GIUSEPPE (ebr. Jōsēph; Ps. 81, 6 Jēhōsēph = «Dio accresce»). - Giacobbe (v.) e di Rachele. La sua vita (Gen. 37; 39-48; 50) è movimentata. Invidiato dai fratelli, venduto schiavo, in Egitto, a causa dei desideri impuri della padrona, G., innocente, viene imprigionato. Abile ed ispirato interprete di sogni, del gran coppiere prima e del Re poi, diventa vicerè e alto commissario per l'approvvigionamento d'Egitto. Costretti da necessità alimentari, i fratelli si recano in Egitto, dove G. li riconosce senza essere da loro riconosciuto. G. li espone a varie prove ed alla fine si riconcilia con loro (Iddio ha fatto tutto per il meglio), fa venire il padre e assegna alla famiglia, con autorizzazione del Faraone, per stabile dimora la terra di Gessen. È l'inizio del soggiorno e, in seguito, della servitù degli Ebrei in Egitto.
G. muore in Egitto e viene ivi sepolto, ma all'atto dell'esodo gli Israeliti trasportano la salma a Sichem (Gen. 48, 22), la terra che gli fu donata dal padre (Ios. 24, 32).
I due figli di G., Ephraim e Manasse, adottati da Giacobbe, sono considerati come capi di due tribù in Israele.
ARCHEOLOGIA. - Fin dal tempo di Tertulliano il patriarca G. ha prefigurato Gesù Cristo, perché egli fu venduto dai suoi fratelli, come Gesù Cristo lo fu da uno dei suoi discepoli (Adversus Marcionem, III, 18: PL 2, 374). Lo stesso ripeterà s. Ambrogio nel suo trattato De Ioseph Patriarcha: «vendidit eum Iudas, emerunt Ismaelitae qui significantur, latina interpretatione, odio habentes Deum suum» (PL 14, 678). Altre scene relative al patriarca G. erano rappresentate a Milano in S. Ambrogio (v. Forcella, Le iscrizioni di Milano, Codogno 1897, n. 518), in Nola nella basilica di S. Felice (Paolino di Nola, Carmen, 62, 28), nella Spagna, probabilmente a Saragozza, con disti di Prudenzio (Dythochaeum, n. 7, 8). Rustico Elpidio ha conservato i titoli relativi alle illustrazioni d'un ciclo pittorico perduto, che riproduceva le scene riguardanti il patriarca G. (PL 62, 545). Questo spiega come l'iconografia cristiana abbia diffuso le scene relative
agli episodi della vita del patriarca dal sogno in poi, cioè quasi tutte quelle che sono elencate in una singolare praefatio rinvenuta da J. Mabillon in un messale di Bobbio (J. Mabillon, Musaeum Italicum, I, Parigi 1689, p. 303). Nell'arte sepolcrale una sola volta si trova rappresentata la scena di G. estratto dal pozzo e venduto ai mercanti ismaeliti, in un sarcofago dell'a. 340 ca., rinvenuto nella confessione di S. Pietro in Vaticano nel 1941 (L. De Bruyne, Importante coperchio di sarcofago, in Riv. di arch. crist., 20 [1945], pp. 249-80). Questo è l'episodio più spesso rappresentato e si trova anche in due verti dorati del Museo cristiano della Biblioteca Vaticana (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, III, Prato 1876, tavv. 3, 3 e 9, 4). Il ciclo si trova rappresentato in manoscritti, quali la Genesi di Vienna, la Bibbia di Cotton, il Pentateuco di Ashburnham, gli Ottateuchi Vaticani greci 846 e 847, il manoscritto greco 510 della Biblioteca nazionale di Parigi; in avori, tra i quali l'esemplare più insigne per numero di scene e finezza di composizione è la cattedra eburnea di Massimiano in Ravenna; inoltre in una pisside eburnea della collezione Basilewsky (R. Garrucci, op. cit., VII, Prato 1880, tav. 439); in un cofanetto nel tesoro della cattedrale di Sens; in avori del British Museum (A. Goldschmidt-K. Weitzmann, Die byzantinischen Elfenbeinshulpturen des X.-XII. Jahrhunderts, I, Berlino 1930, tavv. 96-97); in un avorio del Museo di Berlino (W. Wöge, Beschreibung der Bildwerke der christlichen Epochen, ivi 1900, p. 4, tav. 3, n. 4). Nei tessuti, come nella stoffa copta di Golenischef (J. Strzygowski, Orient oder Rom, Lipsia 1901, pp. 113-14 e fig. 44); o nel frammento di seta del tesoro della cattedrale di Sens con tre scene (E. Chartraire, Le trésor de la cathédrale de Sens, Parigi 1931, p. 45), in musaici come nel ciclo di S. Marco in Venezia (W. de Grüneisen, Ste Marie Antique, Roma 1911, figg. 290-98); nei cicli affrescati in S. Maria Antiqua (Wilpert, Mosaiken, pp. 706-707), in S. Paolo fuori le mura (pp. 609-12), a S. Giovanni «ante portam Latinam»; nella chiesa dell'abbazia di S. Pietro in Valle presso Ferentillo; e nella chiesa dell'abbazia beneaetina di St-Savin-sur-Gartempe nella diocesi di Poitiers (P. Deschamps, Les peintures de St-Savin-sur-Gartempe, in Comptes-rendus de l'Académie des Inscriptions et belles lettres, 1949, p. 13 sgg.). - Vedi tav. LVII.