GOES, BENTO DE

GOES, Bento de. - Gesuita, missionario ed esploratore, n. a Villa Franca do Campo, nell'Isola S. Michele (Azzorre), m. a Suchow (Cina) l'11 apr. 1607. Soldato in India, entrò una prima volta nella Compagnia di Gesù, come fratello coadiutore nel 1584, dopo una mirabile conversione; ma uscito, perché intendeva avviarsi al sacerdozio, vi fu rimesso nello stesso ufficio nel 1588. Destinato alla missione presso la corte del Gran Mogul, Akbar, se ne guadagnò talmente la simpatia che questi lo inviò ambasciatore di pace a Goa presso il viceré delle Indie (1601). Tornato, fu deciso che sarebbe andato ad esplorare il Cataio, di cui avevano parlato Marco Polo e antichi missionari, per constatare se corrispondeva, o no, alla Cina, e per scoprire i nuclei e gruppi di cristiani, che si diceva vi esistessero da tempo con i loro sacerdoti, ma senza nessuna comunicazione con Roma.

Partito da Agra il 29 ott. 1602, travestito da mercante armeno e con il nome di Abdullah Isai, a capo di una grande carovana, giunse a Lahore, dove congedò la carovana e si scelse solo pochi compagni, tra cui il fedele Isacco, armeno. Riprese il viaggio, uno dei più coraggiosi e difficili nella storia delle esplorazioni, e attraverso Cabul, Ciaricar, Iarand, Casgar, il Pamir, Cialin, Turfar, giunse finalmente a Suchow, in Cina, verso il 22 dic. 1605, dopo un percorso di ca. 4000 km. Il p. Matteo Ricci, che aveva ricevute sue lettere, gli mandò incontro il cinese cristiano G. Fernandes o Ciommilì; ma questi lo trovò quasi moribondo. Il G. morì, infatti, poco dopo, non solo per le fatiche e i disagi tollerati, ma anche, pare, per veleno, propinagogi dai musulmani.

Il G. aveva steso un diario accurato del suo viaggio, ma Isacco non riuscì a strappare agli avidi musulmani se non alcuni fogli, che consegnò, poi, con il Fernandes, al p. Ricci, a Pekino. Questi se ne servì per scrivere alcuni capitoli (cf. I. V, capp. 12-14) dei suoi Commentari della Cina.

I meriti del G. sono riconosciuti dai migliori geografi; la Società Geografica di Lisbona ne volle celebrare il terzo centenario della morte con una speciale pubblicazione; e nella stessa occasione i suoi concittadini di Villa Franca do Campo gli eressero un monumento, che lo rappresenta

nei tratti e nel vestito di mercante arabo, come era, partendo da Agra.

Bibl.: Sommervogel, III, coll. 1529-30; H. Yule, Cathay and the Way Thither, II, Londra 1866, pp. 529-96; nuova ed. a cura di H. Cordier, IV, 1916, pp. 169-259; J. Brucker, Be-nit de Goes (1603-1607), in Etudes, 1870, III, pp. 589-612, 678-95; Varii autori, IV Centenario de Bento de Goes, 1607-1907, Homenagem de Sociedade de Goes, de Lisboa, Lisbona 1907; M. Ricci, I commentari della Cina, I, V, capp. 12-14, ed. P. Tacchi Venturi, Opere storiche del p. M. Ricci, I, Macerata 1911, pp. 526-58 (cf. anche II, Lettere, 1913, pp. 346-57), ed. P. d'Elia, Fonti Riccione, Storia delle introduz. del Cristia-nesimo in Cina, II, Roma 1949, pp. 391-445; C. Wessel, Early Jesuit Travellers in Central Asia (1603-1721), L'Aia 1924, pp. 1-42; E. Maclagan, The Jesuits and the Great Mogul, Londra 1932, pp. 50-58, 340-72; H. Bernard, Le frère Beuto de Goes chez les Musulmans de la Haute Asie (1603-17), Tientsin 1934.

Celestino Testore