ZAHN, THEODOR

ZAHN, THEODOR. - Esegeta e patrologo protestante, n. a Mörs (Renania) il 10 ott. 1838, m. a Erlangen il 15 marzo 1933.

Studiò teologia a Basilea (1855), poi a Erlangen, dove J. Christian Konrad Hofmann (1810-77) esercitò su di lui influsso duraturo; poi fu ripetitore a Gottinga (1865), libero docente (1868), professore straordinario (1871). Successe all'Hofmann (1878), a Erlangen, e fu in seguito titolare di quelli cattolici, meno che nel 1888-92, quando fu professore ordinario a Lipsia. Emerito nel 1909, lavorò fino a 95 anni. I suoi studi si rivelarono dapprima alla patristica, poi all'investigazione del canone biblico. Alla critica testuale, all'introduzione, poi a commenti del Nuovo Testamento.

Molte delle sue opere hanno valore duraturo, per ricchezza di erudizione, sagacia d'investigazione, esposizione chiara delle soluzioni. Z. apprezza la tradizione antichissima della Chiesa, difende la piena autenticità storicità di ogni passo del Nuovo Testamento, e, cosa più rara, è grande conoscitore della storia dell'esegesi; qualità che lo rendono prezioso anche per i cattolici.

Però da Hofmann, vero capo della scuola di Erlangen, Z. ha ereditato anche una grave limitazione. Secondo tale scuola, tutta la teologia ha alle sue basi l'esperienza della rinascita spirituale, detta anche esperienza salutare (Heilersfahrung), concetto discendente dal pietismo, la Schleiermacher, e in ultima analisi da Lutero. Però in tale è lo teologico non è data immediatamente la verità soprannaturale secondo i più importanti capisaldi, a differenza dell'opinione di Schleiermacher, ma è necessario fare una conclusione, detta regresso. Paragonata da Hofmann a quella che fanno i fisici per scoprire le leggi della natura partendo dai fenomeni naturali. Il regresso si fa così: l'esperienza della rinascita che ci fa, secondo il dogma luterano, certissimi della nostra salvezza, si opera per il mediatore Cristo, che prese su di sé l'inferno meritato da noi, e che pieno di Spirito Santo ci fa nuove creature del Padre. Così si conclude ad una preistoria dell'esperienza salutare nella Trinità. Rifiutando scopriamo attraverso altre conclusioni che vi è tutta una storia salutare (Heilsgeschichte), vissuta da grandi personaggi con vive esperienze religiose e così connessa da costituire un complesso (Zusammenhang) di tradizione salutare; ne segue che il passato fino ad oggi è il presupposto della nostra esperienza salutare che il futuro, fino ai tempi escatologici, sarà il suo adempimento (Erfüllung). Ne derivò un certo metodo di lavoro teologico: deve essere venerata e ricercata con tutti i mezzi quella tradizione che è salutare, e con altrettanto vigore ripudiata quella che ne è l'irrigidimento privo di senso: ognuno deve sforzarsi di elevare e allargare la sua conoscenza teologica a capire i capisaldi della storia salutare, e per ciò deve incorporare la storia dell'esegesi nei suoi commenti biblici. Se tutto ciò è buono, segue però un lato meno buono, se si paragona il metodo di Hofmann e di Z. con il metodo analitico della teologia fondamentale cattolica. Anche questo procede da una esperienza, quella della Chiesa cattolica di oggi nella persona credente, ed allarga l'orizzonte fino ad arrivare al miracolo dell'esistenza di tale Chiesa una e santa in mezzo a tante persecuzioni e defezioni; ne trae le sue conclusioni, per arrivare a Cristo legato divino vivente nella Chiesa e al suo magistero vivo tradizionale. Ma vi è qui una differenza sommamente

importante: quel magistero istituito da Cristo non è saltuario, con esperienze religiose più vive secondo la personaggi, errore già scartato dalla Chiesa nella lotta contro il montanismo (v.) e in seguito rinnovato dai protestanti, ma ha la stabilità irresistibile di una istituzione salutare. Sicché la tradizione della Chiesa non va bipartita con il dichiarare, secondo l'esperienza oggettiva ma limitata di Lutero, che diventa la misura di tutte le verità teologiche, una parte vivente e un'altra irragidimento abusivo, come fa nei suoi commenti biblici Zs. sforzandosi, p. es., di provare che «la Maria» (non conosce espressione più rispettosa di quest'articolo «la») non fu virgo post partum, e che da un matrimonio normale con Giuseppe ebbe altri figli (v. FRATELLI DI GESÙ), pur concedendo che le espressioni filologiche potrebbero avere il senso difeso dai cattolici, decidendosi per il disprezzo di quella tradizione «irrigidita», che concede trovarsi già in S. Giustino il Martire (v.). Lo stesso vale naturalmente per altri passi del Nuovo Testamento, che si prestano a controversie con la Chiesa cattolica. Z. è più moderato di altri protestanti; ma adotta sempre la tradizione che è al servizio dell'esperienza erigiana, non la tradizione vera e in sé. Con i cattolici, pertanto, fu in costante polemica, come lo fu anche con i «critici». Né mancano in Z. soluzioni un po' artificiali di tanti problemi biblici. Rimangono i suoi meriti insigniti per la difesa dell'autenticità degli scritti biblici, e della tradizione non bipartita, fondamentali per la fede cattolica.

Opere fino al 1918 elencate in Zahn-Bibliographia (Lipsia 1918). Opere patristiche: Marcellus von Ancyra (Gotha 1867); Der Hirt des Hermas (ivi 1868); Ignatius von Antiochien (ivi 1873); fu condirettore (con O. V. GERHARDT, PAUL e A. Harnack) della collana Patrum apostolicorum opera (4 voll., Lipsia 1876-78, editio minor 1877, 6a ed. 1920), in cui pubblicò in edizione critica Ignati et Polycarpi epist., martyria, fragmenta (Lipsia 1876); ideò e pubblicò l'importante collana Forschungen zur Gesch. des neutest. Kanons und der altkirchl. Liter. (Erlangen-Lipsia 1881-1929: 10 voll., in massima parte scritti da Z.); Das apost. Symbolum (ivi 1893); Skizzen aus den Leben der alten Kirche (ivi 1894; 3a ed. 1908). Opere esegtiche (anche sugli apocrifi): Acta Iohannis (Erlangen 1880); Gesch. des neutest. Kanons (2 voll., ivi 1888-92); Das Evangel. des Petrus (ivi 1893); Einleitung in das Neue Testament (2 voll., Lipsia 1897-99; 3a ed. ivi 1906-1907); Grundriss der Gesch. des neutest. Kanons (ivi 1901; 2a ed. ivi 1904); diresse il Kommentar zum Neuen Testament (18 voll., Lipsia 1903), serie in cui Z. diede i commenti a Mt. (1903; 4a ed. 1922), Gal. (1905; 4a ed. 1922), Io. (1908; 6a ed. 1921), Rom. (1910; 3a ed. 1925), L. (1913; 4a ed. 1920), Act. (2 voll., 1920-21; 4a ed. 1927), Apoc. (2 voll., 1927); Grundriss der Einleitung in das Neue Testament (Lipsia 1928); Grundriss der neutest. Theologie (ivi 1928; 2a ed. 1932); Grundriss der Gesch. des Leben Jesu (ivi 1928).

Bibl.: A. Chroust, Lebensläufe aus Franken, Monaco 1919, pp. 523-30; E. Stange Die Religionswissenschaft in Selbstdarstellung, I, Lipsia 1925 (autobiogr.); A. Meyer, in Die Religion in Gesch. und Gegenw., IV (1931), col. 2070 sgg.; J. Sickenberger, S. V. in LThK, X (1938), col. 1030 sgg. Due Festschriften in onore di Z. furono pubblicate a Lipsia 1908 e 1928.