MASADA. - Fortezza su di una collina rocciosa del deserto di Giuda a ovest del Mar Morto. La primitiva costruzione, secondo Flavio Giuseppe (Bell. Iud., VIII, 3) risale a Ionathan (161-143), ma probabilmente già prima in questo luogo aveva cercato un rifugio David (I Sam. 24, 1). Il forte servi di rifugio a Erode il Grande, con 800 persone oltre le donne, nel 42 a. C., quando era in lotta contro i Parti (Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XIX, 14, 6). Qualche anno più tardi Erode trasformò la fortezza in reggia fortificata, rendendola più sicura mediante un accesso difficile e sorvegliato da una torre.
Nel 66 d. C., M. fu occupata dai Sicari, o partigiani a oltranza contro i Romani, che seminarono il terrore nelle località vicine: Engaddi, Hebron, Thecua e Herodium. Dopo un assedio memorabile, preparato con accuratezza, Flavio Silva occupò la fortezza, ma vi trovò i 190 assediati uccisi fra di loro, ad istigazione di Eleazar, ad eccezione di due donne con i loro bambini (Fl. Giuseppe, Bell. Iud., VII, 8, 2). Probabilmente da allora M. fu smantellata. Il cristianesimo vi mise piede e si trova ancora una chiesa a una navata con nartece, situata in mezzo al recinto. Forse fu costruita da s. Eutimio (v.) : Cirillo di Scitopoli, parlando del ritiro del Santo, lo chiama Marda, che alcuni ritengono parola siriaca per M.; ma altri identificano il luogo eutimiano con il Hirbet el-Merd, detto anche Castellino, dove poi s. Saba costruì un monastero. M. ai nostri giorni porta il nome di Sebbeh, e si vedono bene i resti della grande fortezza con due palazzi, parecchie case, molte cisterne, colombarie e resti delle fortificazioni del 66: muro di circonvallazione,
8 campi di cui 2 principali e 4 secondari, assai ben conservati, l'agger o terrapieno per l'assalto.