GIUDA GALILEO

GIUDA GALILEO. - Capo di una delle somme scoperte in Palestina contro il dominio romano, in occasione del censimento indetto dal senatore P. Sulpicio Quirino, legato in Siria (6-7 a. C.). G. era nativo di Gamala nella Gaulonitide, ma detto generalmente il «Galileo». Non sembra che fosse identico con il Giuda, figlio di Ezechia, che diresse l'insurrezione dopo la morte di Erode il Grande (4 a. C.).

Unitosi con il fariseo Saddoc, G. proclamò la disobbedienza ai Romani, dichiarando indegno che un giudeo tollerasse «padroni mortali dopo Dio» (Flavio Giuseppe, *Bell. Jud.*, II, § 118; *Antiq. Jud.*, XVIII, §§ 4-9, 23-25). Dopo vari scontri G. fu ucciso; ma la sommossa non rimase senza effetti. La sua riuscita iniziale è documentata dalla breve rievocazione di Gamaliele 25 anni dopo (Act. 5, 37). Il gesto di questo capopopolo aveva anche un motivo religioso-messianico: intendeva affrettare l'avvento del Messia liberatore dalla tirannia romana. Fallito il suo tentativo, G. ZELOTI (SICARI) (v.). Nel 46-48 d. C. il procuratore Tiberio Alessandro fece crocifiggere due figli di G. (Fl. Giuseppe, *Antiq. Jud.*, XX, § 102). Un altro suo figlio, Menahen, fu uno dei principali insorti contro i Romani nel 66 d. C. (id., *Bell. Jud.*, II, §§ 433-48).

Bibl.: E. Schürer, *Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi*, I, 3-4a ed., Lipsia 1901, pp. 420-67; M.-J. Lagrange, *Le Judéisme avant Jésus-Christ*, Parigi 1931, pp. 213-14; F. Jackson, J. Foakes e Kirsopp Lake, *The beginnings of Christianity*, I, Londra 1920, pp. 421-25. Angelo Penna.