GONZÁLEZ de SANTALLA, Tirso. - Morallista, acerrimo oppositore del probabilismo e decimo-terzo Generale della Compagnia di Gesù, n. ad Arganza (dioe. di Astorga) il 18 genn. 1624, m. a Roma il 27 ott. 1705. Professore di filosofia e teologia a Salamanca (1655-65 e 1676-87); nell'intervallo (1655-1676) predicatore, assai efficace e seguito, di missioni popolari in 24 diocesi della Spagna. Inviato a Roma per la 13a Congregazione, vi fu eletto Generale (6 luglio 1687) in ossequio ai desideri di Innocenzo XI.
Il suo nome è legato all'accusa questione sorta intorno al probabilismo. Già durante il periodo della predicazione, il G. aveva rilevato il danno recato dalle opinioni troppo larghe nella morale; la lettura dell'opera del P. M. de Elizade, De recta doctrina morum (Lione 1670), stampata senza il permesso dei superiori, lo persuase a combattere non soltanto quelle singole opinioni, ma lo stesso probabilismo, reputato la causa. Però lo scritto preparato nel periodo 1670-72, Fundamentum theologiae moralis, non ebbe dal Generale G. P. Oliva la licenza di stampa. Il G. non modificò per questo le sue opinioni, anzi, eletto a sua volta Generale, fece stampare segretamente a Dillingen (1690) un'altra opera contro il probabilismo: Tractatus succinctus de recto usu opinionum probabilium, che per l'opposizione dei padri Assistenti dell'Ordine, restò a Dillingen e pare non ne rimanga che un solo esemplare. Veduta la cattiva accoglienza a quest'opera, tornò a quella, prima proibita di stampare, e, riveduta, la pubblicò con l'autorizzazione di Innocenzo XII, ma non senza lunga lotta contro i membri del suo Ordine: Fundamentum theologiae moralis (Roma 1694), che ebbe quell'anno stesso dodici edizioni. Le risposte e le repliche continuarono forti e senza risparmi. Tra i contradditori vi fu anche il P. Paolo Segneri, l'oratore, che già aveva usato della sua influenza per impedire la stampa di Dillingen, ed ora scendeva in lizza con tre lettere, forti e risolute, in favore del probabilismo contro il probabiliorismo e contro le asserzioni del G.: Massimo degli Afflitti, Lettere sulla materia del probabile, stampate solo più tardi (Colonia 1703; in Opere del P. P. Segneri, IV [Torino 1856], pp. 285-386). La lunga questione non ebbe fine che nel 1696, quando, con le parole: Recedant vetera, nova sint omnia Innocenzo XII esortò la Congregazione generale dell'Ordine a cessare ogni disputa.
Il G. scrisse anche altre opere; Selectae disputationes ex universa theologia (4 voll., Salamanca 1680-86) contro i neotomisti e i giansenisti; Manuductio ad conversionem Mahumetanorum, (2 voll., Madrid 1687); De infallibilitate Romani Pontificis (Roma 1681), composta e stampata per ordine e a spese di Innocenzo XI, contro le asserzioni dell'Assemblea del Clero di Francia; di cui però fu impedita la divulgazione da Alessandro VIII per timore di turbamenti politici. Il G. aveva anche composto negli ultimi anni un Opusculum historico-theologicum de ortu et origine probabilismi... ma restò manoscritto, nonostante sollecitasse i suoi Assistenti a pubblicarlo dopo la sua morte (Biblioteca Casanatense, ms. 1361).
Il G. meglio si condusse nella questione suscitata da Luigi XIV, il quale voleva che la provincia gesuitica delle Fiandre passasse sotto l'Assistenza di Francia. Il Generale si oppose recisamente, non volendo che il governo interno dell'Ordine dipendesse dalle alterne vicende politiche, né si arrese nonostante persecuzioni e minacce di scissioni; così che il Re alla fine si ritrasse dalle sue pretese.
Sotto il suo generalato, molto si svilupparono le missioni dell'America spagnola, della Cina e dell'India.