GIUDITTA (EBR. 'JEHÂDHTH', VOLG. JUDITH)

GIUDITTA (ebr. 'Jehâdhth', Volg. Judith). - Pia ed eroica vedova che liberò Bethulia; il nome 'Jehâdhth' era stato già portato dalla moglie di Esau, figlia di Beeri hittita (Gen. 26, 34). Dà il nome al libro sacro, che ne narra le gesta.

Ecco il contenuto del libro. Nabuchodonosor re d'Assiria sconfigge i Medi e manda Loferne a trar vendetta dei popoli occidentali che si eran rifiutati di soccorrerlo (1-2, 20). I paesi son devastati, la Fenicia e la Filista s'arrendono; Loferne arriva ad Esdrelon contro i Giudei che soli resistono (2, 21-4, 15). L'ammonita Achiór dà ad Loferne la ragione di quest' resistenza nella protezione di Jahweh e consiglia prudenza (5, 1-21). Loferne, irritato, lo fa legare e cadere nelle mani dei Giudei. Assedia Bethulia e, tagliandole l'accesso alle sorgenti, la riduce all'estremo (5, 21-7, 32).

Dinanzi alla determinazione di resa, imposta ai capi dai Bethuliesi, interviene G. con la sua fede ardente; prega, si mortifica, promette la salvezza e concepisce un ardito disegno (8-9). Accuratamente adorna, esce con la sua schiava verso gli Assiri; avvince Loferne e ne ottiene libertà di movimento, per le sue pratiche religiose (10-12, 9). Invitata a banchetto e rimasta sola con Loferne, mentre questi, ebbro dal vino, giace in un sonno profondo, gli tronca la testa e ritorna con il suo trofeo a Bethulia (12, 10-13, 20).

G. dispone tutto per la vittoria. Gli Assiri, conosciuta la morte del loro capo, si disperdono, inseguiti da ogni parte dai Giudei (14-15, 7). Il popolo esalta G., che prorompe in un canto di lode e ringrazia-mento a Dio (15, 8-16, 17). Vita virtuosa longeva e morte di G. (16, 18-25).

Il testo originale ebraico (L. Soubigou [V. BIBLICA.], pp. 483-86) è andato perduto; ne tiene il posto la versione greca in triplice forma; la migliore (codd. BAS) è alla base del testo critico (ed. A. Rahfs, I, Stoccarda 1935, pp. 951-73); le altre due, codd. 58 (antica versione latina e siriaca) e codd. 19, 108 (recensione luciane) sono derivate dalla precedente (A. Miller [V. BIBLICA.], p. 17 sgg.). La Volgata, elaborazione affrettata e piuttosto libera di s. Girolamo (PL 29, 39 sgg.) su un esemplare aramaico, è di un quinto più breve del greco e ha un posto secondario (A. Vaccari [V. BIBLICA.], p. 304). Nella maggiore e più grave parte dei casi i testi concordano: indice di lezione autentica, originaria (Vaccari).

Il problema più importante riguarda la storicità del libro di G. Il testo offre passim dei dati nettamente contrastanti: Nabuchodonosor (605-562) re di Ninive (distrutta nel 612); mentre si sarebbe (Jud. 4, 3; 5, 18 sgg. [Volg. 22 sgg.]) dopo l'esilio e la ricostruzione del Tempio (538-438). Nabuchodonosor lotterebbe contro Arpahad (ignoto) re dei Medi, espugnerebbe Ecbatana; mentre si sa che non combatté i Medi, né conquistò mai Ecbatana. Infine, oltre alle strane indicazioni geografiche, Bethulia, il sommo sacerdote Ioachim (o Eliachim), la stessa G. sono ignorati da tutto il Vecchio Testamento. Per gli acattolici, a partire da Lutero (ed alcuni cattolici: J. Jahn, F. C. Movers, F. Lenormant), si tratta di libro soltanto didattico-parentizio (cf. E. Schürer [V. BIBLICA.]; G. Luzzi [V. BIBLICA.], pp. 225-28), senz'alcun fondamento storico. L'autore insegna che Israele ha in Jahweh il suo sicuro,

onipotente protettore; tema di attualità e grande utilità per sostenere i Giudei nel periodo maccabaco e immediatamente precedente.

Tutti gli antichi ne sostenero invece la storicità; ancora tra i recenti: G. Brunengo, F. Vigouroux, ecc.; G. Brunner; e i protestanti J. von Gumpach, O. Wolff. Ben può dirsi ormai comune tra i cattolici la posizione intermedia; si tratta di composizione didattica con fondamento storico; o meglio di libera narrazione di un fatto storico a scopo didattico-parentesco (Miller, Soubigou, Vaccari, ecc.). In realtà, se ben si osserva, le difficoltà sorgono dai nomi prescelti dall’autore per le persone e le località: scelta connessa con lo scopo principale già accennato. P. es., Nabuchodonosor, distruttore di Gerusalemme, qual tipo dei nemici della nazione teocratica; Ninive, la cui fine fu predetta da Nahum e così rovinamente realizzata, quale espressione della potenza di Jahweh, motivo di fiducia per Israele. «Tutto induce a pensare che il sacro autore, per qualche ragione di opportunità o di simbolismo, abbia voluto dare a luoghi e persone nome diverso dai veri. Ai contemporanei doveva esser facile, a noi invece assai arduo, intendere ciò che si nasconde sotto il velame di quei nomi strani» (Vaccari [V. BIBLICA.], p. 304).

Punto di partenza per determinare il nucleo storico è l’identificazione di Nabuchodonosor. Sono state proposte una ventina di sostituzioni, da Addanirâri III (870-782) a Demetrio I Sotere (161-151), con tentativi che arrivano fino a Traiano (G. Volkmar), mentre il libro di G. è già conosciuto da S. Clemente di Roma (ca. 95 d. C.): cf. A. Condamin (v. BIBLICA), col. 1560 sgg.

È ormai comune l’identificazione con Artaserse III Oco (358-337): già Sulpicio Severo (sec. V. PL 20, 137 sgg.), Condamin, Miller, Soubigou, Vaccari, ecc. L’epoca è dopo l’esilio (lud. 4, 3. 13 sgg.; 5, 18; 9, 1. 13; 16, 17 sgg.); non c’è traccia d’idolatria (8, 18); vige l’esatta osservanza della legge (12, 2-9, ecc.; Miller, pp. 7-13). L’espressione «preparar la terra e l’acqua» ad indicare l’aiuto da dare alle truppe (2, 7; Soubigou, p. 513) è propria dei Persiani (Erodoto, II, 48 sgg.). Oloferne (2, 4, ecc.) e Vagaio, Settanta Bagoas (12, 10; ecc.), sono esattamente nominati da Diodoro Siculo (Biblio-theca historica, XVI, 47, 4; XVII, 5, 3; XXXI, 19, 2 sgg.); partecipano come condottieri subalterni alla campagna contro l’Egitto ed i ribelli satrapi occidentali (353-351 ca.). In questo tempo trova posto l’episodio di G. (Soubigou, pp. 492, 512 sgg., 556; cf. Schürer, p. 169 sgg.). Brunner identifica Nabuchodonosor con Araka, ribelle a Dario I (ca. 520); effettivamente Araka prese il nome di Nabuchodonosor IV (iscrizione di Behîstûn, lin. 49 sgg.). Spiega così meglio perché i Giudei, fedeli a Dario, non siano stati molestati in seguito all’uccisione di Oloferne; ma manca ogni altro riferimento (A. Miller, in Biblica, 23 [1942], pp. 95-100).

L’altra identificazione più diffusa, specialmente nel passato, di Nabuchodonosor con Assurbanipal (668-626), contro Samaššumukîn, suo fratello reggente di Babel, e i federati occidentali, tra i quali Manasse (F. Roubïou, Brunengo, E. Kalt, L. Dennefeld, ecc.), contrasta con i dati certi postesilici successi (Soubigou, p. 490 sgg.).

L’autore, che scrisse nel sec. III a. C., vuol mostrare come la fedeltà a Jahweh salva Israele da ogni pericolo (8, 11-27; 16, 1-7); l’esempio di G. casta e pia (8, 4 sgg.; 12, 2-9; 16, 22 sgg.) che trionfa del potente nemico, ne è prova efficace. Lo stratagemma di G. non oltrepassa quel che allora era ritenuto lecito in guerra contro il nemico. «Gli impuri affetti che potevano sorgere nel cuore di Oloferne G. non li cercava e neppure li temeva, sorretta com’era in Dio (13, 16-19). Con aver troncata la testa del nemico senza lesione della sua onestà, riportò un doppio trionfo, morale insieme e civile. Per questo la pietà cattolica vide in G. una figura dell’Immacolata, che, non tocca dall’impurio alito del tentatore, al serpente infernale schiaccia il capo» (Vaccari, p. 305).

Il libro di G. manca nel canone ebraico, dalla fine del I sec. d. C.; tale esclusione fu arbitraria (v. ECCLESIASTICO). Sia nei Padri che nei documenti ecclesiastici è attestata l’origine divina di G.

Bibl.: F. Prat, s. V. in DB, III, coll. 1822-33; A. Condamin, s. V. in DFC, II, coll. 1559-65; H. Höpfl, Introductio specialis in Vet. Test., 5a ed., Roma 1946, pp. 213-25.

Commenti recenti: M. Löhr, in *E. Kautzsch, Die Apostrohren, I, Friburgo 1900, pp. 147-64; A. Piffard, Lilla 1901; *T. André, Les Apocryphes de l’Ancien Testament, Firenze 1903, pp. 158-63; A. E. Cowley, in *R. H. Charles, The Apokrypha, I, Oxford 1913, pp. 24-267; J. Keulers, Bruges 1927; *N.B. Coleman, in *C. Gore - H. L. Goudge - A. Guillaume, A nec commenari, II, 2a ed., Londra 1929, pp. 58-62; *G. Luzzi, Apocrifi dell’Ant. Test. (La Bibbia), 10, Firenze 1930, pp. 221-265; A. Miller, Bonn 1940; A. Vaccari, La S. Bibbia, III, Firenze 1948, pp. 303-43; L. Soubigou (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 4). Parigi 1949, pp. 483-575.

Studi: G. Brunengo, Il Nabuchodonosor di G. Roma 1888; *G. Klein, Über das Buch Judith, Leida 1893; P. Riessler, Chrono-lotische Fixierung der Heldenthat Judiths, in Der Katholik, 74, II (1894), pp. 1-8; F. Vigouroux, La Bible et les découvertes modernes, IV, 6a ed., Parigi 1896, pp. 99-131; *E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes, III, 3a ed., Lipsia 1898, pp. 167-74; *F. Stein-metzler, Neue Untersuchungen über die Geschichtlichkeit der Judith-verlange, 11, 1907; A. Biolek, Die Ansicht des christlichen Altertums über den literarischen Charakter des Buches Judith (Wiednauer Studien, 4), Vienna 1911, pp. 324-68; C. Meyer, Zur Entstehungsgeschichte des Buches Judith, in Biblica, 3 (1922), pp. 193-203; id., Utrum Judith laudanda an reprehendenda sit, in Verbum Domini, 3 (1923), pp. 173-79; *E. E. Voigt, The latin versions of Judith, Lipsia 1923; I. de Vuippens, Darius I, le Nabuchodonosor» du livre de Judith, in Estudis franciscans, 39 (1927), pp. 351-69; H. P. Chayes, Das Buch Judith, in Jud. Jahrb. für Österr., 1 (1932-33), pp. 103-12; H.L. Jansen, La composition du chant de Judith, in Acta Orient., 15 (1936), pp. 63-71; *F. Zimmermann, Aids for the recovery of the Hebrew original of Judith, in Journal of biblical literature, 57 (1938), pp. 67-74; *G. Brunner, Der Nabuchodonosor des Buches Judith, Berlino 1940; J. Schwarz, Un fragment grec du livre de Judith (sur ostra-con), in Revue biblique, 53 (1946), pp. 534-37; A. Colunga, El género literario de Judit, in Estudios bíblicos, 6 (1947), p. 449; e in Ciencia tomista, 74 (1948), pp. 98-125; F. Stummer, Geographie des Buches Judith, Stoccarda 1947 (cf. Revue biblique, 55 [1948], p. 138 sq.); A. Vaccari, Note critiche ed esegetiche. Judit 16, 11, in Biblica, 28 (1947), pp. 401-404; 29 (1948), p. 34 Francesco Spadafora.

Article illustration
(1ot. Alimari)

GIUDITTA - G. recide la testa ad Oloferne. Dipinto di A. Gentileschi (1590-1642) - Firenze, Galleria degli Uffizi.

Iconografia. - G. fu rappresentata, insieme con Ester, nella basilica del sec. v di S. Felice in Nola (s. Paolo in Della, Carmen, 28, 26: PL 61, 663).