GALLIPOLI, DIOCESI di. - In provincia di Lecce, si estende per 84 kmq. ed ha una popolazione di 36.000 ab. tutti cattolici, divisi in 8 parrocchie con 31 sacerdoti diocesani e 6 regolari, 2 comunità religiose maschili e 9 femminili (1949). È suffragante di Otranto.
STORIA. - Le fonti più antiche della chiesa gallipolina non vanno oltre il sec. VI. Domenico (551), sottoscrive la condanna dei Tre Capitoli al Concilio ecumenico di Costantinopoli (553); Giovanni è menzionato in una epistola (Jaffé - Wattenbach, 1250) di s. Gregorio (giugno del 503) con l'incarico di correggere Andrea, vescovo di Taranto. Nel 595, sempre da una lettera di Gregorio I (ibid., 1400), si sa che la diocesi era vacante di ordinanza al vescovo Pietro di Otranto di visitarla. Qualche anno dopo (599), ancora da due lettere dello stesso Pontefice (ibid., 1732-33), si conosce il nome del terzo presule, Sabiniano; mentre del quarto, Giovanni, è noto che prese parte al Concilio Lateranense sotto Martino I (649). Da ricordare infine l'ultimo vescovo di rito latino, Melchisedech, che intervenne sotto Adriano I al Concilio di Nicea (787), dopo il quale l'influenza sempre più preponderante dell'Impero d'Oriente riuscì ad assoggettare la Chiesa al patriarca di Costantinopoli. Fino al sec. XI, i vescovi furono tutti di rito greco; solo con i Normanni la diocesi tornò alla giurisdizione romana. Ma le comunità basiliane, la cui roccaforte era nella vicina Nardò, resistirono per secoli all'opera tenace di latinizzazione della Chiesa di Roma, così che G., nonostante avesse vescovi dell'uno e dell'altro rito, conservò la liturgia greca fino al 1513.
Intanto la diocesi, dal sec. IV suffragante di S. Severiana, passò con Lecce, Alessandro, Castro e Ugento alla metropoli di Otranto. Nel 1284, Carlo d'Angiò, durante la guerra del Vespro, si vendicò della fedeltà di G. Pietro d'Aragona e la race ai suolo. Dispersi i cittadini, la diocesi rimase sotto la cura dell'abate benedettino di Nardò, che poco appresso poté staccarsi da G. e dichiararsi indipendente. Dei vescovi dopo la ricostruzione della città si ricordano: Alessio Celadoni, che partecipò al Concilio Lateranense di Giulio II (1312); il card. Andrea Della Valle (1320); e Pellegro Cibo, genovese (1536), che finì relegato in Castel' S. Angelo.
MONUMENTI. - La nuova Cattedrale, dedicata come l'antica a s. Agata, opera dell'architetto G. B. Genuino, fu iniziata nel 1629 per la liberalità del vescovo D. Consalvo De Ruenda (1622-70) e restaurata al principio di questo secolo. La facciata è del 1696, il coro e il pergamo (opera del tedesco Giorgio A. Ver) della prima metà del '700 sotto il vescovo Oronzo Filomarini, che decorò tutta la chiesa. Di notevole valore artistico sono i grandi affreschi delle pareti laterali, del soffitto della navata maggiore, della cupola e della parte interna della facciata, dovuti a due artisti locali, G. A. Coppola e G. D. Catalano, al Palazzo Vincenzo, A. Luca Giordano. Altre pitture si trovano nelle chiese della Purità, di S. Francesco d'Assisi, di S. Chiara e D. Domenico.
Numerosi furono anche i monasteri, tra i quali si ricordano: quello già dei Domenicani, sorto sulle rovine del grande cenobio basiliano di S. Maria delle Servine, e quello già dei Riformati (1217-20), distrutto e rifatto un secolo dopo.