FANSAGA (FANSAGO, FANZAGO, FONSAGA), COSIMO

Image from page 627
Image from page 627

FANSAGA (FANSAGO, FANZAGO, FONSAGA), Cosimo. - Architetto, scultore e decoratore, n. a Clusone (Bergamo) nel 1592, m. a Napoli il 13 febbr. 1678. Trasse probabilmente i primi insegnamenti d'arte dall'ambiente familiare: i suoi avi erano fondatori in bronzo e uno di essi, Pietro, era rinomato nell'architettura. Nel 1608 si trasferì a Napoli, dove avrebbe svolto poi tutta la sua attività. Si è affermato che colà egli abbia studiato con il gesuita spagnolo Pietro da Provedo, autore a Napoli della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo (1564) poi chiamata Gesù Vecchio, ma niente prova questa asserzione. Falsa è la notizia del De Dominici, secondo la quale il F. fu in Roma alla scuola di Pietro Bernini e riedificò nella stessa città la facciata di S. Spirito dei Napolitani.

La operosità artistica del F. ebbe inizio come disegnatore e scultore a Napoli con il lavoro degli stemmi per la facciata del Palazzo degli Studi (1615) con la decorazione marmorea del coro del duomo (1618), e continuò a Barletta, dove rivestì di marmi la cappella Gentili in S. Maria Maggiore. Datosi poi all'architettura, lasciò numerosissime opere, delle quali si ricordano le più importanti. In Napoli nel 1628 diede i disegni della chiesa di S. Francesco Saverio poi S. Ferdinando; nel 1631 terminò il chiostro della certosa di S. Martino; fece nella stessa chiesa il pavimento del coro (1630), sei arcate in marmo (1631), il rivestimento marmoreo delle cappelle di Bruno e di S. Giovanni Battista (1637-43); innalzò la guiglia di S. Gennaro (1631) e forma di colonna riposta con mensoloni, uno dei più interessanti esemplari di questi caratteristici monumenti che adornano le piazze napoletane; edificò la chiesa dell'Ascensione a Chiaia; la facciata di S. Maria della Sapienza (1638-14), semplice ed elegante; la cappella del Palazzo Reale (1640-46); ampliò la chiesa di S. Teresa a Chiaia (1650-62) con una facciata assai mossa e doppia rampa circolare; trasformò quella di S. Maria Maggiore (1653-1667), seguendo la maniera del Dosio nella chiesa della cortina di S. Martino e del p. G. Valeriani nel Gesù Nuovo; costruì quella di S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone (ca. 1665). Fuori di Napoli riedificò dal 1641 la chiesa di Montecassino, poi continuata da G. B. Contini e da A. Guglielmelli. Gli si ascrivono tra l'altro la chiesa di S. Salvatore (1654) a Piedimonte d'Alife, e, in Andria, quella di S. Maria dei Miracoli. Intorno al 1668 modellò il sontuoso cancello in bronzo della cappella di S. Gennaro nel duomo di Napoli.

Come architetto civile lasciò, oltre ad opere minori, il Palazzo di Doni Anna (1642-44) e Posillipo, rimasto incompiuto recentemente restaurato.

Il F. architetto si distingue per il suo caratteristico stile, in cui la chiarezza del Rinascimento toscano riesce a fondersi con l'amore del fastoso e lo spettacolo proprio del popolo in mezzo al quale egli visse ed operò. La sua arte dominò a Napoli e nella Campania per tutto il Seicento.

Bru: Willich, s. V. in Thieme Becker, XI, pp. 250-53; R. Pane, Architettura del Rinascimento a Napoli, Napoli 1932, (v. indice); G. De Logu, L'architettura italiana nel Seicento e nel Seicento, II, Firenze 1935, pp. 14-15; id. La scultura italiana del Seicento e del Seicento, II, 1935, pp. 17-19. Vincenzo Golzio