e fiancato dal legato pontificio Vincenzo di Capua, riuniti in sinodo nel soggiorno invernale dell'imperatore ad Arles e non ad Aquileia, come voleva il Papa, spingesse Costanzo a indire un nuovo sinodo. Poiché l'imperatore aveva interesse a che l'arianesimo si propagasse nei territori di occidente, aderì alla richiesta dell'ambasceria e nei primi mesi del 355 a Milano ebbe luogo tale concilio. E, vi prese viva parte e richiese che, essendo gran parte dell'assemblea eretica, dovesse sottoscrivere al Simbolo niceno. I presenti non aderirono alla richiesta ed E. si ribellò apertamente alla volontà dell'Imperatore e della sua schiera e piuttosto che sottoscrivere la deposizione di Atanasio, preferì l'esilio. Fu a Scito-poli, in Cappadocia ed infine in Egitto donde «e tertio exilio » lo richiamò l'editto di Giuliano l'Apo-

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EUSEBIO, PAPA, santo. - Fu eletto come successore di Marcello (309-102) allorché questi fu cacciato da Roma per ordine di Massenzio, perché responsabile dei disordini suscitati dai lapsi i quali volevano essere riammessi nella comunità senza sottomettersi alla penitenza canonica.

Dall'iscrizione che papa Damaso ha dedicato ad E., si conosce che i conflitti suscitati sotto Marcello continuarono anche sotto E., specialmente quando il partito ostile alla penitenza gli oppose un competente per nome Eraldo. Il disordine era completo poiché aggravato dallo scisma. Dopo quattro mesi di questa situazione insopportabile, l'autorità civile intervento di nuovo: i due capi furono arrestati e cacciati in esilio. E. fu mandato in Sicilia dove poco dopo morì. Il suo corpo però fu portato a Roma e sepolto nel cimitero di Callisto. Festa il 26 sett.

Bibl.: Acta SS. Septembris, VI, Parigi 1867, pp. 265-71; G. B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, II, Roma 1867, pp. 301-10; Lib. Pont., I, p. 167; I. Carini, I lapsi e le deportazione in Sicilia del papa S. E. Roma 1886; id., Le cucarobe di S. Giovanni in Stresa e le memorie di papa E. 1879; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, Parigi 1910, p. 66 ss.; E. Caspar, Geschichte des Papsttums, I, Tubinga 1930, pp. 99 ss., 128 ss.; A. Ferrara, Epigrammata Danisiana, Città del Vaticano 1942, pp. 129-36.