GIOVANNI DA RIMINI

GIOVANNI da Rimini. – Pittore riminese del sec. XIV, spesso confuso con Giovanni Baronzio (v.), pur esso pittore riminese ed a lui contemporaneo.
GIOVANNI da Rimini. – Pittore riminese del sec. XIV, spesso confuso con Giovanni Baronzio (v.), pur esso pittore riminese ed a lui contemporaneo.

GIOVANNI da Rimini. – Pittore riminese del sec. XIV, BRONZO (v.), pur esso pittore riminese ed a lui contemporaneo.

Ma mentre il fondamento stilistico per una ricostruzione della figura di questo secondo pittore deve riconoscersi nelle opere da lui firmate appunto con il nome di Baronzio, quale il politico della Galleria nazionale di Urbino, datato al 1345, per una ricostruzione della figura di G. da R. è opportuno partire dal Crocifisso della chiesa di S. Francesco a Mercatello firmato Joanna de Arimino nel 1344. In tale caso potrà assegnarsi al pittore anche un altro Crocifisso proveniente da casa Diotallevi, oggi nella Pinacoteca civica di Rimini, alcuni affreschi nella chiesa riminese di S. Agostino ed alcune tavole dipinte in varie raccolte italiane e straniere.

A differenza di Giovanni Baronzio, la cui ascendenza stilistica, a parte il generico giottismo, è facilmente riconoscibile nell'opera di Giuliano da Rimini, G. da R. su di un fondamento giottesco elabora uno stile che trae la sua bellezza essenziale dalla ricchezza di un colore intenso, che modella armoniosamente le forme, preludendo conquiste che poi saranno della pittura veneta. Ove fosse possibile dimostrare che a G. da R. deve esser assegnato il grande Crocifisso del Tempio Malatestiano, che altri ritiene dello stesso Giotto, ma che per molte ragioni si pensa frutto dell'arte di un grandissimo maestro orientato in senso analogo a G. da R., egli medesimo potrebbe veramente essere considerato il maggiore esponente della scuola pittorica romagnola del sec. XIV.

Bibl.: C. Brandi, Catalogo della mostra della pittura riminese del Trecento, Rimini 1935, V. indice; E. Lavagnino, L'arte medievale, Torino 1936, pp. 718-19; G. Ravaioli, G. da R. e Giovanni Baronzio, in Ariminum, 1938. Emilio Lavagnino