BREGNO, ANDREA. - Scultore e architetto, n. a. Righeggia presso Osteno nel 1418, m. a Roma nel sett. 1503: nel 1506 gli fu eretto un monumento funebre nel chiostro di S. Maria sopra Minerva a Roma. Svolse quasi tutta la sua lunga attività a Roma, dimorando in una casa del rione Trevi «in ascensu montis Caballi» (cf. testamento in data 8 luglio 1503), onde si crede debba identificarsi con quell'Andrea da Montecavallo spesso ricordato nei documenti del tempo. Collezionista e mercante di antiche sculture, traduce tale suo gusto per l'arte classica nei numerosi monumenti funebri e negli altari scolpiti per le chiese di Roma; in queste opere del B., infatti, lo schema toscano rosselliniano (v. ROSSELLI, COSIMO, BERNARDO) della tomba a tabernacolo si arricchisce di un'ornamentazione di ascendenza lombarda, disciplinata entro termini architettonici di larghezza classica, ispirati alle opere romane del primo Rinascimento. Tali elementi appaiono fusi con particolare misura ed eleganza nel monumento d'Albert in S. Maria in Araceli (datato 1465; è la prima opera nota del B. in Roma) e nel monumento Coca in S. Maria sopra Minerva, tipici per l'alto basamento sorreggente il sarcofago alla maniera di analoghi monumenti veneto-lombardi coevi. Insieme con l'altare marmoreo in S. Maria del Popolo (1473), queste prime opere sono fra le più schiette fra quante eseguì il B., il quale si valse poi largamente - per la realizzazione delle numerose commissioni affidategli dal pontefice Sisto IV - dell'attività di scolari e di aiuti, tra cui erano Giovanni Dalmata e lo stesso Mino da Fiesole, dai quali dedusse volta a volta morbidezze di modellato o plastiche asprezze (vedi S. Gregorio al Celio, 1469).
La importanza assunta dalla personalità del B. negli sviluppi della scultura della fine del '400 supera infatti la portata effettiva delle sue intrinseche qualità artistiche, a causa della larga diffusione che i di lui modelli ebbero attraversato la scuola, tanto da potersi affermare che tutta l'arte plastica di quel periodo a Roma assunse tipica fisionomia per opera del maestro lombardo. I monumenti funebri del card. Capranica e del card. Tebaldi in S. Maria sopra Minerva, del card. Alano in S. Sabina, del vescovo Gonnini in S. Maria del Popolo derivano così dal prototipo dei monumenti d'Albert e Coca: come numerosi altri (del card. Roca, di Giovanni della Rovere, di P. Mellini, di P. Ferricci in S. Maria del Popolo, dell'Albertoni, di F. della Valle, del card. Savelli in S. Maria in Araceli) si rifanno al modello - complesso di nicchie con statue nei pilastri laterali - del monumento a Pietro Rario (m. nel 1474) in SS. Apostoli; o agli esempi forniti dal monumento a Raffaele della Rovere (m. nel 1477), ivi, e dal monumento a Cristoforo della Rovere in S. Maria del Popolo. Su disegno dell'autore vennero eretti poi il monumento dei genitori di Sisto IV, a Savona, e il monumento a Pio II, oggi in S. Andrea della Valle, nella cui esecuzione si possono riconoscere artisti diversi. All'attività della scuola del B. furono affidati anche complessi decorativi di fabbriche erette per volere del pontefice Sisto IV; e nei parapetti, nelle incorniciature dei palotti delle cappelle di S. Maria del Popolo, nella cantoria della cappella Sistina - come nelle cornici delle porte dell'ospedale di S. Spirito - è chiara la traccia della tipica maniera ornamentale del lombardo. Affinità tra le opere plastiche del B. e le parti decorative del prospetto del palazzo della Cancelleria, hanno fatto attribuire all'autore e alla sua scuola - e con buone probabilità - l'esecuzione di gran parte di quell'edificio, identificando così A. B. con l'Antonio Montecavallo ricordato dal Vasari (Lavagnino), mentre rimane ignoto il nome dell'architetto autore del progetto. Da tale partecipazione non appare tuttavia lecitto dedurre conclusioni circa una attività propriamente architettonica dell'autore, per cui non è accettabile l'attribuzione a B. della chiesa di S. Maria del Popolo come di altre fabbriche romane di quel periodo. - Vedi Tav. III.
Maria Vittoria Brugnoli