FRANCESCO GIUSEPPE di Asburgo-Lorena, imperatore d'AUSTRIA e re d'UNGHERIA. - Figlio dell'arciduca Francesco Carlo, fratello dell'imperatore Ferdinando e di Sofia di Baviera, n. nel castello di Laxenburg il 18 ag. 1830, m. a Schönbrunn il 21 nov. 1916. Ebbe accurata e severa educazione, impartitagli da maestri di valore, tra i quali spiccano il conte di Bombelles e l'abate Rauscher, futuro cardinale-arcivescovo di Vienna, i quali, insieme alla madre, contribuirono anche ad infondergli il profondo rispetto e la coscienziosa pratica della fede cattolica, rimastagli fino alla morte. Non era destinato al trono, ma le circostanze ve lo portarono durante la crisi del 1848. Salitovi, dopo l'abdicazione dello zio, il 2 dic. dello stesso anno ereditò uno Stato che pareva destinato a sicuro sfacelo.
Il giovane monarca ebbe però la fortuna di trovare al suo fianco un uomo, il principe Felice Schwarzenberg, deciso a ricostituire il prestigio della dinastia. Infatti nel breve spazio di un anno l'Impero si trovò di nuovo saldamente nelle mani dei governanti. Iniziate trattative con i vescovi, F. G. annullò le disposizioni che regolavano i rapporti tra Chiesa e Stato fin dall'epoca di Giuseppe II. Con le patenti imperiali del 18 e del 25 apr. 1850 i vescovi riacquistarono il pieno diritto di comunicare liberamente con la S. Sede e di sindacare la nomina dei docenti di teologia, la cui preparazione non desse il necessario affidamento. Fu il primo passo verso la definitiva eliminazione del giuseppiamo sanzionata in seguito dal concordato del 1855. Dopo le guerre del 1859 e del 1866, il movimento liberale si rafforzò. L'era dell'assolutismo era tramontata e l'Imperatore dovette concedere una costi-


(Int. Exc. Cett.)
Il personale atteggiamento di F. G. negli anni che vanno dal 1866 al 1874 (come, dal resto, fino alla sua morte) di fronte a questa politica anticattolica fu rigidamente costituzionale. Nell'intimo la sua coscienza si ribellava a tali atti ed in più di una occasione dimostrò il suo sincero attaccamento alla S. Sede, ma la conservazione della monarchia richiedeva da lui il sacrificio dei suoi reali sentimenti e delle sue personali idee. Con il passare degli anni F. G. si adattò sempre di più allo stato quo. Fino al 1870 aveva ancora nutrito speranze di rivincita verso la Prussia e l'Italia, ma, dopo la proclamazione del secondo Reich (1871), ebbe ben chiara dinanzi agli occhi la necessità di un duraturo periodo di pace. Punto fermo della sua politica fu la fedeltà alla Triplice Alleanza, evitando all'Europa il flagello della guerra per quasi un cinquantennio. All'interno, gli ordinamenti liberali lentamente, ma sicuramente, si rafforzarono, con la prosperità e il benessere assicurati alle popolazioni dell'Impero. Il progressivo risveglio del nazionalismo slavo non preoccupò eccessivamente l'Imperatore, ma l'assassinio a Seralevo dell'arciduca Francesco Ferdinando, designato successore dopo il 1889, fece precipitare la fine dell'Impero, segnata con la morte del vecchio sovrano.
(1931), pp. 509-26. Sulla situazione della Chiesa cattolica in Austria-Ungheria durante il regno di F. G. cf. H. Brück, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrhundert, III e IV, 2, Münster 1908, passim, e J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, II-III, Monaco 1934-36, passim. Silvio Furlani