GIOVANNA D'ARC (DARC), santa. - Eroina delle più pure rivendicazioni nazionali della Francia in uno dei momenti più tragici della sua storia.
Nel 1415 Enrico V d'Inghilterra invade la Francia di cui contende il trono a Carlo VI; la guerra franco-inglese si intreccia con la guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni. L'assassinio del duca di Borgogna a Montereau (1419) spinge la Borgogna all'alleanza con l'Inghilterra: Enrico V sposa una figlia di Carlo VI cui pretenderà succedere sul trono di Francia, eliminando il delfino Carlo reo dell'assassinio di Montereau e sospetto di essere illegittimo. Nel 1422 Enrico V succede a Parigi a Carlo VI ed ora le forze inglesi si apprestano ad occupare tutta la Francia cacciando il delfino Carlo che è a Bourges con poche forze ed è chiamato per derisione il re di Bourges. Nel 1428 gli Inglesi assediano Orléans; la caduta della città può decidere del conflitto. In questo momento disperato, alla salvezza della Francia che sta per scomparire come potenza indipendente, accorre G. d'A.

Era una contadinella di Domrémy (Barrois francese), nata da Jacques d'Arc (o Darc), e da Isabelle Romée, il 6 genn. 1412, forse; aveva fratelli, sorelle. Non aveva istruzione alcuna (firmerà con un segno di croce), aveva però profondo sentimento religioso. Nel 1425, a 13 anni, nell'orto paterno, sentì la prima «voce» soprannaturale; poi a diverse riprese ebbe visioni luminose: s. Michele, s. Margherita, s. Caterina. Le «voci» l'incoraggiavano ad andare a soccorrere la Francia. Solo nel 1428, sotto l'impressione degli avvenimenti terribili, decise di obbedire alle «voci». Uno zio la accompagnò dal capitano regio di Vaucouleurs, ma vi trovò derisione: vi ritornò una seconda volta ed ora Robert de Baudricourt, impressionato dal tono energico della pastorella diciassettenne, comunicò a Carlo VII la cosa e ricevette ordine di inviargli la fanciulla. G. partì da Vaucouleurs il 23 febbr. 1429 vestita da uomo, con una piccola scorta; giunse a Chinon il 6 marzo; introdotta dal Re, lo ravvisò tra i cortigiani e calmò i suoi dubbi circa la nascita: egli era veramente il figlio di Carlo VI.
Dopo l'esame religioso di una commissione di prelati, alcune matrone accertarono la sua verginità, che essa aveva già offerto a Dio da Domrémy. Nessuno più dubitò ora della sincerità di G. quando annunziò che essa aveva una missione divina da compiere. Certo molti vi erano che esitavano su quel che potesse fare una fanciulla, ma moltissimi si fecero suoi zelanti collaboratori. Il momento era grave: solo un intervento fuori del naturale poteva salvare il paese. La Pulzella ordinò la spedizione su Orléans dopo avere scritto ai generali inglesi di abbandonare l'impresa. Vestita da guerriero, con uno stendardo bianco su cui aveva fatto dipingere il Cristo in trono tra angeli, il 27 apr. partì da Blois con una schiera d'armati che scortavano una colonna di carri con viveri: il 28 il convoglio entrò in Orléans, il 29 vi comparve la Pulzella accolta come liberatrice. Nei giorni seguenti si combatté duramente per ricacciare il nemico; G. fu ferita al petto, ma l'8 maggio gl'Inglesi abbandonarono definitivamente l'assedio. Ora la Pulzella con il duca d'Alençon fece una spedizione per eliminare gl'Inglesi dalle rive della Loira; quindi insistette per accompagnare il re a Reims per l'incoronazione; solo in questo modo il «gentil delfino Carlo», come essa lo chiamava, sarebbe diventato davvero il re di Francia.
La Pulzella partì il 27 giugno con l'avanguardia per Reims. Carlo VII la seguì due giorni dopo; a Troyes soltanto si trovò resistenza e G. diresse l'attacco e costrinse la popolazione a cedere. Il 17 luglio avvenne in Reims la consacrazione e l'incoronazione del Re; la Pulzella gli fu al fianco durante la cerimonia con il suo stendardo. «Gentil roi, maintenant est fait le plaisir de Dieu» disse al Re dopo l'incoronazione.
G. d'Arco aveva ora compiuto la missione che le «voci» le avevano affidata e pensò a ritornare a Domrémy: non sappiamo perché invece si sia fermata. Fu un ordine delle «voci» o le insistenze dei compagni d'arme? Essa era già conosciuta dovunque: su «Jeanne la Pucelle envoyée de Dieu» correvano già le più varie leggende. Essa insistette perché si attaccasse Parigi; il 26 ag. occupò St-Denis, ma urtò contro l'indolenza e la diffidenza del Re e dei suoi consiglieri. Nell'attacco dell'8 sett. a Porta St-Honoré fu nuovamente ferita, ma rimase tutto il giorno ad animare i combattenti. Poi l'impresa fu rinviata all'anno seguente. Nel maggio 1430 essa era a Compiègne: di fronte ad un attacco di nemici uscì di città per combattere, al ritorno venne catturata dai Borgognoni (23 maggio). Fu portata a Beaulieu, a Beaurevoir, ad Arras, poi gli Inglesi la comperarono per 10.000 lire tornesi e la portarono a Rouen; odiatissima, come strega destinata al rogo, venne incatenata al collo, alle mani, ai piedi.
Nel genn. 1431 venne iniziato il processo sotto la direzione del vescovo di Beauvais, Pierre Cauchon, che agiva per conto degli interessi inglesi; egli si fece affiancare dal rappresentante dell'Inquisizione. Si voleva strappare a G. la confessione che la storia delle « voci » non era che un suo inganno e tutto il suo operato non era dovuto che a sortilegi. In tal modo l'onore delle armi e degli interessi inglesi sarebbe stato senz'altro riabilitato. Dal 21 febbr. al 17 marzo G., incatenata, fu sottoposta ad esasperanti interrogatori; gli atti del processo mostrano quanta semplicità, quanta onestà vi fosse nella Pulzella, quanta malizia e decisione di condannarla nei suoi inquisitori. Si concluse accusandola di menzogne, superstizione, bestemmie, empietà, idolatria. Neppure la minaccia della tortura indusse G. a negare quello che sinceramente credeva. Il 24 maggio al cimitero St-Ouen con le più terribili minacce la Pulzella fu indotta ad abiurare quelli che si dicevano i suoi errori; essa dichiarò di voler obbedire alla Chiesa. Ma accortasi che la libertà promessale era un'insidia per farle ammettere di avere peccato, subito ritornò a dichiarare la sua fede nelle « voci ». In seguito a questo come eretica « relapsa », fu consegnata al braccio secolare ed il 30 maggio 1431 salì il rogo sulla Piazza del Vieux-Marché. Le ceneri vennero gettate nella Senna.

Carlo VII rimase inerte di fronte alla cattura ed al processo della Pulzella. Solo nel 1455, su richiesta ufficiale della madre di G., e per impulso del governo, il papa Callisto III autorizzò una commissione papale a procedere alla revisione del processo ed al suo annullamento per i vizi gravi di forma e di sostanza. Il 6 giugno 1456 comparve la sentenza di riabilitazione.
Dichiarata beata da Pio X il 18 apr. 1909; Benedetto XV il 9 maggio 1920 proclamò G. santa. Festa il 30 maggio. In Francia una legge del 10 luglio 1920 proclamò festa nazionale il giorno anniversario del martirio della Pulzella.
Bibliografia14 opere
Francesco Cognasso
ICONOGRAFIA
Dai documenti del processo di G. d'A. si sa che essa non si fece mai ritrarre: non esiste dunque nessuna immagine che ne riproduca fedelmente i tratti fisionomici. Fra le raffigurazioni più antiche, probabilmente contemporaneo, è un arazzo di origine tedesca, conservato nel Museo di Orléans, in cui si vede l'arrivo di G. d'A. al castello di Chinon, accolta da Carlo VII. Fin dal sec. XV, tuttavia, scultori, pittori e incisori hanno esaltato la missione divina di G.; infatti in una pittura dell'epoca essa appare accanto alla Vergine e a S. Michele, con scudo, stendardo e nimbo. Lo stendardo di G. è riprodotto, assieme alla bandiera e al pennone, in un manoscritto del 1484 (Parigi, Biblioteca nazionale, ms. frg. n. 5054); il motto era « Jesus Maria »; gigli d'oro su campo bianco e Dio benedicente. Nei secc. XVI e XVII G. d'A. appare spesso o come un'antica eroina, o come una dama con cappello piumato, spada e corazza.
Così in una tavola del 1581 del Museo di Orléans e in un tondo del lorenese Deruet del sec. XVII, che si trova a Nancy. Fra le numerose opere del sec. XIX si ricordano le statue di Chapu (Museo del Lussemburgo) e di Rude (Louvre), in cui G. d'A. fanciulla è in ascolto delle voci celesti; il quadro di Ingres al Louvre e i bassorilievi in bronzo di M. Vital - Dubray per la statua di G. d'A. a Orléans.
Bibliografia
Serena Madonna Setti