BRONZO

BRONZO. - Adoperato per svariatissimi usi fin dall'antichità, il b. ebbe una parte preponderante nella statuaria greca ad iniziare dal periodo antico (sec. VI a. C.). Le antiche fonti ne citano l'uso in più occasioni e molti degli oggetti originali superstiti con esso costruiti e ne producono notevole testimonianza.
Prima ancora di essere usato in fusione per sculture o rilievi il b. fu usato in numerose applicazioni a lamina, per la suppellettile domestica, per gli ornamenti della persona, per le armi, per i carri ed anche per le decorazioni architettoniche. Plinio nella sua Naturalis Historia (XXXIV, capp. 1-93) dà dettagliato resoconto di tali usi, commenta e descrive molte fra le più celebri sculture bronze dell'antichità. I più grandi artefici dell'antica Grecia usarono infatti largamente il b. nelle loro opere più celebrate, da Mirone a Policleto, da Fidia a Scopa, a Prassitele, a Lisippo, e se solo pochissime ci sono pervenute negli originali, molti sono invece i piccoli b. votivi ed ornamentali che si conservano nei musei di ogni parte del mondo.
La tecnica usata nell'antichità per la fusione e per il getto si rivela d'una mirabile perfezione che ben si accompagna all'alta qualità artistica. Gli elementi figurativi (evidenza plastica, funzione della linea e dei piani, sonorità coloristiche) ritrovavano un elevato coefficiente nella duttilità della materia.
Anche gli Egiziani, gli Etruschi, e poi i Romani furono esperti nell'arte del b. che adoperarono largamente sull'esempio della Grecia. Tra i più celebri b. etruschi e romani si ricordano il Marte di Todi, la Lupa capitolina, la statua equestre di Marco Aurelio, le Erme e la decorazione delle navi di Nemi, la Vittoria di Brescia, ed alcuni busti d'imperatori.
Anche in Oriente si usò il b. fin dai più antichi tempi: in Cina per vasi, armi, ornamenti, per la statuaria sacra (statue di Buddha) e per tutti gli accessori del culto. Il Giappone, tributarì della Cina, diede all'uso del b. una sua particolare caratteristica. In India molte sculture sacre, anche di grandi dimensioni, vennero fuse nel b. (si ricordano, ad es., i Siva danzanti nel cerchio di fuoco del museo di Madras e della collezione della Banca d'Italia). Si produssero anche bracieri, campane, bruciaprofumi ed altri oggetti spesso agominati di argento e d'oro e arricchiti di pietre e smalti preziosi.
Fin dagli inizi dell'arte cristiana piccoli oggetti come lucerne, medaglie, arredi del culto, accessori liturgici, transenne, candelabri, valve di porte (quelle nel battistero lateranense del sec. v) furono in b. La tecnica sempre più si perfezionò con gli apporti dell'arte bizantina in moltissimi oggetti ornati con rilievi o tarsie. Esempio mirabile sono le grandi imposte della chiesa di S. Sofia a Costantinopoli, del sec. IX. La tradizione importata dall'Oriente e che aveva avuto indipendentemente una sua vitalità anche in altri centri europei, fu alimentata soprattutto dai cenobi e dai monasteri fiorentini nel risveglio intorno al Mille. Essi continuarono l'uso della fusione d'arte che era stato ripreso nell'età carolingia, durante la quale si produsse un gran numero di interessanti sculture (fra queste si ricorda la statuetta di Carlo Magno di Metz, oggi al Louvre). Notevole opera di diffusione svolse in tutta la Germania la scuola del mo
nastero di Hildesheim che produsse opere che ancor oggi stupiscono per la perfezione della tecnica, come le ante e la colonna di b. conservate in quella cattedrale.
Con il periodo romanico si ebbe in Italia una più intensa ripresa dell'uso del b. in opere fra le più nobili dell'arte di quei secoli. I grandi scultori romanici: Bonanno Pisano per le porte della cattedrali di Pisa e di Monreale, Barisano per quella di Trani e per le altre di Ravello e di Monreale, Oderisio per quella di Troia, insieme all'anonimo artista autore della porta del duomo di Benevento, molto danneggiata nell'ultima guerra, si cimentarono tutti in opere in b. Negli altri paesi d'Europa si produssero soprattutto suppellettili ecclesiastiche, campane e altri oggetti, con vigoroso senso plastico. Il complesso candelabro del duomo di Milano, attribuito a Nicola di Verdun, è fra gli esempi nordici più notevoli di questo periodo. Anche nell'età romanica si ebbero importanti immigrazioni di opere dall'Oriente: fra le altre le porte di b. damaschinate d'argento per la basi-lica di S. Paolo fuori le mura, per Montecassino, per S. Michele al Gargano.
Fra i primi documenti trecenteschi si ricordano le porte che Andrea da Pontedera scolpì nel 1332 per il battistero fiorentino che furono fuse da specialisti venuti appositamente da Venezia. Settant'anni più tardi la vittoria nel concorso bandito dall'Opera del Duomo permetteva a Lorenzo Ghiberti di scolpire in b. dorato, prima la porta settentrionale poi quella orientale dello stesso battistero. La prima, allogatagli nel 1403, era compiuta nel 1424; la seconda, allogatagli nel 1425, era finita nel 1452. Accanto a lui, i più grandi scultori del Rinascimento usarono molto il b. per le loro più riuscite opere: Brunelleschi, Donatello, Verrocchio, Pollaiolo, lasciarono a Firenze ed altrove impareggia bili testimonianze. Anche artisti minori si cimentarono nella lavorazione del metallo. Il padovano Bartolomeo Bellano collaborò agli altori livelli dei germani di Donatello in S. Lorenzo a Firenze per le ultime Storie di Cristo e lasciò il suo capolavoro nell'armadio delle reliquie nella chiesa del Santo a Padova; il Vecchietta, senese, scolpì nel 1467 la figura tombale di M. Sozzini il Vecchio, oggi al museo del Bargello a Firenze. Altre opere sue sono il ciborio del duomo di Siena e il Cristo risorto, del 1476, nella chiesa dell'Ospedale di Siena. Francesco di Giorgio Martini, nella sua molteplici attività, lasciò anch'egli molte opere in b. Fra quelle che la critica gli riconosce concordemente si ricordano i due rilievi con la Flagellazione, della pinoccola di Perugia e della Deposizione della chiesa del Carmine di Venezia, e gli angeli del duomo senese, databili ca. il 1497-99. Un vigore mai prima sentito impressero alle loro fusioni il Sansovino a Venezia, il Giambologna a Pisa e più tardi Benvenuto Cellini del quale è famosa la descrizione lasciataci da lui stesso della fatica per la fusione del Perseo.
Nel Rinascimento si produssero in b. anche molti accessori ecclesiastici che furono vere e proprie opere d'arte, sia che si trattasse di cancellate (cappella del Cingolo nel duomo di Prato) o pulpiti, sia di oggetti di minor mole come candelabri, campanelli, bacili e piatti da questura. Merita un particolare ricordo per la sua fiorente affermazione medaglia (v.) di cui il Pisanello fu il più celebrato artefice.
Nel Cinquecento in Germania si produssero statue decorative e fra i maggiori artisti ebbero grande rinomanza Peter Vischer e Hans Leigenberger, che però non raggiunsero mai un alto livello artistico.
Per tutto il Seicento, tenuta viva da grandi scultori come il Bernini e l'Algardi, la tradizione del b. continuò ad avere una sua importantissima vita, specie nei grandi monumenti funerari delle basiliche romane e nella decorazione dell'architettura barocca. Fuori d'Italia nel Settecento iniziò l'uso di ornare con il b. mobili e suppellettili domestiche, specie in Francia dove, durante e sul finire della monarchia, e

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(da Cb. de Brosses, L'Italie it y a cont ans, Parigi 1630)
Brosses, Charles de - Ritratto. Incisione di Coupé.

sul principio dell'impero, si foggiarono mobili di diverso stile ma frequentemente decorati con b. L'esempio francese fu seguito ben presto in Inghilterra e in Germania ma le produzioni di questi paesi non poterono uguagliare le raffinate eleganze dei cesellatori parigini. Il primato fu mantenuto per tutto il sec. xix e fra i più grandi artisti di Francia va ricordato Auguste Rodin, autore di sculture celebrative e di ritratti (Les Bourgeois de Calais, La Porte de l'Enfer, i busti di Clemenceau, di Victor Hugo e di Benedetto XV, tutti al museo Rodin di Parigi) ma anche di qualche scultura religiosa fra cui un St Jean-Baptiste prêchant dal 1879.
L'arte di Rodin fu di stimolo a numerosi scultori che alla fine del secolo e ai primi del ' 900 produsero numerose opere in b. nel gusto accademico allora imperante. Molto diffusa fu la decorazione delle grandi architetture onorarie (quadrighe degli archi di trionfo a Parigi, a Berlino, ecc., sculture dei monumenti a Vittorio Emanuele II e di Garibaldi a Roma).
In tempi più recenti l'uso del b. nell'arte è andato diminuendo, ad eccezione di alcune opere felici di artisti contemporanei (fra essi vale ricordare Arturo Martini) che spesso trattarono anche soggetti religios

i. E piuttosto passato nell'uso industriale, nel quale si è poi unito a molti altri metalli ugualmente impiegati

Vedi Tav. X.
BibL.: Per l'arte antica: G. Humbert, Aes, in E. Daremberg e Ch. Saglio, Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines, I, p. 121 sgg.; E. Pernice, Untersuchungen zur antiken Torentih, in 7abredette d. datert. archäol. Instit., 7 (1904), p. 124 sgg.; 8 (1905), p. 51 sgg.; K. Lemhann, Hartleben, Die antiken Grossbronzen, I-III, Berlino-Lipala 1927; per il mediocro e il Rinascimento: A. Didron, Manuel des oeuvres de bronze et d'orfèorerie du mayen-âge, Parigi 1859; J. Labarte, Histoire des arts industriels au mayen-âge, d l'époque de la Renaissance, I, ivi 1864; H. Lucr e M. Kreutz, Geschichte der Metallkunst, I, Stoccarda 1904; E. Loewy e F. Rossi, s. V. ENOCH. Ital., VII, pp. 937-42.
Giovanni Carandente