GIURAMENTO MEDICO

GIURAMENTO MEDICO. — La professione del medico ebbe nell'antichità carattere sacro. Regole ben definite disciplinavano la sua attività quasi sacerdotale ed è celebre il giuramento che Ippocrate prescrisse al medico e che forma la base morale di un'azione tutta consacrata a beneficio dell'umanità.

Sulla autenticità del g. m. dottamente trattato gli storici, principalmente il Triller nel Settore e con lui il Darenberg e il Littré; studi recenti assicurano che esso va sicuramente attribuito al grande medico di Coo.

Il giuramento s'inizia con la formola sacramento, che in continuo spiccatamente religioso: «Giuro per Apollo il medico, per Esculapio, per Igea, Panacea, per tutti gli dèi, per tutte le dee, che chiamo

a testimonio, che io con ogni forza e piena coscienza manterrò fede al mio giuramento». Messo quindi l’esercizio medico sotto il controllo dei testimoni del giuramento questo passa ai voti, cui il futuro medico si obbliga con deliberata volontà. Anzitutto, rispetto ai maestri: dovrà aiutarli come se fossero suoi genitori; poi il proposito di far partecipare alla sua professione i propri figli e i figli dei maestri e quanti con giuramento gli si dichiareranno scolari e nessun altro. Emerge, così, il concetto di casta chiusa; è noto, del resto, che Ippocrate apparteneva agli Asclepiani, fra i quali l’arte di Esculapio tramandava da padre in figlio.

Più interessante la parte che riguarda il malato. Il giurante promette di rispettare con scrupolosa coscienza la vita altrui; astenendosi dal prolungare veleni, dal procurare aborti, dal praticare l’operazione della pietra, da qualsiasi atto men che corretto nella casa dei malati, mentre mentrerà il segreto su quanto avrà udito o veduto durante la cura, esercitando insomma, la sua arte nell’innocenza e nella purità. Come si vede, nel breve giro di poche frasi si contengono gli aforismi morali della dottrina ippocratica, come nei libri del «corpus» la parte dottrinaria. Tuttavia le massime del giuramento non possono considerarsi disgiunte da quel complesso di precetti che nel De medico, nel De recenti ornatu, nel De veteri disciplina, riguardano la pratica professionale; come l’osservazione del malato, la temerità delle diagnosi, la prescrizione delle medicine, precetti che fanno del medico una persona onesta nella vita come nella scienza, aliena da presunzioni e cupidigie, serena, riservata, segreta, quale ancora, a venticinque secoli di distanza, lo vuole la deontologia professionale.

Tali basi dell’etica medica apparvero così perfette, che non solo la romanità (Sorano di Efeso tornerà a svolgere e ad ampliare la precettistica) le riconobbe giuste, ma il cristianesimo le inquadrò nel campo più vasto dei doveri del cristiano. Una religione che inculcava massime di amore per il prossimo, e tanto più in quanto trattava di prossimo sofferente, non poteva non porre su un piano soprannaturale quella che dagli antichi era considerata virtù particolare di una casta. Pertanto le norme del giuramento ippocratico non perdono il loro valore con il tempo. Si trovano scritte a forma di croce in un codice del sec. XII e più tardi Clemente VII vorrà che il laureato, mutato naturalmente il nome della divinità, giuri quanto Ippocrate esige e prescrive. Due erano i giuramenti che il medico prestava: l’uno alla laurea, l’altro all’ingresso nella corporazione dei medici. Nel primo si ripetevano le formule di Ippocrate; e dei doveri che ne derivavano vi è un’eco assai chiara nelle Costituzioni emanate nel 1232 da Federico II per l’Università di Salerno. All’altro giuramento si aggiunsero norme deontologiche particolare, che, con pene e multe, variavano da città a città e raccomandavano l’obbedienza agli statuti della Corporazione. In esso, questioni che dal sec. XIV in poi interessavano gli studi medici formavano spesso oggetto di minute prescrizioni; così, ad es., l’esercizio della dissezione anatomica, e, dopo il Concilio di Trento, le cautele contro la stregoneria e i rapporti del medico cattolico con altri di fede diversa. Ma, a parte dettami che sono scomparsi con il tempo e con il progresso della medicina, la linea morale della missione del medico non si è mai discostata nella sua parte fondamentale dal giuramento ippocratico (v. MEDICO).

BIBL.: A. Castiglioni, Storia della medicina, Milano 1936, p. 139 seg.; A. Pazzini, Storia della medicina, II, ivi 1947, p. 1 seg.; id., Il giuramento di Ippocrate, in Progressi di terapia, 5 (1950), pp. 169-76.