EVA, beata. - Reclusa di S. Martino di Liegi, n. ca. il 1205 a Liegi, ivi m. ca. il 1265. Confidente di S. Giuliana di Cornillon ne condivise lo zelo per l'istituzione della fusta del Corpus Domini.
Per la sua pia insistenza s'introdusse prima del 1231 tale solennità nella Collegiata di S. Martino, presso cui era il suo reclusorio, e per tutta la vita si adoperò perché fosse estesa a tutta la Chiesa. Dopo la morte di S. Giuliana (1238), ne redusse in lingua romana le memorie, che formano il fondo dell'antica Vita Juliana, ove gli episodi riguardanti i rapporti di E. con la Santa di Cornillon sono improntati a grande candore e semplicità. L'antico arcidiacono di Liegi, divenuto papa Urbano IV, dopo aver istituito la festa del Corpus Domini con la bolla Transitoria del 1245, nello stesso anno mandò una lettera a E. (riprodotta in G. Barbero, Le confraternite del S. Marco Sacramento prima del 1539, Vedelago [Treviso] 1944, p. 234), per comunicarle la grande notizia; unitamente le spedì una copia dell'ufficio de corpove Christi, composto nella Curia romana e diverso da quello attribuito a S. Tommaso d'Aquino.
EVA - Il Lavoro di Adamo e di E.

Fel (1372-1410) - Nuova York, raccolta Mrs. Goodhart.
(fine sec. XII) - Moncale, Cattedrale.
La realtà del fatto storico è richiesta anche dalle parole di Adamo (Gen. 2, 23); nel testo ebraico il nome «donna» ("issah") è la forma femminile del nome «uomo» ("id"), ciò che la Volgata ha reso: «ha recocabitur virgo quia de viro sumpta est». Illuminato ancora da Dio, Adamo, probabilmente, rivela l'indissolubile e totale vincolo dei coniugi (Gen. 2, 24; cf. Mt. 19, 4-6).
A tali considerazioni gli Apostoli e i Padri aggiungono altri motivi, come: 1) perché l'uomo fosse principio di tutto il genere umano e apparisse l'unità di origine e della specie (Mt. 19, 4; Act. 17, 26; cf. Gen. 3, 26; 5, 1-2); 2) perché risultasse la dignità autorità dell'uomo (I Cor. 11, 7-9; I Tim. 2, 13-14); 3) perché figurare l'unione di Cristo e della Chiesa (Eph. 5, 23-32; Io. 19, 34).
Dopo il peccato d'origine, di cui E. fu l'iniziatrice Dio sentenza contro E.: «Fare assai grandi il tuo travaglio e la tua gravidanza... eppure ti sentirà altra vita se tu non marrò ed egli ti comanderà» (Gen. 3, 16); all'orgoglio e sensualità, elementi essenziali della colpa, risponde la pena. Non è cambiata la condizione della donna come sposa, ma per conseguenza naturale del peccato la sottomissione della donna sarà dura e dolorosa (s. Tommaso, Sum. Theol., 2a-2b, q. 164, a. 2, ad 1). Ai progenitori la benignità di Dio si degnò dare la consolazione annunziando il Redentore o novello Adamo e ancora la corredentrice o novella E., come i Padri hanno chiamato Maria S.ma (cf. s. Giustino, C. Tryph.: PG 6, 70; s. Ireneo, Adv. Haer., III, 22, 4; PG 5, 19 ecc.).
VANGELO di A. - Apocrifo in uso tra i nicolaiti, eretici del periodo apostolico, secondo s. Epifanio (Haar., 26, 2, 3, 5: PG 41, 334-35, 339). Dalle due brevi citazioni che ne fa Epifanio, appare che questo apocrifo era di carattere gnostico, stesso nella
