FRATI PREDICATORI, ORDINE DII

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FRATI PREDICATORI, ORDINE dii. - Ordine mendicante fondato da S. Domenico (onde: Domenicani) per la predicazione. Le sue costituzioni moderne indicano i mezzi che si adoperano per preparare i frati in questa missione: 1) recita pubblica dell'Ufficio divino, 2) vita regolare, 3) osservanza di alcune pratiche ascetiche, 4) studio assiduo delle scienze sacre.

Sommario: I. Fondazione. - II. La costituzione domenicana. - III. Attività domenicale e parentela. - IV. Attività numerosa. - V. Crisi della mendicità e della pueritia. - VI. Ritorno alla vita comune. - VII. Il tempio. - VIII. Il sacerdotismo domenicano. - IX. Il Terzo ordine domenicano. - X. Confraternite domenicana. - XI. Epoca moderna. - XII. Rinascita. - XIII. Stato attuale. - XIV. Architettura domenicana.

1. FONDAZIONE

L'Ordine sorse da una infrascena apostolica (*Sacra praedicatoria*) in Linguadoca fra gli eretici albigesi, diretta nel 1206 da Diogo, vescovo di Osma (Spagna), poi, dopo la sua morte (6 febbr. 1207) dal suo compagno Domenico, sottopriore del Capitolo regolare di Osma, il quale, nell'apr. 1215, con approvazione del vescovo di Tolosa, trasformò questa associazione di chierici predicatori in comunità religiosa permanente, e la stabilì presso Tolosa, prima in una casa provvisoria poi presso la chiesa di S. Romano cedutagli dal vescovo. Come regolamento della casa, la comunità adottò alcune usanze dei canonici premonstratensi, assai rimaneggiate da Domenico stesso per adattarle ai fini apostolici della sua Congregazione, poi, dopo un viaggio di S. Domenico a Roma, scelse come codice di spiritualità la regola di S. Agostino, generalmente seguita dai canonici regolari. Qualche mese dopo, la S. Sede approvò il nuovo istituto (22 dic. 1216) e il suo scopo (21 gen. 1217). Il 15 ag. 1217 ebbe principio la diffusione dell'Ordine domenicano in tutta la Chiesa con lo scopo ampliato di formare dappertutto dei chierici istruiti dediti alla predicazione, specialmente fra gli abitanti delle città, senza essere legati ad una determinata parrocchia. Perciò Domenico cominciò col fondare conventi nei due principali centri universitari: Parigi (1217) e Bologna (1218). L'estendersi di questa missione apostolica fu notificata a tutta la Chiesa da Onorio III (1218). Alla morte del fondatore (6 ag. 1221), l'Ordine aveva già parecchie case in Francia, Italia, Spagna; si era stabilito in Germania, Inghilterra, Ungheria e stava per introdursi nella Polonia e nella Scandinavia.

mondo da Peñafort (1238-40) e completata dai Capitoli generali successivi, fu, soprattutto nella sua parte istituzionale, presa a modello dagli altri Ordini mendicanti. Sotto il generalato di Umberto di Romani (1234-63) la liturgia democratica ricevette la sua forma definitiva.

III. Attività dottrinale e parentica

Sotto Giordano di Sassonia (1222-37) l'Ordine vide affluire un numero sempre crescente di studenti di tutte le nazioni, e ciò gli permise di stabilirsi nelle principali città dell'Occidente. Nel 1228 alle 8 primitive si aggiunsero altre 4 province (Polonia, Scandinavia, Croci e Terra Santa). In seguito alcune province vennero scomberate si da averne un tutto 18, con 582 conventi nel 1303. Sotto lo stesso maestro generale, l'Ordine elaborò un programma proprio di insegnamento filosofico e teologico, conseguiti due cattedre di "Teologia all'Università di Parigi, attese alla compilazione di opere scientifiche, imitato ben presto dagli altri Ordini religiosi. Dalla metà del sec. XIII fu al primo posto nel campo scientifico e culturale, nell'Occidente con Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, pur senza perdere di vista lo scopo principale per il quale era stato fondato. Infatti la pratica intensa della predicazione assorbiva la maggior parte delle sue energie. I conventi, stabiliti nelle grandi città, erano i principali centri della loro attività. Nella loro chiesa, adattata a questo scopo (ad captandum homines in praedicationibus), essi predicavano, sia di mattina (sermo), sia di sera (collatio), sino a 25e volte l'anno. Fondarono anche delle confraternite per aver modo di predicarvi nelle adunanze. Dividevano le province in un certo numero di diete, una per convento, e con lo stabilirsi di nuovi conventi, ai quali ogni volta era fissato un proprio raggio di azione (praedication), le diete si fecero più ristrette. Le parrocchie rurali di queste diete venivano periodicamente visitate dai predicatori della rispettiva dieta, ed erano le mete (termini) della sua irradiazione apostolica. In qualcuno di questi termini più importanti, il convento si costruì più tardi un ospizio, dove alcuni predicatori di moravano qualche tempo, se non tutto l'anno, per evangelizzare più intensamente le parrocchie vicine. A questo modo tutta la dieta conventuale si trovava soggetta alla continua azione apostolica dei F. P. Per promuovere la pratica della predicazione, anche fuori dell'Ordine, i F. P. pubblicarono diversi manuali, alcuni in uso fino al sec. XVIII. La maggioranza dei sermoni, di cui rimane il testo, proviene dai centri accademici, gli altri purtroppo furono raramente scritti e, benché predicati in volgare, quasi sempre riportati in latino (almeno nel sec. XIII). Per l'Italia, si può ricorrere ai sermoni del b. Giordano da Rivalto (m. nel 1311) per farsi un idea del genere di tale predicazione popolare. Alla fine del sec. XIII l'Ordine aveva già raggiunto lo scopo della sua fondazione, non solo praticando esso stesso intensamente le modificamente la predicazione, ma anche attirando a tale ministero gli altri Ordini il clero secolare. Se nel sec. XIII il Nord dell'Italia sfuggì al pericolo catarro o valdese, si dovette in gran parte alla predicazione domenicana. Dal 1220 al 1240, i grandi Comuni ne subirono talmente l'influsso da affidare ai F. P. la revisione dei loro statuti comunali. Essi venivano consultati anche negli affari interni.

IV. Attività missionaria

Erede delle aspirazioni missionarie del suo fondatore, l'Ordine affidò alle sue province, situate sul confine della cristianità, il compito di oltrepassare la frontiera per dedicarsi alla conversione dei pagani e degli scismatici, e di fondare poi tra le popolazioni evangelizzate dei conventi per assicurare un'istruzione religiosa permanente. Tale fu lo sviluppo della provincia di Polonia fra i Lituani, i Russi e i Ruteni (s. Giacinto a Kiev prima del 1233); di quella di Ungheria tra i Cumani (Paolo d'Ungheria: 1221), i Bosniaci (Giov. di Wilhelmshausen vescovo di Diahovar nel 1233) e gli Ungheresi pagani nel medio Volga (fra Giuliano nel 1232); quella di Scandinavia fra gli Estoni (convenuto a Rival nel 1248) e in Finlandia (convenuto ad Abo nel 1249); quella di Spagna nel Marocco (Domenico, 10' vescovo nel 1225) e in Tunisia (scuola d'ebraico e d'arabo); di quella di Terra Santa (1225) fra gli scismatici (1244) ed i musulmani (1257) d'Oriente. L'Ordine stava per penetrare più avanti in Asia, quando i rivolgimenti politici, particolarmente la presa di Archi nel 1291, l'obbligatorio a cambiare tattica. Seguendo le tracce dei mercanti italiani a Pera, Caffa e Trebisonda penetrò in Persia e in Mesopotamia, fondando come basi di operazione dei conventi come nelle altre province, ma vennero riuniti in una "Convergenza dei Frati Pellegrinanti per Cristo". Di questa Congregazione il primo vicario del maestro generale fu Franco di Perugia, il quale partì per l'Oriente nel 1238. L'attività missionaria della Congregazione ebbe il maggiore sviluppo nella prima metà del sec. XIV. La provincia di Grecia si formò con frati italiani e francesi; come i loro confratelli di Terra Santa e come i Pellegrinanti, essi non si occupavano unicamente di ricondurre i dissidenti, ma anche di trasmettere all'Occidente i tesori della filosofia e della teologia orientale (ad es., il fiarmingo Guglielmo di Moerbeke, arcivescovo di Corinto, m. nel 1286).

V. Crisi della mendicità e della povertà

La rinuncia al possesso di beni materiali era stata voluta da S. Domenico nel 1220 perché la loro amministrazione non frastornasse i frati dallo studio e dalla predicazione; essi dovevano vivere solo di questo e di spontanei elemosine dei fedeli. Però i bisogni dei conventi crescevano col numero dei frati, e non vi corrispondeva la generosità dei fedeli, sicché la questura non bastava più a nutrire e a vestire tante persone, ed impediva a molti frati di darsi completamente alla predicazione. Cresceva intanto la necessità di dedicare una parte cospicua del personale all'insegnamento, e maggiori si facevano le esigenze della vita di studio. Alcuni conventi si videro costretti ad assicurarsi un minimo di entrate fisse. A questo fine, aggiudicarono i beni immobili, elargiti dai benefattori, sia ad un monteastro di monache che disponeva sempre di personale laico per la gestione delle sue terre, sia a qualche confraternita laicale, ad es., quella dei Fratelli della Penitenza (come a Firenze del 1221), quella della Vergine (Firenze dopo il 1308), di S. Domenico (Bologna), di S. Pietro Martire (Milano), con l'obbligo di procurare regolarmente al convento determinati prodotti di consumo. Il Capitolo generale del 1228 interdise il possesso di beni immobili o di altre fonti di rendite, senza tuttavia proibire l'accettazione delle elemosine provenienti dai beni posseduti ed amministrati da qualche associazione amica. Però, anche con questo ripiego, i conventi non potevano privarsi delle queste delle elemosine; le entrate non bastavano per l'acquisto dei libri (arma nostra) dalla cassa comune: i frati dovevano così procurarseli individualmente con il denaro guadagnato col lavoro o regalato dagli amici. In alcuni conventi di studio molto popolati, i professori e gli studenti dovevano procurarsi da sé anche gli abiti. I frati ottennero allora ai superiori il permesso speciale ed anche generale, espl. ito o anche presunto, di procurarsi le cose indispensabili o utili all'indemnamento delle loro rispettive funzioni; con ciò la pratica della povertà instaurò la dipendenza dall'obbedienza, tuttavia si apriva

la porta all'arbitrio individuale. È questa porta si fece sempre più larga. Verso la fine del sec. XVI l'esercizio della povertà individuale era ormai un ricordo, quello della povertà comune una finzione giuridica, che non aveva neppure il vantaggio di soccorrere effettivamente i bisogni reali di ciascuno. La mendicità assoluta, intesa da s. Francesco e da s. Domenico, aveva provocato nei loro due Ordini una grave crisi, che non mancò di avere il suo contraccolpo in tutta la Chiesa.

VI. Ritorno alla vita comune

Sul principio del sec. XIV una prima reazione s'era prodotta contro l'abuso della vita privata, soprattutto in Toscana. I Domenicani fuori di questo movimento, denominati, come presso i Minori, gli "Spirituali", seppero evitare gli eccessi dei loro omonimi Francesco. D'altronde, la povertà non avendo mai costituito uno speciale obiettivo nell'Ordine domenicano, non venne difesa con tanta passione, né suscitò le stesse stravaganze. Lo slancio dei primi riformatori domenicani venne faccato nel 1348 dalla peste che spopolò i conventi. I frati rimasti non guardarono troppo per il sottile sulle qualità dei nuovi ammessi; dondò un rilassamento ancor maggiore, anche negli altri campi della disciplina churastrale. Un secondo tentativo di riforma, intrapreso con l'appoggio dei Domenicani spirituali di Toscana e di Lombardia, da fra' Stefano Comba (oriundo della Linguadoca, provinciale di Toscana e vicario del maestro generale in Italia) in occasione di una sua visita canonica in Lombardia (1369-70) fallì a causa della sua rigidezza. La sua candidatura al generalato venne tuttavia proposta da s. Caterina Benincasa, diretta dagli Spirituali di Siena: ma quando il principio del grande sciama (1378), il severo riformatore, esiliato in Linguadoca, passò all'obbedienza avignonese, i suoi amici toscani lo abbandonarono e lo sostituirono con il confessore della Santa, Raimondo da Capua, che venne infatti eletto maestro generale per l'obbedienza romana (1380). Raimondo si dimostrò più arrendevole nella sua opera riformatrice, il siccome stava con Urbano VI, questi ed i suoi successori l'appoggiarono con tutte le forze. Per i frati, desiderosi di vivere secondo l'ideale della povertà, egli fondò dei conventi speciali dipendenti da un vicario del maestro generale (Congregazioni dell'Osservanza in Italia, in Germania, ecc.). Tali conventi non ammiserono possesso di rendite; ma pochi anni dopo la morte di Raimondo (m. nel 1399), si ripresentarono le antiche difficoltà per vivere con le sole elemosine. Perciò Bartolomeo Texier (1426-49), il più illustre esponente della riforma domenicana nel sec. XV, si fece condurre da Martino V il potere di concedere ad alcuni conventi rendite fisse. Finalmente, nel 1475, Sisto IV tolse del tutto la proibizione per tutto l'Ordine, e lo liberò da un peso insopportabile, causa di rovina della povertà individuale. A poco a poco gli Osservanti abbandonarono le loro asprezze, di modo che l'austerità, divenuta più sopportabile, fu adottata dal Conventuali (cioè i non riformati). Sotto il generalato di Tommaso de Vio Gaetano (1508-18), la maggioranza delle province "conventualiste" si fuse con le Congregazioni osservanti del proprio rispettivo territorio, introducendo la pratica della povertà individuale, basata sul possesso in comune di qualche rendita, benché di fatto troppo ri- stretta. Questo modus vivendi è detto dal Gaetano (chiude della riforma dell'Ordine). Però l'unità dell'Ordinanza era stata salvata grazie alla concezione tutta domenicana del voto di obbedienza.

VII. Il Tommaso

È un fatto che il sistema filosofico-teologico costruito da s. TOMMASO D'AQUINO, SANTO (v.) ha conquistato il primo posto nell'insegnamento ecclesiastico, non solo per il valore intrinseco, ma anche per l'appoggio dimostratogli dalla S. Sede dopo la canonizzazione dell'Angelico dottore (1323) fino ai nostri giorni. La trasmissione costante e l'ulteriore sviluppo del sistema sono in gran parte opera delle successive generazioni di confratelli dell'Aquinate. La dottrina dell'Aquinate ha talmente competenzato le generazioni domenicane e il loro orientamento intel-
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Fratr Predicatori - Attituto che si dice possesso da s. Domenico - Roma, C. inerito di S. Sabina.

lettuale da diventare un elemento integrante della spiritualità e della predicazione domenicana, anche se popolare, e del metodo scientifico dei Domenicani, anche al di fuori della filosofia e della t

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I. IL TERZ'ORDINE DOMENICANO

È il ramo annesso a quello dei F. F., sotto il nome di "Ordine della Penitenza di S. Domenico", in modo analogo al "Terzo ordine francescano. L'antico Ordine della Penitenza era una denominazione collettiva per le fraternite laicali della Penitenza, nate sul principio del sec. XIII, poi riunite in gruppi regionali più o meno uniformi e fortemente influenzate dai due grandi Ordini mendicanti. La regola primitiva proviene dalla fraternita di Cannara presso Assisi, redatta da un autore sconosciuto e raccomandato da S. Francesco d'Assisi nel 1221 ai Penitenti di Firenze. Non se ne ha il testo originale, ma soltanto una versione rimaneggiata verso il 1224-27 dai F. P. (probabilmente dal b. Giovanni da Salerno, priore di S. Maria Novella di Firenze) ed accolta da tutte le fraternite della Penitenza. Nel 1284-85 una doppia riforma, intrapresa dai Minori e dai F. P. con l'appoggio della S. Sede nello scopo di sottomettere queste fraternite ad un controllo più stretto della Chiesa, ebbe l'effetto di affilare i Penitenti a questi due Ordini mendicanti. Il gruppo affilato all'Ordine dei F. P. ricevette come regola una redazione radicalmente rimaneggiata della regola antica. Questo statuto, pubblicato nel 1285 da Munio da Zannora, maestro generale dei F. P., intendeva intensificare la vita religiosa dei Penitenti, da tempo assorbiti dalle loro opere sociali (ospedali, assistenza pubblica ecc.); esso esige un grande zelo per la verità della fede cattolica e del impone certe pratiche di pietà e di penitenza più specificate. Dal Terzo ordine domenicano uscì un numero cospicuo di anime mistiche: le bb. Benvenuta Boiani, Giovanni d'Orvieto, Margherita di Castello, Villana de Botti, Sibillina de Bicossi, le ss. Caterina da Siena e Rosa da Lima ecc. Dal sec. XVI sacerdoti (ad es., S. Lodovico Grignion de Montfort, ven. Ollier) e laici, desiderosi di partecipare all'ideale di santità apostolica dei F. P., si assicurava pure al Terzo ordine domenicano. Dopo il Lacerdario ebbe diffusione soprattutto fra gli intellettuali laici. Verso la fine del Quattrocento, la B. Colonna da Rieti (m. nel 1501) inaugurò a Perugia un nuovo genere di vita domenicana, cioè le Terziarie domenicane regolari. Oggi, le Congregazioni di questo genere si sono moltiplicate. Se ne contano 125 (con un totale di 40.000 suore), di cui 17 hanno la casa madre in Italia con un numero di ca. 275 case e 3503 religiose. La loro attività si esplica nelle molteplici opere caritative: insegnamento, cura degli infermi, asili e missioni, ecc.

X. CONFRATERNITE DOMENICANE

La principale fraternità laicale eretta nelle chiese dei F. P. è stata quella della Vergine, fondata in Italia da S. Pietro Martire dal 1240 al 1252, allo scopo di diffondere la conoscenza del dogma mariano ed il culto mariano, minacciati dai catari, con predicazione mariana, esecuzione di canti mariani in lingua volgare (laudi), recita di Ave Maria glossate, processioni pubbliche. Come tutte le confraternite laicali, anche questa attendeva ad opere di carità. In certi luoghi, come ad es., Firenze, si scinde verso il 1260 in due confraternite indipendenti, delle quali l'una continuò a perseguire lo scopo primitivo, l'altra quello secondario, sottraendosi quest'ultima all'infuso dell'Ordinare. Dove rimase indivisa, le sue opere sociali presero insensibilmente il sopravvivenza a danno dell'attività religiosa e mariana (Arezzo). Sulla metà del sec. XV si impose la necessità di una riforma. La incominciarono dal 1468 i Domenicani dell'Osservanza (Alano della Rune, Giacomo Sprenger, Michele François) propagando il salterio a Rosario della Vergine come devozione popolare. In tutti i conventi dell'Osservanza si cresce a tal fine la Confraternità del Rosario (nel 1480 da Giovanni d'Erforta a Venezia, poi S. Marco in Firenze), nella Alinerva in Roma ecc.), con obbligo per gli inseriti di recitare ogni settimana un Rosario di 15 poste. La confraternità incontro favore straordinario in tutta la cristianità. Nei conventi non riformati l'antica confraternita della Vergine si estinse pian piano con la conventualità, si sostituì quella del Rosario. Dal sec. XVII a partire dal sec. XVII sostiene la domenicana è meglio conosciuta. I fatti più seri- lenti sono: la lotta contro Lutero, la grande parte avuta nel Concilio di Trento, la sua soppressione spesso cruenta (S. Giovanni, martire di Corcum) nei paesi divenuti protestanti, la espansione delle sue missioni in Africa, Asia e America, l'erezione di nuove province in America e nelle Filippine, con i loro studi generali ed anche miniversità (a Manila nelle Filippine, a Santo Domingo), le sue lotte dottrinali, le sue pubblicazioni teologiche, filosofiche e storiche. Sotto il governo di maestri generali illuminati e prudenti l'Ordine sviluppò un'attività straordinaria, come ne fanno prova i monumenti che l'architettura barocca innalzò in tutti i paesi. Poi, come tutti gli altri Ordini, venne combattuto, anche nei paesi cattolici (Austria, Bavaria, Napoli, Toscana, Spagna), dall'assoluzione di Stato, e soppresso in Francia, Belgio, Renania, Italia settentrionale, dalla Rivoluzione Francese.

XII. RINASCITA

Con il sec. XIX venne la ripresa, costante nell'insieme, ma spesso ritardata da urti seri e da regressi locali, causati da persecuzioni aperte o subdole. Il risveglio cominciò con l'erezione di una provincia (1804) negli Stati Uniti (oggi tre) e la ripresa della vita regolare in Piemonte (1814), contro-bilanciata dalla sottrazione delle province spagnole all'autorità del maestro generale con un decreto reale, in vigore sino al 1872. Poi, venne il ristabilimento in Francia con il p. Laccardaire (1839) — erezione di tre province francesi (Parigi nel 1850, Lione nel 1862, Tolosa nel 1865), una in Belgio (1860) e una in Olanda (1862) — ma anche la scomparsa comunale in Russia e parziale in Polonia, la secolarizzazione in Italia (1870), il sequestro della Biblioteca Casanatense in Roma (1876), la persecuzione del Kulturkampf in Germania (1878), e le reiterate espulsioni dei religiosi dalla Francia (1880-1903). Però queste tribolazioni contribuirono al rafforzamento di altre province (Canada, provincia autonoma nel 1911) e all'erezione del convento di S. Stefano (1883) e della scuola biblica (1890) a Gerusalemme. Nell'ultimo quarto del sec. XVIII e prima metà del sec. XIX, quando dappertutto, anche negli istituti ecclesiastici, la filosofia scolastica era abbandonata, persino denigrata, i F.P., privi dei loro conventi e delle loro biblioteche, dispersi ed esiliati, qualche volta nascosti presso parenti od amici, continuarono a studiare s. Tommaso, ad applicare le dottrine ai problemi del giorno, a chiedergli luce per vedere chiaro nel campo delle «idee nuove»: la loro tradizione dottrinale rimase viva. Quando Leone XIII risollevò di rimettere in onore la filosofia cristiana, essi divennero i suoi migliori collaboratori, preparati come erano, al compito assegnato dal Papa.

XIII. STATO ATTUALE

Il convento romano di S. Sabina è la residenza del maestro generale con la Curia generalizia; vi si trovano pure l'archivio dell'Ordinare, la Commissione pontificia Leonina per l'edizione delle opere di s. Tommaso, l'Istituto storico e l'Istituto liturgico. Sempre «Roma, nel convento dei SS. Domenico e Sisto: le facoltà pontificie di teologia, diritto canonico e filosofico (Angelicum). L'Ordinare conta 7661 membri, divisi in 33 province, 6 in Italia (Piemonte, Lombardia, San Marco e Sardegna, Romagna, Napoletana, Sicilia). Attività missionaria in Scandinavia, Turchia, Siria, India, Ton-

chino, Cina, Formosa, Giappone, Filippine, Antille, America del Sud, Africa del Sud, Congo Belga, In- segmento per i membri dell'Ordine in ciascun provincia, facoltà pubbliche in parecchi di questi Studia generalia, università propria a Manila, facol- ta intere o cattedre speciali in parecchie università, sia libere, sia statali, affidata all'Ordine come tale o ai suoi membri in particolare (Friburgo, Nimega, Amsterdam, Washington, Parigi, Lilla, Lovaina, Graz, Tokio, ecc.), Ca. 320 periodici fra bollettini popolari, riviste di alta cultura e periodici stretta- mente scientific

i. La più antica rivista domenicana italiana, Le memorie domenicane, si pubblica da 65 anni (1884)

Vedi tavv. CXVII-CXVIII.

Bibl.: Quich-Fehard: Th. Ripoll-A. Bremond, Bullarium O. P., 8 voll., Roma 1720-40; Monumenta O.P.P. Historiæ, 22 voll., Roma 1836-1949, in continuazione: A. Moritz, Histoire des ma- tres généraux de l'Ordre des Frères Prêcheurs, 7 voll. e indici, Parigi 1903 sqq.; A. Walz, Compendium historiae O.P., 2a ed., Roma 1948; Archivum Fr. Pr. (rivista critica per la storia dell'Ordine, edita dal 1913 dall'Istituto storico di S. Sabina, Roma, edito da anche da una serie di monografie: Dissertations historicae, cui è uscito il vol. nel 1948); ecc.

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IV. ARCHITETTURA DOMENICANA

Sebbene dall'Or- dine domenicana siano usciti abilissimi architetti, tanto che molte delle loro chiese furono costruite dagli stessi frati (S. Maria Novella, iniziata da fra' Sisto e fra' Ristoro, terminata da Jacopo Talenti; S. Maria sopra Minerva a Roma, forse degli stessi Sisto e Ristoro), pure non si possono indicare in esse notevoli caratteri particolari. La grande importanza data alla predicazione rendeva necessari ambiendi vasi e unitari, com'è francescane (v.) dalle quali queste si distinguono per un maggior senso ascensionale; difatti il pieno sviluppo dell'Ordine coincide con il maggior fiorire dell'architettura gotica. La prima chiesa dell'Ordine, eretta in Bologna subito dopo la morte del Santo (1221), nel luogo di una chiesetta dedicata a S. Niccolò, intitolata poi a S. Domenico dopo la sua canonizzazione, è a tre navate, come la maggior parte delle chiese dell'Italia settentrionale (S. Giovanni e Paolo di Venezia, 1246; S. Niccolò a Treviso, 1303; S. Corona di Vicenza, 1306; S. Eustorgio di Milano, XIII sec.), e nel Mezzogiorno (Napoli, Palermo), invece nell'Italia centrale, con le sole ecci- zioni di Firenze (S. Maria Novella), Roma (S. Maria sopra Minerva) e Perugia, prevale la navata unica (Siena, Pistoia, Arezzo, Gubbio, Orvieto, Fano, ecc.). Ai due schemi planimetrici corrispondono generalmente, per la copertura, la volta e il tetto a capriate.

Bibl.: P. Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1926, p. 640 sqq.