GIOVANNA D'ARC (DARC), santa. - Eroina delle più pure rivendicazioni nazionali della Francia unìo dei momenti più tragici della sua storia.
Nel 1415 Enrico V d'Inghilterra invade la Francia di cui contende il trono a Carlo VI; la guerra franco- inglese si intreccia con la guerra civile tra Armagnacchi

GioVANNA D'ARC, santa - Lettera ai cittadini di Riom (o nov. 1429) con firma autografa. La mano della santa, illetterata, fu guidata. - Riom, Biblioteca municipale.
di abbandonare l'impresa. Vestita da guerriero, con uno
stendardo bianco su cui aveva fatto dipingere il Cristo
in trono tra angeli, il 27 apr. partì da Blois con una
schiera d'armati che scortavano una colonna di carri con
viveri: il 28 il convoglio entrò in Orléans, il 29 vi com-
parve la Pulzella accolta come liberatrice. Nei giorni se-
guenti si combatté duramente per ricacciare il nemico:
G. fu ferita al petto, ma l'8 maggio gl'Inglesi abbando-
narono definitivamente l'associo. Ora la Pulzella con il
duca d'Alençon fece una spedizione per eliminare gl'In-
glesi dalle rive della Loira; quindi insistette per accom-
pagnare il re a Reims per l'incoronazione; solo in questo
modo il «gentil delfino Carlo », come essa lo chiamava,
sarebbe diventato davvero il re di Francia.
La Pulzella partì il 27 giugno con l'avanguardia per
Reims. Carlo VII la seguì due giorni dopo; a Troyes
soltanto si trovò resistenza e G. diresse l'attacco e co-
strinse la popolazione a cedere. Il 17 luglio avvenne in
Reims la consacrazione e l'incoronazione del Re; la Pul-
zella gli fu al fianco durante la cerimonia con il suo
stendardo. «Gentil roi, maintenant est fait le plaisir de
Dieu » disse al Re dopo l'incoronazione.
G. d'Arco aveva ora compiuto la missione che le
«voi» le avevano affidata e pensò a ritornare a Dom-
teny: non sappiamo perché invece si sia fermata. Fu
un ordine delle «voi» o le insistenze dei compagni
d'arme? Essa era già conosciuta dovunque: su «Jeanne
la Pucelle envoyée de Dieu» correvano già le più varie
leggende. Essa insistette perché si attaccasse Parigi; il
26 ag. occupò St-Denis, ma urtò contro l'indolenza e la
diffidenza del Re e dei suoi consiglieri. Nell'attacco dell'8
sett. a Porta St-Honoré fu nuovamente ferita, ma rimase
tutto il giorno ad animare i combattenti. Poi l'impresa
fu rinviata all'anno seguente. Nel maggio 1430 essa era
a Compiègne: di fronte ad un attacco di nemici uscì di
città per combattere, al ritorno venne catturata dai Bor-
gognoni (23 maggio). Fu portata a Beaulieu, a Beaurevoir,
ad Arras, poi gli Inglesi la comperarono per 10.000 lire
tornesi e la portarono a Rouen; odiatissima, come strega
destinata al rogo, venne incatenata al collo, alle mani,
ai piedi.
Nel genn. 1431 venne iniziato il processo sotto la
direzione del vescovo di Beauvais, Pierre Cauchon, che
GIOVANNA D'ARC, santa - La Vergine in trono fra s. Michele
e s. G. D'A. Dipinto del sec. xv. - Parigi, collezione privata.
e Borgognoni. L'assassinio del duca di Borgogna a Mon-
tereau (1419) spinge la Borgogna all'alleanza con l'In-
ghilterra: Enrico V sposa una figlia di Carlo VI cui pre-
tenderà succedere sul trono di Francia, eliminando il
delfino Carlo reo dell'assassinio di Montereau e sospetto
di essere illegittimo. Nel 1422 Enrico V succede a Parigi
a Carlo VI ed ora le forze inglesi si apprestano ad occu-
pare tutta la Francia cacciando il delfino Carlo che a
Bourges con poche forze ed è chiamato per decisione il
re di Bourges. Nel 1428 gli Inglesi assediano Orléans;
la caduta della città può decidere del conflitto. In questo
momento disperato, alla salvezza della Francia che sta
per scomparire come potenza indipendente, accorre G. d'A.
Era una contadinella di Domrémy (Barrois francese),
nata da Jacques d'Arc (o Darc), e da Isabelle Romé, il
6 genn. 1412, forse; aveva fratelli, sorelle. Non aveva istru-
zione alcuna (firmerà con un segno di croce), aveva però
profondo sentimento religioso. Nel 1425, a 13 anni, nel-
l'orto paterno, sentì la prima «voce» soprannaturale; poi
a diverse riprese ebbe visioni luminose: s. Michele,
s. Margherita, s. Caterina. Le «voi» l'incoraggiavano
ad andare a soccorrere la Francia. Solo nel 1428, sotto
l'impressione degli avvenimenti terribili, decise di obbe-
dire alle «voi». Uno zio la accompagnò dal capitano
regio di Vaucouleurs, ma vi trovò derisione: vi ritornò
una seconda volta ed ora Robert de Baudricourt, impres-
sionato dal tono energico della pastorella diciassettenne,
comunicò a Carlo VII la cosa e ricevette ordine di inviar-
gli la fanciulla. G. partì da Vaucouleurs il 23 febbr. 1429
vestita da uomo, con una piccola scorta; giunse a Chinon
il 6 marzo; introdotta dal Re, lo ravvisò tra i cortigiani
e calmò i suoi dubbi circa la nascita: egli era veramente
il figlio di Carlo VI.
Dopo l'esame religioso di una commissione di pre-
lati, alcune matrone accertarono la sua verginità, che
essa aveva già offerto a Dio da Domrémy. Nessuno più
dubito era della sincerità di G. quando annunziò che
essa aveva una missione divina da compiere. Certo molti
vi erano che esitavano su quel che potesse fare una fan-
ciulla, ma moltissimi si fecero suoi zelanti collaboratori.
Il momento era grave: solo un intervento fuori del na-
turale poteva salvare il paese. La Pulzella ordinò la spe-
dizione su Orléans dopo avere scritto ai generali Inglesi

GIOVANNA D'ARC, santa - Ritratto. Dipinto di autore ignoto
francese (inizio sec. xvii). - Rouen, Municipio.
agiva per conto degli interessi inglesi; egli si fece affiancare dal rappresentante dell'Inquisizione. Si voleva strappare a G. la confessione che la storia delle «voci» non era che un suo inganno e tutto il suo operato non era dovuto che a sortileggi. In tal modo l'onore delle armi e degli interessi inglesi sarebbe stato senz'altro riabilitato. Dal 21 febbr. al 17 marzo G., incatenata, fu sottoposta ad esasperanti interrogatori; gli atti del processo mostrano quanta semplicità, quanta onestà vi fosse nella Pulzella, quanta malizia e decisione di condannarla nei suoi inquilatori. Si concluse accusandola di menzogne, superstizione, bestemmie, empietà, idolatria. Neppure la minaccia della tortura indusse G. a negare quello che sinceramente credeva. Il 24 maggio al cimitero St-Ouen con le più terribili minacce la Pulzella fu indotta ad abiurare quelli che si dicevano i suoi errori: essa dichiarò di voler obbedire alla Chiesa. Ma accortasi che la libertà promessale era un'insidia per farle ammettere di avere peccato, subito ritornò a dichiarare la sua fede nelle «voci». In seguito a questo come eretica «relapsa», fu consegnata al braccio secolare ed il 30 maggio 1431 salì il rogo sulla Piazza del Vieux-Marché. Le ceneri vennero gettate nella Senna.
Carlo VII rimase inerte di fronte alla cattura ed al processo della Pulzella. Solo nel 1453, su richiesta ufficiale della madre di G., e per impulso del governo, il papa Callisto III autorizzò una commissione papale a procedere alla revisione del processo ed al suo annullamento per i vizi gravi di forma e di sostanza. Il 6 giugno 1456 comparve la sentenza di riabilitazione.
Dichiarata beata da Pio X il 18 apr. 1909; Benedetto XV il 9 maggio 1920 proclamò G. santa. Festa il 30 maggio. In Francia una legge del 10 luglio 1920 proclamò festa nazionale il giorno anniversario del martirio della Pulzella.
intenzioni non corrispondevano però ad una facile attuazione. Anima inquieta e sensibile ebbe un direttore di coscienza che aumentò i suoi scrupoli con complicate pratiche religiose.
Soltanto dopo che conobbe a Digione s. Francesco di Sales (marzo 1604) e dopo che lo scelse come direttore spirituale (ag. 1604) le si chiarì l’essenza della vera libertà cristiana, ricca di dolcezza e di condiscendenza. S. Francesco di Sales la istruì pure sul più proficuo metodo di orazione: non più ad ore fisse (e spesso le più incomode nell’economia di una famiglia), ma ad ogni momento della giornata con allegrezza e semplicità di cuore. Con la metodologia salesiana G. F. poté superare l’intervallo che divideva le sue sublimi aspirazioni dalle difficoltà quotidiane dello spirito. Ella rimaneva troppo preoccupata di ottenere la consolazione interiore, ma s. Francesco di Sales le istillava la norma che nella vita interiore anche perfetta non bisogna aver di mira la consolazione.
Nel 1610 decise di lasciare il mondo e fondò con Francesco di Sales la Visitazione (ad Annecy nel giugno 1610). L’Ordine, modellato sulla dolce e umile spiritualità delle sianne (s. Francesco di Sales non aveva sottolineato che la charité est une humilité montante et l’humilité de charité descendante -) era sorto inizialmente come Ordine contemplativo ma al tempo stesso di aiuto ai poveri. Ma, l’opposizione dell’arcivescovo di Lione, il quale volle che le suore vivessero sempre in chiostro e non visitassero i poveri, fece che l’Ordine tornasse su basi essenzialmente contemplative. Le costituzioni furono approvate dalla S. Sede nel 1626. Solo più tardi la Visitazione si dedicò all’educazione delle giovinette.
La vicinanza di G. F. con Francesco di Sales è stata, nella storia della Chiesa, uno degli esempi più alti di santa fraternità cristiana. Non fu solo il Santo ad ispirare G. F.; anch’ella seppe illuminare il Santo nella via della ricerca di Dio: è G. F. che apre il segreto tesoro della vita mistica al Santo, o per lo meno che contribuisce a togliere i sospetti verso le illuminazioni mistiche. Non poco il Santo dovette nell’avvio alla composizione del Traité de l’Amour de Dieu alle esperienze mistiche di G. F.
La Santa sopravvissime di molto al suo direttore spirituale, governando con grande abilità il suo Istituto. Fu beatificata da Benedetto XIV il 13 novembre 1751 e canonizzata da Clemente XIII il 16 luglio 1767. Festa il 21 ag.