GIORGIO, SANTO, MARTIRE

GIORGIO, santo, martire. - Veneratissimo fin dall'antichità sia in Oriente come in Occidente. Il santuario costruito sulla sua tomba a Lydda (Diospolis) in Palestina, meta di frequenti pellegrinaggi fin dal sec. IV (CSEL, 39, p. 139, 176; V. p. 288 sgg.), esisteva ancora nel sec. IX. Purtroppo a tanta venerazione non corrispondono notizie certe sulla vita e sul martirio del Santo. La sua personalità è ignota tanto che si è tentato identificarlo con qualcuno dei martiri attestati da fonti autentiche: con il giovane anonimo che strappò l'editto di persecuzione di Diocleziano a Nicomedia (Eusebio, Hist. eccl., VIII, 5), con Elpidio, martire della Mesopotamia venerato lo stesso giorno di G., e persino con l'omonimo vescovo ariano di Alessandria perito in un tumulto popolare sotto Giuliano l'Apostata (Socrate, Hist. eccl., III, 3).

Il « dies natalis », segnato nel Martirologio geronimiano il 23 apr. proviene dall'indicazione della Passio. Questa è assai antica e certamente esisteva nel sec. V poiché è ricordata e proscritta nel famoso decreto pseudogelasiano De libris recipiendis; ma è assolutamente favolosa e fantastica. Attraverso i secoli se ne fecero varie recensioni che la trasformarono gradualmente spogliandola dei brani chiaramente sospetti ed arricchendola di elementi storici arbitrariamente scelti; molte poi sono le versioni dall'originale greco, in latino, copto, armeno, ecc.

Secondo la più antica redazione G. era oriundo dalla Cappadocia, ma viveva in Palestina dove era tribuno militare. Scoppiat la persecuzione di Diocleziano distribui i suoi beni ai poveri e si professò apertamente cristiano. Condotto davanti all'Imperatore fu invitato a sacrificare; si rifiutò energicamente e fu perciò, dopo essere stato tormentato, rinchiuso in carcere, costretto a passare la notte con una grossa pietra sul ventre. Quivi ebbe una visione da parte di Dio che gli annunciò una lunga serie di tormenti che sarebbero durati per ben 7 anni, durante i quali sarebbe morto e risuscitato tre volte. La predizione si avverò appunto e G. soffrì terribili martiri uscendone sempre illeso finché finalmente fu decapitato. L'insulsa narrazione sarebbe stata scritta da un certo Pasicrate testimone oculare. Al tempo delle Crociate il culto di G. ebbe un grande incremento essendo stato scelto come patrono della cavalleria, ed in suo onore si crescerono numerose chiese e monasteri. Dallo stesso tempo fu divulgato in

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GIORGIO, santo, martire - Statua di S. G. scolpita da Donatello per l'arte dei Corazzai (a. 1416), già in Orsanmichele - Firenze, Museo Nazionale.

Occidente il famoso episodio della fanciulla esposta ad un dragone e liberata dall'intervento di G. Esso nacque probabilmente dalla falsa interpretazione di un'immagine di Costantino esistente a Costantinopoli (Vita, III, 3: PG 20, 1058) collegata ad un passo del panegirico che S. Andrea di Creta recitò in onore di G. (ibid., 87, 1189).

BIBL.: Acta SS. Aprilis, III, Parigi 1866, pp. 101-65; H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Parigi 1909, pp. 45-76; K. Krumbacher, Der heilig Georg, Monaco 1911; Martyr. Hieronymianum, pp. 205, 209; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, pp. 148, 184; Martyr. Romanum, p. 152.

Iconografia. — Nelle raffigurazioni del Santo, sin dal x sec. nell'Oriente cristiano, esso appare giovane, sbarbato e senza alcun attributo speciale, accompagnato generalmente da s. Demetrio. Con l'andar del tempo, diventa più frequente la raffigurazione del s. G. in corazza e con marcata caratterizzazione eroica, e spesso collocato in mezzo ad altri santi guerrieri. Dal modello iconografico bizantino dipendono le raffigurazioni musive siciliane del XII sec. (Cefalù, Monreale, Cappella Palatina di Palermo).

Appaiono nell'Occidente europeo, sin dal XII sec., raffigurazioni del Santo a cavallo, in atto di uccidere un dragone. Tale modello venne seguito soprattutto dall'arte tardo gotico francese e tedesca e del Rinascimento italiano. Possono citarsi, quali prototipi: oltre alcune sculture del Museo di Lu- becca, i due pannelli di Paolo Uccello, uno nella raccolta Lanckoronski a Vien- na, l'altro nella collezione Jacquemart André di Parigi; la tavola del Francia della Galleria Corsini a Roma e la piccola tavola del Louvre, opera giovanile di Raffaele.

L'arte del Rinascimento italiano tuttavia lo raffigurava la piedi, armato e in corazza, tralasciando il dragone come nella statua di Donatello per il tabernacolo di Orsanmichele, ora al Museo del Bargello in Firenze, o facendolo campeggiare dietro il mostro abbattuto, come nella tavoletta dell'Accademia di Venezia, di mano del Mantegna. In tale modo lo raffigurò anche l'incisione del Dürer del 1514.

L'intera leggenda di s. G. venne affrescata nel 1377 da Jacopo degli Avanzi nella basilica del Santo a Padova, e nel 1505 da Vittore Carpaccio in S. Giorgio degli Schiavoni a Venezia. Dello stesso pittore resta anche una predelella della pala d'altare di S. Giorgio Maggiore a Venezia, con Storie del Santo.

BIBL.: K. Künstle, Ikonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 263-153.

Folklore. — Fra i santi dell'antichità nessuno ha eclissato la gloria di s. G. La sua fama si è sparsa in tutte le parti del mondo cristiano: l'Oriente e l'Occidente l'hanno celebrato con entusiasmo in prosa e in versi, in tutti gli idiomi (Delehaye). Straordinariamente ricco è quindi il materiale che offre il folklore, sia per la leggenda che per il culto popolare.

Per quel che riguarda lo sviluppo della leggenda, lo stesso Delehaye riconosce che essa « renferme un grand nombre d'éléments empruntés au folk-lore »: si deve però notare che la tradizione popolare ignora, di regola, tutta la prima parte della vita del Santo e concentra la narrazione nel solo episodio del drago, che, com'è noto, compare assai tardi nei testi agiografici. Tale episodio ha ispirato numerosi canti popolari nei vari paesi dell'Europa e specialmente del mondo slavo. In Italia, un'« orazione » in endecasillabi epici di notevole forza e bellezza, è diffusa dalla Romagna alla Calabria in numerose lezioni: essa rivela sicuri rapporti con un poemetto veneto, tuttora inedito, conservato alla Nazionale di Parigi (mss. II. 1069, fol. 100-111). Un poemetto toscano in ottave, del Quattrocento, è conservato in antiche stampe e fu più volte riprodotto: esso svolge l'intera leggenda del Santo quale dà Jacopo da Varazze. Alla stessa fonte si ispirano varie laude lirico-narrative, una conservata in un laudario toscano dei primi del Trecento (Cod. magliabechiano 11-12) un'altra composta da Feo Belcari e un'altra ancora da Francesco di Albizzo. Nel teatro fiorentino del Rinascimento si ebbe più di una sacra rappresentazione

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ispirata a s. G. anche perché un quartiere della città era a lui dedicato e la Compagnia di S. G. aveva l'incarico di ricordarne ogni anno le gesta miracolose: talora la rievocazione era fatta per mezzo di un carro processionale con il « drago che buttava fuoco dalla bocca, dalla coda e da altre parti e dietro seguiva la figliuola del re di Libia sopra una chinata bianca ».

Il culto popolare di s. G. è antichissimo: sorto intorno alla tomba del martire guerriero trasformata in santuario, a Lidda, sulla via di Gerusalemme, già nel sec. XI.
Per la diffusione in Italia e per il suo culto, la Roma, Belisario lo invocava difensore della porta S. Sebastiano. Il culto ha dunque origini orientali, e in Occidente si ravvivò con le Crociate. Per alcuni tempi i Dardanelli furono chiamati stretto di s. G. Varie nazioni, regioni e città hanno patrono; come, ad es., l'Inghilterra (dal 1222, Sinodo di Oxford), il Portogallo, la Catalogna e l'Aragona, la Georgia, la Lituania.

Genova che pure lo venera come protettore, a lui ha intitolato il suo Banco: Venezia gli ha dedicato tre chiese, insigni per opere d'arte: in Italia sono 118 i comuni che portano il nome del Santo, sparsi dovunque: famosa è l'iscrizione in volgare (1135) del duomo di Ferrara a lui dedicato. Innumerevoli le chiese e cappelle intitolate al Santo: molte di esse sono meta di pellegrinaggi e oggetto di particolari forme di culto popolare.

La data della festa, che ricorre il 23 apr., segna per i volghi di molti paesi d'Europa l'inizio della primavera, con tutte le relative usanze e manifestazioni di carattere agreste e propiziatorio, simili a quelle che si hanno per il Calendimaggio. Tra gli Slavi della Carinzia i giovani ornano di fiori un albero e lo portano in processione fra canti di gioia e musiche; principale personaggio della processione è il « verde G. », un ragazzo rivestito di fronde, che alla fine, viene gettato in acqua, con l'intenzione di assicurare la pioggia per i fieni e le biade; spesso il ragazzo all'ultimo momento viene sostituito con un fantoccio. Usanze analoghe si trovano in alcuni distretti della Russia, come presso gli zingari della Transilvania e della Romania, i quali attribuiscono all'albero infiorato virtù efficaci contro le malattie o proprie al parto. Anche in molti altri Paesi, s. G. è invocato come guaritore; in Francia e in Germania le acque di molte fontane a lui intitolate sono ritenute miracolose. Protettore dei cavalieri, lo è anche dei cavalli, e, in genere, del bestiame. In Germania e nei paesi slavi è invocato come potente nemico delle streghe. Come uccisore del drago protegge anche contro i rettili. Si crede che in alcuni paesi il suo culto abbia sostituito quello di precedenti divinità primaverili pagane: in Li-

tuania il dio Pergrubius, in Georgia (dove la festa si celebra il 14 ag.) il dio Lano. Accostamenti, ma arbitriari, sono stati fatti anche con il dio egizio Horus e l'indiano Siva.

In Italia questi aspetti primaverili e agresti del culto popolare di s. G. sono quasi del tutto scomparsi, anzi in molte regioni la sua festa passa inosservata: ma notevoli tracce si conservano in Sardegna e nell'Italia settentrionale, dal Piemonte all'Istria.

BIBL.: D. F. S. Krauss, *Le afflizioni di Troiano: canto dei giuliani della Bosnia*, in *Archivio per lo studio delle tradizioni popolari*, 9 (1889), pp. 473-90; S. Borelli, *Il megalomartire*, 3. Napoli 1902; P. M. Huber, *Die Georgslegende*, Erlangen 1906; H. Delchaye, *Les légendes grecques des Saints militaires*, Parigi 1909, V. indice; G. Pansa, *Miti, leggende e superstizioni dell'Abruzzo*, Sulmona 1927, passim; G. Battelli, *Le più belle leggende cristiane*, 3a ed., Milano 1928, passim; P. Toschi, *La poesia popolare religiosa in Italia*, Firenze 1935, passim; P. Sartori, *Georgi h., in Handwörterbuch des deutschen Altersglaubens*, III, coll. 647-57; G. C. Pola Falletti di Villafalleotto, *Associazioni giovanili e feste antiche*, III, Torino 1942, pp. 311-20.