BREVIARIO

BREVIARIO. - E il libro liturgico che contiene l'ufficio divino (v.) secondo il rito della Chiesa romana. La voce b. (breve nota, compendio), già usata nel linguaggio teologico (Breviarium fidei), amministrativo (Breviarium imperii, di Augusto), giuridico (Brevierium extravagantium), nella lingua liturgica da principio indicava un foglio o libretto posto all'inizio del salterio, che notava gli uffici divini da compiersi in un determinato tempo, e i rispettivi formulari con i loro richiami.
Nella disposizione attuale il b. risulta delle seguenti parti : I) Le bolle (Quod a nobis di s. Pio V del 9 luglio 1568 , nella quale sono esposti i motivi della pubblicazione del nuovo testo ed i lavori fatti per assicurarne la correzione, come vedremo appresso, e Divino afflatu del 1° nov. igir con la quale Pio X ordina una nuova disposizione del salterio per i giorni feriali. 2) Il trattatello De anno et eius partibus, che è un insieme di brevi nozioni astronomiche, necessarie in antico quando ognuno doveva far da sé questi calcoli, ma ormai superflue per l'uso dell'Ordo divini Officii che si pubblica ogni anno con tutte le norme necessarie per la recita del b. 3) Il Calendario con tutte le feste da celebrarsi con il loro proprio rito. 4) Le Rubriche generali, sono una novità nel b. di s. Pio V. Furono corrette ed accresciute sotto Clemente VIII e Urbano VIII ( 1602 e 1635 ), e formano il testo delle norme che regolano la recita del divino ufficio. Altre norme particolari sono sparse nel corpo del b. Fonte preziosa per le rubriche ORDINARIO (v.). 5) L'Ordinario del divino ufficio, contiene l'orditura generale delle singole ore canoniche con quelle formole (inni, capitoli, responsori...) che si dicono quotidianamente per tutto l'anno, o almeno nelle sue principali divisioni liturgiche: Avvento, tempo ordinario dopo l'Epifania e dopo la Pentecoste, detto per unnum, Quaresima, Passione, tempo pasquale. 6) Il Salterio, elemento fondamentale del b., in antico si diceva secondo l'ordine dato dalla S. Scrittura (Psalterium non feriatum). Sotto l'influsso dei monaci e dei Papi certi salmi furono scelti per determinate ore canoniche, prima semplicemente indicati con note in margine, poi secondo l'ordine dell'ufficio (Psalterium feriatum). Il salterio attuale contiene i salmi ed i cantici distribuiti secondo i giorni della settimana, con gli inni delle ore per il tempo
ordinario. Esso segue il testo della Volgata, emendata da s. Girolamo nel 389 e adottata prima nelle Gallie, detto percib Psalterium gallicanum; il Psalterium romanum, ossia la versione della Vetus latina, fino ai tempi di s. Pio V in uso nelle basiliche romane e quasi in tutta la Chiesa latina, fu conservato a S. Pietro in Roma, a S. Marco in Venezia, a Milano ed in poche altre chiese. Pio XII con Motu proprio del 24 marzo 1945 permise nella recita pubblica e privata dei salmi l'uso della nuovissima versione critica dal testo originale ebraico, preparata dal Pontificio Istituto Biblico e ordinata secondo la disposizione data al salterio da Pio X. 7) Il Proprio del tempo, con le parti proprie di ogni giorno del ciclo cristologico, comincia dalla prima domenica dell'Avvento (v. Temporale) cui fa seguito il Proprio dei Santi, con le parti proprie delle feste dei santi, che incomincia dalla festa di s. Andrea apostolo, la più vicina alla prima domenica dell'avvento (v. SAN TORALE). Ambedue i cicli, secondo l'ordine dei giorni e dei mesi, vanno fino all'ultima settimana dopo Pentecoste (v. anno liturgico). 8) Il Commune Sanctorum offre le parti comuni per tutti gli uffici dei santi che non le hanno proprie, ed è disposto secondo l'ordine delle litanie dei santi: Apostoli, Evangelisti, uno o più Sommi Pontefici, Martiri singoli o molteplici, Confessori Pontefici, Dottori, Abati, Confessori non Pontefici, Vergini, non Vergini; in più il Comune delle feste della Dedicazione della Chiesa, della Madonna e l'Ufficio dei defunti. 9) Sono finalmente aggiunte alcune formole di orazioni e benedizioni comuni necessarie o utili nella pratica sacerdotale, i salmi graduali e penitenziali con le litanie dei santi.
Il b. si formò lentamente, ed ogni secolo vi ha contribuito. L'autorità dei Pontefici non vi intervenne che abbastanza tardi, più per proteggere i progressi e gli svolgimenti che per arrestarli.
Si possono distinguere tre periodi principali: 1) il periodo di formazione fino ai primi b. plenari (scc. XI); 2) dal sec. XI a s. Pio V; 3) dal 1568 ad oggi. Al principio per la recita dell'ufficio divino si aveva bisogno di diversi libri : i cantici si prendevano dal salterio o dall'antifonario, gli inni in un apposito innario, i brani della S. Scrittura direttamente dal suo codice oppure da uno speciale lezionario, le letture dei Padri dal sermonario od omiliario, passionario (v.); le preghiere da recitarsi alla fine delle singole Ore o, in un primo tempo,

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(da ltim. Quartalschrift 13 [1922], tav. I)
Breve - Il più antico b. sinora conosciuto: Bonifacio IX a F. Gonzaga (17 ott. 1390).
Mantova, archivio di Stato, Gonzaga Busta 833.

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(da V. JALABERT, LOUIS. Les briviaires manuscrits des bibliothèques publiques de France, Parigi, BSI, inc. I) Breviario - Presentazione al Tempio. B. di Montecassino (1099-1105) - Parigi, bibl. Mazarina, ms. 364, f. 19.

dei singoli salmi, sacramentario (v.) o da collezioni speciali (collettario [v.], orazionario). Quando però si cominciò a rendere obbligatoria agli ecclesiastici la recita dell'ufficio divino non soltanto nel coro di una chiesa ma anche privatamente, con obbligo inoltre di attenersi alla forma seguita nella recita comune, allora la riunione di tutti questi libri in un volume unico divenne indispensabile. Ai salteri si aggiunsero prima le antifone, i versetti e le orazioni. Il Cod. Vat. Reg. II (secc. viII-IX) è il più antico esempio di un salterio con un innario. Nel sec. XI e XII cominciarono a formarsi i b. plenari che ben presto diventarono d'uso comune. Col moltiplicarsi poi delle parrocchie rurali si fece sentire la necessità di abbreviare l'ufficio, per ovviare all'incomodo di dover avere con sé molti libri per la sua recita. Ne dette esempio la Curia romana. Infatti, dice Radulfo di Tongern, sia dietro ordine del Papa, sia per loro propria iniziativa i chierici accorciarono costantemente l'ufficio, e spesso lo modificarono secondo la convenienza dei cardinali (PL 87, 1273 sg.). Nacque così nel sec. xir il Breviarium secundum consuetudinem Romanae Curiae, che ebbe larga diffusione per essere stato adottato anche dall'Ordine dei Frati Minori, quando esso fu fondato e si allargò in tutto l'Occidente. Questa nuova forma di b. è di una liturgia impoverita, fatta non per essere cantata solennemente nelle chiese abbaziali o cattedrali, ma per essere recitata privatamente dagli addetti alla Curia, negli intervalli dei lavori d'ufficio, dagli studenti e professori delle università, tra le fatiche dell'apostolato e nelle soste dei viaggi. Ciò nonostante l'ufficio liturgico antico sembrava ancora intatto nel suo complesso: la Curia romana e i Francescani non avevano fatto altro che
renderlo più breve. In seguito però la soppressione o accorciamento di alcune parti tradizionali dell'ufficio, diede luogo all'introduzione di altri elementi secondari, quali la moltiplicazione e lo sviluppo di feste particolari, di devozioni locali, di nuovi inni, dell'ufficio quotidiano della Madonna, dell'ufficio dei defunti, dei salmi penitenziali e graduali. Nella seconda metà del sec. xv l'umanesimo trionfante tentò di trasformare il b., sostituendo con un latino classico quello usuale, mentre taluni persino, per ragione di gusto, preferirono recitarlo in greco. Anche gli inni furono riportati al sistema classico. La prematura morte di Leone X impedì il dilagare di questa corrente. Però Clemente VII permise l'uso privato dei nuovi inni. Di fronte alla corrente contraria dei tradizionalisti che difendevano gli antichi riti e forme, prevalsero i moderati, fra i quali erano i cardd. Francesco Quiñonez, Sadoleto, Contarini e Gregorio Cortese. Il Quiñonez ebbe l'incarico di preparare un nuovo b., fedele in tutto alle istituzioni dei Santi Padri, né difficile, né lungo. Apparve nel 1535 e fu detto Breviarium Sanctae Crucis, dal titolo cardinalizio del Quiñonez, che, se ebbe dei pregi, ebbe anche dei difetti, specialmente quello di aver rotto troppo con la tradizione e dato accesso a molte novità sul terreno liturgico. Dopo solo pochi anni di uso, Paolo IV nel 1558 ne vietò la ristampa. Nel 1562 fu posta al Concilio di Trento la questione di una completa riforma del b., ed una commissione, all'uopo nominata, ne preparò uno che s. Pio V pubblicò nel 1568 con la bolla Quod a nobis. Questo nuovo b. ritornò decisamente all'antico, pur tenendo conto delle mutate circostanze: abolì ogni altro b. esistente, eccettuati solo quelli che risalissero ad oltre 200 anni di vita o fossero stati direttamente approvati dalla S. Sede. Fu così riservato alla stessa S. Sede il diritto di ordinare o mutare il b., e fu stabilito il principio dell'unità dell'ufficio nella Chiesa latina. Nonostante l'universale approvazione, questa riforma sollevò qualche critica per la soppressione di alcune feste e la deficiente correzione di errori storici. Gregorio XIII e Sisto V ristabilirono alcune feste soppresse, e quest'ultimo nel 1588 istituì la S. Congregazione dei Riti allo scopo di regolare tutta la liturgia latina ed i libri liturgici. Clemente VIII pubblicò nel 1602 una nuova edizione del b. con aggiunte e correzioni. Finalmente Urbano VIII con la bolla Divinam Psalmodiam, del 25 genn. 1632, ne ordinò un'altra edizione con emendazioni e con la correzione degli inni preparata da lui stesso e da alcuni padri Gesuiti. Questo b. è rimasto fino al presente, salvo l'aggiunta di nuove feste fatta dai successori di Urbano VIII. Intanto in quasi tutta la Francia erano andati in uso vari b. particolari che troppo risentivano delle idee dei loro compilatori imbevuti di giansenismo o di gallicanismo. Più voga ebbero quelli di mons. De Harlay del 1680 e del card. De Ventimille preparato nel 1736. Al principio del sec. xix, dopo il concordato del 1801, nella confusione causata dalla nuova circoscrizione delle diocesi, i vescovi francesi pensarono di uniformare la liturgia della Francia, ma mancò il pieno accordo; cosi vennero fuori altre novità, che finirono col produrre una reazione. Intanto il bisogno di uniformarsi a Roma si faceva sentire sempre più. Il primo ad adottare il b. romano fu mons. Parisis, vescovo di Langres nel 1840, seguito poi dal card. Gousset, arcivescovo di Reims, e ben presto da tutti gli altri vescovi francesi, tanto che Pio IX nel 1853 poté felicitarsi con l'episcopato francese per il ritorno della Francia

all'unità della liturgia romana. Un tentativo di riforma era stato fatto intanto da Benedetto XIV, il quale nominò all'uopo una commissione speciale, ma per circostanze molteplici non si arrivò alla desiderata conclusione. Ad ulteriori riforme pensarono Pio IX, Leone XIII e Pio X il quale, con la bolla Divino afflato del 1° nov. 1911, ordinò una nuova disposizione del salterio di modo che durante la settimana venissero recitati tutti i salmi.
B. manoscritti si trovano un po' dappertutto. Uno dei più antichi, del sec. xI, è custodito nella biblioteca Vaticana (lat. 7018), dove si conservano anche quello adoperato da Francesco Petrarca (Vat. Borg. 364), e l'altro fatto per Mattia Corvino, re d' Ungheria (Vat. Urbinate 112). In genere i b. del coro sono più illustrati dei portatili. Sono miniati quelli dei principi, dei vescovi, abati ed altre dignità; così, ad ex., quello di Giovanni d'Amboise contiene 172 miniature (sec. xv); quello di Filippo il Buono 134, quello di Carlo V 186, quello del duca di Bedford qualche migliaio. In Italia i più antichi sono dovuti ai Benedettini cassinesi; i più importanti furono quelli della corte pontificia: Breviarium de Camera, Breviarium

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tita V. Leragozis, Les brésiaires manuscrits
des bibliothigues publiques de Vianco, Parigi 1861, tux. XI
Breviario - Lettera F con Cristo in gloria. B. di Montiéramey (sec. XII) - Parigi, bibl. Nazionale, ms. lat. 796, f. 235.
secundum usum Curiae Romanae, stabilitisi almeno a partire dal tempo di Innocenzo III (1198-1216). L'oggetto delle miniature è preso dalla S. Scrittura, dal tema liturgico del giorno, o sono attributi simbolici dei mesi, scene della vita religiosa e profana, ornamenti. Un elenco dei primi b. stampati tra gli anni 1468-1543 in Enc. Ital., VII, p. 838.

Per l'Ufficio divino e le varie sue parti, V. ORE CANONICHE.

Bibl.: F. Probst, B. und Breviergebet, Tubinga 1868: A. Alès, Description des livres de liturgie imprimés aux XV' et XVI ${ }^{°}$ siècles faisant partie de la Bibl. de S. A. R. Charles-Louis de Bourbon, Parigi 1878; H. Ehrensberger, Libri liturgici Bibl. Ap. Vaticanae manuscripti, Friburgo in Br. 1897; S. Bäumer, Geschichte des B., ivi 1885; G. Mercati, Appunti per la storia del B. romano nel sec. XIV-XV, in Rassegna Gregoriana, 2 (1903), pp. 398-444; J. Baudot, Le B. Romain, Parigi 1907 (vers. ital., Roma 1909); P. Batiffol, Histoire du B. Romain, $3^{e}$ ed., Parigi 1911; F. Schmid, De B. Romano reformando, commentatio, in Ephemerides Liturgicae, 43 (1929), pp. 20-43; V. JALABERT, LOUIS, Les B. manacre, des bibliothèques publ. de France, Parigi 1934; H. Hilbert-Fayard, Leçon de Liturgie à l'usage des séminaires, $23^{e}$ ed., ivi 1934, pp. 26-216; C. Callewaert, Liturgicae institutiones: De B. Romari liturgia, Bruges 1939; F. Oppenheim, De libris liturgicis deque jure ex eis manante, Torino 1940; H. Leclercq, s. V. in DACL, II, coll. 1262-1316; G. Brinktrine, Il B. Romano, trad. ital., Roma 1946.-Per il b. ambrosiano: M. Magistretti, Beroldus, sive Ecclesiae Ambrosianae Mediolanensis Kalenderium et Ordines, Milano 1894. - Per il b. mozarabico: F. A. Lorenzana, B. ad debite persolvendum dicimum officium secundum regulam B. Isidori: PL 86, 47-1352; J. P. Gilson, The Mozarabic Psaltar, Londra 1905.

(Filippo Oppenheim

II. B. Nell'arte. - Le illustrazioni del b., sono legate alle varie scuole artistiche. Quelle dei b. medievali non differiscono sostanzialmente dalle miniature degli evangeliari o delle bibbie; alla fine del sec. xiv, invece, nasce un tipo di illustrazione propria del b., informata alla liturgia di Parigi (o più esattamente della cappella reale del sec. xv, derivata a sua volta, in gran parte, dalla cattedrale di Notre-Dame). I nomi dei primi miniaturisti di questa categoria sono in gran parte sconosciuti. Al centro artistico formatosi nella seconda metà del sec. xv presso la corte di Borgogna appartiene la scuola di Bruges, cui si deve il b. di Filippo il Buono (bibl. di Bruxelles) miniato da Vrelant e da J. le Tavernier prima del 1467 e il b. Grimani della biblioteca Marciana di Venezia. Questo b., che è il più pregevole fra quanti si conoscono, fu miniato verso il 1510 da vari artisti, fra cui l'Horenbout, il Gossart e i Bening, che vollero superare anche il «livre d'heures» dei fratelli Limbourg di Chantilly. Di Paolo di Limbourg si conservano nel Museo Britannico tre belle miniature del b. di Giovanni Senza Panra.

Dopo l'invenzione della stampa si diffonde sempre più l'uso del b.; ma le illustrazioni, che tuttavia, anche per la loro rarità, sono notevoli documenti per la storia dell'incisione, sono povere di valore iconografico. - Vedi Tav. V. BIBLICA.: S. de Vries e S. Morpurgo, Das B. Grimani, Lipsia 1912; G. Coggiola, Il B. Grimani della bibl. Marciana di Venezia, Leida 1910; H. Leclercq, s. V. in DACL, II, i, coll. 1262-1316; T. De Marinis, in Enc. Ital., VII, pp. 834-38 (con bibl.); V. JALABERT, LOUIS, Le B. de Philippe le Bon, Parigi 1919; P. Durrieu, La miniature Romande au temps de la Cour de Bourgogne, Bruxelles 1921.

Guglielmo Federico Volbach