FANONE

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FANONE. - Nella sua forma attuale è un ornamento proprio del solo Sonino Pontefice, che lo assume quando celebra solennemente, dopo l'ora canonica di terza. Consiste in una doppia mozzetta di seta finissima e oro, tessuta in strisce perpendicolari, una bianca, l'altra d'oro, congiunte fra loro da una terza più piccola di colore amaranto; un gallone d'oro ne borda l'estremo sia superiore che in-

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FANO, DIOCESI di - Annunciazione e Visitazione. Bassorilievo del sec. XII - Vescovado.

guelfe - ghibelline (tra cui ricordati da Dante i del Cassero - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 1) Nel 1335 il Papa nominò vicari di F., i Malatesta, che ne furono signori fino al 1465, quando i Fanesi, assediati dalle milizie del Papa, si ribellarono a Sigismondo Malatesta ed alzarono il vessillo della Libertas ecclesiastica, che importava il diritto di avere in avvenire come governatori annui soltanto cele-siastici, impossibilitati quindi a creare una signoria ereditaria. F. partecipò alle vicende degli altri Stati della Chiesa e il 12 sett. 1860, entrate le truppe piemontesi, fu incorporata nel Regno d'Italia. Nell'altima guerra ha molto sofferto, specie perché il 18 ag. 1944 i tedeschi, alla vigilia della partenza, fecero saltare dalle fondamenta tutte le torri e i campanili della città, che ne caratterizzavano il panorama: tra esse la bellissima torre civica del Vanvitelli e il campanile sansovinese di S. Paterniano.

Il cristianesimo doveva essere abbastanza diffuso a F. al tempo della pace costantiniana, in cui visse il vescovo s. Paterniano patrono della città, che anche il Lanzoni trova non improbabile sia vissuto nella prima metà del sec. IV. La tomba del Santo fu lungo la Via Flaminia un po' fuori delle mura di diverse sedie di una famosa abbazia benedettina. Rovinata questa dalle guerre, il 10 luglio 1551 il corpo del patrono venne trasferito nella Basilica urbana appositamente eretta, di tipo classico, ove tuttora riposa.

Tra i primi vescovi si ricordano Vitale, che nel 496 partecipò al Sinodo Romano; s. Eusebio, che sottoscrisse nel Sinodo del 504 al tempo di papa Gelaio I ed è sepolto nell'altare maggiore della Cattedrale; Leone, che viveva nel 589 di cui parla s. Gregorio Magno; s. Fortunato, a cui s. Gregorio Magno inviò la lettera 13 del 1. V, approvando la vendita di vasi sacri da lui fatta per redimere schiavi. Anch'egli con s. Eusebio e s. Orso, compro-tettori della città, è sepolto in Duomo. Tra i vescovi meritano poi ricordo Cosimo Gheri Pistoiese (n. 24 anni nel 1537); Pietro Bertano di Modena, do-menicano, che da Paolo III fu inviato nunzio presso Carlo V e creato cardinale (m. nel 1558); Ippolito Capilupi, mantovano, che partecipò al Concilio di Trento nel 1563 (m. nel 1580); Angelo Ranuzzi, bolo-gnese, che fu nunzio presso Luigi XIV e poi cardinale (m. nel 1689); Gabriele Severoli, faentino, che fu nunzio a Vienna (m. nel 1808). A F. sortì i natali papa Clemente VIII Aldobrandini, il 24 febbr. 1536.

Notevoli dal punto di vista storico-artistico specialmente il Duomo, con l'unito episcopio, dedicato all'Assunta e consacrato nel 1111, attribuito a Rainerio, in stile romanico primitivo con frammenti antichi e pitture del Domenichino, di Van Dyck, ecc.; S. Maria Nuova dei

feriore: la mozzetta esterna ha inoltre ricamata una croce d'oro con raggi. Queste due mozzette sono cucite nella parte che circonda il collo, allacciandosi con un bottone le aperture corrispondenti alle spalle; ora non più, perché Pio X per comodità le fece separare. Nelle Messe pontificali, quando il papa ha preso il succintorio e la croce pettorale, il cardinale diacono ministrante gli impone la prima mozzetta del f., poi la stola, le dalmatriche, la pianeta, e sopra di essa la seconda mozzetta: in ultimo il pallio.

È molto difficile rimontare alle origini di questo ornamento. Confuso forse in principio con il manipolo, o con l'ambito (ambolaglio), o con gli orlai, specie di fazzoletti o tovaglioli, che servivano ad asciugare il sudore del capo e perciò portati intorno al collo, passò nella forma attuale verso il sec. XIII. Precedentemente serviva a coprire il capo a guisa di cappuccio.

Vi si metteva sopra la mi

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Fansaga, Cosimo - Intorno della chiesa di Gesù Nuovo - Napoli.

is mitra. Usava non solo nelle funzioni liturgiche, ma anche in circostanze profane, come in occasione di pranzi solenni, nella distribuzione del presbiterio. In un antica messale, di cui si ignora la data, della chiesa di S. Demiano i
tra. Usava non solo nelle funzioni liturgiche, ma anche in circostanze profane, come in occasione di pranzi solenni, nella distribuzione del presbiterio. In un antico messale, di cui si ignora la data, della chiesa di S. Damiano in Assisi è detto che il papa mette sul capo il f. senza la mitra per la lavanda dei piedi il Giovedì Santo; e che il Venerdì Santo non usa il f. Pietro Amelio, sacrista di Urbano V nel 1352, nel suo Cerimoniale romano dice che il papa mangiava in pubblico con il manto rosso e con il f. o orale sul capo sotto la mitra. Di Bonifacio VIII saprà che portava il f. sotto la mitra, e che fu sepolto con esso; lo stesso dicasi di Clemente IV morto nel 1268. Innocezione III (nel De mysteriis Missae, I, I, cap. 13) parla esplicitamente di questo ornamento che chiama orale: si è dunque al principio del sec. XIII. Qualche autore vorrebbe vedere il f. nella figura scolpita nella porta di bronzo nella cappella di S. Giovanni Evangelista al Laterano rappresentante Celestino III.
Vari autori vogliono che l'uso dei vescovi greci di coprirsi la testa con un velo, quando hanno assunto gli ornamenti principali, abbia dato origine al f. del papa; ma è cosa incerta. Altri, invece, e con essi lo stesso Innocenzo III, intendono far derivare il f. dall'epohd del sommo sacerdote ebreo, anch'esso tessuto di strisce d'oro e colorate, ma di diversa forma.

Con questa parola si designava anticamente un velo pendente da un'asta a guisa di bandiera, chiamato appunto gonfalone, stendardo, vessillo; oppure, secondo l'eticologia ecclesiastica, il velo pendente dal braccio dei ministri sacri detto manipolo, sudario, orale.

Enrico Dante