GALLIENO (Imp. P. Leticius Egnatius Gallienus), IMPERATORE ROMANO. - N. verso il 218, m. a Milano nel luglio del 268. Figlio di Valeriano e di Egnazia Mariniana, sposò Cornelia Salomina dalla quale ebbe due figli. Nel 253 fu associato dal padre al governo dell'Impero, ma fino al 260 esplicò solo attività militare combattendo specialmente contro i barbari che facevano incursioni ai confini settentrionali dell'Impero. In seguito alla morte del padre, nel 260, rimase solo al governo, in un momento molto critico per l'Impero travaligiatore di rivolta interne, da epidemie e da scorrerie di barbari all'esterno. G. però mostrò una meravigliosa energia: riformò l'esercito, combatté con successo contro usurpatori e nemici, protesse le arti e la cultura, promovendo l'ellenismo e le religioni misteriche per mezzo delle quali sperava sottrarre le masse all'influenza del cristianesimo. Verso di questo però, sia perché edotto dalla funesta esperienza paterna, sia per influsso della moglie, grande amministrazione dei cristiani, si mostrò piuttosto benevolo, tanto da essere definito da Dionigi di Alessandria religiosissimo ed amantissimo di Dio. Sospese infatti l'editto di persecuzione emanato dal padre, dando ampia facoltà ai vescovi di esercitare liberamente il loro ufficio; ordinò ancora che fossero restituiti alle comunità le chiese ed i cimiteri confiscati, incaricando di ciò il procuratore Aurelio Cinerio. Tuttavia a causa dell'anaforia che regnava nell'Impero, per cui si ebbe sotto di lui il cosiddetto periodo dei «trenta tiranni», i benefici di questa politica religiosa non furono dovunque sentiti, e non mancano dei martiri, come Marino a Cesarea di Palestina. Bisogna però dire che G. non ebbe in ciò colpa alcuna, poiché erano funzionari e sollevamenti di popolo che causavano quei disordini. G. fu soppresso a Milano da una congiura di generali, mentre si apprestava a combattere l'usurpatore Aurelio.
GAGLIENO, Amore