FERMO, ARCIDIOCESI DI

FERMO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia di Ascoli-Piceno (Marche). Si estende per 1392 kmq. con una popolazione di 225.340 ab. quasi tutti cattolici. Conta 152 parrocchie con 327 chiese, 322 sacerdoti diocesani e 73 regolari; un seminario.

Il primo vescovo della Chiesa fermana, Fabio, secondo le più sicure testimonianze, è del VI sec.: 580-98 (Gregorii M. Epistulae, IX, 52, in MGH, Greg. Reg., II, p. 77); ma le origini della Chiesa sono

anteriori e, secondo l'Harnack (Missione e propagazione del cristianesimo, trad. II. O. Marrucchi, 2ª ed., Torino 1945, p. 512) una Chiesa episcopale esisteva già nel sec. III. Tuttavia non sembra accettabile quanto una tardiva tradizione locale narra intorno al martirio e alle gesta dei ss. Alessandro e Filippo, ritenuti protovescovi di F. nello stesso secolo; le origini del cristianesimo nel Piceno sono pur esse assegnate a questo medesimo periodo.

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(per cortesia di D. Nazareno Chiacuri) FERMO, ARCIDIOCESI di - Musaico della chiesa paleocristiana. Due paveni e cantaro (sec. VI) - Fermo.
La cronotassi dei più antichi vescovi fermani presenta lacune e incertezze, mentre diviene più sicura dal sec. IX, nel tempo della disseminazione monastica nel ducatus poi conitatus Firmanus, che diede origine a numerosi ed importanti monasteri ed abbazie, delle quali molte dipendenti da Farfa (S. Prete, I monaci benedettini nella Chiesa fermana, in Studia Picena, 18 [1948], pp. 77-93). Nel periodo delle lotte per le investiture e della Riforma, resse la

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FERMO, ARCIDIOCESI di - Crocifissione all'inizio del Cenone della Messa. Miniatura del sec. XV - Fermo, Tesoro della Cattedrale.
Chiesa di F. il vescovo Udalrico (1057-73), corrispondente ed amico sincero di s. Pier Damiani (Epistulae, 4, 9: PL 144, 311-18) ma, nella fase più accesa della lotta tra Enrico IV e Gregorio VII sulla sede fermana, fu intruso un vescovo imperiale (Gualfarango [?]: Regist. Greg., III, 10: PL 148, 440).

Più tardi, nelle contese tra Chiesa e Impero del sec. XII, la Chiesa di F. subì le terribili rappresaglie da parte di Federico Barbarossa: la città fu saccheggiata e la Cattedrale incendiata a distrutta dalle milizie del cancelliere imperiale Cristiano di Magonza, il 21 sett. 1176. Nel sec. XIII, diffondendosi nella regione marchigiana, più che altrove, il movimento francescano, a F., sotto il vescovo Filippo (1229-50), si stabilì nel 1240 una comunità di francescani e, intorno allo stesso tempo, ebbero origine le comunità dei Domenicani e degli Agostiniani nella città. I vescovi, che avevano avuto per alcun tempo (1217-33) il principato effettivo di F., nel sec. XIV ne assunsero anche il titolo.

La diocesi fu conferita nel 1424 ai più prelato Domenico Capranica, creato poi cardinale da Martino V (Eubel, II, 611) e di nuovo, in commendam, nel 1430, senza che egli vi risiedesse mai. La diocesi rimase per un certo periodo ai prelati di casa Capranica (Niccolò 1458, Geolamo 1475-78 ecc.) in commendam ed era amministrata a mezzo di un vicario. Nel moto di riforma cattolica, la storia della Chiesa fermana acquista rilievo e splendore. Il vescovo Lorenzo Lenti, promotore di varie riforme in diocesi, è inviato straordinario di Pio IV nel 1561 presso la corte di Francia (Pastor, VII, pp. 177, 460). Dal 1571 al 1577 fu perpetuus Firm. episcopatus administrator et princeps il card. Felice Peretti, il quale

attuò varie riforme e fondò il seminario. Diventato pontefice (Sisto V) eressa la Chiesa di F. in metropolitana con la bolla Universi Orbis del 24 maggio 1589. La primitiva estensione del territorio diocesano, che comprendeva quello della estinte Chiese di Potenza (Potentia nel Piceno), Falcone (Palerio), Corridonia (Pansulae) e Civitanova (Cluvatum Vicus) si era venuta riducendo con il creazione delle nuove diocesi di Macerata, sotto Giovanni XXII nel 1520, di Ripatransone, creata da Pio V nel 1571, di Montalto, Tolentino e Sanseverino, ad opera di Sisto V nel 1586. Il pontefice Sisto V, elevando a metropolitana la sede di F., le attribuì quali suffraganze le Chiese di Macerata e Tolentino, Montalto e Ripatransone, e Sanseverino. La storia di F. è collegata con quella dello Stato pontificio. Dopo l'invasione longobarda (ca. 580) nella quale la Chiesa fermana subì immense rovine (L. Duchesne, Les échecs d'Italie et l'invasion lombarde, in Mélanges d'arch. et d'hist., 25 [1903], pp. 96-97) la città rimase sotto il loro dominio e fu sede di ducato (Lib. Pont., I, p. 496). Dalla conquista di Carlomagno, divenuta marca nel sec. X, fino ai tempi di Gregorio VII (Lib. Pont., II, p. 289) e fusasi più tardi con l'inconsulenza (sec. XII-XIII), appartenne, almeno nominalmente, allo Stato della Chiesa, a cui, con interruzioni, rimase fedele nelle turbaie contese tra Chiesa e Impero nel sec. XIII. Riordinato lo Stato pontificio dal card. E. Albornoz, Giovanni Visconti da Oleggio, signore di F., fu rettore della Marca (1561) e la città fu sede della Curia generale. Nel 1598 Bonifacio IX vi erigeva l'Università che ebbe fine all'a. 1826. F., sottoposta successivamente al dominio degli Sforza, dei tranne del luogo (Eufreducci), nel sec. XVI tornò al dominio della S. Sede che la governò a mezzo dei cardinali nepoti e di vicegovernatori, fino all'occupazione francese. Nel 1816, restituita allo Stato pontificio, fu sede di delegazione e nel 1860 annesso al Regno d'Italia.

MONUMENTI. - La Cattedrale, dopo i recenti scavi (1934-38), costituisce il più cospicuo monumento sacro a racchiude nelle sue mura i resti di tutte le costruzioni che vi si sono succedute. Della basilica paleo-cristiana: il musaico pavimentale dell'abside (due pavoni stilizzati ed un cantharus nel mezzo) non posteriore al sec. VI; tratti di musaico pavimentale delle navi, resti di mura perimetrali con le seguenti dimensioni: m. 22,60 di lunghezza a m. 13,30 di larghezza. Avanzi della seconda basilica, dedicata alla Vergine, distrutta nel 1176, sono visibili nei sotterranei, ordinati e sistemati recentemente a questo scopo. La Cattedrale fu ricostruita, dedicata a Maria Assunta e compiuta ca. il 1227 dall'architetto Giorgio da Como. Di questa mole di stile golico è sopravvissuta la monumentale facciata, con portale e ricca decorazione in bassorilievo, ed il campanile; resti di colonne appartenenti a questo terzo edificio sono visibili nella zona dello scavo. L'arcivescovo Minnucci, sotto la direzione di Cosimo Morelli, la restaurò e modificò radicalmente (1789) ed in quella forma è giunta fino a noi.

L'interno, imponente, è decorato a chiaro-scaro. Nella cappella del Sacramento è un pregetvole tabernacolo in bronzo, con bassorilievi, opera di G. Lombardi. Nella cripta si conserva un sarcofago cristiano del sec. IV (Wilpert, Sarcofagi, I, p. 119, tav. 116, n. 3). Il tesoro della Cattedrale possiede un prezioso manoscritto miniato: il Messale de Firmonibus, ordinato dal vescovo Giovanni IV de Firmonibus (1412-21). Sono inoltre da menzionare, tra le numerose chiese artistiche: S. Zenone, edificio romanico (1171) con portale decorato; S. Pietro, restaurata, attribuita, secondo una epigrafe in caratteri gotici sul portale laterale, al 1251; S. Francesco, eretta sull'antica cappella di S. Leone, con il primo stabilirsi dei Francescani a F. nel 1240 (Wadding, Annales, III, p. 42). Un importante felice restauro dell'abside è in opera. S. Domenico, eretta nel 1233, e radicalmente rinnovata nell'interno. S. Agostino, del sec. XIII, profondamente modificata nell'interno, su disegno di fra' Vincenzo Rossi, agu-

stimiano (1730-38): nel tempio si venera la s. Spina. Importanti lavori di restauro e scoprimenti di affreschi sono stati fatti di recente (F. Maranesi, Gli affreschi in S. Agostino di F. [Quaderni d'arte, 3], Fermo 1941); S. Filippo, consacrata nel 1607 ad opera dei Padri dell'Oratorio, stabilitisi a F. ca. il 1580. Progovolo per la ricca decorazione di altari e per le tele: la Notte di Rubens (F. Maranesi, La pala Rubensiana di F. [Quaderni d'arte, 4], Fermo 1942); la Discesa dello Spirito Santo di Lanfranco. Vi si conserva il corpo del b. Antonio Grassi di F. Santuario della Madonna del Pianto, eretto nel 1675, restaurato nel secolo scorso e recentemente ampliato. Vi si venera l'immagine di s. Maria del Pianto, scultura plastica del 1612, del Sebastiani, protettrice della città e dell'arcidiocesi. Altri santuari mariani in diocesi: Maria S.ma dell'Ambro (Montelottino) e S. Maria a Mare. Nel palazzo della Biblioteca civica hanno sede: la Galleria Iapidaria, la Pinacoteca-museo e l'Archivio comunale ove si custodisce il Liber episcopatus sive inca episcoporum Firm, Eccl., cod. membran. del sec. XIII, n. 1050. Presso la Cattedrale si conserva l'Archivio capitolare e nel Palazzo arcivescovile, ordinato, l'Archivio di Curia.

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BIBL.: Lanzoni, I, p. 395; M. Catalani, De Ecclesia Firmana etuique episcopis, Fermo 1783; P. F. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 134-46; L. Serra, L'arte nelle Marche, a voll., Pesaro 1929, passim; S. Prete, I santi martiri Alessandro e Filippo nella Chiesa firmana, Città del Vaticano 1941; F. Maranesi, Guida storica ed artistica della città di F., Fermo 1944; Cottineau, I, coll. 1125-26. Serafino Prete

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“FERMO, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 707. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fermo-arcidiocesi-di.