FERCHIO, MATTEO (FERRICH, FERCHIUS)

FERCHIO, Matteo (Ferrich, Ferchius). - Teologo francescano conventuale, n. a Veglia (Istria) nel 1583, m. a Padova l’8 sett. 1669. Religioso nel 1599, studiò a Bergamo, a Padova e a Roma, nel Collegio di S. Bonaventura. Reggente di studio a Rimini (1611) e a Venezia (1617), professore pubblico per ca. 40 anni alla cattedra socratica nell’Università di Padova (1630-66), ministro della provincia di Lione, infine, per due anni, assistente del ministro generale.

Il F. che prima si era dato agli studi bonaventuriani passò poi alla stregua difesa di Scotto, che conosceva profondamente e venerava quale santo, proprio allora attaccato dallo Bovo. Scrisse contro lui la Convegno Sca-tica I. D. Scoti doct. sub. tituli et motem explicans (Chambery 1620), e contro un canonico di Colonia la famosa Apologia pro Io. Duns Scoto in Io. Frid. Mater-nium (Colonia 1619); della stessa indole, la terza Apologia Historia in Paulum Iovium Novocomensem (Bologna 1620) e l’apprezzata Vita B. Io. D. Scoti franciscani doctori subditi (Venezia 1622-23, Napoli 1629, Padova 1671). Altre opere del F. sono: Observatorius super Epist. libri de septimo-Quacistis, quae est de creatione Filii Dei ad intra (Venezia 1632), e Recognitio peripattica An-siotelis ut magistri, Liceti ut disciplini... (Padova 1656); per l’autenticità delle opere di Scoto sono le Discussiones Soci-ae (ivi 1638) contro i Reportata Parisiensia editi da Gio-vanni Mayer, e per l’interpretazione stessa del pensiero scetistico, a cui si riferiscono le Vestigationes Peripat-tica (ivi 1639) e la violenta Defensio Vestigationum Per-ipateticarum ab offensionibus Belluti et Mastri (ivi 1646). Dopo una incresciosa CASTORI (v.) BELLINI (v.), quella sua Defensio fu messa all’Indice «done corrigatur» (decr. S. Uffizio 12 maggio 1655). Stanco della lotta, ritornò in vecchia alle dottrine di S. Bonaventura, e scrisse Tracciatum theol. de Angeli ad mentem S. Bonaventurae (Padova 1655, 1658), giudicato un capolavoro. Si ricordano ancora gli importanti trattati: De Personis productionibus Spiritum Sanctum (ivi 1641), De coelesti substantia eiusque ortu ac motu in sententia Anavagorae (ivi 1646); De productione Filii Dei (Venezia 1650; Padova 1667); la «ricreazione» letteraria «sul più importante poema della lingua toscana» (così egli dice): Osservazioni sopra il Goffredo del sig. Torquato Tasso (ivi 1642) e il Praecursor de B. M.ae Virginis Immaculatae concepsit (ivi 1668, in 4°).

Bibl.: G. Franchini, Bibliologia di scrittori francescani com., Modena 1693, pp. 90, 432-53 (importante il giudizio che della polemica con i confratelli; Sbaralea, II, pp. 230-31; E. d’Alençon, s. V. in D’Thé, V, II, coll. 2170-72; L. Di Fonzo, Lo studio del dottore serafico nel Coll. di S. Bonav. in Roma, in Miscell. Franc., 40 (1930), pp. 157, 171-72; G. Abate, La tomba del ven. G. D. Scoti a Colonia, ibid., 45 (1945), pp. 347-79, passim.

FERDINANDO, il Cattolico, II (V) d’Aragona (III di Napoli, II di Sicilia). - N. il 10 maggio 1452 a Sos (Aragona), m. il 23 gen. 1516 a Madri-galejo (Cáceres). Figlio di Giovanni II d’Aragona e di Giovanna Enriquez, F. non era destinato al trono, che gli spettò dopo la morte del primogenito Carlo di Viana. Sposata nel 1468 Isabella, erede del Regno di Castiglia, ne sorse una lunga contesa con Alfonso V del Portogallo, alla quale pose fine il trattato di Alca-cobas (1479). Subito dopo i due sovrani iniziarono la guerra contro il Regno di Granada ultimo baluardo.

musulmano in Spagna, che durò oltre un decennio, ma infine, nel genn. del 1492, Granata fu conquistata.

Compiuta in tal modo l'unità spagnola, F. aveva aperti dinanzi a sé più vasti orizzonti politici. Sono COLOMBA (v.). Sora dopo lo scoprimento delle nuove terre la controversia tra la Spagna ed il Portogallo per il possesso delle terre americane, F. rivolse ad Alessandro VI che emanò delle bolle, per cui furono aggiudicati alla Spagna i territori contestati. Con queste bolle ad Isabella ed a F. fu concessa anche l'esclusiva evangelizzazione delle nuove terre ed il diritto di presentazione per i dignitari ecclesiastici, privilegio che costituì il primo passo verso il Patronato de Indias, concesso da Giulio II nel 1508.

La politica estera di F. fu determinata dall'aggressiva politica francese di Carlo VIII e Luigi XII, che tendevano alla conquista del Regno di Napoli. Né la cacciata del nemico dal Regno di Napoli parve rassicurare F., che voleva costringere la Francia nei suoi limiti naturali, opponendosi ad ogni disegno imperialistico. Non accorgo pertanto il Re il suo appoggio al cardinale spagnolo Carvajal, il quale, cogliendo a pretesto la necessità di una riforma della Chiesa, con l'aiuto di Luigi XII aveva indetto un conciliabolo a Pisa: i pretori spagnoli parteciparono invece al Concilio ecumenico del Latcrano (1521). È difficile dire se la politica di F. si esaurisse, negli intendimenti del monarca, in una coerente continua azione antifrancese, oppure se mirasse, come sostiene il Doussinague, a realizzare il grande disegno della guerra contro gli infedeli ed alla definitiva eliminazione del pericolo turco.

È certo in ogni modo che la personalità di F. occupa un posto di primo piano non solo nella storia del proprio paese, ma anche in quella dell'Europa del suo tempo, e che gli effetti della sua azione politica ebbero carattere duraturo e costituirono le fondamenta dello Stato spagnolo nell'età moderna.

Bibl.: Per la vasta bibli. su P. cf. B. Sánchez Alonso, Fuentes de la historia española, Madrid 1927, V. indice, Tra le opere recenti di sopratutto J. M. Doussinague, La politica internazionale de Fernando de Castilla, 1494; id., Fernando el Católico y el clima de Pisa, 1494

nell'a quale ebbe preponderanza il ministro Bernardo Tanucci.

Continuò nei riguardi della S. Sede quella politica giurisdizionalista inaugurata da Carlo III che intendeva rivendicare i diritti sovrani di fronte alla Chiesa escludendo la precedente politica dei mutui accordi e considerò la famosa presentazione della chiesa come un dono grazioso, non più come un segno di soggezione finché nel 1788 la negò affatto. Sposò Maria Carolina figlia dell'imperatrice Maria Teresa la quale, eliminando l'insuccesso del Tanucci, riuscì a far passare il Regno dalla politica spagnuola a quella austriaca e a dirigere sempre più il governo sulla via dell'assolutismo illuminato, radicato ormai nella famiglia degli Asburgo. Sotto la pressione dell'invasione francese nel dic. del 1797 F. ripartì in Sicilia, donando ritornò a Napoli nell'apr. del 1799 con l'aiuto delle navi inglesi del Nelson e delle bande armate del card. Ruffo; dovette riparare di nuovo in Sicilia sotto la protezione inglese quando Napoleone diede il trono di Napoli prima nel 1806 al fratello Giuseppe poi al cognato Gioacchino Murat.

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Nel 1812, per imposizione di lord Bentinck, fu concessa alla Sicilia quella Costituzione che doveva assicurare ai Siciliani il mantenimento dell'indipendenza insulare e dell'unione puramente personale dei due Regni di Napoli e Sicilia; concessione particolarmente invisa a F. e ai Napoletani che tanto influì sulle vicende di quello che fu chiamato il Regno delle Due Sicilie.

Ritornato a Napoli con la restaurazione nel 1815, F. seguì la politica conservatrice che aveva il suo appoggio nell'Austria e provocò i moti del 1821 prontamente repressi.

Con la S. Sede F., migliorò i rapporti precedenti e strinse il Concordato del 6 febbr. 1818 che doveva essere come un complemento di quello del 1741 regolò l'insegnamento, le circoscrizioni ecclesiastiche, le dotazioni e la libertà di acquisto degli arti religiosi, riservando al Re il diritto di nomina ai vescovodi. Del resto F. non fu alieno da ben inteso e per di governo; la prima nave a vapore italiana (1818) fu varata a Napoli; protesse le Università di Napoli e Palermo; promosse gli scavi di Pompei, fondò un osservatorio astronomico.

BIBL.: A. Simoni, *Le origini del Risorgimento dell'Italia meridionale*, 2 voll., Messina 1925; *Atti del Parlamento della Due Sicilie*, a cura di A. Alberti, IV e V, Bologna 1931, passim; B. Croce, *Storia del Regno di Napoli*, 2a ed., Bari 1931, V. indice; A. Capograssi, *Gli inglesi in Italia durante le campagne napoleoniche*, ivi 1949, passim. Per il Concordato: A. Mercati, *Raccolta di concordati*, Roma 1919, p. 62 e sig. Carmello Trasselli.