GOTI. - Di origine certamente scandinava (G., da Gotland, maggiore isola della Svezia, o da Götaland, Svezia meridionale), noti ai Romani dal tempo di Tacito, i G. acquistano peraltro un ruolo nella

Göss - Cripta romanica intorno al 1000.

Göss - Interno della chiesa abbaziale. Coro del 1338 , compiuto nel 1521; altare maggiore (1791-93), opera di F. X. Krenauer.
storia con il loro trasferirsi nella regione della 'Vi-stola è poi nelle finitime regioni della Germania. Il loro è tutto un movimento di infiltrazione verso le terre del sud, in cui dilagano a partire dal sec. III, dividendosi in gruppi di tribù. Si distaccano dal primitivo ceppo unitario forse per primi i Gepidi, ma la grande divisione sarà tra Ostrogoti e Visigoti, il cui diverso orientamento, nella sistemazione territoriale, si farà palese sul finire dello stesso secolo. Ma prima sanguinose lotte si svolgono ai margini dell'Impero tra gli imperatori Massimino il Trace, Gordiano III, Decio, Treboniano Gallo, e le tribù gotiche. Nel 257, avanzandosi fino a Tessalonica, esse ponevano fine al dominio romano nella Dacia, da cui poi dilagavano nell'Ellesponto e nella penisola greca.
Dei due grandi gruppi goti, più comunemente nota è la vicenda di quello che si confuse con la nostra storia: gli Ostrogoti, o G. d'oriente, dall'insediamento avuto sulle rive del Mar Nero, mentre i Visigoti (o «G. dell'occidente», per quanto l'originario significato del termine «Visi» sia riportabile piuttosto ad un titolo di nobiltà) erano stanziati ad occidente del Ponto e del suo grande emissario, il Nistro.
Dopo un periodo di monarchia unitaria, che può essere ricondotta sino alla metà del sec. IV, quando entrambi i gruppi riconoscono per re Emanarico, poi travolto dalla invasione unanime, Ostrogoti e Visigoti si creano propri capi ed agiscono indipendentemente. Sotto gli Amali, della dinastia forse di Emanarico e ancor prima di un mitico capostipite, Ostrogota, il gruppo orientale combatté Vandali e Slavi, riuscendo a formare un vasto regno ai due lati della Vistola. Ma l'attacco unìo infrante il tentativo al suo nascere e contribuì ad avviare al di là del
Danubio i Visigoti e a far entrare gli Ostrogoti, come federati, nell'orbita di Roma. Ribellatisi, Stilicone li batté. Ma ritornarono all'alleanza dell'Impero, senza ritrarne alcun aiuto, quando gli Unni, nella loro foga guerra, li trassero con sé nella marcia verso l'occidente. Già attorno alla metà del sec. v la via dell'Italia appare nelle intenzioni degli Ostrogoti: Ezio, alleato dei Visigoti li ferma. Alla morte di Attila e al dissolversi della fuggevole potenza unna, gli Ostrogoti, rinnovato il vincolo di federati con l'Impero (alleanza instabile, ché invadono l'Illiria), combattono ancora, sotto il loro re Teodemiro, contro Svevi, Rugi, Quadi e Marcomanni. Il figlio del re, TEODORO (v.), è accolto alla corte di Bisanzio, ospite e insieme ostaggio finché nel 474 eredita il potere sul suo popolo, recandolo a nuove e maggiori fortune.
Nel 489, avendo Teodorico richiesto per sé e la sua gente di passare in Italia come patricius, per combattere Odoacre, gli Ostrogoti trasmigravano in Italia. L'imperatore d'oriente, Zenone, più che a favorire uno stabile insediamento per i G., mirò, come è evidente, ad allontanare un così pericoloso alleato. Popolo migrante, non esercito di guerrieri, quello che calava nella penisola, in una lunga lotta, Odoacre è vinto, dispersa è la sua gente, ed i conquistatori si assegnano ben più del terzo delle terre, rientrante ormai nella consuetudine barbarica.
TEODORO (v.), che l'imperatore Anastasio riconosce nel 498, può così svolgersi, non privo di sagacia e di lungimiranza, come mostra, prima, il tentativo di fusione tra vinti e vincitori, Italici e G., poi la politica matrimoniale, che mirò a stringere i rapporti con gli altri maggiori regni barbarici (dei Franchi e dei Burgundi, dei Visigoti e dei Vandali). Terre anche al di là delle Alpi, ad occidente e ad oriente, furono congiunte al Regno goto d'Italia: ma poi i rapporti con Vandali e Franchi entrano in crisi, la politica matrimoniale subisce degli insuccessi ed anche il contrasto tra Romani e barbari si perpetua: differenza, soprattutto, di cultura e di religione, che ha il suo riflesso nel triste tramonto del vecchio Re, che l'urto con il Senato e la Chiesa di Roma, e il processo di Boezio, sanguinosamente colorato.
Il tramonto di Teodorico diviene anche quello degli Ostrogoti: indebolito il Regno durante la reggenza di Amalausunta, per la scissione tra romanizzanti e antinormani, Giustiniano poteva cogliere l'occasione e stimolare, insieme, la resistenza romana per intraprendere la riconquista imperiale della penisola. Fiacca la resistenza sul principio, poi eroica, sotto Totila e Teja. La gente ostrogota fu sternimenta in battaglie di annientamento, come quelle di Tagina e del Monte Lattaro, dopo la quale scomparve dalla storia, tratta alfine a fondersi con gli Italici o le altre stirpi germaniche, che aveva sperato di dominare.
La conversione degli Ostrogoti in Italia dall'arianesimo si maturò durante il sec. vi di pari passo con la fusione del popolo che volevano dominare.
I Visigoti invece, dopo aver raggiunto un primo momento di grande potenza, sul finire del sec. iv, con Alaricò, dopo la sconfitta patita ad opera di Stilicone a Polenza, e dopo il tentativo del passaggio in Africa, spezzato dalla morte del condottiero, nel 410, in Calabria, avevano raggiunto la Gallia, sotto Atualfo, e poi la Spagna, costituendovi il Regno di Tolosa.
I Visigoti di Spagna, fra i quali con Eurico prevalgono un concetto di indipendenza e una tendenza antinormana, dopo aver vinti gli Svevi della Galizia, i Gallo-romani dell'Alvernia ed i pirati sassoni, non riuscivano a completare l'occupazione della penisola iberica e, sempre per l'urto di religione, subivano il contraccolpo del sorgere della potenza dei Franchi. Tardi giunge la fine della persecuzione anticattolica e il regolamento dei rapporti con i Romani (che si ha con il Breviarium Alaricianum). Il III Concilio di Toledo, celebrato nel 529, che ricevette l'abiuria del re Recaredo, la cui conversione era avvenuta due anni prima, segnò la fine ufficiale dell'arianesimo visigoto e l'inizio del grande sviluppo della Chiesa cattolica in Spagna. Cessata ogni influenza fuori dei confini del Regno tolosano, la monarchia visigota, dopo aver per due secoli confuso la sua vicenda con quella originaria della civiltà spagnola, aveva fine nel 711 con l'invasione araba.