ZELOTI (SICARI)

ZELOTI (SICARI). - Termine greco (ζηλωτῆς «zeltane»), che in origine aveva solo un significato morale, in quanto contraddistinguiva i fedeli osservanti della Legge: programma che Mattatia morente la scia ai suoi figli e seguaci (I Mach. 2,50).

Gli z. si organizzarono in un partito politico con Giuda il Galileo (Act. 5,33) al tempo dei procuratori romani. Si trattava di farisei rigidi, in cui l'idea nazionalistica predominava su ogni altra.

Nel loro nazionalismo estremistico gli z. si trasformarono spesso in volgari assassini, coprendosi di non pochi delitti (Flavio Giuseppe, Bell. Ind., VII, 268). Dal piccolo pugnale (lat. sica) usato a tale scopo furono chiamati anche sicari. Ebbero una parte di prim'ordine durante la rivolta contro i Romani (66-70 d. C.). Guidati da Eleazar, penetrarono in Gerusalemme (Fl. Giuseppe, ibid., IV, 136 sgg.), ove commisero ogni sorta di soprusi. Occupato il Tempio (ibid., V, 5-7), da principio lottarono contro il partito più moderato guidato da Giovanni di Gisela (ibid., V, 101-103), quindi continuarono la guerra con fanatismo estremo contro i Romani. Gli ultimi rimasti con Masada (v.), ove, dopo un lungo assedio, per non cadere prigionieri compirono un suicidio collettivo.

Siccome z. in aramacio si dice qan'āndā, secondo non pochi eseguiti l'apostolo Simone detto xavvavzios «cananeo» (Mt. 10, 4; Mc. 3, 18) sarebbe stato uno z. (cf. Lc. 6, 15; Act. 1, 13) nel senso primitivo del vocabolo.

BIBL.: H. Lesétre, Zélotte, in DB, V, col. 2537; E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi, I, 4a ed., Lipsia 1901, pp. 486 sgg., 617-34; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 3a ed., Torino 1938, p. 437 sgg.; A. Stumpff, Znādo-Znādo-τῇς in R. Kittel, Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament, II, pp. 884-90.