FRATI MINORI FRANCESCA: - Ordine menzionato, istituito da s. Francesco di Assisi, ora costituito da tre famiglie autonome: 1) Frati minori: O.F.M.; 2) Frati minori conventuali: F.M. Conv.; 3) Frati minori cappuccini: F.M. Capp.
I. DALLA FONDAZIONE AL 1517.
I. FONDANZIONE E SVILUPPI DELL'ORDINE
L'Ordine dei F.M. fu fondato nel 1528 in Assisi da s. FRANCESCANE (v.), il quale già nella prima Regola lo vollè chiamare così per umiltà, alludendo probabilmente al "minores" della sua città, cioè ai più modesti di condizioni sociale in confronto dei "maiores". La Regola primitiva, composta di alcuni testi evangelici di poche esortazioni, fu approvata a viva voce da Innocenzo III nel 1209; finalmente nel 1223 Onorio III confermava con bolla la Regola definitiva, la quale era il compendio di un'altra Regola composta due anni prima. I. F. M., oltre i tre voti essenziali, dovevano professare una assoluta povertà tanto in privato come in comune, vivendo di elemosina quando dal lavoro non potessero ricavare il necessario per la vita e per l'esercizio del loro apostolato. L'Ordine conduce una vita mista di preghiera e di apostolato secondo le norme evangeliche e il comando espresso di s. Francesco: "Non sibi soli vivere, sed aliis profecere". Perciò nel capitolo XII della Regola viene ancora comandato di lasciar liberi tutti coloro che per ispirazione divina volessero andare a predicare il Vangelo tra i Saraceni e gli altri infedeli.Alla morte di s. Francesco, l'Ordine, che aveva già chiamato a raccolta in un Capitolo presso la Pontificia alcune migliaia di religiosi (1219), era molto florente nelle sue tredici province, si da essere ormai conosciuto in tutte le principali regioni d'Europa, nell'Africa maomettana in Oriente. Via s. Francesco, pur fiducioso nella stabilità dell'Istituto, moriva con qualche preoccupazione per le future sue vicende. Dopo il suo ritorno dall'Egitto nel 1220, ne aveva lasciato la direzione al vicario Pietro Cattani prima, e, morto questo (1221), a frate Elia da Assisi, che governò fino al Capitolo generale del 1227, quando fu eletto a ministro generale Giovanni Parenti, uomo dotto e virtuoso, che per cinque anni rese con prudenza le sorti dell'Ordine. Nonostante il suo rigorioso sviluppo, in seno all'Ordine sorgeva una controversia circa l'osservanza della Regola, la quale da una parte presentava delle penose oscurità, dall'altra negava ogni possibilità d'interpretazione a causa della esplicita proibizione del fondatore inserita nel suo Testamento che tutti veneravano. Per tranquillizzare la coscienza dei frati il generale, dopo il Capitolo del 1230, ricorse a papa Gregorio IX, il
FRATI MINORI - Facciata del Convento di S. Damiano, frutto nel 1272 - Assisi.
quale aveva avuto parte nella composizione definitiva della stessa Regola in qualità di protettore dell'Ordine e consigliere di s. Francesco. Effetto di questo ricorso fu la bolla Quo elongati del 28 sett. 1230, costituisce la base delle future dichiarazioni pontificie, e dove, seguendo un criterio giuridico, viene negato ogni valore obbligatorio al Testamento.
Riguardo all'osservanza dei consigli evangelici si dichiara che i frati son tenuti soltanto ad osservare quelli indicati espressamente nella Regola; si facilita poi il processo economico quotidiano per l'uso del denaro con l'istituzione dei nunzi (chiamati poi sindaci), i quali potevano ricevere ed amministrare il denaro a nome dei benefattori. Da questa dichiarazione di Gregorio IX fu facile procedere da parte di Innocenzo IV e di Martino IV alla istituzione dei sindaci apostolici, che potevano amministrare i beni mobili e immobili dei religiosi in nome della Sede, ritenutane unica e vera proprietaria. Poiché la regola minoritaria non era un codice perfetto e adeguato d'organizzazione, altre norme statutarie la vennero integrando sino dal 1224 (Constitutiones antiquae). Nel Capitolo di Rieti (1232 o 1233) fu eletto generale frate Elia, potente presso Gregorio IX che lo aveva incaricato della costruzione della monumentale basilica assisiate. Egli organizzò l'Ordine in 34 province, dando impulso alle sue molteplici attività, vincolato in genere dalle sole disposizioni della Regola; ma il suo carattere autoritario ed alcuni eccessi di rigore dei suoi visitatori, laici come lui, suscitarono varie lamentele, per cui nel Capitolo generale di Roma (1239), convocato dallo stesso Papa, frate Elia fu esonerato (absoluto) dall'ufficio e sostituito da Alberto da Pisa, primo generale sacerdote. Fu rono compilato opportune costituzioni, che davano alla famiglia minoritaria un carattere più spiccata- mente democratico, pur rimanendo sempre l'Ordine centralizzato nel suo governo.
Ebbene in seguito il governo dell'Ordine l'inglese Aimone di Faversham (1240-44), Crescenzio Gizzi da Jesi (1244-47) e il b. Giovanni Buralli da Parma (1247-57). Con l'elezione di s. Bonaventura da Bagnoregio, nel Capitolo di Roma del 1257, l'Ordine ebbe in primo luogo un saggio moderatore del quale si sentiva il bisogno dopo il governo del parmense. A lui si debbono le Costituzioni Narbonensi (1260), primo codice legislativo posseduto nel testo integro, oltre la Regola, e fondamento dei numerosi statuti redatti nel corso dei secoli. In un Ordine così vasto di uomini e di idee egli attese a mantenere la pace all'interno e il prestigio spirituale e scientifico all'esterno: difese la giusta osservanza della Regola e delle costituzioni pontificie, e non permise l'imposizione di una austerità eccessiva e di una povertà assoluta negli edifici, nei mezzi di studio e nelle necessità della vita.
A s. Bonaventura, cardinale nel 1273 e morto durante il Concilio di Lione, successe Girolamo Maci da Ascoli, già missionario in Oriente e in seguito papa col nome di Nicolò IV, seguito a sua volta nel 1279 da Bonagrazia da S. Giovanni in Persiceto, al quale si deve la mirabile cost. Exiti qui seminati con cui papa Nicolò III, protettore dell'Ordine si proponeva di risolvere le controversie sopra la povertà.
Vivente ancora s. Francesco, a soprattutto dopo la sua morte, si facevano largo tendenze verso forme più adatte ad un Ordine in rapido sviluppo. Ciò non piaceva ad alcuni religiosi più, ma di mentalità assai ristretta, infetti anche di giovanissimo e già repressi da s. Bonaventura, che presero nome di "Spirituali". Essi facevano sentire il loro influsso specialmente nella Provenza, nelle Marche e in Toscana, dove ebbero l'adesione di uomini di talento e di audacia. Maestro dei provenzali fu il celebre Pietro di Giovanni Olivi; in Toscana eccelse Ubertino da Casale, che molto dovette imparare dall'Ulivi nel tempo che questi dimorò in Firenze. Infine, nelle Marche corifei delle nuove idee furono LORENZO (v.).
Puniti nel 1274 e mandati missionari in Oriente, costoro ricorsero poi al papa Clemente V, che, con la bolla Exvi de Paradiso (1312), operò di ridurli internamente a vivere in pace con gli altri religiosi, che costi-

quale aveva avuto parte nella composizione definitiva della stessa Regola in qualità di protettore dell'Ordine e consigliere di s. Francesco. Effetto di questo ricorso fu la bolla Quo elongati del 28 sett. 1230, che cost
tuivano una massa di ca. 35.000 membri, con oltre mille conventi. Finalmente Giovanni XXII nel 1317 e 1318 procedette contro di essi con varie bolle per cui dovettero piagarsi o scomparire. Sotto lo stesso Pontefice si ebbe pure un'altra grave controversia sulla povertà teoretica che il medesimo risolvette con le bolle Ad conditionem canonum dell'8 dic. 1322 e Cum inter nominibus del 12 nov. dell'anno seguente.
Da questo tempo, insieme con una profonda vitalità, si riscontra nell'Ordine francescano, come del resto negli altri Ordini religiosi, una forte decadenza disciplinare, specificamente a riguardo della povertà.
Questa decadenza, attestata da scrittori contemporanei come Alvaro Pelagio O. M. nel suo De Planctu Ecclesiae (ed. Venezia 1577) e dai documenti dei pontefici e dell'Ordine, non soffocò le attività spirituali, scientifiche, missionarie dell'Ordine stesso e non ne interruppe la vasta influenza in tutti i campi, tanto da meritare le lodi ufficiali dei papi, particolarmente di Gregorio XI. Le Costituzioni Fariene del 1354, rimaste in vigore per i conventuali fino alle Alessandrine del 1584, e speciali provvidenze di papi e di zelanti generali, quali il b. Enrico Alfieri da Asti (1387-1495), rimisero in vigore la disciplina della vita interna sulla base comune dell'osservanza moderna della povertà. Sisto IV, che era stato ministro generale dell'Ordine (Francesco Della Rovere) con varie bolle dal 1472 al 1479 confermò tutti i precedenti privilegi ed anche i possessi, sempre sotto il dominio della S. Sede.
II. ATTIVITÀ ESTERNA DELL'ORDINE
Immense sono le sue benemerenze verso la Chiesa e la società. Alla prima in questa età egli diede due papi: Niccolò IV (1288-92) e Sisto IV (1471-84) e l'anti-papa Alessandro V (1409-10), 37 cardinali, dei quali due osservanti, numerosi legati, nunzi apostolici, vescovi. Grazie alla diffusione del Terz'ordine penetrò nell'intimo della vita del popolo, trasformandone la vita e dirigendone e moderandone gli spiriti con l'attività benefica. I frati infatti in tutti i luoghi dove riuscirono a metter piede fecero rifiorire la pietà, si fecero banditori di pace, estinguendo odii e componendo inimicizie pubbliche e private, prestarono assistenza nell'esercizio delle opere di misericordia in favore dei più miserabili, dei lebbrosi, degli esposti, dando origine a nuovi istituti di carità, sorgerono in difesa degli oppressi, bollarono il malcontento, predicarono contro l'avarizia e l'usura favorendo il sorgere dei Monti di Pietà. Fra i grandi predicatori basti ricordare s. Antonio di Padova, Leone Perego, Gerardo Boccadabati, Ugo di Digne e Bertoldo di Ratisbona nel '200; e nel '400 le quattro colonne dell'Osservanza (s. Bernardino da Siena, s. Giovanni da Capestrano, s. Giovanni della Marca, b. Alberto da Sarteano), con il b. Bernardino da Feltre, Antonio da Vercelli, Bernardino de Bustis, Michele Carcano, Cherubino da Spoleto ed i conventuali Roberto Caracciolo da Lecce, Giovanni di Werden, Corrado Grutsch.Non mancò l'opera dei F. M. nella liturgia. Per volere di Gregorio IX, Aimone di Faversham riformò il Messale ed il Breviario romano nel modo che divenne poi comune nella Curia e nella Chiesa. Essi introdussero le feste della S.ma Trinità, del Nome di Gesù, della Visitazione e Sposalizio della Vergine, di s. Giuseppe. Sono a tutti note le battaglie per la difesa dell'Immacolata Concezione, definita poi come dogma. La venerazione all'Umanità di Cristo, particolarmente sentita dai Minori, fece sì che essi si facessero diffusori della devozione alla Passione (Via Crucis), a Gesù Bambino (presepio), al S. mo Nome di Gesù, all'Eucaristia.
III. LE MISSIONI ESTERE
Sono gloria particoIaro dell'Ordine. S. Francesco stesso le iniziò nel 1219 e 1221; nella Regola vi è un capitolo speciale, il XII, per i missionari. In tutti i secoli essi hanno sparso il sangue per la propagazione della fede. Nel 1220 e s. Berardo e i quattro suoi compagni furono trucidati nel Marocco; nel 1227 egual sorte toccò a Ceuta a s. Daniele e a sei suoi compagni. Dai tempi di s. Francesco essi sono in Palestina e nel 1342 ottennero dalla S. Sede la custodia dei Luoghi Santa della Redenzione per essi acquistati dieci anni prima dai Reali di Napoli, custoditi fino ad oggi a prezzo di molto sangue. Sempre nel Duecento Giovanini da Pian del Carpine, Guglielmo Rubruc si spingono fino in Cina dove sono seguiti nel Trecento da Odorico da Pordenone, Giovanni Marignolli e Gioanni da Montecorvino. Quest'ultimo, grazie ai frutti del suo apostolato fu eletto arcivescovo di Khanballik (Pechino) e gli furono inviati sei confratelli vescovi come suffraganei, mentre il b. Tomaso da Tolentino con tre compagni e Riccardo di Borgogna con 5 compagni subirono il martirio nell'India orientale (1327).
Nel Quattrocento, Conventuali e Osservanti lavorarono specialmente fra gli infedeli e gli eretici della Balcania (dove rimarranno quasi soli fino ai tempi moderni), Lituania, Canarie, Guinea portoghese e Congo.
IV. SCIENZA
Sin dal momento della fondazione dell'Ordine essa è concepita come un mezzo di apostolato, tanto più necessario quanto più sottili e pericolosi si facevano gli errori che permeavano la società e non si potevano vincere che con la dottrina e la pratica della vita insieme. Si trova che già c. il 1240 i frati frequentavano ed insegnavano nelle maggiori università; tosto edificarono conventi presso di esse costituendo i cosiddetti studi generali di Bologna, Parigi ed Oxford di venti presto centri di cultura religiosa. S. Antonio, primo dottore dell'Ordine, apre la serie gloriosa dei maestri: Alessandro di Hales, Giovanni de la Rochelle, Adamo di Marsch, s. Bonaventura, Giovanni Pecham, Matteo d'Aquasparta, Riccardo di Middleton, Giovanni Duns Scotto; più tardi si avranno l'esegge Nicolò de Lyra ed il mistico David d'Augusta. Nel Quattrocento gli Osservanti non Nicolò da Osimo e Teodoro Coeld daranno alla teologia uno speciale indirizzo pratico che si manifesta in particolare con la Summa angelica di Angelo da Chivasso e la Summa pacifica di Pacifico da Cerano. Continuavano però intanto a fiorire sotto i Conventuali i grandi studi con le relative biblioteche. Infatti nel 1450 esistevano 16 studi universitari e 28 studi generali di filosofia e teologia oltre gli studi provinciali e locali nelle principali città di allora.Conviene aggiungere qui anche quei frati che escono ai loro tempi in altre attività, come Tommaso da Celano (c. il 1255), Giacomino da Verona (1300), Jacopo de Todi (n. nel 1306), Giovanni Bertoldi da Serva, Bartolomeo da Colle (1486), Alberto da Sartemmo, quali scrittori, Ruggero Bacone (1294), quale promotore della filosofia naturale. Né vanno dimenticati miniatori quali Giovanni da Lucca, costruttori d'organi quali Urbano da Venezia, mosaicisti e pittori come Jacopo Torri ed altri architetti, vetrieri, musicisti.
Inoltre, nei suoi primi tre secoli di esistenza l'Ordine diede alla Chiesa 22 santi, 61 beati e circa 1500 servì di Dio.
V. COSTITUZIONE ED ATTIVITÀ DELL'ORDINE SINO AL 1517
La legislazione era costituita, oltre che dalla Regola comune, da speciali costituzioni che si vennero compilando dal 1224 (Constitutiones anti-quae, non conservate) al 1260 quando comparvero le Constitutions Narbonenses, al 1354 (le Farinerie) e al 1500 (le Alessandrine). Gli Osservanti ebbero quelle Martiniane nel 1430 e le Barcellonesi nel 1451. Oltre i tre soliti voti di povertà, castità ed obbedienza la Regola obbliga «sub gravi» all'osservanza di24 precetti. Speciali ordinamenti regolano gli studi e le missioni, specie quelle di Palestina.
Un ministro generale che durava in carica tra
anni e poteva essere rieletto era a capo dell'Ordine,
assistito da uno scriba o segretario; sino al 1517 fu
sempre un conventuale. Il procuratore generale te-
neva una sede distinta. Gli Osservanti dal 1415 in
Francia e dal 1446 in Italia ed altrove erano gover-
nati dai loro vicari generali e provinciali. Le riforme
minori erano rette per lo più da vicari o commissari
nominati dal ministro generale o nei Capitoli.
VI. DIFFUSIONE
Sin dall'inizio fu vasta e profonda. Alla morte di s. Francesco si avevano già 10.000 frati divisi in 13 province. Queste durante il resto del sec. XIII furono portate 34 con non meno di 30 a 40 mila religiosi. Nei secc. XIV-XV queste cifre salirono ancora grazie alle nuove reclute della fami- glia osservante; tanto che nel 1517 i F.M. tutti insieme non contavano meno di 60.000 frati in 2700 conventi.VII. ORIGINE E SVILUPPO DELL'OSSERVANZA
Come reazione all'accennata decadenza della metà del sec. XV sorse e man mano si affermò indipenden- temente in Italia, Francia e Spagna un moto di re- staurazione o riforma con lo scopo non di staccarsi dall'Ordine, ma di riportare i religiosi tutti alla pri- mitiva e più rigorosa osservanza della Regola. Era un ritorno al primitivo ideale di s. Francesco.Senza ricominciare da capo i primi osservanti ten-
nero conto delle fallite esperienze, rimasero sottomessi
ai superiori della comunità e della Chiesa, non intro-
dussero mutazione nelle vesti, fissi nell'ideale da raggiun-
gere (Regulam simpliciter in primaeva puritate observare),
secondo il detto di papa Clemente VI) e così con l'esempio
condurre la comunità dell'Ordine a fare lo stesso. Dagli
umili romitori, dai luoghi sacri alle memorie del primi-
tivo francescaneismo e del suo fondatore, l'Osservanza
si allargò man mano durante il Quattrocento a tutta l'Italia
per passare ben presto all'Europa centrale, ai paesi salvi e
più oltre, abbracciando ogni campo di attività (azione
sociale, predicazione, missioni tra gli infedeli); e si ripeté
il fenomeno del Duecento, perché dotti, giuristi, nobili,
sradenati d'università a decine entrarono fra gli Osservanti.
E la restaurazione non si limitò al primo Ordine, ma si estese
gradualmente anche al secondo ed al terzo, particolar-
mente quello regolare femminile. I primi tentativi
erano stati quelli di Giovanni della Valle (1334) e di Gen-
tile da Spoleto (1351), ma il vero iniziatore dell'Osser-
vanza italiana fu il fratello laico Paolo o Paoluccio di
Vagnozzo Trinci nobile di Foligno, che nel 1368 con il-
cenza del generale Tommaso Frignano si ritirò con al-
cuni compagni nell'eroe di Brugliano fra Foligno e
Camerino per osservare la Regola nel suo rigore. Nel
1384 cominciò a ricevere novizi e alla sua morte (1301)
i conventi dell'Osservanza erano 22 con una settantina
di religiosi, saliti a circa 200 in 34 romitori nel 1451.
Il nome del b. Paoluccio fu oscurato in seguito quando
s. Bernardino da Siena ed i suoi discepoli s. Giovanni da
Capestrano, s. Giacomo della Marca, b. Alberto da Sar-
teano, le quattro colonne dell'Osservanza, avvizzirono
questa verso i suoi maggiori fastigi.
L'Osservanza in Spagna ed in Francia. — Più oscure
sono le origini dell'Osservanza in Spagna; si sa però che
verso il 1400 già vi cominciava a fiorire e con scopi diversi
quali la vita eremitica, la predicazione, lo studio pastorale.
L'Osservanza francese nacque verso il 1388-90 nel
convento di Mirabeau e si diffuse nelle province di Tu-
renna, Borgogna e Francia. Ora favoriti ora osteggiati
dai loro superiori provinciali della comunità, gli Osser-
vanti francesi di queste tre province (12 conventi) ri-
corrono al Concilio di Costanza (1415) che concesse loro
di eleggersi un vicario provinciale per ogni provincia ed
un vicario generale per tutte tre. La cost. Supplications
personarum del 23 sett. 1415 segna così la data dell'appre-
vazione canonica degli Osservanti francesi e, praticamente,
di tutti gli Osservanti (cf. L. Oliger, Arch. Franc. hist.,
9 [1916], p. 3-41). Cominciarono però presto le incom-
prensioni fra Conventuali e Osservanti; perché i primi,
cui apparteneva il governo di tutto l'Ordine, non inten-
devano, né erano tenuti, a mutare il proprio tenore di
vita, i sacerdoti, crescendo per numero di conventi e di
religiosi, pur non volendo la divisione dell'Ordine ma la
sua riforma, tentarono di promuoverla sotto varie forme
e, guidati da s. Giovanni da Capestrano, tentarono di
ottenere nel Capitolo di Assisi del 1430 con le Costitu-
zioni Martiriane per le quali gli Osservanti rinunciavano
ai vicari ed alla autonomia, gli altri lasciavano i possessi.
Cominciando dal generale Guglielmo da Casale, tutti
giurarono: «Volumus stare et vivere et mori in dicto
Ordine nostro sancto fraternitater secundum constitu-
tiones et reformationes praedictas». Ma il generale stesso,
40 giorni dopo, chiedeva la dispensa dal giuramento ed
il 23 ag. otteneva dal Papa il breve Ad statuae che aboliva
le decisioni capitolari sulla povertà. Nominato s. Ber-
nardino vicario generale degli Osservanti italiani nel 1438,
Eugenio IV tentò di far eleggere l'osservante Alberto
da Sartano nel 1443 generale dell'Ordine senza riuscirvi;
ed allora nel 1446 con la bolla Ut sancto concesse a tutti
gli Osservanti i vicari generali cismontano e ultramontano
ed i provinciali, ciò che li rendeva praticamente indipen-
denti, salvo il legame giuridico con i ministri generali e
provinciali dei Conventuali Nel frattempo lo stesso Papa
aveva attribuito agli Osservanti i conventi della Porziuncola
della Verna, la Custodia di Terrassina (1434-36), il
convento dell'Ara Coeli a Roma (1444-45); altri conventi
passarono direttamente agli Osservanti in Italia e fuori.
Riforme secondarie. — Accanto all'Osservanza altre
riforme minori si avvicendarono in seno ai Francescani
durante quel secolo. Tale è quella degli Amadeti (1457-
1464 ca.), del b. Amedeo Menze de Silva con una tren-
tina di conventi ed i Caporalati in Italia con un gruppo
di Careni rientrati nell'Ordine nel 1473; i frati della
Cappucciola o del S. Vangelo in Spagna; i Coletani con
una quarantina di conventi in Francia e nelle Fiandre; i
Martiniani e gli Osservanti «sotto i ministri» chiamati così
per distinguerli dai comuni Osservanti detti «sotto i vicari».
I. LA GRANDE DIVISIONE DEL 1517. L'« OSSERVANZA».
I F. M. (O.F.M.).
SOMMARIO:
I. Le riforme minori
II. Le missioni deiF. M. — III. Predicazione e studi.
Leone X nel Capitolo generalissimo del 1517, con la
cost. Ite vos del 29 maggio (cf. L. Di Fonzo, La famosa
balla di Leone X «Ite vos» non «Ite et vos» (29 maggio
1517), in Miscellanea Francescana, 45 [1945], pp. 164-
171), concesse agli Osservanti il diritto di eleggere il
proprio superiore con il titolo di «ministro generale» di
tenere il sigillo ufficiale dell'Ordine con la precedenza
sugli stessi Conventuali. I superiori di questi dovevano
d'allora in poi chiamarsi «Maestri generali e provinciali»
e chiedere la conferma ai ministri dell'Osservanza, ro-
veciando così completamente la precedente posizione
giuridica. Ciò tuttavia non fu mai eseguito. Da questo
momento in ogni modo si ebbe la separazione, con
l'autonomia completa delle due famiglie dei Con-
ventuali e degli Osservanti.
Con i F. M. il Papa uni le altre piccole congre-
gazioni degli Amadeti, Coletani, Careni, Discal-
ciati ed altre, ordinando che si chiamassero sempli-
camente F. M. o F. M. della Regolare Osservanza;
quest'ultima denominazione è quella che rimase uffi-
cialmente. Così riuniti gli Osservanti contarono ca.
30.000 frati con ca. 1500 conventi divisi in 53 vicarie,
diventate ora province regolari. Durante i sec. XVI-
XVII essi crebbero sempre più di numero tanto che
nel 1700 raggiunsero il numero dai 70 agli 80 mila,
sparsi in tutte le nazioni cattoliche e nelle fiorenti
missioni di ogni continente. La santità fiorì in modo
meraviglioso tra essi, poiché fino ad oggi essi hanno
dato alla Chiesa 41 santi e 84 beati.
I. LE RIFORME MINORI
Pur uniti nel medesimo spi-1