FABIANO, PAPA, santo, martire. - Fu eletto nel
genn. del 236 subito dopo la morte di papa An-
tero, Morto Massimino Trace la Chiesa ebbe un pe-
riodo di tranquillità durante l'Impero di Gordiano III
e di Filippo l'Arabo.
Il papa F. rivolse le sue cure alla comunità di
Roma: alla divisione augustea in quattordici regioni
egli sostituì una divisione amministrativa di sette
regioni, ed a ciascuna di esse prepose uno dei sette
diaconi; nel « Catalogo liberiano » si legge infatti:
« hic regiones divisit diaconibus ». Il biografo del
Liber Pontificalis aggiunse che F. avrebbe anche no-
minato sette suddiaconi e sette notai regionali, per
gli « Atti dei martiri », ma la notizia non è documen-
tata, mentre i suddiaconi sono ricordati da Cornelio
nella sua lettera a Fabio di Antiochia (Eusebio, Hist.
eccl., VI, 43: PG 20, 621) e più volte da s. Cipriano
(Ep. 8, 9, 29, 34: PL, 4, coll. 246-53; 302-303; 320-24).
Questo tipo di organizzazione stabilito da F. con-
tinuò in seguito, acquistando sempre maggiore im-
portanza nella vita della Chiesa di Roma, come è
attestato dai documenti a dai monumenti epigrafici.
G. B. De Rossi ricostruì i confini delle sette circo-
scrizioni regionali (Roma sotterr., III, Roma 1877,
pp. 515-28).
Un'altra attività di F. è pure segnalata nel « Catalogo
liberiano »: « multas fabricas per cimiteria fieri iusset ».
I cimiteri furono
perciò in rapporto
alla divisione regio-
nale e dipendenti
dalle chiese delle
singole regioni.
I cimiteri esi-
stenti al tempo di F.
sono certo quelli che
i monumenti stessi
indicano, cioè, oltre
il cimitero di Cal-
listo, quelli di Pri-
scilla, di Domitillo,
di Pretestato; sulla
Tiburtina il cimitero
dove era stato de-
posto l'ppolito, a
forse quelli di Pan-
filo e di Bassilia sulla
« Salaria vetus ». Il
De Rossi vede nelle
« molte fabbriche »
celte per adunanze

F. l'area seconda e l'edificio che sorge da terra proprio
nel centro di detta area con le sue esedre, detta oggi
cella tricora (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma
1864, p. 199; II, ivi 1867, pp. 278-79).
F. depose in Africa Privato, vescovo di Lombesi, ma
il testo della sua lettera è andato perduto ai pari delle
due scambiate tra lui e Origene (Eusebio, Hist. eccl., VI,
36: PG 20, 397; s. Girolamo, Ep., 84, 10: PL 22, 731).
Inoltre F. ottenne dall'autorità imperiale di trasportare
dalla Sardegna nel cimitero di Callisto le spoglie del
papa martire Ponziano (Lib. Pont., I, p. 145). L'attività
organizzativa di F. ebbe una tale risuonanza che destò le
ire dell'imperatore Decio, il quale dichiarò che avrebbe
preferito avere un competitore nell'Impero che il vescovo
di Dio a Roma (s. Cipriano, Ep., 55, 9).
Decio scatenò la persecuzione ed una delle prime
vittime il 20 genn. 250 fu il papa F., dopo un pontificato
di 14 anni, 11 mesi e 11 giorni. Il suo martirio fu segna-
lato subito alle altre comunità (s. Cipriano, Epp., 9, 1; 30, 3).
F. venne deposto in Callisto nella stessa cripta dove
erano sepolti Antero e Ponziano; sulla lastra di chiu-
sura fu scritto in greco soltanto il nome di FABIANOC
e la sua dignità di vescovo ΕΠΙ (ΕΚΟΠΟΣ); in seguito
vi fu aggiunto il suo titolo di martire con il semplice nesso
di tre consonanti MPT. L'iscrizione fu rinvenuta da G. B.
De Rossi nella cripta dei Papi in Callisto nel 1854.
La sua venerazione è attestata già nel sec. IV dalla
Depositio martyrum: XIII Kal(endus) ian(narias) Fabiani
in Callisti.