GAIO

GAIO. - Giurista romano, vissuto nell'età degli Antonini. Nulla si sa della sua vita; ma, in base ad alcune particolarità delle sue opere, si ritiene da taluni che egli fosse un orientale.

È autore di Libri ex Quinto Mucio (opera relativa al suo civile), di un commento all'editto del pretore urbano all'editto provinciale e di sei libri intorno alle XII Tavoole (v.). Gli sono stati anche attribuiti i Libri aureorum, o rerum cotidianarum, che però, molto probabilmente, sono una libera parafrasi postclassica dell'opera principale di G. Questa è rappresentata dalle Institutiones, il cui testo quasi completo, scoperto nel 1816 nella Biblioteca pastorale di Verona e integrato da fortunati ritrovamenti posteriori, fornisce una esposizione elementare del diritto romano classico. Le Institutiones sono divise in quattro libri, che espongono la materia relativa alle persone (I), alle res (cose, acquisto della proprietà, successioni, obbligazioni: II e III) alle actiones (processo: IV). L'edizione critica più recente delle Institutiones è quella curata da B. Kübler (Lipsia 1935); tra le edizioni italiane recenti va ricordata quella curata da G. Baviera, in Fontes iuris antieutismiani (II, Firenze 1940, pp. 5-192) e quella a cura di V. Arangio-Ruiz e A. Guarino, in Breviarum iuris Romani, Milano 1943, pp. 3-194.

Bibl.: T. Mommsen, Gas. Schriften, II, Berlino 1953, p. 26 sqq.; P. Kruger, Geschichte der Quellen und Literatur des röm. Rechts, VII 1925, p. 269; P. Bonfante, Storia del diritto romano, 3a ed., Roma 1934, p. 388 sqq.; P. de Francisci, Storia del diritto romano, II, 1, Milano 1938, p. 493 sqq.; V. Arangio-Ruiz, Storia del diritto romano, 5a ed., Napoli 1947, p. 286 sqq.

GAGUIN, ROBERT. -

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(per carteta di mons. A. P. Fraturi. Gadjicarum Annales. oggi el-Belgd, con colline ( 850 -1000 m.), è incisa da vari sobdi che vanno allo Jarmbic o al Giordano
G. offre a Carlo VIII i Rerum Galicarum Annales. Miniatura del manoscritto offerto al Re - Parigi, Biblioteca nazionale.

(per cortesia di mons. A. P. Frutato)

oggi el-Belga, con colline (850-1000 m.), è incisa da vari waddi che vanno allo Jarmuk o al Giordano ed ha notevoli zone coltivabili; ma prevalentemente è paese di pascoli.

Con il semplice nome di G. viene alcune volte destinato sia i "Aglan (Num. 32, 39-40; Deut. 3, 15; Jos. 17, 6) sia il Belga (Num. 32, 1; Jos. 17, 25). La montagna del G., in cui avvenne il colloquio ultimo fra Giacobbe e Laban (Gen. 31, 21-25) è tutta la Transgiordania, e non solo la zona montuosa fra es-Salt e lo Iaboc, ancora oggi detta Cebel Gel'ad.

Al tempo dell'invasione israelitica, la regione occupata da Sehon e degli Amorei è da Og re di Basan passò a far parte del territorio di Gad al sud e di Manasse al nord (Deut. 3, 12-13; Jos. 13, 24-31). G. formò la provincia assisa della Transgiordania mentre la "Galaditide" si estendeva soltanto nel Basan (I Mach. 5, 17-36).

2. Nome del figlio di Machir, discendente di Manasse, e capo di un casato israelitico (Num. 26, 29; Jos. 17, 1). Nome del padre di Iephte (Iude. 11, 1 sqq.).

Bibl.: L. Heidet, s. V. in DB, III, coll. 47. Donato Baldi