II, ed. C. R. Aliberty, Stoccarda 1938), scritto secondo l'editore (p. XX) ca. il 340, presuppone l'esistenza di Atti apocrifi di F. (p. 192, 10; 194, 11).
Edizione dei frammenti greci: M. Bonnet, Acta apostolorum apocrifica, II, 11, Lipsia 1903, p. 1 sgg. La recensione siriaica è in Wright, Apocrifical Acts of the Apostles, I, Londra 1871, p. 73 sgg. (testo siriaico), II, 1871, p. 69 sgg. (trad. inglese).
Batt.: R. A. Lipsius, Die apokryphen Apostelgeschichten, II, n. Braunschweig 1887, p. 1, sgg.: c. Suppl., 11, 1860, pp. 64-73; Th. Zahn, Forschungen zur Geschichte des neutestament. Kanon und der altkirchlichen Literatur, VI, Lipsia 1900, p. 13 sgg.; E. Peterson, Die Hierarchie der Philippus-Akten, in Zeitschrift für Neustrelen. Wissenschaft, 31 (1932), p. 97 sgg.; id., Zum Massalitanismus der Philippus-Akten, in Oriens Christianus, 20 (1932), p. 172 sgg.; id., Die Philippus-Akten in armutischen Synaxar. in Theologische Charakteristik, 113 (1932), p. 280 sgg.
Il VANGELO DI F. - Apocrifo in uso presso gli gnostici d'Egitto, che Epifanio (Haar., 26, 13, 1) conosce e di cui cita una frase.
L'anima risponde nel salire al cielo a ciascun delle potenze superiori che si sarebbe conosciuta «sradicando le sue radici», non procurando figli per l'arconte di questo cene, sapendosi destinata all'alto. L'idea è chiara (cf. anche la formula dei macosiani, in Jerone, I, 21, 3). L'anima viene dall'alto, non procurando figli si libera da questo mondo e può salire di nuovo all'alto.
Recentemente è stata trovata la traduzione copta di questo vangelo (J. Doresse, Novaeae lectus gnosticus copta, in Vigiliae Christianae, 3 [1949], p. 134). Solo dopo la pubblicazione di questo testo sarà possibile giudicare quanto v'era di vero nelle ipotesi sull'infuenza del V. di F. su altri apocrifi in lingua copta. Leonzio, De sectis act., III, 2 (PG 86, 1, 1213) riferisce che il Vangelo di F. era letto dai manichei.
Batt.: Bardenhwer, I, p. 530.