EUSEPI, CECILIA

EUSEPI, Cecilia. - Pia vergine, n. a Monte-Romano (Viterbo) il 17 febbr. 1910, m. Nepi il 1° ott. 1928. Entrò tredicenne come aspirante al probandato fra le Mantellate di Pistoia, ma nei suoi nel 1926 per le continue malattie, finite nella tesi, si ritirò presso i suoi alla tenuta della Massa presso Nepi, tutti edificando con la sua purezza, amore all'Eucaristia, devozione all'Addolorata e pazienza nei dolori e nelle prove. Ha avuto inizio il processo di beatificazione.

Bibl.: C. M. Roschini, Storia di un Giglio, Milano 1931; C. M. Calvillo, Profilo di un Giglio, ivi 1942.

EUSTACHIO e consoci, santi, martiri. - Eudoxia, Placidus, Eustathius, Placidus, Eustathius, Teopista, sua moglie, Teopisto e Agapio suoi figli, non sono state conservate notizie storiche attendibili. Non si possono localizzare in nessun modo; nel caso che se ne ammetta la storicità, si dovrebbe pensare a martiri d'origine orientale. Che la scena della prodigiosa conversione di E. sia avvenuta sull'alta rupe (m. 1200), dove sorge il santuario di S. Maria in Vulturella, o Mentorella, sopra Ceciliano (Tivoli), è leggenda del tardo medioevo che non merita credito.

I testi agografici che li riguardano in greco, in latino, in arameo, in siriano e in volgare (BHG, 6,41-43; BHL, 2760-71; supplementum, p. 126; BHL, 298-99; Monteverdi, II, pp. 27-101) sono redazioni varie di un poo romano di avventura, il cui autore di lingua greca si è ispirato a racconti d'origine popolare alcuni dei quali trovano riscontri in leggende indiane. Il romanzo consta di tre parti: la prima comprende la conversione del ricco generale romano del tempo di Traiano, Placida o Placido, e della sua famiglia. Placida si converte dopo una visione avuta durante una partita di caccia; scorge fra le corna di un cervo, rifugiatosi su un'alta roccia, una croce luminosa con l'imma-gine di Cristo che gli parla per mezzo dell'anima. Al Bat-tesimo prende il nome di Eustazio diventato poi E. La seconda racconta lo sfondo della sua formazione e le avventu-rose vicende di cui sono oggetto i singoli membri di essa che finiscono per ritrovarsi, mentre E., fatto ricercare nel frattempo dall'Imperatore, conduceva una campagna contro i barbari. La terza è riservata al martirio di E. e famiglia. E. rifuora di seguire l'Imperatore Adriano che intendeva offrire un sacrificio ad Apollo in segno di ringraziamento per la vittoria. L'Imperatore fa rinchiudere E. e la sua famiglia in un toro di bronzo arroventato.

Culto. - La venerazione di E. si fa vita nel basso medioevo sotto l'influsso della leggenda. La più antica attestazione ne è la chiesa eretta in suo onore, all'inizio del sec. VIII, sulle rovine delle terme Neroniane Ales-sandrine, detta diaconia S. Eratini, basilica beati Eustacii Martyris (Lib. Pont., II, pp. 11, 75) cui poi si aggiunse l'appellativo: iu platana o iuva templum Agrippa (cf. Ch. Huelsen, Le chiese di Roma nel medioevo, Firenze 1927, p. 251; R. Krautheimer, Corpus basilicarum Christianarum Romae, I, fasc. III, Città del Vaticano 1940, p. 216; V. Diaconia). Nei libri liturgici antichi, figura al 20 sett. nei soli evangelii di tipo romano puro (E) della metà del sec. VIII (cf. Th. Klauser, Das römischen Capitulare Evangeliorum, Münster in W. 1935, p. 124; cf. anche pp. 85, 181), mentre rimane secondo ai vari più di Sacramentari e al Martiriolegio gerontiano (ad eccezione del codice corbiecinese del sec. XI, al 1° nov.). Il nome di E. e dei componenti la sua famiglia figura in una litania di carattere privato contenuta nell'asterio del monastero di Nostra Signora di Soissons, della fine del sec. VIII (cf. M. Coens, Anciennes litanies des Saints, in Analecta Bellandiiana, 62 [1941], pp. 133, 139). Nel Martiriolegio di Usuardo, è registrato al 2 nov. (cf. ed. di J.-B. Du Sollier, in Acta SS. Inni, VII, Venezia 1746, pp. 64-45), data in cui è ricordato nella maggior parte dei messali (dal sec. XI) e dei breviari (dal sec. XII) descritti da V. Lerouquis (cf. Les sacramentaires et missels nus. des bibl. publ. de France, III, Parigi 1924, p. 363 [indice]; Les breviaires nus. des bibl. publ. de France, V, 1934 [indice], al 20 sett. [8 brev.], altri al 3, 4, 5, 9 nov., alcuni al 20 maggio, uno al 16 sett.; cf. anche A. Ebner, Iter Italicum, Friburgo in Br. 1866 [indice]). Nei Sinassari la festa di E. e conosci è posta al 20 sett. e a Costantinopoli la sinassi aveva luogo nella loro chiesa 8° tò Auzetépq (Synax. Constantinop., col. 61); alla stessa data è ricordato nel Calendario marmoreo di Napoli (cf. ed. D. Mallardo, Roma 1947, p. 155) e negli odierni libri liturgici romani nei quali la data del 20 sett. ha prevalso soltanto con il sec. XVI. AUSILIATORI, SANTI (v.); a Parigi esiste una magnifica chiesa del sec. XVI, già nota

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nel sec. XIII; è protettore dei cacciatori e dei guardia-eccia.

Iconografia. — La scena di caccia con la visione della Croce fra le corna del cervo è il motivo iconografico pro-secito dagli artisti, come il Pisacello (National Gallery di Londra), il Perugino (coll. Volpi, Firenze) ed altri. Il Dürer ha rappresentato E. vestito da guerriero con il vessillo ornato della testa del cervo con la Croce fra le corna, come motivo araldico (Alten Pankarthek di Monaco). Il solo cervo con Cristo fra le corna è stato raffigurato dall'antiglia-tore Guglielmo nel pannello dell'altare ligneo della Vultur-rellin (sec. XII-XIII). Nelle miniature bi-zantine dei secc. IX-XI E. è raffigurato in un gruppo di salteri studiati da L. Mariès (L'irruption des Saints dans l'illustration des Psauliers byzantins, in Analecta Ballam-diana, 68 [1950], p. 155) nel Metrologio di Basilio II (f. 53, ed. fot., Torino 1907, scena del martirio). Episodi vari della leggenda si trovano negli affreschi dell'abbrazzia di Westminster (1245), nelle vetrate delle entredali di Chartres, Le Mané, Sens, Tours ecc., nelle interessanti miniature del Bre-vario del ducat di Bedford della prima metà del sec. XV (cf. V. LÉRINS, op. cit., III, 345) e negli affreschi del refettorio di S. Croce a Firenze (1472), per ricor-dare soltanto i principali monumenti. — Vedi lav. LVI.

Bru. Acta SS. Septembris, VII, Anversa 1757, pp. 166-37; Martyr. Hieronymianum, pp. 581, 583; Martyr. Romanum, pp. 407-408; A. Rossi, S. Maria in Vulturella (Tivoli), Ricerche di storia e d'arte, Roma 1905 (seme oggettivo della tarda leggenda e descrizione dei cimelli conservati nel Santuario); A. Mon-tverdi, La leggenda di S. E. e i testi della leggenda di S. E., 2 voll. Bergamo 1900-10 (testati da Studi medievali, 3 [1900], fasc. 2, pp. 169-226; 3 [1910], fasc. 3, pp. 392-408); H. Delehyse, La leggenda de St Eustache, in Academie royale de Belgique, Bulletin de la classe des lettres et des sciences morales et politiques, Bruxelles 1910, pp. 175-210 (studio esauriente sulla leggenda; si veda anche: id. Le passions des martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 317-18); D. Gaiffier, La leggenda de St Julien l'Hospitalier, in Analecta Ballam-diana, 63 [1945], pp. 202-203, 121); A. H. Krapac, La leggenda di S. E., Aquila 1928 (cf. le giuste riserve di P. Grosjean, in Analecta Ballam-diana, 47 [1929], pp. 415-16); F. V. S. Dové, Heilige und Selige, I, Lipsia 1930, pp. 344-45; — Iconografia: Monteverdi, op. cit., II, pp. 106-108; Venturi, VII, 2, pp. 280-52 (Pisanello); VII, 11, p. 464 (Peru-gino); K. Kunsle, Iconographie der christlichen Kunst, II, Fri-burgo in Br. 1936, pp. 220-27; J. Braun, Tract n. Attri-bute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1943, pp. 239-43.