FANSAGA (FANSAGO, FANZAGO, FONSAGA), COSIMO

FANSAGA (FANSAGO, FANZAGO, FONSAGA), COSIMO. - Architetto, scultore e decoratore, n. a Clusone (Bergamo) nel 1592, m. a Napoli il 13 febbr. 1678. Trasse probabilmente i primi insegnamenti d'arte dall'ambiente familiare: i suoi avi erano fonditori in bronzo e uno di essi, Pietro, era rinomato nell'architettura. Nel 1608 si trasferì a Napoli, dove avrebbe svolto poi tutta la sua attività. Si è affermato

che colà egli abbia studiato con il gesuita spagnolo Pietro da Provedo, autore a Napoli della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo (1564) poi chiamata Gesù Vecchio, ma niente prova questa asserzione. Falsa è la notizia del De Dominici, secondo la quale il F. fu in Roma alla scuola di Pietro Bernini e riedificò nella stessa città la facciata di S. Spirito dei Napolitani.

La operosità artistica del F. ebbe inizio come dis-

segnatore e scultore a Napoli con il lavoro degli stemmi per la facciata del Palazzo degli Studi (1615) e con la decorazione marmorea del coro del duomo (1618), e continuò in Barletta, dove rivestì di marmi la cappella Gentili in S. Maria Maggiore. Datosi poi all'architettura, lasciò numerosissime opere, delle quali si ricordano le più importanti. In Napoli nel 1628 diede i disegni della chiesa di S. Francesco Saverio poi S. Ferdinando: nel 1631 terminò il chiostro della certosa di S. Martino; fece nella stessa chiesa il pavimento del coro (1630), sei arcate in

marmo (1631), il rivestimento marmoreo delle cappelle di S. Bruno e di S. Giovanni Battista (1631-43); innalzò la guglia di S. Gennaro (1631) a forma di colonna rigonfia con mensoloni, uno dei più interessanti esemplari di questi caratteristici monumenti che adornano le piazze napoletane; edificò la chiesa dell'Accensione a Chiaia; la facciata di S. Maria della Sapienza (1638-1641), semplice ed elegante; la cappella del Palazzo Reale (1640-46); ampliò la chiesa di S. Teresa a Chiaia (1650-62) con una facciata assai mossa e doppia mappa circolare; trasformò quella di S. Maria Maggiore (1653-1667), seguendo la maniera del Dosio nella chiesa della certosa di S. Martino e del p. G. Valeriani nel Gesù Nuovo; costruì quella di S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone (ca. 1661). Fuori di Napoli riedificò dal 1641 la chiesa di Montecassino, poi continuata da G. B. Contini e da A. Guglielmelli. Gli si ascrivano tra l'altro la chiesa di S. Salvatore (1654) a Piedimonte d'Alife, e, in Andria, quella di S. Maria dei Miracoli. Intorno al 1668 modellò il sontuoso cancello in bronzo della cappella di S. Gennaro nel duomo di Napoli.

Come architetto civile lasciò, oltre ad opere minori, il Palazzo di Donn' Anna (1642-44) a Posillipo, rimasto incompiuto a recentemente restaurato.

Il F. architetto si distingue per il suo caratteristico stile, in cui la chiarezza del Rinascimento toscano riesce a fondersi con l'amore del fastoso e lo spettacoloso proprio del popolo in mezzo al quale egli visse ed operò. La sua arte dominò a Napoli e nella Campania per tutto il Seicento.

BILL: Willich, s. V. in Thieme Becker, XI, pp. 250-53; R. Pane, Architettura del Rinascimento a Napoli, Napoli 1932, (v. indice); G. De Lugu, L'architettura italiana nel Seicento e nel Settecento, II, Firenze 1935, pp. 14-15; id., La scultura italiana del Seicento e del Settecento, II, ivi 1935, pp. 17-19. Vincenzo Golzio

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“FANSAGA (FANSAGO, FANZAGO, FONSAGA), COSIMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 627. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fansaga-fansago-fanzago-fonsaga-cosimo.